NADiRinforma segnala: "Una legge regionale per la musica di tradizione pugliese" di Vincenzo Santoro

5/10/'12 - tratto da VincenzoSantoro.it
 
La proposta di Legge Regionale sulla tutela e valorizzazione della musica pugliese di tradizione presentata dal consigliere Sergio Blasi (ex sindaco di Melpignano e padre nobile della Notte della Taranta), a partire da un testo preparato dal sottoscritto  con il contributo di molti operatori del settore è stata approvata, all'unanimità, dal Consiglio Regionale il 16 ottobre 2012.
 
Una politica pubblica per il movimento della musica popolare
La Puglia è certamente una delle regioni più attive e creative in ambito nazionale e internazionale nel campo della musica tradizionale e delle sue rielaborazioni. Negli ultimi anni, per l’azione dei gruppi di base e per il tumultuoso successo delle grandi iniziative spettacolari estive, si è creato un vero e proprio “movimento” musicale, che costituisce, per le ricadute dirette in termini di occasioni lavorative, ma anche come effetto di promozione complessiva del “brand Puglia”, un importante volano di sviluppo economico. Forse anche il “cambio di paradigma” del turismo pugliese, avvenuto negli ultimi anni, che ha visto l’esplosione dei flussi di visitatori interessati non più solo al mare ma anche al patrimonio culturale diffuso, non sarebbe stato possibile in tali dimensioni senza la spinta “reticolare” di questo movimento, che attraverso le centinaia di concerti, i corsi di ballo, gli eventi culturali che si svolgono in continuazione in tantissimi centri grandi e piccoli d’Italia e d’Europa, svolge un efficacissimo, capillare, instancabile e gratuito lavoro di promozione e marketing territoriale.
A fronte di questa straordinaria ricchezza e vivacità, da parte delle istituzioni non è stata ancora messa in campo una politica organica e coerente di sostegno al movimento musicale (nonostante gli indiscutibili passi in avanti fatti in questi anni, a partire dalle risorse molto pi
ù ingenti destinate dall’ente regione a diverse iniziative di settore), che ne riconosca le peculiarità - che sono solo in parte riconducibili alle altre forme di spettacolo dal vivo - e che contempli interventi sistematici anche nei campi della ricerca, della didattica musicale, della costruzione degli strumenti tradizionali, delle pubblicazioni specializzate, del sostegno agli artisti e alla produzione discografica, degli archivi e delle biblioteche a tema e così via. Con la dovuta attenzione al problema più urgente, quello della creazione di strutture diffuse per la conservazione e la fruizione della “memoria sonora” della Puglia, a partire dal grande patrimonio costituito dalle “registrazioni sul campo”, effettuate nei decenni scorsi da importanti ricercatori (tra i più noti Alan Lomax, Diego Carpitella, Roberto Leydi) interpellando direttamente gli “esecutori tradizionali”, che costituiscono una documentazione fondamentale sulle forme reali della musica di tradizione orale del nostro territorio, la cui conoscenza approfondita è imprescindibile per ogni operazione artistica che non sia solo banale “mercificazione” o un effimero seguire le mode del momento.
Questa attesissima Legge regionale - che ho scritto prendendo spunto da analoghe esperienze di altre regioni, e che deriva da una ampia discussione fra alcuni operatori del settore (partita nell’ormai lontano febbraio 2004 da un convegno organizzato ad Alessano dalla Web-Community www.pizzicata.it e conclusasi con i tre dibattiti pubblici organizzati negli scorsi mesi a Bari il 19 novembre, a Lecce il 23 dicembre e di Carpino il 7 gennaio) - ha proprio l’obiettivo di completare il complesso delle politiche pubbliche in opera nella nostra regione, che finora si sono concentrate soprattutto nella costruzione di grandi eventi spettacolari, prevedendo in particolare misure di sostegno al mondo degli operatori di base, che si occupano attivamente della tutela e della valorizzazione delle musiche e delle danze “di tradizione orale” (musicisti, danzatori, costruttori di strumenti tradizionali, ricercatori, insegnanti, editori specializzati ecc), riprendendo in questo lo spirito profondo della Convenzione Unesco sul “patrimonio immateriale”.
Si intende in questo modo avviare una politiche mirante a dotare la Puglia, anche in questo settore così importante e strategico, di strumenti operativi all’altezza delle pulsioni culturali, artistiche e creative che la attraversano e che sempre di più la caratterizzano come una straordinaria “isola sonante”.
 
