Sal & Inf:: serotonina e aggressività

 

Una ricerca condotta presso l'Università di Cambridge fornisce nuovi indizi relativi alle motivazioni che supportano i comportamenti aggressivi.

La serotonina (5-idrossitriptamina o 5-HT) è un neurotrasmettitore sintetizzato dai neuroni serotoninergici nel sistema nervoso centrale e dalle cellule enterocromaffini, il suo aminoacido precursore è il triptofano che viene convertito in 5-idrossitriptofano grazie all'azione della triptofano-idrossilasi, a sua volta decarbossilato a 5-HT, ad opera dell'aminoacido decarbossilasi.

 

La serotonina sembrerebbe regolare numerose funzioni fisiologiche (umore, appetito e comportamento alimentare, ritmo sonno-veglia, temperatura corporea, comportamento sessuale) in virtù della sua caratteristica neurotrasmetittoriale che permette la comunicazione tra neuroni.

I neuroni interagiscono rilasciando (neurone presinaptico) neurotrasmettitori, in quello che viene chiamato spazio sinaptico, che agiscono sui recettori presenti sulla superficie del neurone (neurone postsinaptico) che entrerà in comunicazione. A modulazione del segnale neurotrasmetittoriale, il neurone presinaptico possiede un meccanismo di ricaptazione del neurotrasmettitore in eccesso.

É intuibile comprendere l'importanza dell'adeguata concentrazione, nel caso specifico, di serotonina a regolamentare le tante funzioni fisiologiche cui è deputata.
 

Un ricerca condotta presso l'Università di Cambridge e pubblicata il 15 settembre 2011 sulla rivista Biological Psychiatry, ha dimostrato che fluttuazioni dei livelli di serotonina nel cervello, già rilevate in soggetti sottoposti a digiuno e/o a stress, vanno ad interessare specifiche regioni del cervello deputate alla modulazione della rabbia.

Sebbene anche in passato si fosse dimostrata una interrelazione tra riduzioni del livello di serotonina ed aggressioni, questo è il primo studio che dimostri come questa sostanza chimica endogena aiuti nella regolazione dei comportamenti aggressivi e fornisca chiaramente una spiegazione relativa al perché alcune persone sono maggiormente inclini all'aggressività.

Finalizzandolo alla ricerca, si è alterato il livello di serotonina in individui sani, manipolando la loro dieta, ossia somministrando una miscellanea di aminoacidi priva di triptofano.

Il triptofano, precursore della serotonina, appartiene alla categoria degli aminoacidi essenziali e, non venendo prodotto dall'organismo, deve essere assunto con gli alimenti, ragione per cui, eliminandolo dalla dieta, si va ad impedire la produzione del neurotrasmettitore.

Si è poi definito un “placebo day” nel corso del quale è stata somministrata la stessa miscellanea di aminoacidi, comprensiva, però, di triptofano in quantità adeguata.

La ricerca ha poi previsto la scansione (utilizzo di risonanza magnetica funzionale – fMRI) del cervello esposto a diverse situazioni dal punto di vista emozionale. Sono state così valutate le reazioni delle diverse regioni cerebrali implicate ed in grado di comunicare tra di loro, attraverso il sistema neurotrasmetittoriale serotoninergico, dinanzi ad espressioni di volti arrabbiati, tristi o amimici.

Si è visto che bassi livelli di serotonina riducono le possibilità di comunicazione tra le diverse regioni del cervello implicate nel sistema emotivo.

Si è visto che un basso livello di serotonina implica una minore capacità da parte della corteccia prefrontale di controllare le risposte emotive di rabbia che prendono origine all'interno dell'amigdala.

L'utilizzo di un questionario ha permesso ai ricercatori di affinare lo studio, individuando, in base alle risposte fornite, quali soggetti esprimono una naturale tendenza all'aggressività. In questi individui il livello di comunicazione tra le sezioni del cervello implicate nella risposta emotiva hanno mostrato un evidente corto-circuito in situazione di deplezione di serotonina. Le persone predisposte al comportamento aggressivo si sono mostrate più sensibili alla riduzione di concentrazione del neurotrasmettitore.

Il dato che la serotonina giochi un ruolo chiave nell'espressione del comportamento aggressivo, o almeno, nella difficoltà di regolamentarlo, è da anni assodato, ora la scienza ha a disposizione anche la tecnologia per dimostrarlo e chissà che non si possa, conseguentemente a questa dimostrazione, comprendere meglio l'atteggiamento auto-aggressivo messo in atto dalle persone che esprimono disturbi del comportamento alimentare. L'esperienza clinica dimostra la forte componente conflittuale scatenata dal vissuto di inadeguatezza dei soggetti che sublimano sul cibo divenendone dipendenti, sia che si tratti di dipendenza dalla negazione del bisogno, sia che si tratti di dipendenza da esasperazione della soddisfazione del bisogno.

 

note di approfondimento:
 
 

 

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