la nostra storia: "Alla ricerca dello sguardo nel nulla" di Tino Di Cicco

30 giugno '12                                
Passare indenni attraverso
la vita.
Uscire come siamo entrati.
Con la stessa fame d’assoluto; con lo stesso bisogno di purezza.
Non piegati dalle nostre sconfitte.
Non illusi dalle nostre certezze.
Senza cedere di un millimetro alle pretese del potere.
Senza perdere il ricordo di come eravamo prima di essere tempo.
Soffrendo la mancanza di Orione, come l’affamato quella del pane.
Innamorati dell’amore, anche quando lo chiamano dolore.
Perché l’amore non separa la rosa dalla spina: sa che nella rosa c’è anche la spina, e nella spina la rosa.
Perché è più cieco del cieco l’amore, eppure vede anche attraverso la notte.
E’ più muto del muto, eppure ci parla come nessuna parola.
L’amore è più povero del povero, eppure non invidia niente, neanche al più ricco dei ricchi.
Non cerca la libertà l’amore, perché non ha più niente da volere.
Non teme la necessità che ci governa; perché chi sa della necessità, sa anche della gioia.
Non teme più la morte, perché ha conosciuto le radici del nulla, diventando proprio per questo amore.
Non conosce principio né fine l’amore: era prima dell’inizio, e sarà anche dopo la fine.
L’amore è rinuncia che non rinuncia; è tempo senza più il tempo.
Perché l’amore è pazienza infinita: sa che la violenza non può niente in amore; e l’amore vuole soltanto amore.
Ma qui ci si batte solo per il trono e la gloria; con la potenza del ferro e dell’inganno ci si batte. E chi vince, vince quasi solo perché ha i migliori artigli sul mercato.
Pochi non si rassegnano, e cercano oltre.
Sono quelli che vengono evitati da vivi, per essere poi molto lodati da morti; si chiamino Gesù o Don Chisciotte; Antigone o Simone Weil.
Gli altri siamo tutti in corsa per accaparrarci un po’ di prestigio sociale; come se diventare il più mafioso dei mafiosi possa diventare un merito particolare.
Gli altri siamo rassegnati all’esistente come se fosse l’assoluto.
Gli altri abbiamo sbarrato ogni feritoia che sapesse di cielo, per non perdere tempo dicevamo, per non dover pensare a quello che non siamo, a quello che non saremo mai.
Gli altri abbiamo confuso bellezza e silicone, e adesso non soffriamo più la mancanza della luna.
Gli altri siamo come dentro una guardinga pace, nessuno ci disturbi con una parola vera, potrebbe precipitare tutto in un istante.
Così, senza fede per l’invisibile ci siamo rintanati dentro le nostre televisioni, confondendo reality e vita, news e dolore vero.
Così piano piano abbiamo rinunciato a guardare a viso aperto il nulla, e abbiamo perso per sempre la gioia.
 
 
 

Condividi