Clinica MedicaN.A.Di.R. - Comunità aperta N.A.Di.R.

 
una comunità terapeutica destinata al riequilibrio dei Disturbi di Relazione in sintonia con la Carta di Ottawa per la promozione alla salute dell'OMS (1998).
La promozione alla salute contempla sia il miglioramento degli stili di vita che obbligatoriamente interessano tutti i settori della vita quotidiana (comportamento al consumo, stile di comunicazione, alimentazione, partecipazione politica, approccio con le emozioni), sia delle condizioni di vita e delle circostanze in cui vivono le persone.
Occorre predisporre un ambiente favorevole alla salute includendovi aspetti naturali, sociali e clinici. Tale ambiente rappresenta uno spazio vitale che si schiude agli individui attraverso la viva partecipazione . Le misure per la creazione di ambienti favorevoli alla salute poggiano su principi naturali, sociali, spirituali, economici e politici. Ogni settore di intervento interagisce costantemente con gli altri.
L'OMS suggerisce quale setting (ambiente di cura riconosciuto dalle parti in causa) quel luogo nel quale le persone si impegnano nelle attività quotidiane nella quali fattori ambientali, organizzativi e personali interagiscono a ripercussione sulla salute sottoposto alla supervisione di operatori clinici qualificati ed aperti all'interazione-integrazione.
Partendo dal presupposto (OMS, 1948) che la salute sia uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o di infermità, la promozione della salute (prevenzione e cura) vede nella salute una risorsa per la vita quotidiana, è un concetto positivo che mette in evidenza le risorse individuali e sociali, come pure le capacità fisiche. Per rendere oggettive e realizzabile queste possibilità in chi esprime disagi evidenti e/o latenti, risulta indispensabile un ambiente idoneo supportato dall'operato di tecnici qualificati che lavorano nell'ambito di un progetto scientifico in questo senso orientato. Un ambiente ove l'usufruitore possa percepirsi partecipe.
Un vissuto di partecipazione intesa come avere e/o prendere parte acquisendo maggiore consapevolezza, maggiore controllo circa le decisioni e/o le alternative riguardanti la loro salute (empowerment).
Empowerment che non riguarda solo l'individuo, ma che deve obbligatoriamente impegnare anche la comunità di appartenenza (empowerment comunitario) in maniera equa, ossia permettendo a tutti gli individui, al di là di ogni discriminazione, di godere di pari opportunità orientate a migliorare e preservare la propria salute.
I Disturbi di Relazione di cui N.A.Di.R. si fa carico si inseriscono perfettamente in questo approccio orientato a promuovere la salute pubblica promulgato dall'OMS, sia a prevenzione che a cura.
Nasce l'idea del progetto della Comunità aperta su queste basi:
  1. concetto di salute e di promozione della salute secondo l'OMS
  2. la mancanza sul territorio di una comunità aperta che si vada ad inserire tra le strutture pubbliche e quelle private, andando ad integrare i trattamenti supportati dal sistema sanitario pubblico senza incorrere nelle difficoltà oggettivabili del privato (elevati costi a carico degli usufruitori)
  3. solo la comunità aperta può offrire l'ambiente atto a proporre un programma clinico sintonico al concetto di partecipatività individuale e collettiva e all'empowerment comunitario promossi dall'OMS
