Sal & Inf: la scienza dice NO alle torture nel corso degli interrogatori

di Luisa Barbieri - 28 marzo '12

Dinanzi ad un'attualità che forse non era possibile prospettare in termini tanto disumanizzanti, quanto quelli che ci coinvolgono ogni giorno, la ricerca scientifica non poteva esimersi dal tentare almeno un approccio inconfutabile ed indiscutibile, essendo di per sé dimostrazione verificabile e ripetibile.

John W. Schiemann (Department of Social Sciences & History, Fairleigh Dickinson University, Madison, NJ, USA) ha svolto un lavoro scientifico “Interrogational Torture : Or How Good Guys Get Bad Information with Ugly Methods pubblicato in Political Research Quarterly - Source: 2010 Journal Citation Reports® (Thomson Reuters, 2011) a chiarire le finalità della tecnica della tortura nel corso degli interrogatori.

Negli ultimi anni, nel corso dei sanguinosi conflitti in Medio Oriente, proprio a questo riguardo sono scoppiati scandali di proporzioni gigantesche che hanno mobilitato l'opinione pubblica, aprendo un dibattito tuttora molto acceso circa le pratiche di tortura di prigionieri, soprattutto se ipotizzati rei di crimini classificabili nell'ambito del terrorismo.

Ci si domanda, al di là dell'eticità e della conseguente salvaguardia dell'umanizzazione dell'uomo, se tale pratica sia almeno efficace, ossia se dal suo utilizzo si riescano ad ottenere informazioni adeguate ed affidabili e parrebbe che la risposta scientifica si riassuma in un bel “NO”. Gli interrogatori condotti con l'ausilio di torture non forniscono informazioni né più attendibili, né più numerose, semmai agiscono in termini devianti, in quanto le dichiarazioni sotto tortura non possono essere considerate affidabili a seguito di verificabilità.

Da un lato i funzionari governativi sostengono da sempre che le "tecniche di interrogatorio rafforzate" sono necessarie per proteggere i cittadini americani, dall'altro il dibattito circa la loro efficacia è sempre più acceso.

Lo studio di Schiemann verte sulla decisa inaffidabilità del metodo che, tra l'altro, viene impiegato troppo spesso ed in maniera oltremodo dura ed inaccettabile. Inoltre nel corso della ricerca è emerso con chiarezza quanto e come si rischi di sottoporre a tortura persone innocenti che forniscono “informazioni”, che si rivelano poi inattendibili, solo perché sottoposti a minacce; come scrive Schiemann: "Gli interrogatori si basano sull'utilizzo della tortura in termini di crescente durezza nel tentativo di superare la soglia di tollerabilità del detenuto tanto da forzarlo a parlare

Al fine di valutare l'efficacia della tortura, lo studio ha impiegato la teoria dei giochi, una scienza matematica che analizza le situazioni di conflitto e ne ricerca le soluzioni competitive e cooperative attraverso modelli, ha poi confrontato i risultati generati dal modello agli standard di successo indicati dai sostenitori della tortura in termini di affidabilità delle informazioni e la frequenza e la gravità della tortura utilizzata per ottenerle. I risultati conducono fermamente ad affermare che l'interrogatorio con utilizzo di tortura è molto più probabile che produca informazioni false o ambigue, piuttosto che chiare ed affidabili. Inoltre, e come aggravante, non è possibile riuscire a posteriori distinguere le dichiarazioni estorte dal superamento della soglia di sopportazione, da quelle reali.

Non è possibile permettere il perseverare di questa tecnica incivile, al di là delle convinzioni etiche, che dinanzi a tale pratica non hanno bisogno di controprove, quando anche la scienza ne prova la nocività individuale e sociale.

Concludo con le parole dello scienziato Schiemann. "Il dibattito su questa questione suggerisce che questa realtà ha bisogno di studi ulteriori, il lavoro di ricerca proposto suggerisce che i giochi di tortura non hanno vincitori."

 
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Chiudere Guantanamo, ora!

 

Mobilitazione di Amnesty International a Bologna L'11 gennaio 2008,in occasione del sesto anniversario del primo trasferimento al centro di detenzione a Guantànamo Bay , Amnesty International ,attraverso migliaia di soci e simpatizzanti ha proposto una grande serie di iniziative in tutto il mondo per chiedere la chiusura di Guantànamo,
presentando al Congresso degli Stati Uniti, all' Amministrazione e ai candidati alla presidenza USA una dichiarazione,
forte del sostegno di 1200 parlamentari di tutto il mondo (Bahrein, Germania, Giappone, Isreaele, Italia e Regno Unito tra gli altri).La guerra al terrore che ha avuto inizio dopo l' 11 settembre 2001, portata avanti dagli Stati Uniti e dai loro più stretti alleati ,
ha posto come scopo principale la sicurezza globale , ponendo gravi deroghe ai diritti umani e alle libertà individuali, con la deportazionedi prigionieri nella base di Guantànamo , senza formali incriminazioni o processi giudiziari che indichino le loro responsabilità ,
ma la prigione situata a Cuba rappresenta solo la punta dell' iceberg:attorno ad esse ruota il sistema delle extraordinary renditions (che in Italia conosciamo per il caso di Abu Omar e per quello del cittadinoitaliano Abou Elkassim Britel), ovvero un sistema di sparizioni forzate, oltre al programma di detenzioni e carceri segrete.In occasione della mobilitazione , con relativa raccolta di firme per "Chiudere Guantànamo ora!" svolta dalla sezione bolognese di Amnesty International,sabato 12 gennaio in Piazza Maggiore abbiamo documentato l' evento e intervistato Barbare Golluscio, referente dell' iniziativa per Amnesty Bologna.
Produzione:
Arcoiris Bologna
Intervista: Angelo Boccato
Riprese e montaggio: Francesca PiattiVisita
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