Sal & Inf: la dipendenza da gioco d'azzardo

di Alex Zanotelli
aprile 2012 - tratto da Nigrizia

I “giocodipendenti” sono un milione e portano alla deriva le loro famiglie. C’è chi li aiuta. Anche la chiesa, missionari in testa, deve impegnarsi.

A metà dello scorso marzo ho avuto una bellissima sorpresa. Nel Rione Sanità di Napoli, dopo l’incontro che siamo soliti fare ogni giovedì con la rete che mette insieme le diverse realtà che lavorano sul territorio, sono stato invitato a partecipare alla prima riunione dei cosiddetti “Ga”, cioè “giocatori anonimi”.
Questa dei “giocatori anonimi”, non molto conosciuta in Italia, è una straordinaria esperienza di gruppi che aiutano le persone a uscire dalla trappola del gioco d’azzardo compulsivo. L’incontro è stato gestito da Ciro e Maria, marito e moglie, che da anni dedicano le loro serate ad aiutare i giocatori d’azzardo a cambiare strada.
È stato importante per me ascoltare le esperienze dei vari partecipanti: come si entra nella logica del gioco d’azzardo (parliamo di gioco lecito: dalle slot machine al gratta e vinci), come si è portati a spendere e a rischiare sempre di più, come si perdono somme rilevanti, come vengono coinvolte, e non di rado disarticolate, le famiglie...
Sono rimasto di stucco quando mi sono reso conto conto di quanto sia esteso questo mondo e di come si può lavorare per arginare questo fenomeno. La logica che muove i “Ga” è la stessa degli “Aa”, gli alcolisti anonimi. Si riuniscono per condividere esperienze, per acquisire sostegno e speranza dal gruppo, allo scopo di risolvere il comune problema. I gruppi di auto-aiuto non sono affiliati a nessuna setta o partito o chiesa.
Nel Rione Sanità il gioco d’azzardo è un problema serio. È diffuso in particolare tra i poveri, soprattutto in momenti di grave difficoltà economica come gli attuali. Chiaro che non è solo un quartiere o l’intera Napoli a essere interessati, ma tutta l’Italia. Nel nostro paese ci sono un milione di “giocodipendenti” che coinvolgono nei loro guai altre sei milioni di persone. Chi gioca, infatti, non di rado trascina nel problema la cerchia familiare e gli amici.
In Italia ci sono circa 400mila macchine da gioco, il 15% in più rispetto agli altri paesi europei. Nel gioco d’azzardo siamo al primo posto in Europa. E non dobbiamo dimenticare che la malavita è molto legata a questo business. La camorra impone il controllo del territorio anche attraverso i gestori delle sale da gioco. Questo a Napoli è particolarmente evidente.
I soldi che movimenta il gioco d’azzardo raggiungono cifre impressionanti. Dal 2005 al 2011, le puntate lecite hanno raggiunto la cifra di 309 miliardi di euro. Quest’anno si prevede che la cifra si accresca di altri 100 miliardi. Quindi, stiamo parlando di un business che aumenta in modo esponenziale.
Possiamo dire che il gioco d’azzardo italiano è una macchina da guerra che fa vittime tutti i giorni. Ma è lo stato italiano stesso a essere profondamente installato in questa macchina micidiale. Ad esempio, attraverso la pubblicità: su 10 pubblicità televisive, 3 sono incentrate sul gioco d’azzardo, ed è lo stato a promuovere il tutto. Ciò è scandaloso. Di recente, anche Andrea Riccardi, ministro alla cooperazione internazionale, è intervenuto per stigmatizzare questo legame tra stato e gioco d’azzardo.
Tornando agli incontri. Il giocatore incallito che vi partecipa deve portare con sé qualcuno della famiglia, perché la famiglia è per forza di cose coinvolta. Gli animatori mi assicurano che spesso sono testimoni di autentiche vittorie: i malati di gioco lasciano le sponde dell’azzardo e risorgono. Ed è una vera gioia.
È importante, specie in questo periodo pasquale, impegnarsi anche in questa direzione. La chiesa tutta deve gridare che il gioco d’azzardo è immorale. Occorre far sì che i gruppi di “giocatori anonimi” diventino sempre più numerosi per aiutare quelle tante persone che davvero sono rimaste intrappolate nella compulsione del gioco. Anche questo agire appartiene all’essere missionari, al fare missione oggi: si aiutano gli “intrappolati” a ritornare alla vita. Il Vangelo ce lo ricorda: «Dio non è dei morti, ma dei viventi» (Lc 20,38), e ci ha inviato Gesù perché abbiamo vita e l’abbiamo in abbondanza (cf. Gv 10,10).
 
Dipendenza dal Gioco d’azzardo

Il gioco d'azzardo patologico è un disturbo del comportamento che, pur rientrando nella categoria diagnostica dei disturbi ossessivo-compulsivi, ha in realtà una grande attinenza con la tossicodipendenza, tanto da rientrare nell'area delle cosiddette "dipendenze senza sostanze".

Il giocatore patologico, infatti, mostra una crescente Dipendenza nei confronti del gioco d'azzardo, aumentando la frequenza delle giocate, il tempo passato a giocare, la somma spesa nel tentativo di recuperare le perdite, investendo più delle proprie possibilità economiche e trascurando i normali impegni della vita per dedicarsi al gioco
Sintomi
Se il soggetto presenta almeno cinque di questi sintomi, viene diagnosticato un quadro di gioco d’azzardo patologico (DSM IV, 1994).

