Andrea Fiorenza - presentazione libri "Quando l'amore non basta"

NADiRinforma incontra Andrea Fiorenza, psicoterapeuta e scrittore, autore del saggio divulgativo “Quando l'amore non basta” Rizzoli Ed.
Il libro è rivolto a quelle donne e quegli uomini che si affannano ora dopo ora, giorno dopo giorno, per accudire e crescere i figli, per essere al momento giusto nel posto giusto, divorati dalla tensione di non farcela. Ai padri e alle madri maltrattati dai loro stessi ragazzi, dai mezzi di comunicazione e dal senso di colpa. Ai ge­nitori preoccupati per figli difficili, ribelli, distratti, pau­rosi. È un testo pratico, che trae alcuni casi clinici dall'esperienza terapeutica dell'autore, oltre che da quella diretta di padre; casi che possono essere considerati esemplari delle si­tuazioni di disagio nel rapporto genitori-figli. Una narrazione di storie vere e universali che aiutano il lettore a trarre suggerimenti concreti ed efficaci finalizzati a sciogliere qualcuno dei nodi che si vengono a creare nel rapporto genitori e figli quando gli adulti si trovano a dover insegnare le regole della condivisione dei compiti familiari, il rispetto per gli altri, le regole del vivere insieme.

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Prefazione
Questo libro è rivolto a quelle donne e quegli uomini che si affannano ora dopo ora, giorno dopo giorno, per accudire e crescere i figli, per essere al momento giusto nel posto giusto, divorati dalla tensione di non farcela. Ai padri e alle madri maltrattati dai loro stessi ragazzi, dai mezzi di comunicazione e dal senso di colpa. Ai ge­nitori preoccupati per figli difficili, ribelli, distratti, pau­rosi. È un testo pratico, in cui ho tratto dalla mia espe­rienza di clinico (e alla mia sensibilità di padre) alcuni casi che possono essere considerati esemplari delle si­tuazioni di disagio nel rapporto genitori-figli, tralascian­do di scrivere dei massimi sistemi teorici dell' educazio­ne e provando a narrare delle storie vere e universali, ovviamente cambiando i nomi, i luoghi e ogni altro rife­rimento che avrebbe potuto rendere riconoscibili i pro­tagonisti. Ho voluto offrire suggerimenti concreti ed ef­ficaci per sciogliere qualcuno dei nodi che si vengono a creare nel rapporto genitori e figli quando gli adulti si trovano a dover insegnare le regole della condivisione dei compiti familiari, il rispetto per gli altri, le regole del vivere insieme. E questo mi ha portato a riflettere sulle difficoltà di padri e madri che, insieme o da soli, cercan­do di far rispettare la naturale gerarchia familiare si tro­vano a scontrarsi con i messaggi ambigui e confusi della nostra società, propensa a creare nei giovani l'illusione della falsa autonomia (i diritti senza doveri) e a lasciare i genitori in balia di dolorosi sensi di colpa per tutto ciò che i figli fanno o si rifiutano di fare, perché spesso adottano, in modo più o meno consapevole, comporta­menti problematici per ottenere benefici altrimenti ir­raggiungibili. I sintomi, così, possono essere utilizzati allo scopo di aggirare un comando o un divieto, procu­rarsi una gratificazione materiale o affettiva, rendersi complice un familiare, e in definitiva acquistare la possi­bilità di rimanere in un mondo infantile rassicurante fat­to di diritti assoluti. Quando l'amore non basta vuole aiutare i genitori a sapere cosa fare quando un figlio as­sume posizioni vittimistiche o provocatorie, dimostra disattenzione allo studio, trasgredisce le regole, usa la malattia in modo ricattatorio o più semplicemente è vit­tima di paure, timidezze e disagi.
Leggetelo rilassati come se aveste di fronte una raccolta di brevi racconti; e quando pensate che i suggerimenti che sono disseminati tra i dialoghi e le storie possano fare al caso vostro, non esitate a metterli in atto, a sperimen­tarli. Potreste sorprendervi degli esiti.
