speciale Congo: Rete Pace per il Congo - la guerra dimenticata dell'RDC

NADiRinforma, inserita nel contesto della Rete Pace per il Congo, propone l'intervista al missionario saveriano p. Loris Cattani (effettuata il 7 novembre '12) portavoce della Rete che dà voce ad una guerra dimenticata. Da decenni nelle zone orientali della RdC prosegue una guerra nel silenzio mediatico più assoluto, quasi fosse normale routine, mentre conta milioni di morti civili.
Negli ultimi mesi del 2012 i rapporti tra Kigali e Kinshasa sono ulteriormente degenerati e la recente pubblicazione di un documento redatto da esperti ONU accusa l'Uganda e, soprattutto, un folto gruppo di dirigenti delle forze armate ruandesi, di sostenere il gruppo armato M23, operativo nel Nord Kivu.
La zona interessata, collocata nell'Est del Congo, è ricchissima di miniere ed è divenuta, nel tempo, zona di predazione da parte dei guerriglieri M23, nonché di alcuni membri dell'esercito congolese, che non risparmiano i civili divenuti oggetto di violenze, saccheggi, lavoro forzato ed estorsioni.

Lettera per dare voce ad una guerra dimenticata

Vicomero (Parma), 23 novembre 2012
Carissimi amici,
dolore! Si, tanto. Quanto sta avvenendo a Goma ci umilia, ci rattrista. E segno di una spirale di violenza che non finisce ma sembra allargarsi verso una nuova guerra. Eppure la gente che abbiamo incontrato a luglio di quest'anno non voleva la guerra.
Ci diceva: "basta guerra, basta violenze!". Nel Kivu c'è posto per tutti, ma nel rispetto di tutti.
Le elezioni democratiche del 2006 avevano suscitato la speranza di camminare verso uno Stato di diritto, e un miglioramento della vita.
Ma e stato presto smentito dai fatti con l'assenza quasi totale dello Stato nella gestione dei beni comunitari essenziali: salari, sicurezza, salute, scuola.
Poi la ripresa della guerriglia con la presenza di vari gruppi armati legati alla conseguenza della guerra ruandese del '94, ai tentativi di controllo delle ricchezze del territorio, alla reazione di gruppi partigiani chiamati Mai Mai, alle complicità interne dell'esercito congolese.
Gli ultimi avvenimenti sono legati al nuovo gruppo di militari ribelli chiamato M23, nato nel mese di giugno 2012. Era costituito da alcune centinaia di uomini braccati e poco armati, oggi e un esercito appoggiato dal Rwanda e dall'Uganda, che occupa Goma e marcia verso Bukavu. E il nuovo tentativo di ingerenza nel Congo e di occupazione del Nord e Sud Kivu iniziato nel '96, sfociato nelle guerre e nella guerriglia che e costata ben oltre 6 milioni di morti.
Perché ? Chi lo ha voluto, a chi giova ?
E tutto e avvenuto causando tanta sofferenza su una popolazione che da venti anni subisce violenze, spostamenti forzati, insicurezza, umiliazioni specialmente sulle donne e i più deboli.
Non c'è dubbio: le ricchezze della regione sono il vero motivo della guerra.
Dalla frontiera e dall'aeroporto di Goma continua l'uscita "saccheggio" delle ricchezze della regione verso Kigali e da li verso varie capitali del mondo.
La politica internazionale non ignora i fatti, denunciai in varie occasioni, ma chi governa evidentemente e l'economia selvaggia di multinazionali, elencate nei rapporti degli osservatori internazionali.