I disagi relazionali emergenti dal contesto sociale su individui predisposti tendono ad esprimersi denunciando una dinamica sociale altamente patogena, sintomatologicamente si possono evidenziare e manifestare attraverso: Disturbi del Comportamento Alimentare, dipendenze da cibo, da atteggiamenti autolesivi, da droghe ed alcool, disturbi depressivi, disturbi d'ansia, disturbi affettivi, attacchi di panico, disturbi della sfera sessuale, difficoltà comunicative e relazionali, integrazione interculturale.
La Comunità aperta agisce direttamente sul territorio e per il territorio. La sua azione è diretta a tutta la cittadinanza sia per quanto riguarda l'utenza che il volontariato.
Si fa portavoce delle esigenze dei singoli e dei gruppi, allargando il panorama informativo allo scopo di rendere partecipi, di passare conoscenze atte a responsabilizzare il singolo e il gruppo nell'atto di acquisire la libertà di essere ed esprimere sé stessi, nel proprio ed altrui rispetto, dando quindi la possibilità di avviare un processo di integrazione adeguato e soddisfacente al contesto sociale di cui sono parte.
La proposta del progetto di Comunità aperta nasce da una sperimentazione nel contenitore ospedaliero (Osp. Maggiore – Div. di Endocrinologia - 1987) e passa attraverso la collocazione del progetto in ambulatorio privato. Si è percepita in questo modo la necessità di offrire un contenitore adeguato alle necessità dei Pazienti e alle direttive dell'OMS ed in sintonia con il concetto stesso di sperimentazione scientifica (verificabilità e ripetitività dei metodi e dei risultati).
Lo scopo primario è la proposta di un approccio multidisciplinare ai Disturbi Relazionali. Particolare esperienza è stata maturata nell'ambito del trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare (D.C.A.).
Alla base del lavoro proposto si pone la RESPONSABILIZZAZIONE, la COGNIZIONE, l'acquisizione della CAPACITA' di effettuare delle SCELTE su base cognitiva, l'acquisizione di abilità atte a migliorare le capacità di interrelazione, gli STIMOLI e la RELAZIONE INTRA ed INTERPERSONALE.
L'esperienza ha portato a pensare che percorsi di trattamento standardizzati applicati indistintamente a tutti i soggetti disagiati con medesime problematiche non possano avere un'eguale efficacia per patologie multifattoriali e complesse come i DCA.
L'iter procedurale deve essere personalizzato e costantemente in evoluzione in base ai cambiamenti del soggetto e del suo contesto ambientale.
Il trattamento di questi disagi necessita di un'ambientazione specifica , nell'ambito della quale i soggetti possano essere trattati e nel contempo possano esprimere le loro disabilità in un contesto protetto e costantemente supervisionato. Occorre un'ambientazione stimolante e ricca di spunti vitali che possano abituare il soggetto ad affrontare il contesto sociale nel quale dovrà poi svolgere la propria vita, con la sicurezza di esserne in grado.
Un ambiente in grado di indurre l'individuo alla partecipazione , ed il sentirsi parte attiva di un'istituzione, il possedere gli obiettivi, le difficoltà gestionali, l'incontro/scontro con l'ambiente con il supporto del gruppo facente capo allo staff operativo altro non può che stimolare, riempire il vuoto psichico e rendere vitale il soggetto.
Che cosa permette la Comunità aperta?
· Il vissuto di PARTECIPAZIONE ATTIVA
· La RESPONSABILIZZAZIONE del Paziente
· L'ALLENAMENTO alla VITA e alle DINAMICHE del GRUPPO
· Imparare a riconoscere e ad esprimere le EMOZIONI in un ambiente “protetto”
· L'AMPLIAMENTO della visuale del singolo
· Il passaggio di COGNIZIONI e ABILITA'
· La possibilità di AGIRE SUL TERRITORIO (prevenzione/cura)
 
