Presentazione libri e documentari: "Delle volte il vento" di Milena Magnani

Dall'autrice del romanzo Il circo capovolto (Feltrinelli 2008)
di Milena Magnani
illustrato da Lucio Montinaro
Collana: Traversamenti
Edizioni: KURUMUNY
argomento: Immigrazione, Salento, Albania
Delle volte il vento fa uno strano giro e genera destini nuovi, in rapido divenire.
Un viaggio verso una terra promessa che non c’è. L’approdo su una spiaggia di fuoco che è avamposto di un altro domani e gabbia dorata di un’idealità perduta. La nostalgia del ritorno compressa in mille ricordi sedimentati senza valigia e un Salento sempre sospeso tra un passato e un futuro troppo lenti. In mezzo due donne scandalosamente forti e radicate nel loro vissuto ma esposte a un’incertezza nucleare. Un continuo misurarsi con l’orizzonte di un mare che unisce e divide, esaspera la percezione, adultera i colori. Delle volte il vento.
Lume è una fervente comunista e seguace di Hoxha, incarcerata per dieci anni dal suo stesso padre padrone per aver inteso il comunismo come punto di vista critico e mai ortodosso. Questa donna senza più mondo arriva nel Salento, nel vuoto di storia e di prospettive esistenziali e culturali dell'altra protagonista, Carmelina. Arriva con altri albanesi in cerca di povere ricchezze, a caccia di delusioni. Ma lei non è come gli altri: non è più in Albania ma non vuole essere nemmeno in Italia. Non è più all'Est ma neppure all'Ovest, forse solo nel mare, perché nel mare delle volte ci si può illudere di essere da qualche parte senza essere veramente in nessun luogo. Lume rifiuta quell'Occidente che è la negazione di tutta la sua vita e si accampa chiusa, difesa, recintata, in faccia al mare. Senza parlare con nessuno, in una specie di autismo politico-culturale. L'anomalia di questo comportamento così ostinato e diverso da quello degli altri profughi affascina Carmelina, che intuisce una richiesta profonda in quella radicalità. Una radicalità che è anche la sua, la radicalità di chi non rinuncia a cercare qualcosa tra l'orizzonte e il nostro essere qua. La tenerezza di un’amicizia fatta di molti ostinati silenzi, quelli di Lume, arroccata in riva al mare, e di altrettanto ostinate parole, quelle di Carmelina, per convincere, per smuovere, per salvare.
 
SENTIERI A SUD 2012 – Il terzo sentiero con Milena Magnani
rassegna di incontri, musica e letteratura al chiaro di luna
 
Terzo Sentiero "Delle volte il vento" di Milena Magnani (Kurumuny)
1 agosto 2012 ore 21, 00 – Kurumuny (Martano
Interviene l’autrice e presenta Fulvio Colucci
Intervento musicale de ‘Upapadia “La peronospora” live folk rock
salentino
 
Anche per questo 2012 si rinnova l’appuntamento con la rassegna “SENTIERI A SUD”, dedicata alle produzioni e agli attraversamenti culturali, tra musica e poesia, tra documentario e racconto, tra cultura antica ed evoluzioni moderne: uno spazio di confronto su vari temi in un luogo ricco di storia e di storie.“SENTIERI A SUD” nasce con l’idea di condividere in uno spazio fisico e mentale, un luogo dell’anima che è stato fulcro della vita di una comunità, impressioni utili a favorire una maggiore conoscenza della cultura orale salentina e di coloro che sono oggi le nuove voci narranti in questa “isola sonante”. Il terzo sentiero è per mercoledì 1 agosto 2012 alle ore 21,00 nelle campagne di Kurumuny a Martano con “Delle volte il vento” di Milena Magnani (Kurumuny Edizioni). Incontro e reading con l’autrice a cura di Anna Chiriatti, Mauro Marino e Vincenzo Santoro accompagnati alla chitarra da Armando Guit Serafinie e intervento musicale de ‘Upapadia “La Peronospora” live folk rock originale salentino.
 
Delle volte il vento”
demoni visionarietà e presagi.

