Diritti Umani - 16 aprile giornata mondiale contro il lavoro minorile

 

Il 16 aprile, in occasione della giornata mondiale contro il lavoro minorile, sono stati tracciato dei bilanci sullo sfruttamento dei minori in Italia e nel mondo. Al tavolo di confronto che ha avuto luogo a Roma, presso la sede Unicef in via Palestro, sono state chiamate le associazioni, le Ong, le istituzioni, gli enti locali, la scuola, le imprese, i sindacati ed i lavoratori, organizzazioni grandi e piccole coordinate dal Pidida (Coordinamento per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza). Dai dati messi in mostra, sono circa 215 milioni i bambini vittime di sfruttamento, condannati a rinunciare all′infanzia.
Numeri allarmanti per l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), che segnala come il lavoro minorile costituisca il 10% della manodopera mondiale e produca circa 13 miliardi di euro annui. Ma il fenomeno dello sfruttamento minorile non si limita alle aree più povere del pianeta. Molti casi si riscontrano anche nei Paesi industrializzati: secondo i dati di Save the Children sono presenti sul territorio italiano, europeo e nordamericano milioni di bambini in stato di semi o piena schiavitù.
Nella cosiddetta parte di pianeta sviluppato i bambini sono spesso vittime inermi di forme di violenza più subdole come la pedofilia, la prostituzione, la pornografia, il traffico di organi. Bisogna quindi combattere sullo stesso fronte il problema dello sfruttamento minorile non solo per una questione di morale, ma anche per tenere fede agli obiettivi di sviluppo del millennio che sono la povertà, la fame, assicurare l’educazione universale e ridurre la mortalità infantile.

Lo sfruttamento minorile
nel mondo
Diffondere e sensibilizzare l’opinione pubblica
potrebbe debellare questa piaga
di Sara Luccarini -

Lo sfruttamento minorile, nel mondo, è un fenomeno diffuso soprattutto nei paesi in via di sviluppo come Asia, Oceania, ed Europa dell’est, nel continente africano e in America del Sud, (soprattutto in Colombia). Non sono però esclusi dal fenomeno Stati Uniti ed Europa e dunque anche in regioni ricche di risorse e con un’economia positiva, in cui però il reddito è molto basso e vi è un numero consistente di persone in stato di sottosviluppo (Tratto da Wikipedia).

Lo sfruttamento minorile è anche presente nelle nuove future potenze mondiali (India, Cina, Brasile), che per decenni hanno rappresentato i paesi cosiddetti del terzo mondo. “...nel 2050 il nostro pianeta avrà raggiunto i 9.5 miliardi di abitanti e per quella data la più grossa parte dell’aumento della popolazione mondiale sarà concentrata in India…diverrà la super potenza popolata soprattutto da giovani e giovanissimi.”(La speranza indiana di Federico Rampini). La Cindia, Cina ed India insieme, non costituiscono solo le due nazioni più popolose del pianeta, ma, secondo F. Rampini, scrittore e inviato di Repubblica in Cina “costituiscono il nuovo centro del mondo, tutto il meglio e tutto il peggio, dipende da loro”.

In questi paesi lo sfruttamento della manodopera, in particolare quella minorile, impedisce un vero sviluppo sociale equilibrato ed adeguato. I bambini da sempre sono abbondantemente sottopagati per un lavoro pesante tanto quanto quello assegnato agli adulti, inoltre non godono del riconoscimento di alcun diritto.

Sono circa 250 milioni nel mondo i ragazzi costretti a lavorare svolgendo lavori vietati dalla legge, lavori, a volte, molto pericolosi.

Lo sfruttamento minorile è un’azione illegale, malgrado ciò, grandi aziende, multinazionali obbligano i bambini a lavorare sette giorni su sette in cambio di poco denaro, costringendoli ad una vita di stenti ed in condizioni di estrema povertà e senza alcuna salvaguardia della loro salute.

Spesso il lavoro dei minori viene mascherato quale apprendistato, situazione nella quale i ragazzi ricevono vitto e alloggio, uno stipendio e una finta formazione professionale. Questo accade anche se i genitori sono al corrente della situazione reale, ne subiscono così le conseguenze in quanto senza alternative, costretti dalla mafia industriale.