 
 
Il rapporto con il mondo esterno aiuta:
· Prendere coscienza dell'altro
· Raccogliere feed-back positivi derivanti anche solo dal sentirsi partecipi
· Riempire il mondo interno in termini costruttivi e proiettivi verso l'esterno
· Allontanare il vissuto narcisistico di sofferenza caratterizzato dal pensiero ossessivo (cibo/corpo/dipendenza in genere)
 
 
La sperimentazione in ambiente comunitario:
· Ambiente-contenitore accogliente proposto in termini di COMUNITA' APERTA, più che di apparato clinico (pur mantenendo fermi i supporti clinici occorrenti)
· Possibilità di contenere i costi di gestione attraverso:
1. Le azioni di volontariato che possono sostenere il dispiego di forze operanti all'interno del progetto
2. Supporti economici derivanti dalle donazioni dei privati e/o degli Enti
· Possibilità di accogliere una maggiore fascia di interlocutori (prevenzione - trattamento) agendo sul territorio
· Possibilità di interazione con apparati associativi operanti nel territorio
 
Lo staff operativo deve:
· Osservare individualmente un setting (insieme di regole) preciso e codificato
  • Permettere la costante interazione (supervisione incrociata) tra i suoi componenti nel rispetto del setting individuale inserito nel progetto terapeutico multidisciplinare
· Mostrarsi al Paziente in maniera compatta e solida per contrastare le inevitabili manipolazioni messe in opera dalla patologia
· Allargare il setting abbracciando le attività svolte all'interno del contenitore associativo (setting allargato)
IL SETTING ALLARGATO permette:
· Una migliore osservazione del Paziente nel processo di interazione
· Facilita la diagnosi
· Favorisce l'intervento terapeutico
· Implica un impegno costante dello staff: osservazione, supervisione, interrelazione con il singolo e con il gruppo a proposito delle dinamiche interattive e del singolo e del gruppo
IL CONTENITORE:
· Il programma necessita di un'AMBIENTAZIONE SPECIFICA che induca i Pazienti a vivere la COMUNITA' e non l'asetticità del contenitore medico
· Anche l'approccio prettamente internistico (indispensabile) può essere proposto nel rispetto della possibilità di rendere partecipi i Pazienti, cercando di non fare “subire” la terapia, rendendoli coscienti di ciò che devono superare
Elasticità del protocollo terapeutico:
· L'esperienza clinica induce a sostenere l'importanza di proporre un programma medico lontano dagli schemi rigidi ed unici che invece vengono proposti per il disavvezzamento, ad esempio dalla tossicodipendenza .
· Essendo i DCA una sindrome, abbisognano di una proposizione che, pur mantenendosi adesa ad un protocollo sperimentato, non risenta della rigidità del protocollo unico per tutti i Pazienti.
· Ogni Paziente rappresenta una unicità ed una sperimentazione
Gli Stimoli
Il riavvicinamento ai bisogni primari
· Il programma prevede l'induzione di STIMOLI orientati ad arricchire il sé
· Gli stimoli sono di carattere culturale e/o sociale (es. azioni di partecipazione solidale)
La Partecipazione Attiva
· è orientata prevalentemente verso azioni di tipo umanitario, questo produce una netta sensazione di benessere ed esalta l'importanza del singolo nel gruppo
quali sono le attività di N.A.Di.R. ?
all'interno della Comunità aperta ed in particolar modo dell'accoglienza diurna:
•  Gruppo di consulenza destinato ai partners dei soggetti portatori di disagio
  • Gruppo di lavoro insieme all'Assoc. Tuttinsieme di Zola Predosa integrazione ed allargamento delle possibilità di interazione intra ed interpersonale in prima istanza all'interno del gruppo originario facente capo all'Ass. Tuttinsieme che si occupa da anni di disabilità usufruendo del supporto di volontari, genitori ed usufruitori originari del progetto. Gli stessi usufruitori intorno ai quali si muove l'ass. Tuttinsieme dovranno partecipare al lavoro nel tessuto sociale finalizzato all'avviamento di una società capace di accogliere e dare risalto alla DIVERSITA' quale fonte di immane ricchezza per la comunità umana nella sua interezza
•  Gruppo di rieducazione relazionale-laboratori esperienziali incrociati migranti e nativi (studio di usi, costumi e leggi appartenenti alla cultura italiana supportato dall'azione di interscambio con usi, costumi e leggi di altre culture a completamento ed arricchimento individuale e di gruppo)
•  Gruppo di teatro
•  Biblioteca – Sala studio
  Salute & Informazione: NADiRnforma
•  Cineforum seguito da dibattito condotto dagli operatori
•  Produzione di filmati ad opera del gruppo "N.A.Di.R. informa" relativi alle tematiche mediche e sociali (registrazione di eventi di particolare interesse sociale promossi dalle diverse realtà associative operanti sul territorio e/o dagli apparati Istituzionali, interviste a personaggi autorevoli e significativi in relazione all'obiettivo primario di N.A.Di.R.)
Seminari a carattere divulgativo (tematiche mediche, sociali) alla presenza di interlocutori autorevoli specificamente all'argomento trattato
•  Gruppo di Lettura
Gruppi di acquisizioni di abilità (preparazione uso del computer, apprendimento lingua italiana ed interscambio linguistico, acquisizione di abilità manuali a richiesta degli interessati)
•  Missioni di interscambio socio-sanitario con paesi del sud del mondo (es. Missione in Burundi) 
•  Partecipazione ad eventi a carattere sociale svolgentesi sul territorio in collaborazione con le Istituzioni ed altre associazioni
Momenti ludici orientati a consolidare le relazioni interpersonali e a rafforzare il gruppo facente capo a N.A.Di.R. (cene, feste, gite, ….)
Il programma di ricerca prende avvio nel 1987, inizia la clinica nel 1989 presso la Div. di Endocrinologia (Osp. Maggiore-Pizzardi) in collaborazione con il gruppo di ricerca sui DCA facente capo alla Clinica Psichiatrica Universitaria P.Ottonello.
Dal 1994 al 2001 prosegue in ambito privato.
Nel 2001 prende avvio la sperimentazione nel contenitore associativo tutt'ora in corso .
 
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Donazioni a sostegno del progetto N.A.Di.R.

 
per NADiRinforma
Banco Posta
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