Recensione di Cosimo Specolizzi

Come il ritrovamento di un gioiello, riappare in libreria per l’editore kurumuny il romanzo “Delle volte il vento” di Milena Magnani, romanzo uscito per la prima volta a metà degli anni novanta, che ha segnato in maniera indelebile il mio rapporto con il Salento, terra che proprio in quegli anni cominciava ad essere segnata da un passaggio fondamentale.
Si tratta infatti di un romanzo anticipatore, un romanzo la cui genesi va cercata in quel modo disincantato di guardare il territorio, quel modo che senza pretese “movimentiste” ha aperto una breccia in quella fenomenologia antropologica-sociale-linguistica e musicale che in Salento in quegli anni andava prendendo forma.
La narrazione della Magnani, ambientata all’epoca dei primi sbarchi degli albanesi sulle nostre coste, riesce a scandagliare il sud Italia nelle sue virtù, passioni e contraddizioni, chiedendosi attraverso la caratterizzazione del personaggio principale di Carmela cosa possa rappresentare l’altro, quello ”altro” rispetto al quale il mare è stato per decenni muro di confine e che improvvisamente ci raggiunge e si rivela a noi grazie allo stesso mare che di colpo si lascia attraversare.
Carmela è un personaggio che esprime tutti i tratti della nuova sensibilità salentina che in quegli anni si andava formando, è una donna inquieta, che si muove in una terra ancora pregna di suggestioni magico rituali di un sistema arcaico ma costretta al tempo stesso con un mondo post moderno.
E poi c’è Lume, l’altra protagonista, una donna albanese giunta sulle coste italiane con una delle prime navi della speranza, che si scopre incapace di adattarsi ad un occidente scintillante. Una donna irriducibile che cerca di proteggersi dietro un recinto di cartoni che si costruisce davanti al mare, rifiutando ogni tentativo di scendere a compromessi con la nuova realtà.
Come un gabbiano con le braccia spalancate, si lascia attraversare dal vento che le riporta i rumori del mare e le suggestioni delle sue coste albanesi su cui, fino a pochi anni prima, capeggiavano scolpiti sulla pietra gli inni di gloria al regime comunista di Enver Hoxa.
Siamo così di fronte a due donne che, in maniera quasi speculare, si muovono nel solco di una incrinatura epocale, e si mostrano impossibilitate ad aderire alla realtà in cui si trovano, di stare con i propri connazionali, con il vicinato e i coetanei.
Non a caso i luoghi e le ambientazioni del romanzo, le azioni che i personaggi compiono nello spazio, come la rocambolesca corsa che il contrabbandiere Tzigaretta intraprende a un certo punto del romanzo con l’ape, possono essere letti come strade di ricerca simbolica, come sforzo di sottrarsi a quello spazio-prigione da cui i personaggi della Magnani sembra vogliano fuggire.
E in questo tentativo di fuga si coglie però, al tempo stesso, anche lo sforzo di approdare ad una nuova forma identitaria, ne è un esempio la ricerca musicale di Tonio il quale si impegna per campionare la nenia curativa di un’anziana guaritrice per inserirla in un proprio brano di musica elettronica, o il tentativo di Carmela di saltellare al ritmo della pizzica per liberarsi in modo festoso da un inquietudine senza nome, tutti gesti che esprimono una
ricerca che è personale ma al tempo stesso sociale e apre alla perdita dell’innocenza che questa terra andava esprimendo in quegli anni e di lì a poco le faceva indossare nuovi panni.
Fuori da ogni retorica “Delle volte il vento” segna il passaggio o, per meglio dire, è l’apripista di quel movimento culturale che, misurandosi con le istanze di una globalizzazione incalzante, cerca di conciliare la cultura del territorio con la modernità di un interscambio globale, e cerca di farlo senza perdere per strada quel bagaglio di visionarietà e di paure, di tradizioni e speranze che una terra di frontiera come il Salento non può assolutamente rimuovere.
Milena Magnani, la cui formazione sociologica si percepisce nella puntuale capacità di cogliere il microcosmo sociale e l’interazione tra gli individui in un ambiente in via di cambiamento, sembra nutrirsi essa stessa di quella polvere sottile, che levata da un leggero refolo di vento, fa stropicciare gli occhi per meglio vedere i particolari.
La sua scrittura si concentra in un laboratorio rabelaisiano che vede protagonisti un borgo, un paesino “confinato” nel retaggio stringente della piazza, della radio, del mercato del pesce, del bagnasciuga della realtà epifanica che come fuochi fatui tra le pieghe si vanno distillando, e forse è proprio Carmela stessa che nella sua ricerca e irrequietezza sembra dirci che qualcosa in questo lembo di terra sta per cambiare inesorabilmente.
Uno sguardo bifocale sul romanzo ci induce infatti all’anticipazione dei tempi che di lì a poco verranno: l’uso arcaico della lingua dialettale salentina, albanese e arbereshe come parte indispensabile di codice complesso che può essere in grado di veicolare la realtà, i testi di canzoni popolari che in pochi in quegli anni avevano iniziato a selezionare, l’attenzione scrupolosa per i concetti espressi solo ed esclusivamente con l’ascolto assiduo del rumore di fondo delle persone.
Detto ciò l’operazione dell’autrice ci pone di fronte alla sua esegesi della realtà: consegnare e conservare il buono, i fantasmi e gli ectoplasmi che questa terra ci ha donato e provare a districarci nel labirinto delle mille contraddizioni che da sempre abitano nei giornalieri dell’essere in questo caso meridiani.
Possiamo scorgervi anche un terzo luogo, quello pirandelliano ed espressionista degli “scalognati” o esiliati non però scelto da loro ma che in qualche modo vivono quella condizione come “Uccio scarda”, Tzigaretta , Lume e la stessa Carmela con gradi di consapevolezza maggiore o minore. Tra le righe possiamo scoprire incanti e figure create dai colori che ci restano scomposti negli occhi abbacinati dal troppo sole.
Così come Pitagora teorizzava che “tutta l’aria era piena di anime ritenute demoni ed eroi”, così gli artifici di questo meraviglioso romanzo valgono come prova iniziatica per accertare che i personaggi appartengono all’universo fantastico e visionario che ancora oggi ben si cela tra le distrazioni di questa terra. Questi personaggi così ben caratterizzati di lì a poco avranno bisogno di essere trasportati nel contesto che meglio possano interpretare la nuova scena sociale così come nei “sei personaggi in cerca d’autore”, Milena Magnani sembra accorgersi che il vento in questa terra sta cambiando.