Sal & Inf: l'uso del ciuccio e lo sviluppo emotivo

a cura di Luisa Barbieri (19 sett. '12)
 
Da sempre la questione “ciuccio sì – ciuccio no” rimbomba nelle orecchie dei neo-genitori, oggi un suggerimento lo si può ricavare dallo studio, pubblicato il 18 settembre '12 sulla rivista Basic and Applied Social Psychology. Lo studio, il primo che associa l'utilizzo del ciuccio ad eventuali conseguenze psicologiche, è stato eseguito da un team di ricercatori dell'Università del Wisconsin–Madison che ne lega l'utilizzo a differenti gradi di maturità emotiva del bambino, in quanto parrebbe che il ciuccio potesse arrestare lo sviluppo emozionale del bambino, privandolo dell'opportunità di tentare di esprimere le emozioni attraverso espressioni facciali nel corso della prima infanzia.
 
Già l'Organizzazione Mondiale della Sanità e l'American Academy of Pediatrics hanno sottolineato l'importanza di limitare l'uso del ciuccio a supporto della promozione dell'allattamento al seno, finanche a prevenzione di possibili connessioni con anomalie a carico di bocca e orecchio.
Gli esseri viventi, specificamente gli umani, tendono ad utilizzare il modeling (*) per apprendere velocemente osservando gli altri nei loro comportamenti, nelle loro espressioni ad aprire un canale di comunicazione comune, oltre che a perseguire l'adeguatezza nel tentativo di appartenere al branco. Di conseguenza, espressioni, linguaggio del corpo e linguaggio verbale di chi circonda i bambini è fondamentale per la loro crescita psichica.
 
Paula Niedenthal docente di Psicologia e autrice dello studio che stiamo valutando, insiste sull'importanza del modello emotivo in quanto la riflessione su ciò che l'altro sta facendo concorre a creare le nostre stesse emozioni e la capacità di esprimerle e/o mascherarle consapevolmente, tant'è che il mimetismo emotivo può rappresentare un valido strumento di insegnamento destinato ai bambini.
La Niedenthal dice: "Siamo in grado di parlare con i bambini, ma almeno inizialmente non sono in grado di capire il significato delle parole. Così il nostro modo di comunicare con i bambini in un primo momento è quello di utilizzare il tono della nostra voce e le nostre espressioni facciali", e con il ciuccio in bocca il bambino è nella condizione di non potere agire da specchio nei confronti delle espressioni del suo interlocutore, qualsiasi emozioni si trovi a volere imitare.
 
L'effetto è simile a quello degli individui sottoposti ad iniezioni di Botox (**) a ridurre le rughe del volto, agendo esso come miorilassante. In questi casi i pazienti riescono ad esprimere col viso una gamma più ristretta di emozioni e spesso hanno difficoltà ad individuare quelle espresse dagli altri.
 
La Niedenthal sostiene che questa ricerca, patrocinata dalla French Agence Nationale de la Recherche, porti inevitabilmente a pensare allo sviluppo emotivo e alle fasi determinanti la sua definizione, compreso l'ausilio di un mezzo, quale potrebbe essere il ciuccio, che impedisce l'imitazione e la risonanza delle espressioni del viso di chi agisce da modello.
 
Nel corso dello studio sono stati valutati alcuni bambini di 6-7 anni di età che avevano utilizzato il succhiotto per parecchio tempo, in termini di anni, e che, come risultato, presentavano una gamma di espressioni legate alle emozioni di gran lunga inferiore ai loro coetanei meno legati all'orpello in discussione. La conseguenza diretta di questo deficit espressivo non può che predisporre ad un feed back interpersonale caratterizzato da minor empatia, quindi maggior difficoltà di inserimento nel gruppo.
Sulla base di valutazioni effettuate attraverso la somministrazione di test di intelligenza emotiva ad un gruppo di studenti universitari che, in base al test, avrebbero dovuto prendere decisioni relativamente all'interpretazione dell'umore di altri individui, si è giunti alla conclusione che i maschi che da bambini avevano fatto uso del ciuccio per parecchio tempo risultavano svantaggiati nello svolgimento del compito, sulle femmine parrebbe che, invece, l'uso del ciuccio risulti meno invalidante. Le ragazze sembrerebbero sviluppare prima e con svariate modalità la capacità di esprimere e decodificare e emozioni.

 

Note di approfondimento:
  • (*) Albert Bandura ha adoperato il termine modellamento (modeling) per identificare un processo di apprendimento che si attiva quando il comportamento di un individuo che osserva si modifica in funzione del comportamento di un altro individuo che ha la funzione di modello. http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_dell%27apprendimento_sociale
  • Univ. of Wisconsin-Madison News “Pacifiers may have emotional consequences for boys” Sept. 18, 2012 by Chris Barncard http://www.news.wisc.edu/21065
  • (**) Botox® è il nome commerciale di un farmaco a base di tossina botulinica di tipo A, prodotta dal batterio che provoca il botulismo alimentare contaminando gli alimenti. Se iniettato in piccole dosi in determinati muscoli il Botox® non è velenoso, ma agisce come miorilassante, cioè rilassa i muscoli con effetti che possono durare anche per diversi mesi. Le iniezioni bloccano in particolare alcuni segnali chimici provenienti dalle terminazioni nervose, in special modo i segnali che fanno contrarre i muscoli. Il risultato è una paralisi muscolare mirata, con effetti terapeutici o cosmetici, soprattutto sui muscoli cronicamente tesi o spastici. I farmaci a base di tossina botulinica sono di due tipi: il Botox e il Botox cosmetico. Il Botox è usato per curare alcuni problemi medici, mentre il Botox cosmetico serve per diminuire le rughe sul volto. Entrambi i farmaci sono comunemente detti Botox... http://www.farmacoecura.it/interventi/botox-e-botulino-effetti-sulle-rughe-intervento-e-rischi/