Il tutto avviene, e questo e motivo di vergogna, con il contributo finanziario, più o meno consapevole, dei nostri governanti.
Si, paghiamo il sostegno ai dittatori dei paesi dei grandi Laghi: Rwanda, Congo, Uganda.
Paghiamo la presenza dei soldati dell'ONU con più di 2milioni e mezzo di $ al giorno con il solo mandato di osservare, neutri davanti alle violenze e all'occupazione in atto.
In sintesi, si sta rubando nella casa Congo con l'aiuto dei vicini, mentre si pagano le guardie che stanno a guardare.
L'opposizione interna spera sia l'occasione per far cadere il presidente Kabila su cui gravano forti dubbi sulla legittimità delle ultime elezioni.
Ciò che più preoccupa e l'ondata di odio che ne seguirà.
Non sono ne politico, ne giornalista, ma mi sento coinvolto con quanti hanno a cuore la situazione della giustizia e della pace nel mondo e in particolare con chi e legato alla gente di Goma e del Congo.
La speranza non muore.
Ho conosciuto il popolo congolese e ho visto tante energie positive di solidarietà e di impegno.
Ho visto la volontà di continuare ad essere popolo e la decisione a camminare insieme nonostante le mille difficoltà verso uno Stato di diritto.
Ho sentito l'importanza di quanti lavorano, congolesi e non, per togliere i puntelli a quanti traggono profitto dalle ricchezze del paese attraverso il saccheggio e la menzogna.
Sono un povero cristiano. In questi giorni ho sentito forte il pianto di Gesù su Gerusalemme, segno del suo amore per la città, per tutti gli oppressi e per tutte le vittime dell'umanità.
Gesù e coinvolto in ogni sofferenza umana. La sua presenza e il suo legame con tutti e motivo di forza e di speranza. Ci da la forza di impegnarci e di lavorare perché la sua volontà si compia in cielo cosi in terra. E la sua volontà e la dignità di tutte le sue figlie e di tutti i suoi figli, e di tutti i popoli della terra.
E forte e accorata la denuncia di mons. Lola, presidente della Conferenza Episcopale del Congo, e di un centinaio di Vescovi, presidenti delle Conferenze Episcopali di 34 Paesi africani:
In Kivu si cerca di alimentare l'instabilità per consentire il saccheggio delle risorse minerarie. Mentre parlo migliaia di persone stanno vagando per le strade di Goma e dintorni senza ricevere alcuna assistenza … Da quasi venti anni queste popolazioni vivono nella miseria più totale, nell'instabilità, nel tormento, vittime di stupri e violenze ...
Siamo indignati e scioccati nel constatare che la guerra riaccesasi alcuni mesi fa nell'Est del paese si sta espandendo e sta causando un grave dramma umanitario … Un conflitto imposto a migliaia di civili sconvolti e buttati ancora una volta in mezzo alle strade senza niente … “
Insieme hanno rivolto un appello a tutte le parti e a tutte le istituzioni internazionali per risolvere una volta per tutte il problema alla radice.
La situazione umanitaria è drammatica: centinaia di migliaia di sfollati, mancanza di acqua, luce e medicinali. I prezzi alimentari sono alle stelle.
Per questo sentiamo il bisogno di sostenere ancora di più le realtà che stanno cercando di rispondere all'emergenza. Muungano-Solidarité a Goma non ha chiuso le porte, ma sta intensificando l'accoglienza e l'apertura agli sfollati e a quanti sono maggiormente in difficoltà.
 