Spero che questo libro possa aiutarvi ad affrontare piccoli e grandi problemi, a ripristinare le regole del vive­re insieme, ma di certo non può impartire soluzioni definitive alla grande avventura che state vivendo, né garanti­re una vita facile con i vostri figli, perché «facile» è un ag­gettivo che non si adatta al mondo degli adulti che hanno fatto la meravigliosa scelta di essere genitori.
Andrea Fiorenza Bologna, febbraio 2008 

INFANZIA E ADOLESCENZA

 
I problemi dell'infanzia e dell' adolescenza possono essere molteplici: alcuni lievi e comuni, altri più gravi e meno comuni. La crescita , può costituire di per sé un momento di disagio per un figlio.
Vi sono figli che riescono facilmente in questo passaggio, mentre altri fanno un po' più fatica. Questi ultimi, a volte, possono adottare consapevolmente o inconsapevolmente dei comportamenti problematici per ottenere benefici altrimenti irraggiungibili.
I sintomi così, possono essere utilizzati in diverse circostanze e per svariati motivi allo scopo di aggirare un comando , un divieto o un dovere, ottenere una gratificazione materiale o affettiva, sedurre o rendere complice un familiare mettendolo contro un altro familiare, ottenere in definitiva una serie di vantaggi che permettono al bambino e all'adolescente di rimanere nel proprio mondo infantile fatto di diritti, capricci e assenza di responsabilitè.
Attraverso suggerimenti concreti ed efficaci, si possono sciogliere in tempi brevi la maggior parte dei nodi che si vengono a creare nel rapporto tra genitori e figli. Dai problemi dello studio a quelli della condotta e del comportamento, a quelli del rispetto delle regole e del vivere sotto lo stesso tetto.
La domanda che ogni genitore si pone spesso con i figli è: cosa fare con loro, essere duro o essere morbido, cedere o resistere?
Una domanda a cui le varie scuole di pensiero danno risposte diverse:
- Bisogna essere fermi e non cedere, secondo alcune
- Bisogna essere comprensivi e morbidi, secondo altre
- Assolutamente autorevoli e non lasciarsi mai manipolare, secondo altre ancora
L'elenco potrebbe continuare.
Personalmente credo che la risposta sia un'altra: si può essere tutto e il contrario di tutto.
Fermi e decisi quando non se ne può fare a meno, morbidi e comprensivi con i figli responsabili, autorevoli e attenti con i ragazzi devianti. Una risposta, dunque, che non esclude nessun punto di vista.
Proprio come in una bella storia...
C'era una volta una rana, anzi no quattro rane che si trovavano sedute su di un tronco che galleggiava in riva a un fiume. Improvvisamente il tronco fu catturato dalla corrente che lentamente prese a trascinarlo. Le rane, sorprese da quello che stava succedendo, osservavano interessate il movimento del tronco e dopo un po' la prima, prendendo la parola, disse: "Questo tronco si muove come se fosse vivo, come se avesse qualcosa dentro di sé che lo spinge a muoversi". La seconda, guardando con disappunto la prima e rivolgendosi alle altre disse: "No, carissime amiche e compagne di viaggio, questo tronco non si muove, è il fiume che lo trasporta e lo fa muovere". La terza rana aggiunse: "Non si muovono né il tronco e né il fiume, mie care, sono le nostre menti a muoversi e a farci vedere il movimento". Le tre rane a questo punto cominciarono a bisticciare su cosa si stesse realmente muovendo, ma ciò nonostante, l'accordo non si riusciva a trovare. Si rivolsero perciò alla quarta rana, che fino a quel momento aveva ascoltato in silenzio, e chiesero la sua opinione. E la quarta rana disse: "Si muovono il tronco, il fiume e il vostro pensiero. Nessuna ha torto, ognuna di voi ha ragione". A questo punto le tre rane andarono in collera, poiché nessuna voleva ammettere che la sua non fosse la completa veritè e che le altre non avessero torto. Accadde che le tre rane tutte insieme buttarono la quarta nell'acqua.
