NADiRinforma segnala: Movimento NoTAV

 

NADiRinforma incontra Claudio Giorno residente in Val Susa e fondatore del "Comitato Habitat", la cui opera informativa è stata tra le artefici della nascita del movimento di cittadini che si riconoscono nel NO TAV.
E' intervenuto all'Assemblea popolare svoltasi a Marzabotto (Bo) il 30 marzo '14 "La difesa della Costituzione. Le radici della Democrazia - ACQUA E BENI COMUNI, LAVORO e REDDITO, RAPPRESENTANZA E DEMOCRAZIA"
Intervista a cura di Marco Trotta (media attivista)
Riprese a cura di Luisa Barbieri e Paolo Mongiorgi
Montaggio a cura di Paolo Mongiorgi
Musica a cura di Fabio e Diego Resta
 
05-07-2011

 

I valsusini hanno un valido motivo in più per essere arrabbiati e con i politici e con la stampa: domenica 3 luglio una grande manifestazione di protesta contro la costruzione della tratta Torino-Lione ad alta velocità è stata raccontata e commentata come una sorta di rivolta guidata da fantomatici black bloc (??).

I valsusini in realtà, pur giunti all’esasperazione dopo 20 anni di proteste, hanno voluto per l’ennesima volta chiedere alle Istituzioni di essere ascoltati, hanno chiamato a raccolta l’Italia intera a sostegno delle motivazioni contrarie alla costruzione della tratta ferroviaria. Motivazioni che vanno ben oltre la destrutturazione della loro splendida valle, pare che vi siano seri rischi per la salute pubblica, in quanto la montagna che dovrebbe essere sventrata per fare spazio al tunnel ferroviario contiene amianto e uranio. I costi di quest’opera faraonica, si parla di 22 miliardi di euro, dei quali solamente in minima parte e a condizioni difficili da sostenere verrebbero finanziati dall’Unione Europea, graverebbero in modo spropositato sulle spalle di tutti i cittadini italiani, già così vessati da un’economia in ginocchio. La linea ferroviaria già presente, secondo il parere dei valsusini, è sottoutilizzata, inoltre le proiezione circa i trasporti internazionali indicano una futura riduzione del traffico, quindi sarebbe ingiustificato anche da questo punto di vista l’avvio dei lavori.

Malgrado ieri mattina già alle 8:00 l’autostrada A32 Torino-Bardonecchia fosse chiusa e sul display si leggesse “chiusa causa manifestazione” (mentre qualche ora più tardi venivano diramate informazioni riferentesi ad ipotetici lanci di sassi contro le forze dell’ordine quale causa della chiusura della tratta autostradale), il flusso di persone verso Chiomonte era un fiume in piena, ma, come oramai tristemente consueto, la conta dei partecipanti da parte della questura (7000 persone) e degli organizzatori (50-60mila persone) non collima. Io posso solamente dire che, visto dall’alto, l’afflusso aveva dell’incredibile, tanto era enorme: due cortei, quelli provenienti da Chiomonte e da Exilles si sono uniti sul Ponte della Dora per poi dirigersi verso la centrale elettrica della Maddalena ove si trova il cantiere e dove erano assiepate le forze dell’ordine in assetto anti-sommossa. Un terzo corteo partente da Giaglione ha aggirato il primo dei blocchi della polizia ed è risalito attraverso i boschi, seguiti da un elicottero a volo basso.

Il corteo è partito alle 10:00 in un clima disteso e carico di aspettative, sicuramente lontane da ciò che è poi accaduto, in quanto non trapelava nessuna intenzione bellicosa, al contrario gli organizzatori non si stancavano di esortare alla calma attraverso i loro megafoni insistendo sulle reali motivazioni che spingevano alla protesta. I bambini sfilavano nelle prime file, tra striscioni e palloncini colorati.

