la nostra storia: il 2 agosto 1980 - strage alla stazione di Bologna

di Monica Donadio

Un giorno d'estate di tanti anni fa, avevo quattro anni, quasi cinque...

Questa mattina io e la mamma ci prepariamo per andare in stazione a fare i biglietti perché tra qualche giorno andiamo in montagna...sì sulle mie montagne e io non vedo l'ora...mi piace andare in montagna con il treno, prima con quello grande fino a Udine poi con il mio preferito, il “trenino del Far West”, quello che ci porta fino alla Carnia dove poi “Buritt” ci viene a prendere con il pulmino...mi piacciono i treni e così sono contenta di andare in stazione con la mamma.

… ma prima dobbiamo passare in via Solferino, dove ci aspetta la Franca che viene con noi in stazione, ha con sé suo nipote nel passeggino, ci salutiamo e poi via, in cammino...Mi sono messa le scarpe nuove, quelle gialle che si allacciano in caviglia con i fiocchi ma ho paura di avere sbagliato, mi comincia a fare male il tallone e mi sa che mi sta venendo una vescica.

Malgrado il mio piede, eccoci alla stazione dove c'è sempre un gran via e vai di persone... ci mettiamo in fila alla biglietteria centrale e riusciamo a fare i biglietti per me, la mamma, il babbo e la nonna, ma non possiamo lasciare a casa Miele, la nostra cagnolina, e così la mamma chiede dove si fa il biglietto per lei... ci dicono di spostarci alla biglietteria secondaria, in fondo alla stazione, ma il mio piede mi fa tanto male, così passiamo alla baracchina dei giornali e la mamma mi compra i cerotti.

Arrivati nell'altra biglietteria, la mamma mi prende in braccio e mi mette a sedere sul davanzale della finestra, mi tolgo la scarpa e la tengo in mano e la mamma apre il cerotto per il mio piede e...un boato fortissimo...cos'è, non capisco, guardo il soffitto e vedo i pannelli neri che cadono, la mamma che dice “è un autobus” perché vede l'autobus sul piazzale fare una piroetta su sé stesso e io invece urlo in lacrime “è una bomba mamma, è una bomba!!!”

...non capisco niente, sento solo la mamma che mi prende sotto al braccio e corre fuori...

io ho sempre la mia scarpa in mano e la tengo stretta perché non la voglio perdere...sono le mie scarpe nuove...

arriviamo fuori e, malgrado il panico, riesco a rimettermi la scarpa e ad appoggiarmi a terra, ma la mamma dice che deve tornare dentro che ha scordato la borsa, io la prego di non lasciarmi lì, di non andare, piango ma lei va... passa il tempo, mi sembra un'eternità, mi guardo attorno e vedo un uomo nudo, pieno di sangue... un altro con in braccio due bambini... e poi la mamma che torna con la sua borsa. Ci allontaniamo finalmente da quell'inferno diretti di nuovo in via Solferino e per strada incontriamo il babbo che ci sta raggiungendo, preoccupato...

Era un giorno d'estate di tanti anni fa...era il 2 agosto del 1980 ed io alle 10.25 ero seduta sul davanzale della finestra nella biglietteria secondaria della stazione di Bologna...e questi sono i miei ricordi, i miei ricordi di bambina che nella sua innocenza non aveva capito l'inferno in cui si era trovata, e la fortuna che aveva avuto ad uscirne viva...

 

 

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