Quest'antica storiella ci mostra come della stessa realtè si possono avere percezioni e opinioni molto diverse. Spesso ognuno crede che la propria realtè sia quella "reale" e le realtè degli altri siano sbagliate.
Da diverso tempo applico le conoscenze della psicoterapia breve , con dovute modifiche anche ai problemi dell'infanzia e dell'adolescenza; rompendo in questo modo un tabù che, dalla psicoanalisi in poi, faceva di questo periodo della vita dell'uomo il luogo prediletto per diagnosi di traumi emotivi.
Le intuizioni degli ultimi anni, sono il frutto di ricerche e sperimentazioni sul campo che mi hanno visto impegnato fin dalla fine degli anni '80. L'inizio del mio lavoro con i problemi dell'infanzia all'interno della scuola, per esempio, avvenne per caso, come spesso capita. Una insegnante di sostegno che partecipava ad un corso di formazione da me tenuto, ricordo, mi sottopose un problema che le stava dando qualche preoccupazione.
Mi parlò di un bambino con handicap psico-motorio di una scuola della provincia di Bologna e delle difficoltè che egli incontrava all'interno della classe dove era inserito. Il problema, considerato senza soluzione da tutti gli operatori scolastici, consisteva in ripetuti e continui maltrattamenti che un altro bambino (al quale do il nome di "Francesco") riservava a Giulio.
La descrizione di Francesco presentava un bambino che assumeva dei comportamenti di opposizione e di aperta provocazione nei confronti di tutti gli insegnanti, e di comportamenti offensivi nei confronti di Giulio e con un rendimento scadente; inoltre, veniva messa in evidenza una situazione di escalation simmetrica (conflitto sempre più aspro) tra Francesco egli insegnanti (più lui aggrediva Giulio, più gli insegnanti  lo punivano,e più loro lo punivano, più lui picchiava quest'altro bambino).
Al termine del racconto, l'insegnante si dichiarò stanca di dover "tenere a bada" il ragazzino e si dichiarò pronta a seguire qualunque tipo di consiglio. Decisi di costruire una strategia adatta al caso che, però, tenesse conto di alcuni fattori:
  1. Occorreva evitare spiegazioni relative al perché del comportamento di Francesco.
  2. Era necessario bloccare le tentate soluzioni che erano state messe in atto sino a quel momento, poiché inefficaci e, anzi, controproducenti.
  3. Si doveva provocare un piccolo cambiamento ed osservare quanto accadeva.
Per attenersi a queste indicazioni, si doveva costruire un qualcosa che, strategicamente, fosse sorprendente per Francesco , da una parte, e che nello stesso tempo fosse abbastanza convincente per l'insegnante , dall'altra.
Pensai alla ristrutturazione come tecnica da utilizzare, la quale ha lo scopo di portare una persona a pensare alle cose in modo diverso, in altre parole fa sì che la persona veda la realtè sotto un'altra luce. Dunque, non si cambia il significato delle cose, ma si cambia la loro struttura (manovra che, indirettamente, va a modificarne anche il significato).
Tornando al caso di cui mi stavo occupando, costruii una strategia di intervento.
Misi al corrente l'insegnante sulla necessitè di bloccare i tentativi operati sino a quel momento e di tentare qualcosa di nuovo che potesse sorprendere Francesco e, di conseguenza , fargli cambiare atteggiamento nei confronti di Giulio.
Il nuovo comportamento richiesto all'insegnante prevedeva la sospensione delle richieste dirette ad indurre Francesco ad abbandonare i suoi comportamenti offensivi.