 
Una legge per la tradizione musicale pugliese
di Sergio Blasi

Non ho mai pensato alla musica di tradizione come a qualcosa di marginale legato al tempo libero, utile a riempire momenti di convivialità e di festa. La musica di tradizione, la danza, la musica popolare, le ho sempre intese come il segno genetico di una terra, di un popolo, le radici profonde di un territorio che grazie a questa identità, a questa specificità, è in grado di stare nella globalizzazione in maniera più stabile, con meno insicurezze e malesseri. Non è mai stato il folklore una cartolina da consegnare a comitive di turisti attratti dalla magia esotica di una terra come la Puglia, ma come lo straordinario sapere di un popolo. Dunque la tradizione non come un’ingessatura, una palla al piede, un ostacolo, non catene strette che ti tengono legate al passato, ma un repertorio di soluzioni, un portafoglio in grado di segnare in questo tempo confuso e intricato un modello di sviluppo dove la sostenibilità dell’ambiente si lega alla storia e alla vicenda di un popolo, di una terra, dei suoi beni da mettere al servizio della sua crescita, del suo sviluppo, del suo benessere. La Puglia di oggi è stata fortemente segnata dal ritorno del folk revival dai gruppi della riproposta che da Carpino al Salento e agli organetti di Villa Castelli ne hanno raccontato all’Italia e al mondo la sua fisionomia, il suo profilo, dediti all’investimento sull’innovazione, sulla ricerca, sull’invenzione creativa. Oggi tutto questo non può essere consegnato allo spirito volontario e all’abnegazione di colti e tenaci operatori, di musicisti appassionati, di amministratori locali lungimiranti e preparati; le istituzioni devono saper cogliere l’opportunità di questo scrigno prezioso, frutto del lavoro volontario e di tante energie, sapendolo riconoscere, promuovere, valorizzare e tutelare. La legge che ho presentato (con l’indispensabile lavoro di consulenza e scrittura di Vincenzo Santoro e le elaborazioni teoriche ed erudite di Sergio Torsello) punta alla tutela e alla valorizzazione di un elemento fondamentale del patrimonio culturale e “immateriale” della Puglia, quello connesso alle musiche e alle danze tradizionali, che negli ultimi anni ha costituito anche un importante fattore di promozione, sia in Italia che all’estero, dell’immagine della Regione - unanimemente riconosciuta come la “patria elettiva” della musica tradizionale - producendo anche significative ricadute in tema di attrazione turistica.
Con questo intervento normativo, la Regione, in accordo con le disposizioni della Convenzione dell’Unesco sulla salvaguardia dei patrimoni immateriali, approvata a Parigi il 17 ottobre 2003 e ratificata dal Parlamento Italiano con legge n. 167 del 27 settembre 2007, vuole mettere in campo una serie di interventi rivolti al sostegno dell’insieme variegato di soggetti che, a vario titolo (associazioni culturali, gruppi musicali, case editrici specializzate, enti locali ecc.) operano sul territorio con iniziative di salvaguardia e promozione delle musiche e delle danze tradizionali.
Particolare attenzione viene data al problema della salvaguardia della “memoria
musicale”, attraverso il sostegno alla ricerca e alla pubblicazione di “documenti
originali”, cioè delle registrazioni delle performance degli anziani cantori, i veri depositari di saperi musicali che sono quasi del tutto attinenti alla tradizione orale, e alla realizzazione di una rete di archivi multimediali dove questo straordinario patrimonio possa essere conservato e fruito dalla collettività.
Ritengo poi molto significativi gli specifici interventi previsti a favore delle iniziative che, tramite lo strumento della musica, promuovono l’immagine della cultura pugliese in altre Regioni e Paesi. Credo infatti che queste attività (concerti, iniziative culturali, corsi di danza ecc) costituiscano un efficacissimo (anche perché fortemente mirato) strumento di promozione territoriale, a favore di un turismo culturale attento ai valori del territorio.
In conclusione, ritengo che il testo di legge rappresenti una straordinaria novità per l Regione Puglia: le istituzioni, in maniera convinta e concreta, si fanno carico di riconoscere il valore di uomini e donne che per la loro condizione sociale ed economica non avevano trovato posto nella storia.
 