Anche noi, che eravamo sul posto per documentare l’evento con le nostre videocamere, siamo stati coinvolti dall’entusiasmo che inondava il corteo: ci si guardava intorno e c’era gente a perdita d’occhio, gente che desiderava solamente supportare una protesta che sta coinvolgendo tutto il Paese, sicuramente non delinquenti, come invece è stato detto qualche ora dopo nel corso dei notiziari dai vari politici interpellati e che, con la consueta arroganza, sembra non riescano a prestare un minimo di attenzione alle richieste dei cittadini.

Ci siamo avventurati nei boschi ove si stavano assiepando coloro che arrivavano da Giaglione e che dal bosco intendevano contrastare il cantiere, anche lì, a mio avviso, nessun black bloc, qualche ragazzotto un po’ agitato c’era, ma più che altro ciò che si è percepito ad un certo punto era paura, in quanto è cominciata a circolare una voce inquietante circa la presenza di un corpo speciale dell’esercito, di cui poi non si è più avuto notizia, appostato nei sentieri per contrastare l’afflusso di cittadini alla zona nevralgica. Verso mezzogiorno abbiamo sentito la carica della polizia e subito dopo una scarica di lacrimogeni che venivano sparati ad altezza d’uomo e che hanno inondato i sentieri del bosco creandoci non pochi problemi di respirazione.

Senza la maschera era impossibile avvicinarsi al luogo dove avevano preso avvio gli scontri, dal bosco invaso dai gas lacrimogeni si percepiva paura ed impotenza, oltre che il rumore delle ripetute cariche delle forze dell’ordine. Visto che non riuscivamo ad avvicinarci tanto da vedere chiaramente ciò che stava accadendo, abbiamo raccolto testimonianze che ci hanno raccontato come la “riconquista” del presidio NoTav vicino all’area dei cantieri, sgomberato violentemente dalla polizia lunedì scorso, avesse istigato la carica della polizia. Un collega cameramen, con esperienza militare, continuava a ripetere che il rumore degli spari non erano solo da lancio di gas lacrimogeni, sembravano spari di proiettili di gomma.

Ci siamo poi diretti verso il cantiere dalla parte della strada provinciale per tentare di documentare ciò che stava accadendo ed abbiamo trovato una situazione surreale: il lancio dei lacrimogeni era serrato e assolutamente spropositato alla situazione, noi stessi siamo stati sfiorati da un lancio davvero ad altezza d’uomo, tanto da dovere fuggire a gambe levate prede dell’azione urticarioide procurata dal gas. Era il caos: chi ci raccontava che era stato colpito, chi diceva che parecchie persone erano ferite anche in maniera grave (si è poi scoperto che il numero dei feriti superava le 200 persone), chi piangeva preoccupato per la sorte di parenti e amici posizionati nelle prime file dinanzi alla postazione d’assedio, chi inveiva sia contro i politici, tanto impegnati a conservare il potere quanto distratti dai problemi reali della gente, sia contro i giornalisti che a loro parere stavano mostrando la protesta usando un atteggiamento manipolativo e fazioso, al di là di ogni correttezza informativa.

La gente è davvero stanchissima, sia di non essere ascoltata, sia di subire angherie in nome di un profitto per pochi a discapito dell’interesse dell’intera Comunità. In effetti non posso nascondere l’indignazione dinanzi all’informazione odierna da parte dei media generalisti, in quanto non la si può certo considerare scevra da un atteggiamento comunque poco chiaro. I titoli dei quotidiani puntano sulla violenza espressa dai manifestanti, facendo come sempre riferimento a questi fantomatici black bloc onnipresenti, i manifestanti sono scomparsi nel racconto fantascientifico di una guerriglia più indotta che voluta. La violenza coercitiva espressa dai responsabili dell’ordine pubblico cui i valsusini hanno recapitato un documento carico di speranza che avrebbe voluto sensibilizzarne la coscienza, si è trasformata in un’azione di difesa. Non mi pare di avere, invece, letto/sentito nulla in riferimento alle motivazioni che hanno spinto migliaia di persone a sfilare in Val di Susa, mentre, credo, il nodo da sciogliere è proprio questo: ascoltare la gente posizionandola in un ruolo di potere rispetto alla propria esistenza.