Molti sono poi i lavori in nero, lavori che francamente mettono in pericolo bambini e/o adolescenti: alcune ragazze si prostituiscono, per guadagnare 20 o 30 volte in più di quanto guadagnerebbero con un lavoro diciamo regolare, legale.

A Bangkok (Thailandia) corre un detto: “donna a 10 anni, vecchia a 20, morte a 30”.

In quasi tutte queste situazioni le ragazze tendono ad assumere psicofarmaci ed alcool per reggere questo tipo di vita, per non parlare dei suicidi che spesso pongono fine a tanta sofferenza di vivere seppur spezzando vite acerbe che paiono volte solo ad un assurdo destino.

Un'altra situazione allarmante è il “lavoro” dei bambini soldato: sono i primi ad essere mandati al fronte a combattere e, per dare loro “coraggio”, vengono loro somministrati farmaci e droghe. I bambini vengono poi impiegati per scoprire i campi minati, ed eliminare cosi tutte le possibili mine antiuomo.

Mi rattrista pensare che ci siano bambini come me che vivono in condizioni assurde, completamente diverse dalle mie, in condizioni dove non viene riconosciuto il diritto di crescere, perché devono essere già adulti sin da piccoli e non possono pensare al loro futuro, è già tanto se riescono a pensare alla loro sopravvivenza.

Situazioni nelle quali ai bambini non viene riconosciuto il diritto di giocare, di studiare, di avere una casa e di vivere quella vita semplice e leggera che ogni bambino dovrebbe possedere di diritto.

Alcuni bambini non sono abbastanza forti, subiscono e stanno in silenzio; altri si ribellano e cercano di far conoscere al mondo la loro storia e la loro situazione. In ambedue le situazioni rimane il fatto che vengono deprivati del piacere di crescere, di godere della loro infanzia, quei momenti perduti non verranno loro mai restituiti!

Anche se il fenomeno non è proposto all’opinione pubblica quanto si dovrebbe, alcune organizzazioni non governative (ONG), stanno comunque cercando di prendere in mano la situazione, difendendo i diritti dei bambini e diffondendo sempre più tra le persone il loro operato, i loro successi ed i loro insuccessi. Queste organizzazioni fino ad oggi hanno salvato tantissimi bambini dalla morte e dalla schiavitù, ne sono un esempio “SAVE THE CHILDREN”, “MANITESE”, e molte altre ancora.

Save the Children Italia, nasce nel 1999, si occupa di assistere e sostenere le famiglie, di portare aiuti immediati, di creare ambienti e luoghi positivi, duraturi e non pericolosi dove un normale bambino possa crescere, giocare. Gli obbiettivi e attività riguardano l’educazione (creazione di infrastrutture come scuole, biblioteche), dare risposte alle emergenze significative (guerre e rivolte), la riduzione della povertà, la lotta per sconfiggere l’ AIDS, salvaguardare la salute e combattere l’ abuso di minori.

Un'altra importante associazione è MANITESE che ha l’obbiettivo di insegnare ai bambini, che hanno subito sfruttamento, quali sono i loro diritti e perché è vitale proteggerli e difenderli, qualsiasi sia la situazione. Altro importante obbiettivo di questa organizzazione è quello di sconfiggere la fame nel sud del mondo, lavorando direttamente con le popolazioni al fine di renderle autonome nel loro percorso volto allo sviluppo sociale ed economico.

Ci sono inoltre organizzazioni che si occupano di trovare soluzioni fattibili, come l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (IOL), che dà come risposta allo sfruttamento minorile l'educazione:

Educazione: la giusta risposta contro il lavoro minorile”.

Forse questa potrebbe essere la risposta giusta, ma come applicarla praticamente?

Esistono delle strutture come l'Istituto Ricerche Economiche e Sociali (IRES) e gli Osservatori (anche in Italia), che con continue ricerche e indagine sul territorio, cercano di monitorare la situazione dei lavoratori.

Se attraverso queste organizzazioni si riuscisse ad informare di più, forse la consapevolezza contribuirebbe a combattere fenomeni orribili come quello dello sfruttamento minorile.

 

 

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