Rispondendo alle richieste di vari amici, indichiamo la possibilità di contribuire attraverso i conti correnti bancari e postali dell'associazione Solidarietà-Muungano di Parma inserendo come causale “Emergenza Goma”.
Intestazione c/c: ASSOCIAZIONE “SOLIDARIETA'-MUUNGANO” ONLUS
c/c bancario: IBAN IT60U0623012711000035541521
C/C POSTALE: 12686432
Vi salutiamo con affetto
Fraternità Missionaria e Solidarietà-Muungano

 

note di approfondimento:

suor Teresina Caffi (missionaria saveriana nella Repubblica Democratica del Congo dall''84) ci racconta la guerra dimenticata del Congo
13/07/2012 - Si aggrava il conflitto nel paese, dove il rischio è arrivare allo scontro totale contro i ribelli.
Dopo un round di colloqui tra i ribelli del M23 e il governo congolese in Ruanda, si va verso la guerra.
SI FA LA GUERRA - Congo e Ruanda hanno annunciato la creazione di una forza militare che opererà congiuntamente per dare la caccia ai ribelli del M23, il gruppo  di ex combattenti Tutsi ammutinatisi denunciando il mancato rispetto degli accordi del 23 marzo 2009, data che ispira il nome scelto dai ribelli. Ribelli che dopo una serie di razzie nella regione del Kivu settentrionale hanno dato il via a una campagna incruenta che li ha portati a poche decine di chilometri da Goma, la capitale della regione.
DOPPI GIOCHI E IPOCRISIE - La posizione del Ruanda non è per niente chiara e i paesi occidentali e quelli donatori in particolare non hanno accolto bene le prove di un suo sostegno ai ribelli, la decisione recente di combatterli militarmente potrebbe essere figlia delle numerose pressioni internazionali che hanno chiesto il taglio degli aiuti a Kigali. Gli Stati Uniti per parte loro, pur interessati alla stabilità congolese, hanno cercato di bloccare il rapporto e di risolvere la questione senza fanfare, ma alla fine associazioni ed ONG sono riuscite a far sentire la loro voce.
I CATTIVI - Non aiuta i ribelli del M23 il fatto che il loro leader sia Bosco Ntaganda, graziato informalmente dal governo di Kinsasha, ma ricercato dal Tribunale Penale Internazionale per aver commesso numerose atrocità in passato. Un suo omologo, Thomas Lubanga è appena stato condannato a 14 ani dalla stessa corte, che per ora sembra sia abilitata solo a inquisire criminali africani. Anche l’Uganda di Museveni medita d’intervenire, dopo aver ricevuto decine di migliaia di profughi e persino interi battaglioni di soldati congolesi. Una minaccia più che un’opportunità, almeno per i congolesi che ricordano il contributo della dittatura ugandese alla Prima Guerra Mondiale Africana, che si portò via cinque milioni di congolesi sul finire degli anni ’90. Un disastro ancora fresco nelle menti degli abitanti del Kivu, anche se il loro massacro non viene ricordato come invece accade per quello ruandese, pure iscritto nella dinamica dello stesso conflitto.
LA SITUAZIONE - I ribelli sono sprezzanti e intanto intimano all’esercito di lasciare il Kivu, Ntaganda non è più esibito come leader e il colonnello Sultani Makenga che ora funge da leader e portavoce dice che il suo caso è una sua questione privata. M23 si mostra deciso e dipsosto a trattare con il governo, che però negli ultimi giorni ha recuperato decisione e  insieme alle truppe ONU della missione MONUSCO (ex MONUC, in Congo dal 2009) ha attaccato i ribelli con gli elicotteri. La missione può contare su più di 20.000 uomini e non è una preda papabile per quelli di M23, che tuttavia possono impazzare per le montagne e le foreste della regione sfuggendo a lungo a un’eventuale caccia.
IL PROBLEMA - Un’ipotesi sgradita a tutti, perché ripeterebbe l’esperienza di altre storie simili che nella regione sono finite in scie di massacri e stupri, lasciati dai ribelli o dai variamente briganti in fuga. La decisione di Congo e Ruanda non sarà presa bene dai ribelli, ai quali resta solo da scegliere tra la resa e dar battaglia, opzione tra le più probabili visto che la resa porterebbe sicuramente conseguenze pesanti.
LA VERA MINACCIA - Il documento siglato tra i due governi inoltre va oltre la questione rappresentata da M23, perché chiama esplicitamente in causa anche l’eradicazione del FDLR (Forza Democratica di Liberazione del Ruanda) e altre “forze negative” nella regione. Il Ruanda sembra così cogliere l’occasione per colpire quegli Hutu che dopo essere stati protagonisti del genocidio ruandese si sono rifugiati in Congo e là ancora coltivano progetti contro la dittatura ruandese. Un intreccio di rivalità e rancori che, anche sulla scorta dei sanguinosi precedenti, fa temere per il peggio. Non per niente buona parte della popolazione della zona interessata dai movimenti dei militari ha già scelto la strada della fuga, privilegiando i paesi vicini.

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i video sono stati caricati nel maggio 2009 da Teddi Bue

NADiRinforma e MedicoN.A.Di.R. partecipano alla Campagna Noppaw (Nobel Peace Prize for African Women) attraverso il video “La guerra delle donne” che raccoglie alcune testimonianze di donne congolesi sopravvissute agli orrori della guerra. Campagna Noppaw promossa da Solidarietà e Cooperazione Cipsi e da ChiAma l'Africa con l’obiettivo di assegnare il Premio Nobel per la Pace 2011 alle donne africane nel loro insieme.

Nei prossimi mesi saranno promosse iniziative con le donne in varie regioni del Senegal, del Mali, del Burkina e di altri paesi africani. È inoltre già prevista la presentazione ufficiale al Parlamento Europeo a Bruxelles il 23 maggio e alla Farnesina il 25 maggio, con moltissimi eventi per tutto l’anno.
Il Noppaw continua poi a portare avanti il suo impegno per la raccolta delle firme di adesione all’appello.

 
Teresina Caffi
Omaggio alle donne d'Africa

Il momento piú emozionante del convegno di Parma è stato quando Teresina Caffi, saveriana, ha presentato la testimonianza sul ruolo della donna e l'Africa.
 