L'uso pubblico della cultura popolare in Puglia
di Sergio Torsello

“La taranta pizzica ancora, ma il suo morso fa fare salti di gioia”. Con questa battuta fulminante, capace di condensare in poche righe un intero universo di senso e al tempo stesso un radicale mutamento di paradigma, l’antropologo Marino Niola apriva nell’estate scorsa sul “Venerdì” di Repubblica una raffinata riflessione a cinquant’anni dalla pubblicazione del libro più noto di Ernesto De Martino, La Terra del rimorso. Questa severa monografia antropologica, a lungo ignorata nel panorama accademico italiano, agli inizi degli anni ’90 è diventata una potente risorsa simbolica cui si sono ispirate nuove pratiche reiventive di tradizioni locali da tempo in disuso (come la musica e la danza), dando origine ad uno dei fenomeni socioantropologici più interessanti tra quelli emersi sulla scena mondiale negli ultimi quindici anni. Un movimento giovanile informale, fluido, “interstiziale”, come lo definisce Piero Fumarola, ha individuato proprio nella musica tradizionale una via privilegiata per un nuovo senso di appartenenza e un ritrovato amor loci trasformando in breve il Salento in una sorta di “patria culturale”, un esempio da imitare nel campo della valorizzazione dei patrimoni tradizionali. La stessa Notte della Taranta, l’evento più eclatante di questo fermento culturale, non solo nasce in questo contesto appena accennato, ma addirittura ne costituisce il prodotto più emblematico. Non è il caso in questa sede di ripercorrere la storia di un fenomeno sul quale esiste ormai una abbondante letteratura (locale e accademica). Ma alcuni dati oggettivi vanno almeno sottolineati. Tra i tanti meriti del “movimento” che sostiene il revival salentino della pizzica uno mi sembra particolarmente importante, quello di aver aperto un dibattito ( talvolta anche acceso ) su un tema cruciale: l’”uso pubblico della cultura popolare”, per usare una felice espressione di Fabio Dei, ossia “l’uso della cultura popolare all’interno di politiche territoriali di tutela e valorizzazione del patrimonio etnografico e delle identità locali”. A distanza di anni, tuttavia, gli esiti di quel dibattito sono ancora aperti, non si sono tradotti com’era logico attendersi in un nuovo linguaggio e in una nuova pratica politica capace di valorizzare gli aspetti positivi di tali processi, pensiamo su tutti alla domanda di tutela dei “beni comuni” emersa con forza in questi anni nelle pratiche politiche adottate dal “movimento” (la cura delle risorse naturali e del patrimonio culturale, ma aggiungerei anche la memoria e il sapere critico come suggerisce il recente bel “manifesto” dei beni comuni di Ugo Mattei). Molti importanti risultati sono stati raggiunti in questi anni in termini di marketing territoriale, di ricaduta economica, di creazione di nuovo capitale sociale, e certo non sono mancati ingenti investimenti pubblici a favore dei grandi eventi di spettacolo come la Notte della Taranta e, sia pur in misura minore la Focara di Novoli, la Festa di San Rocco a Torrepaduli, il Folk Festival di Carpino sul Gargano. Ma paradossalmente la cultura popolare sembra oggi quasi espunta dal dibattito locale. Rimane l’unanime riconoscimento dell’importanza dei grandi attrattori turistici. Ma il ruolo del patrimonio tradizionale, nel quadro delle politiche della cultura locali,che pure nel corso degli anni si era guadagnato uno spazio di riconoscibilità pubblica, sembra oggi relegato in una posizione più defilata, se non addirittura marginale. Questa proposta di legge di tutela della musica di tradizione orale pugliese contiene dunque molti motivi di interesse. Se da un lato colloca la Puglia al livello delle più avanzate esperienze legislative regionali in materia di tutela dei patrimoni immateriali, dall’altro sposta il focus dell’attenzione dalle iniziative di spettacolo alle attività di ricerca e documentazione ponendosi di fatto come una nuova opportunità di dialogo tra il mondo istituzionale e il multiforme universo degli operatori di settore.
In questa nuova fase infatti alle istituzioni locali spetta un compito fondamentale di connessione, di facilitazione e di sostegno non solo alle eccellenze emerse in questi anni ma anche alla pluralità dei soggetti impegnati nel settore. Solo così, forse, la fertile primavera pugliese, nella quale tanta parte ha avuto il movimento di riscoperta della musica tradizionale salentina, non si risolverà in un’altra bruciante occasione mancata.