 

Il mondo che gira al contrario

"Siamo alcuni valsusini speranzosi, ed in un angolino del nostro cuore, vogliamo potere pensare che:

  • se sei un Finanziere, ti sei arruolato in quest'arma per salvaguardare le casse dello stato da illeciti
  • se sei un Forestale, abbia deciso di fare questo lavoro per proteggere la Natura, i Boschi e i Fiumi
  • se sei un Carabiniere o un Poliziotto, voglia difendere i cittadini
  • se sei un Carabiniere del reparto Tutela Patrimonio Culturale, abbia l'intento di salvaguardare i resti archeologici di civiltà precedenti la nostra.

Purtroppo, in questo momento, un pezzo di mondo sta girando al contrario: chi vi chiede di imporre con la forza i cantieri, sta andando esattamente nella direzioen opposta della tutela dei cittadini, della Natura, delle casse dello Stato.

Anzhché salvaguardare le casse dello Stato, se si facesse il Tav bisognerebbe letteralmente buttare al vento 22miliardi di euro in un'opera inutile (il Portogallo si è appena tirato indietro dalla costruzione del Corridoio 5, per poter meglio risanare i bilanci risparmiando, come chiesto dall'Unione Europea; i 670 milioni di finanziamento europeo sarebbero solo una piccolissima percentuale del costo totale dell'opera che graverebbe come debito sui cittadini italiani; la linea ferroviaria è già presente, funzionante e sottoutilizzata; le proiezioni trasportistiche indicano una riduzione del traffico). Il tutto mentre si taglia su spese come istruzioen e sanità; e mentre non ci sono neanche i soldi per riparare le auto delle forze dell'ordine, parcheggiate nelel officine in attesa di fondi per ripararle!

Invece della difesa dei cittadini, la vostra azione concorre alla costruzione di un'opera che provocherà molti danni economici, umani ed ambientali.

Anziché difendere i boschi e le acque, se si facesse il Tav ci sarebbero sicuri prosciugamenti di falde acquifere ed altri danni; già in pochi giorni di lavoro, il meraviglioso sito della Maddalena non sarà più quelloo di prima.

Rendere possibile lo scavo in zone in cui vi sono uranio ed amianto porrà a rischio la salute pubblica, non solo in Val di Susa ma in ogni zona dove verrà portato lo smarino; l'unica cosa che vi ordinano di difendere sono gli interessi delle lobby che hanno interessi economici nel procedere dei lavori.

Non salvaguarderete il patrimonio arheologico: l'importante sito della Maddalena (poco conosciuto in Italia ma molto più negli ambienti accademici di  tutto il mondo) sarà devastato dagli scavi.

Ciò che vi chiediamo con questa lettera/messaggio è di fare qualcosa di concreto per aiutare veramente l'ambiente id i cittadini, come dovrebbe essere, contro l'illegalità di questi lavori che non hanno una giustificazione né economica, né di utilità e non rispettano i termini di legge per gli espropri. Vi chiediamo quindi di vigilare e di combattere tutti gli illeciti che avete visto e che vedrete, da qualsiasi soggetto provengano, nessuno escluso.

Speriamo che i principi di onestà e di onore, che probabilmente sono i motivi per cui avete scelto questo lavoro, vi sostengano anche in queste giornate difficili. Noi stiamo rischiando la nostra salute  e quelal dei nostri figli vivendo in una valle dove vogliono costruire un'opera dannosa; rischiamo la nostra incolumità fisica partecipando a manifestazioni non violente per fare sentire la nostra voce; rischiamo, insieme a tutti i cittadini italiani, di dovere indebitarci per un'opera faraonica, costosissima e non utile.

Pensiamo che vogliate mantenere il vostro onore e i principi che avete scelto insieme alla vostra divisa: vale la pena di prendere posizione contro chiunque stia fuori dalla legalità e fare sempre il bene dei cittadini. potete scegliere di fare la cosa giusta, e la vostra coscienza ve ne sarà riconosciuta. E i valsusini e tutti gli italiani anche.

Alcuni Valsusini che credono in un cambiamento globale.

 

 

 

 

 

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