"La donna era in ospedale pestata dal marito. Le asportarono la milza. Sembrava potesse farcela. 'Riuscirai a perdonargli?' le ha chiesto Lucia. 'Se non gli perdono io, chi gli perdonerà?'. Morì poco dopo, quasi all'improvviso.
Rendo omaggio, con questo intervento, alle donne d'Africa, alle donne dei paesi dei Grandi Laghi.
Alle donne che risalivano dal lago alle sei del mattino, con la gerla già piena di sabbia bagnata, con cui riempire un fusto per una casa in costruzione. Capaci di alzare la testa da sotto il peso e salutare con un largo sorriso. I primi spiccioli della giornata. Poi via, per i campi lontani dalla città, scalze, la gerla con la zappa sulle spalle. E magari anche l'ultimo nato, da deporre all'ombra, mentre si chinano sotto il sole a coltivare.
Rendo omaggio alle donne al lavoro nei campi, spazio di libertà e creatività ove far crescere e moltiplicare la vita: che raccolgono e sbucciano la manioca, ne riempiono la cesta e tornano insieme liete, camminando per chilometri, sotto il sole delle due. E poi il fuoco da accendere, il cibo da preparare per tutti, il profumo che inonda l'aia e tutti che attendono da loro il cibo. E vederli mangiare tutti con gioia e orgoglio. E finalmente sedersi a mangiare, magari in cucina.
Rendo omaggio alla loro intelligenza volta a proteggere la vita, al loro provvedere ad ogni cosa. Alle donne al mercato, finalmente sedute, che vendono il sovrappiù per procurare un poco di pesce, di sale, un vestito ai figli e magari anche qualcosa di bello per loro. Basta così poco perchè facciano festa.
Rendo omaggio alla loro bellezza luminosa, regale, ignorata, che la fatica spegne presto, ma solo in apparenza. Rendo omaggio a queste donne, che trovano il tempo per prendere il quaderno ed andare ad imparare a scrivere, e capire così che non è vero che sono meno intelligenti, alla festa di leggere le prime parole, il libro dei canti, la lettura in chiesa.
Rendo omaggio a queste donne, regine ad ogni maternità. Che sanno chiamare Désiré (Desiderato) anche il nono figlio e che ricorrono ai metodi delle "nascite desiderabili" piuttosto per averli, i figli.
Rendo omaggio alle donne morte nel dare la vita, con semplicità, come un'avventura di cui sapevano da sempre il prezzo.
Rendo omaggio a queste donne per le umiliazioni nascoste, i tradimenti subiti, le speranze deluse, la capacità di stare per amore dei figli. Per le volte che qualcuno ha detto loro che erano inferiori, serve, incapaci, per tutte le decisioni subite senza essere interpellate.
Rendo omaggio a loro, soprattutto per questi lunghi anni di guerra, a loro che portano il peso dell'impresa, quasi impossibile, di nutrire la famiglia. Al coraggio delle loro riunioni clandestine in città, non in nome di chissà quali alternative politiche, ma dei loro figli e dei loro mariti resi merce di scarto dall'arruolamento forzato, dalla mancanza quotidiana di cibo. A loro che hanno per mesi rifiutato di mandarli a scuola. A loro che hanno marciato con il seno scoperto per dire l'inutilità del loro dare la vita, di fronte ai continui massacri. A loro che si sono vestite a lutto, che hanno scioperato da ogni attività, che vendono le merci in casa per non pagare al mercato la tassa dello "sforzo di guerra", la guerra contro il loro popolo.
Rendo omaggio ai loro piedi che fanno chilometri e chilometri per trovare da qualche parte del cibo che costi meno, che accettano l'umiliazione di varcare la frontiera a comprare, tassato, un cibo prodotto nel loro paese, purchè i figli mangino.
Rendo omaggio alle loro mani callose che conoscono fin da piccole il lavoro, che sanno condividere con la vicina il niente che hanno.
Rendo omaggio al loro grembo offeso da una guerra fatta contro di loro per uccidere il futuro di un popolo. Rendo omaggio alle donne spesso scientemente infettate di HIV come tecnica di guerra. Rendo omaggio alle ragazze umiliate alla stessa maniera mentre andavano all'acqua o la campo e di colpo diventate solo buone per la strada. A queste donne usate e umiliate. A quelle che hanno preferito morire atrocemente pur di non essere violate.
Rendo omaggio alla loro capacità di danzare, malgrado tutto, alla nascita del figlio della vicina o negli incontri liturgici, ultimi spazi di libertà rimasti. Alla loro capacità di ridere, mai del tutto spenta. Rendo omaggio alla loro fede nel Dio quotidiano che lotta con loro e mediante loro per proteggere la vita, armata debole ed enorme della vita contro gli eserciti di morte.
Rendo omaggio a Colui che le ha inventate per dire oggi che la vita si guadagna, si difende, si protegge con la vita. A questa Eucaristia continuamente da esse celebrata nella fatica di una vita data. Le loro storie, chi mai le racconterà? Ma da qualche parte un libro è scritto, che conosce ogni loro passo. Non sono tutte sante. Ma conoscono che l'amore è fatica, l'amore fa male, come diceva Madre Teresa.
Un messaggio, una scelta concreta?
Accettare che l'amore si faccia male, consumi il nostro tempo, la nostra vita, le nostre forze, la nostra pace. Accettare di essere tribolati per amore. Il resto sono parole, sentimenti, Sanremo".
 
Ref.: Testimoni (Quindicinale di informazione, spiritualità, vita consacrata), n. 6, marzo 2002.

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