Contrariamente, l'insegnante doveva rivolgersi a lui e dirgli:
"Francesco, ho capito l'utilitè e l'importanza del tuo comportamento e dei tuoi atti ostili. Scusami se fino ad oggi ti ho trattato male, ma non mi ero accorta che con i tuoi comportamenti dispettosi nei confronti di Giulio fai in modo che gli insegnanti e tutti gli altri, alunni, bidelli ecc...si occupino di lui. Sei un ragazzino sensibile e ti sei reso conto che lo stavamo trascurando. Certo, questo ti arreca qualche piccolo fastidio, come le continue punizioni che sei costretto a subire, ma sicuramente questo è trascurabile. Tu, ti sei messo in secondo piano per lui. Bravo, maltrattandolo gli permetti di ottenere attenzioni dagli altri".
L'insegnante, nell'incontro successivo, mi disse di aver applicato la tecnica e di aver notato dei cambiamenti notevoli: il giorno stesso del discorso Francesco sembrava diverso dal solito.
Era taciturno ed è rimasto per molto tempo da solo, e si è limitato a pochissimi episodi offensivi nei confronti di Giulio, e nemmeno molto significativi.
Nei giorni seguenti, è stata rilevata una continua e progressiva diminuzione dei maltrattamenti, accompagnati da piccole attenzioni di breve durata nei confronti di Giulio e delle attivitè scolastiche. I cambiamenti di Francesco sono proseguiti sino ad arrivare ad aiutare, addirittura, Giulio nelle attivitè pesanti, ad esempio lo accompagnava in bagno.
Inoltre, il suo interesse crescente verso lo studio lo portarono ad incrementare il suo rendimento scolastico, prima scadente.
Quanto è stato fatto con Francesco, viene chiamata ristrutturazione con connotazione positiva del comportamento , cioè viene data una valutazione di utilitè.
Affermando che il bambino non fa qualcosa di male, come hanno fatto tutti, ma anzi lodandolo e incoraggiandolo, si tende a produrre tre conseguenze:
  1. Sorprenderlo e predisporlo all'ascolto
  2. Non farlo sentire né colpevole, né rifiutato, né squalificato e quindi disponibile ad accettare nuove modalitè di lettura del suo comportamento e del contesto.
  3. Si attribuisce al comportamento che disturba un carattere di intenzionalitè positiva.
La rapiditè , l' efficacia e l' efficienza con le quali è stato raggiunto l'obiettivo nel caso "Francesco-Giulio", e in molti altri casi, che sono stati affrontati successivamente, mi hanno stimolato e decisi di mettere in piedi una ricerca intervento durata circa due anni, che ha visto coinvolti insegnanti di scuole materne ed elementari, le direzioni didattiche delle scuole, centri di formazione privati e alcune cooperative che operano nel privato nel settore dei contesti educativi della Regione Emilia Romagna.
Successivamente, la fase della ricerca-intervento centrata sull' analisi dei casi reali ha consentito di lavorare direttamente su problemi concreti presenti in un gruppo classe; di sperimentare l'efficacia di alcuni interventi e l'inefficacia di altri; e infine, di evidenziare e isolare categorie di problemi che compaiono con più frequenza e per le quali sono stati elaborati protocolli con sequenze definite di comportamento e comunicazione da applicare.
Le principali categorie di problemi emerse da questa ricerca sono state le seguenti:
Per ognuna delle classi di problemi è stato elaborato un protocollo specifico, che ha dei pilastri importanti in comune con tutti gli altri:
definizione del problema,
l'analisi dei tentativi fallimentarii,
la definizione degli obiettivi da raggiungere,
la creazione di strategie comportamentali e comunicative,
la ridefinizione della situazione.
Le categorie di disturbi di comportamento sopra citate sono state estrapolate da un numero di casi presentati direttamente dagli operatori e dagli insegnanti negli incontri di formazione che si sono succeduti nell'arco di due anni.
Per maggiori approfondimenti rimando alla lettura del testo "L'intervento strategico nei contesti educativi" (Giuffrè, 1995).
