Sal & Inf: il gruppo di lavoro sulle relazioni

di Luisa Barbieri - 17 sett '12 - Mediconadir n°23
 
il gruppo di lavoro sulle relazioni che sono a presentare si propone di utilizzare le dinamiche gruppali al fine di acquisire una sana e gratificante capacità relazionale, sia in ambito intra, quanto interpersonale.
Il gruppo ha di per sé delle caratteristiche capaci di favorire nei partecipanti lo sviluppo di relazioni, la nascita di legami, la creazione di una cultura comune e forti meccanismi capaci di spingere al miglioramento personale.
 
Il gruppo si pone come un nuovo elemento della relazione terapeutica, aiutando i partecipanti a capire meglio alcune caratteristiche delle loro relazioni in una situazione che è più naturale e complessa rispetto alla all’interazione a due voci della psicoterapia individuale. Osservare un gruppo dinamico, che esprime diverse problematiche, permette infatti un'elaborazione più ricca, a volte più esaustiva, creando spunti di riflessione ad ampio raggio.
 
Il nostro gruppo vuole approcciare le argomentazioni che ognuno di noi riterrà idonee alla condivisione, porto alcuni esempi: bassa autostima, sviluppo del problem solving, gestione dell'ansia, gestione delle paure e dei pregiudizi, sviluppo della criticità di pensiero, ecc.
Gli obiettivi dei partecipanti saranno sollecitati dal conduttore in maniera chiara e condivisibile all'interno di una dinamica relazionale che impara ad accogliere, accettare, tollerare, comprendere, discutere, imparando a gestire le conflittualità.
 
L'utilizzo del gruppo come palestra di relazioni riuscirà a migliorare il nostro rapportarci nel mondo tanto da sperimentarci, volendo, in esperienze di tipo redazionale, sia per ciò che riguarda la scrittura che in alcuni casi potremmo fare rientrare in quella “collettiva” che pubblicheremo sulla nostra rivista quadrimestrale “Mediconadir”, sia per ciò che riguarda letture e video-interviste (avvalendoci dell'ausilio e supporto di NADiRinforma).
 
Partendo dal presupposto che un gruppo di lavoro sia costituito da un insieme di individui che interagiscono tra loro con una certa regolarità, nella consapevolezza di dipendere l’uno dall’altro e di condividere gli stessi obiettivi e gli stessi compiti, ho ipotizzato incontri a cadenza costante (15 giorni) e nel rispetto di una tempistica-contenitore (1 ora e ½) di un numero fisso di persone (da 6 a10). A differenza da quanto ipotizzato ed anche esplicitato con alcuni di voi in prima battuta, ho pensato che, essendo questo un laboratorio di relazioni, è assurdo circoscriverlo e destinarlo al solo sesso femminile, in quanto tutti noi abbiamo bisogno di confronti trasversali, quindi il gruppo è aperto a tutti, compresi coloro che non seguono terapia individuale e che vogliono collaborare nell'ambito del laboratorio. Ogni partecipante svolgerà un ruolo specifico e riconosciuto basandosi sulla circolarità della comunicazione che prevede una specificità di ruoli atta a preservare il benessere dei singoli e parallelamente lo sviluppo degli individui e del gruppo stesso.

Ci dovremmo porre come obiettivo prioritario l'apprendimento della capacità di esprimere le nostre emozioni, i nostri pensieri e le reazioni che sono associate.
In gruppo è possibile imparare ad aiutare noi stessi sia a livello di sperimentazione di nuove strategie di relazione, sia a livello di capacità comunicative e al contempo imparare ad aiutare l'altro, ampliando la nostra sfera di competenze.
Le discussioni rientrano in un setting che prevede libertà di espressione, nonché onestà di proposizione ed estrema discrezione al di fuori del gruppo di lavoro (verrà stilato una sorta di regolamento interno cui potere agevolmente fare riferimento)
 
Si vuole creare una sorta di comunità entro la quale i partecipanti possano portare, ricreandoli, ciò che vivono come disagio di relazione (e/o interpersonale).
Si portano dei modelli di comportamento che sono radicati sia per imprinting famigliare che sociale, ma che non risultano funzionali ad una buona qualità di vita.
Si vivono le diversità al di là dei pregiudizi comuni, diventando una sorta di rete sorretta dalla partecipazione intima della dinamica sociale.
Spesso l'inconsapevolezza delle proprie risorse diviene nel gruppo fonte di rielaborazione, agendo il gruppo stesso da specchio e da cassa di risonanza.
Si offre e ci si offre guadagnandosi l'opportunità di esplorare nuove risorse che consentano di guardare a noi stessi nel mondo, utilizzando un'ottica diversa sostenuta dalla solidarietà, partecipazione e conseguente trasformazione, crescita, acquisizione di autostima e di nuove abilità relazionali.
Il gruppo agisce da rinforzo, i partecipanti, facendo agire anche la loro parte affettiva, acquisiscono maggiore disinvoltura anche all'esterno della struttura protetta sia tra di loro che con estranei alla loro esperienza. Il gruppo rappresenta quindi una vera e propria “palestra” di relazioni.
 
