NADiRinforma segnala: Pillole di Costituzione - l'art. 41

tratto da Il Dialogo

Art. 41.

L'iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

L'art. 41 è quello che, più di altri, non è stato mai applicato e che, più di altri, rischia di essere addirittura soppresso.

Il principio contenuto nell'art. 41 è di una chiarezza estrema e non ci vogliono molte parole per spiegarlo. Basta leggerlo e poi verificare se quello che lì viene sancito è stato o meno realizzato nella realtà.

L'art. 41 stabilisce il principio che l'attività economica “non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Stabilisce anche che apposite leggi avrebbero dovuto rendere concreto tale principio.

Chi si oppone all'art. 41 vuole che l'economia non sia finalizzata all'utilità sociale. Vuole una economia finalizzata all'arricchimento individuale di singole persone. Vuole una economia completamente libera da qualsiasi tipo di vincolo sociale, dove la singola persona possa fare tutto, senza alcun limite, senza alcun rispetto della sicurezza, della libertà e della dignità umana. E' questa, ad esempio, la logica economica che guida le organizzazioni criminali quali camorra mafia ndrangheta, che operano in ambito economico senza porsi alcun tipo di problema sociale. La società , nella loro concezione, è al loro servizio e non viceversa. Loro possono fare quello che vogliono e guai a chi si oppone. Sono loro i padroni del territorio che possono usare a loro uso e consumo senza rendere conto a nessuno.

Ed infatti le proposte di modifica dell'art. 41 che circolano tendono a ridurlo alla sola prima frase: “L'iniziativa economica privata è libera”. Così la libertà diventa liberticidio, libertà per pochi e schiavismo per la restante parte della popolazione. E' quello che vediamo tutti i giorni con il mantra sul “privato è bello” ripetuto in ogni modo ed in ogni momento, su tutti i giornali, in ogni pubblicità commerciale, in tutte le tv comemrciali che trasmettono pubblicità su pubblicità senza oramai più limiti. Il business innanzitutto, anche se questo comporta la morte di lavoratori, o l'inquinamento irreparabile di interi territori per l'utilizzo di materiali nocivi (vedi Eternit con l'amianto o la diossina in Campania o in Puglia, o i rifiuti tossici sotterrati in Campania o in altre regioni del meridione).

Ma l'art. 41, se venisse attuato ed è per questo che vogliono cancellarlo, dovrebbe portare anche alla chiusura, o quantomeno ad una regolamentazione ferra, delle borse valori e del cosiddetto “mercato finanziario” perché in quei luoghi il principio dell'utilità sociale dell'iniziativa economica è quotidianamente negato.

La parola chiave dei mercati finanziari è, infatti, il termine “scommessa”. Scommesse vengono definiti, nei documenti ufficiali della Borsa Italiana, i vari strumenti finanziari, e sono moltissimi, che vanno sotto il nome generico di derivati. E si tratta di scommesse che non riguardano due persone appassionate di una determinata squadra di calcio o di un cavallo, cose di per se riprovevoli e che lo Stato non dovrebbe affatto istituzionalizzare come nei fatti fa. Si tratta di scommesse che hanno una influenza negativa sulla vita di centinaia di milioni o miliardi di persone, come sta accadendo in questi ultimi anni, dal 2008 in poi, con l'esplodere della crisi dei derivati, che si è trasformata in fallimenti per interi stati, come la Grecia, ed in politiche recessive che stanno penalizzando esclusivamente la grande massa dei lavoratori, pensionati e giovani.

Singole persone hanno inventato per loro esclusiva utilità economica dei contratti finanziari per attrarre denaro al fine di utilizzare tale denaro per speculare su titoli di stato o su mutui inesigibili che cioè non sarebbero mai stati pagati. Dove è l'utilità sociale di tali strumenti?

I contratti finanziari, come altri contratti, non possono negare i principi costituzionali. Sarebbe come se due persone si mettessero d'accordo nell'essere l'uno lo schiavo dell'altro e lo mettessero per iscritto e poi pretendessero di registrare un tale contratto presso gli uffici competenti. Un tale contratto sarebbe non registrabile. Altrettanto non registrabili dovrebbero essere i contratti finanziari che violano il principio dell'art. 41 della Costituzione sulla utilità sociale dell'iniziativa economica visto che sono finalizzati all'arricchimento individuale a danno di quello collettivo.

Le aberrazioni liberiste sono giunte a tal punto che sono stati realizzati i cosiddetti “bond della morte”. Ne ha parlato ultimamente in suo articolo Stefano Rodotà[1] che ha raccontato come la «Deutsche Bank ha superato ogni limite, facendo diventare la vita stessa delle persone oggetto di speculazione. Il caso – ha scritto Rodotà - si può così riassumere. Si individua negli Stati Uniti un gruppo di cinquecento persone tra i 72 e gli 85 anni, si raccolgono con il loro consenso le informazioni sulle condizioni di salute, e si propone di investire sulla durata delle loro vite. Più rapidi sono i decessi, maggiore è il guadagno dell'investitore, mentre il profitto della banca cresce con la sopravvivenza delle persone appartenenti al campione. Sono così nati quelli che qualcuno ha definito i "bond morte"».

Un caso estremo? Penso proprio di no, visto che dopo il 2008 le banche di tutto il mondo, salvate dal crack con ingenti risorse pubbliche, si sono dedicate alla speculazione sulle materie prime, soprattutto alimentari quali grano o soia, facendono raddoppiare i costi e riducendo alla fame centinaia di milioni di persone soprattutto in Africa.

Ma oltre alla Costituzione lo stesso Codice Civile, per quanto risalga al periodo fascista, contiene il principio che i contratti cosiddetti atipici, quali sono appunto i derivati o i vari strumenti finanziari inventati dagli speculatori, devono comunque rispettare i principi generali dell'ordinamento, quindi la Costituzione e i principi in essa contenuti.

La stessa Corte di giustizia europea, ha ricordato Rodotà, nel 2004 “ha emesso una importante sentenza, indicando proprio nel rispetto della dignità umana un limite insuperabile nell'esercizio dell'iniziativa economia privata”.

Allora ha sicuramente torto Marchionne e i dirigenti dei sindacati che hanno firmato il contratto capestro per la Fiat in Italia, perchè quel contratto nega il principio dell'utilità sociale dell'iniziativa economica che non può mettere in discussione la sicurezza, la libertà e la dignità umana.

Allora hanno sicuramente torto tutti coloro che danno dell'art. 41 una lettura riduzionista, prendendo solo il primo capoverso che non può essere letto senza gli altri due.

Giovanni Sarubbi

Note
1 In "la Repubblica" dell'8 febbraio 2012

Domenica 19 Febbraio, 2012

 
 

 

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