Il successo del volume ne ha favorito numerose ristampe e l'adozione da parte di diversi Atenei nei propri programmi universitari; da parte mia, l'opera mi fu vitale per approfondire negli anni successivi le problematiche dell'infanzia e dell'adolescenza. In effetti, elevato a esperto della materia da chiunque leggesse il libro, il mio studio fu sempre più scelto da genitori da tutte le parti d'Italia che si rivolgevano per trovare aiuto ai problemi dei loro figli. Ciò mi ha permesso di continuare ad approfondire le conoscenze dei fenomeni e sperimentare tecniche e strategie che si affinavano di giorno in giorno.
Quando mi guardo indietro vedo non meno di 2000 casi sui quali ho lavorato. Interventi, naturalmente, brevi che in una percentuale molto alta hanno trovato soluzione in pochissime sedute, di frequente negli ultimi anni anche in una sola seduta, e spessissimo senza mai vedere i figli ma lavorando soltanto con i genitori.
I problemi dell'adolescenza
Dal lavoro sui problemi dell'infanzia a quelli dell'adolescenza il passo è stato breve. Ho affrontato il tema delle dinamiche genitori-figli, nel caso di ragazzi giè adolescenti, nelle mie pubblicazioni "Bambini e ragazzi difficili" (Ponte alle Grazie, 2000), "Come rovinare la vita ai propri genitori" e "Quando l'amore non basta", Rizzoli,2008, oltre che nel corso di numerosi seminari in Italia e all'estero e di innumerevoli ore di terapia.
Le numerosissime esperienze cliniche mi hanno permesso di mettere a punto un modello di intervento efficace basato sul problema che generalmente si svolge nell'arco di tre sedute:
Prima seduta : definizione del problema e delle strategie da seguire
Seconda seduta : controllo dei risultati e chiusura dell'intervento
Terza seduta : verifica (follow up) a distanza di 3 o 6 mesi.
I problemi che più comunemente vengono affrontati sono relativi alla scuola (rifiuto o abbandono scolastico, scarsa concentrazione e demotivazione), intolleranza alle regole domestiche (tentativi di fuga, mancata condivisione dei doveri familiari, disordine eccessivo) e alle regole sociali (ribellione, oppositivitè, utilizzo di alcol e stupefacenti ).
Il modello di Terapia Centrata sul Problema è:
la selezione accurata e sperimentata delle migliori tecniche e strategie di intervento psicologico elaborate negli ultimi anni dai principali modelli di psicoterapie brevi: PNL (Programmazione NeuroLinguistica), terapia ericksoniana, terapia strategica
un intervento breve orientato all'estinzione dei problemi
un intervento che fin dalle prime battute mira a produrre una riduzione sintomatica e un progressivo cambiamento nella persona
un intervento che produce effetti e risultati duraturi perché non è un approccio superficiale e sintomatico
un intervento efficace . I risultati sono raggiunti con 8 persone su 10
un intervento efficiente perché il cambiamento avviene in tempi molto brevi
un intervento privo di controindicazioni , perché non si utilizzano farmaci ma solo tecniche e strategie psicologiche.
COSA PUO' FARE QUESTO INTERVENTO
  • Può risolvere diversi problemi senza farmaci e senza il bisogno di una lunga (o interminabile) terapia.
  • Può fare conoscere a fondo le modalitè di persistenza di un problema senza dovere scavare troppo nel passato.
CHI HA BENEFICIATO DI QUESTO METODO?
Famiglie, insegnanti, psicologi, sia in Italia che in Spagna. Il modello si è rivelato valido, nel risolvere le problematiche comuni a tutti i genitori.
TEMPI
L'intervento prevede un massimo di tre sedute per risolvere le situazioni legate ai bambini e agli adolescenti. Tuttavia, nei casi più semplici è possibile risolvere il problema in una sola seduta (seguita da una telefonata di controllo) o in due sedute (la seduta iniziale e quella di controllo a distanza di qualche tempo).
 

 

abstract intervista ad Andrea Fiorenza