Sperimentarsi all'interno di un laboratorio di relazioni aiuta a conoscere meglio noi stessi, migliorando le nostre relazioni intra e interpersonali, superando il vissuto di isolamento sociale che spesso fa capolino e rimanda un vissuto se non sul versante depressivo, su quello della malinconia, della scarsa motivazione, della svalutazione, inquinando ulteriormente il rapporto con noi stessi e con il mondo.
Accanto al gruppo ognuno di voi può proseguire gli incontri individuali, secondo cadenze che verranno prestabilite caso per caso, a restituzione individuale, quale completamento di un percorso.
Il gruppo si può porre, quindi, come “terzo elemento” della relazione terapeutica permettendo ad ognuno di noi di acuire le capacità di osservazione e di comprensione di sé e degli altri in un modello relazionale più vicino al reale e quindi più complesso, se confrontato col rapporto esclusivo col terapeuta. Una palestra relazionale arginata dalla conduzione che si impegna a superare, senza negare, ogni possibile conflittualità emergente.
 
breve approfondimento teorico
 
Nel gruppo di lavoro si sviluppa una dinamica definita come “pluralità di integrazioni” caratterizzata dalla coesione, azione collante nel gruppo, capace di permettere la condivisione delle regole e al contempo fare emergere le diversità quali fonti di confronto e di arricchimento in un “gioco di specchi” davvero utile al conseguimento di maggiori abilità di relazione.
L'interazione in questi termini si trasforma in interdipendenza, molto positiva in quanto ogni singolo partecipante si vincola agli altri teso al perseguimento degli obiettivi comuni. L'interdipendenza permette la divisione dei compiti al di là di ogni competizione, la condivisione di materiali, risorse e informazioni, facendo emergere, così, la consapevolezza di appartenere ad una piccola comunità in divenire, critica e costruttiva.
 
 
I passi che caratterizzano il laboratorio si possono riassumere:
  • negli obiettivi che il gruppo in movimento si pone e tende ad aspettarsi. L’obiettivo di un gruppo di lavoro efficace deve essere definito in termini di risultato, deve essere valutabile. Un obiettivo chiaro e ben esplicitato contribuisce a consolidare la coesione e il senso di appartenenza al gruppo da parte dei suoi componenti
  • nella definizione di un metodo, di una serie di strategie atte a far funzionare, a regolare le interazioni gruppali. Il metodo da una parte stabilisce i principi, i criteri e le norme che orientano l’attività del gruppo, dall’altra richiama le modalità di organizzazione e strutturazione efficace dell’attività stessa.
  • nella comprensione dei ruoli quali principi imprescindibili al funzionamento del laboratorio; è importante che la funzione di leadership sia quanto più possibile circolare e diffusa a seconda degli obiettivi e dei compiti del gruppo nelle diverse occasioni. Questo significa che esisterà un leader istituzionale, che è quello individuato dall’organizzazione e che avrà la responsabilità e l’autorità del ruolo formalmente affidatogli, ma che proprio grazie ad esso, avrà la facoltà di scegliere i leader situazionali, quelle persone che di volta in volta saranno più idonee ad affiancarlo e a cui potranno essere delegati compiti e funzioni necessari per il buon funzionamento del gruppo stesso.
  • nella corretta comunicazione interpersonale, sia per ciò che riguarda quella verbale che per quella non verbale. La comunicazione è il processo chiave che permette il funzionamento del lavoro di gruppo poiché permette lo scambio di informazioni finalizzato al raggiungimento dei risultati. Tuttavia essa orienta ed è a sua volta orientata dal sistema di relazioni e ruoli presenti nel gruppo stesso.
  • nella costruzione di un'ambientazione gradevole, empatica caratterizzata dalla combinazione di opinioni, atteggiamenti e percezioni dei singoli, sino a propagarsi all'insieme gruppale in divenire. Quindi, un buon clima di gruppo è rappresentato dall'insieme degli elementi, delle opinioni, delle percezioni dei singoli membri corrispondenti alla qualità dell’ambiente del gruppo e della sua atmosfera. Una buona percezione del clima si attua quando c’è un giusto sostegno e calore nel gruppo, i ruoli dei singoli sono riconosciuti e valorizzati, la comunicazione è aperta, chiara e fornisce feedback accettabili sui comportamenti delle persone e sui risultati conseguiti dal gruppo
Il nostro laboratorio rientrerebbe, così, in quello che si definisce apprendimento cooperativo (AC), quindi e per definizione, basato sulla collaborazione al perseguimento di obiettivi comuni, il tutto attraverso una partecipazione attiva, responsabile e solidale, un lavoro di approfondimento e di apprendimento che porterà alla costruzione di nuova conoscenza.
Nel gruppo di lavoro l’apporto di ogni singolo partecipante permette di costituire una visione complessiva dell’oggetto di ricerca ed, unitamente all’interazione, consente di creare e d’innescare il senso di appartenenza, trasformando “l’io-individualista” in “noi-gruppo“ offrendo, così, l’opportunità di affrontare insieme innumerevoli problematiche usualmente fonte di disagio.
La cooperazione è una situazione in cui gli attori con ruoli e funzioni, meglio definiti rispetto alla collaborazione, lavorano per uno stesso obiettivo (per esempio, costruire un testo a più mani, facendo esplicito riferimento alla scrittura collettiva).
 
Alla base del buon funzionamento del gruppo dovremo istituire delle regole che consentano ad ognuno di rispettare la libertà degli altri, salvaguardando la sua.
Le regole saranno definite dal gruppo, tanto da potere divenire materia di discussione, ma dovranno appartenere al gruppo.
La riservatezza e la confidenzialità ad evitare che si possa parlare al di fuori di quanto accade nel gruppo, in quanto la discrezione darà la libertà necessaria per esprimersi liberamente; come l'esclusione di osservatori occasionali a raggiungimento di progressiva coesione, solidarietà e complicità, direi che possano rappresentare le fondamenta sulle quali erigere le regole del nostro gruppo
 
Le assenze dal gruppo sono sempre una rinuncia ad un’opportunità di lavoro per sé, ma anche un’irresponsabile sottrazione di energie e di confronti emotivi per gli altri partecipanti.
 
Note di approfondimento: