Sal & Inf: "Calpestando la legge degli dei" di Tino Di Cicco

4 giugno '12                                
 
C’era fame del pane, e quando il pane è arrivato in abbondanza, è arrivata anche l’anoressia.
C’era fame di sesso, e quando il sesso è diventato facile facile, è arrivato anche l’androginismo.
Le persone più sensibili non riescono ad accettare una identificazione eccessiva con l’istinto animale che ci governa; sentono altro dentro sé, e devono difenderlo anche se non trovano le ragioni, né le parole per dirlo.
L’androgino e l’anoressico forse non sono malati, forse malata è una società che ha ceduto al primato della materia come se noi non fossimo altro.
Naturalmente noi siamo anche materia; abbiamo perciò bisogno di alimentare i nostri istinti; ma siamo anche altro. Ma se tutta la “pedagogia” della società spinge verso l’esibizionismo di cibo, di abiti, di sesso, di potere, allora sarà difficile per i puri di cuore non essere anoressici o androgini. Tentano così di difendere qualcosa in loro che non riesce ad esprimersi se non in modo “patologico”. E’ difficile per loro poter sentire come “normale” una anormalità condivisa.
E’ vero che noi non abbiamo altro parametro per capire il vero e il falso, se non quelli dettati dal numero: se quasi tutti fanno la stessa cosa, allora diciamo che quella cosa è bene; se invece una persona pura continua a battersi per l’invisibile, questo è male, perché gli anarchici , eretici e i solitari, minano le basi condivise della società.
 

 
Così Antigone che per amore sfidava le leggi della città doveva essere murata viva. Così Gesù che per amore del cielo non cede alla Legge ereditata dagli uomini, deve essere appeso alla croce; e violenze analoghe devono subire tutti quelli che si sono incamminati sulla strada della purezza.
Gli uomini amano il giusto, il puro, il vero; ma soprattutto vogliono vivere. E se sono costretti a scegliere tra la verità e la vita, scelgono la vita e la chiamano verità.
Da questo bisogno nascono tutte le mistificazioni e le idolatrie degli uomini. Se dicessero : io sono così, e voglio vivere. Anziché dire : la mia vita coincide con la verità, sarebbe più facile capirsi.
Ma noi dobbiamo essere come siamo (è impossibile essere diversi da come si è), e nello stesso tempo sentiamo tutta l’importanza di essere legati al bene, per poter vivere (bene).
Ci manca l’onestà per ammettere che tra il Bene e noi c’è di mezzo l’oceano celeste, e noi non possiamo fare neanche un passo verso il bene, se non è lo stesso Bene a “volerlo”.
Ma una civiltà che adora l’io come se fosse dio, non potrà mai accettare la casualità dell’uomo nell’universo. Non potrà mai accettare che i “valori” delle maggioranze non coincidano con il bene assoluto.
Siamo lontanissimi dal vero, ma bisogna far finta che non sia così.
 
 

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