1. È eccessivamente assorbito dal gioco d’azzardo (per esempio, il soggetto è continuamente intento a rivivere esperienze trascorse di gioco, a valutare o pianificare la prossima impresa di gioco, a escogitare i modi per procurarsi denaro con cui giocare)
2. Ha bisogno di giocare somme di denaro sempre maggiori per raggiungere lo stato di eccitazione desiderato
3. Ha ripetutamente tentato di ridurre, controllare o interrompere il gioco d’azzardo, ma senza successo
4. È irrequieto o irritabile quando tenta di ridurre o interrompere il gioco d’azzardo
5. Gioca d’azzardo per sfuggire problemi o per alleviare un umore disforico (per esempio, sentimenti di impotenza, colpa, ansia, depressione)
6. Dopo aver perso al gioco, spesso torna un altro giorno per giocare ancora (rincorrendo le proprie perdite)
7. Mente ai membri della propria famiglia, al terapeuta, o ad altri per occultare l’entità del proprio coinvolgimento nel gioco d’azzardo
8. Ha commesso azioni illegali come falsificazione, frode, furto o appropriazione indebita per finanziare il gioco d’azzardo
9. Ha messo a repentaglio o perso una relazione significativa, il lavoro, oppure opportunità scolastiche o di carriera per il gioco d’azzardo
10. Fa affidamento sugli altri per reperire il denaro per alleviare una situazione economica disperata causata dal gioco (una "operazione di salvataggio").

L’allarme sociale sulle problematiche legate al gioco d’azzardo riflette la diffusa percezione della crescente gravità del problema.La massiccia invasione di poker-machines, l’enorme crescita dell’offerta di possibilità legali di scommettere (lotto e super-enalotto, “gratta e vinci” , scommesse sull’ippica, centri scommesse della Snai ,) alimenta le speranze illusorie (il-ludere- entrare nel gioco) di molti , e sappiamo che il secondo tempo della speranza spesso si chiama de-lusione (sempre facendo riferimento all’etimo- uscita dal gioco-).Ma, allo stesso tempo, è evidente l’impensabilità di intervenire sulle problematiche legate al gioco d’azzardo attraverso un’ottica proibizionista, (l’idea di proibire tout court molte forme di gioco oltre a risultare estremamente impopolare priverebbe lo stato di ingenti risorse economiche, visto che le entrate per il gioco del lotto ed affini costituiscono una vera e propria forma di tassazione parallela.). Se pensiamo al problema del giocatore compulsivo in analogia al problema delle tossicodipendenze appare evidente che lo “spacciatore” più importante risulterebbe lo stato stesso, che perciò dovrebbe salire per primo sul banco degli imputati, mente il giocatore che cade in rovina sarebbe (ed a tutti gli effetti è) la persona da aiutare. Sappiamo inoltre che politiche sociali di rigoroso proibizionismo non fanno che alimentare lo sviluppo di circuiti clandestini illegali alternativi .

Nell’era di Internet e dei casino online il giocatore d’azzardo cambia faccia: mentre prima era facilmente individuabile, "segregato" nei luoghi a lui deputati, ora chiunque sia in possesso di un computer, di un collegamento a internet e di una carta di credito può essere un giocatore compulsivo. Il gioco on-line è estremamente pericoloso proprio perché, dalla solitudine della propria casa, il giocatore non ha freni, né inibitori né di tipo pratico: ha infatti 24 ore su 24 la possibilità di accedere al gioco senza incorrere nello sguardo giudicante degli altri. Viene in questo modo a mancare anche la funzione socializzante del gioco, che diviene un rituale solitario, e, facilmente, una compulsione. Anche qui, come nelle altre net-patologie, si crea un circolo vizioso in cui il soggetto rimane incastrato, trascurando quelli che sono i rapporti sociali e familiari.

In Italia
In Italia lo studio e la cura del gioco d'azzardo patologico sono abbastanza recenti, ma esistono numerose realtà che se ne occupano, sia a livello pubblico che a livello privato. In Italia la cura dei giocatori patologici è effettuata, anche se in modo ancora non omogeneo, dai Servizi Tossicodipendenze delle ASL, che sono generalmente in grado di fornire informazioni sui centri di cura anche quando non se ne occupano direttamente. Esistono inoltre alcune realtà private tra le quali Giocatori Anonimi, associazione gratuita e basata sul volontariato, affiliata a Gamblers Anonymous Americano, che aiuta il recupero da questa Dipendenza e ha in Italia numerose sedi.

Aiuto
Le persone che riscontrano problemi finanziari legati al gioco possono rivolgersi per una consulenza ad una delle associazioni che si occupano di aiuto e auto-aiuto ai giocatori. Ecco un elenco delle principali:

- Gamblers Anoymous
Associazione Giocatori Anonimi;

- Gamecare
Gamecare è impegnata nel promuovere atteggiamenti più responsabili verso il gioco e si prende cura di coloro che sono stati danneggiati dalla Dipendenza dal gioco;

- Associazione A.GIT.A
Associazione per il recupero di giocatori d’azzardo;

- Associazione ALEA
Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio.

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