Sal & Inf: una svolta diagnostico-terapeutica che passa attraverso la valutazione delle caratteristiche di personalità - Luisa Barbieri

a cura di Luisa Barbieri
21 gennaio '13
Nel 1921 venne pubblicata una famosa opera dello psicanalista Carl Gustav Jung dal titolo esplicito: “Psychologische Typenche alla traduzione in italiano riporta alla caratterizzazione delle tipologie di personalità umane, evidenziando i tratti psicologici dell'introverso e dell'estroverso.
Introversione ed estroversione, semplificando le fondamenta che diedero la possibilità allo scienziato di proporre questa prima classificazione empirico-scientifica, riportano al modo di pensare e di reagire all'ambiente esterno sull'onda della tipologica visione del mondo stesso. La differenza principale, quindi, tra le due tipologie di personalità è l'attenzione che viene posta verso il soggetto piuttosto che verso l'oggetto: l'estroverso si pone in maniera aperta e accogliente conseguentemente risulta socievole e assertivo, mentre l'introverso esprime chiusura, quindi si mostra più riservato, riflessivo e meno socievole, senza giungere all'isolamento, semplicemente emerge una tendenza a circondarsi di amici facenti parte di una cerchia ristretta di individui.
 
Lo studio, che vorrei proporre e che è stato presentato al 14° Meeting annuale della Society for Personality and Social Psychology (17-19 gennaio '13 – New Orleans), fa parte di un filone emergente della ricerca psicologica sulla personalità: un tentativo di dimostrare scientificamente come le persone possano differenziarsi l'una dall'altra ed in quale modo tali diversità incidano sulla loro qualità di vita.
Alcuni ricercatori della Society for Personality and Social Psychology (SPSP) hanno tentato di comprendere come l'individuo si inserisca nella società, quanto e/o come incida sulla qualità del ruolo sociale la struttura di personalità estroversa, piuttosto di quella introversa.
L'estroversione non si limita a spiegare le differenze che intercorrono tra le persone in occasione di eventi sociali, quanto invece questa caratteristica, che va oltre la genetica, possa arrivare ad influenzare il cervello nella difficile operazione di attuare delle scelte, specie se queste portano ricompense immediate o dilazionate nel tempo.
Colin DeYoung, dell'Università del Minnesota, che ha partecipato al lavoro asserisce che:
la personalità dell'individuo influisce sulle prestazioni di lavoro,
nonché sugli atteggiamenti sociali e politici,
sulla qualità e sulla stabilità delle relazioni sociali,
sulla salute fisica e sulla morbilità sino alla mortalità,
e non da ultimo sui potenziali rischi
di incorrere in disturbi mentali
David Funder (Università di California, Riverside), attuale Presidente della SPSP, specifica:
la ricerca di DeYoung si inserisce in un ampio spettro di valutazioni nell'ambito della biologia e delle neuroscienze che stanno aiutando lo sviluppo di teorie sulla personalità, quindi la comprensione, supportata dal metodo scientifico, atta a fornire spiegazioni circa modelli persistenti di comportamento e di esperienza”
I ricercatori che stanno presenziando questa sessione (**) rappresentano solamente ciò che la psicologia della personalità potrebbe arrivare a comprendere e la rilevanza sociale che tale comprensione potrebbe assumere”.
 
Nel corso dello studio le persone valutate sono state sottoposte a fMRI (Risonanza Magnetica funzionale) nel corso di una prova che prevedeva la scelta orientata verso piccole ricompense immediate, oppure grandi ricompense dilazionate nel tempo (es: 15$ oggi verso 25$ in 3 settimane); le scelte sono state correlate all'attività cerebrale associata ai diversi tratti di personalità.
 
Si è evidenziato che l'estroversione prevede attività neuronale nella corteccia cerebrale mediale orbito-frontale, regione coinvolta nella valutazione delle ricompense. Lo stimolo indotto dalla possibilità offerta di effettuare scelte con differenti feed back ha evidenziato una maggior stimolazione da ricompensa immediata. Secondo DeYoung, essendo assodato da precedenti studi che questa regione del cervello è legata all'estroversione, questo nuovo studio dimostra come la sensibilità alla ricompensa immediata si possa collocare alla base dell'estroversione.
DeYoung continua il suo lavoro di ricerca puntando l'attenzione sulla possibilità di comprendere cosa stia alla base dei principali tratti di personalità, quali processi psicologici quei tratti possano caratterizzare e come siano generati dal cervello.
La scienza sta facendo grandi passi verso la comprensione di questo sistema incredibilmente complesso rappresentato dal cervello, ma anche la comprensione di ciò che sta alla base della personalità, secondo il ricercatore, è un passo importante verso il traguardo auspicato, ossia la comprensione di come il cervello ci renda ciò che siamo.

La ricerca sta facendo emergere il legame tra struttura di personalità e conservazione dello stato di salute nel tempo, nello specifico si stanno applicando nuovi modelli di ricerca che misurano la correlazione tra la personalità e la durata di vita in stato di buona salute. Si è già evidenziato chiaramente che lo stato di salute non è solo conseguenza della combinazione genetica e/o ambientale, ma risulta strettamente legato alle caratteristiche variabili della personalità.
Le caratteristiche della personalità si iniziano a delineare durante l'infanzia e proprio questa fase di vita, come dice Sarah Hampson dello Oregon Research Institute, fa la differenza rispetto allo sviluppo e alla definitiva determinazione della personalità adulta. Un nuovo studio, che presto verrà pubblicato sulla rivista Health Psychology, evidenzia un fattore determinante per lo sviluppo di una sana struttura di personalità che volga verso una buona qualità di vita: la consapevolezza!

Attraverso la valutazione comparativa dei dati di 2000 bambini nel 1960 alle scuole elementari nello Stato delle Hawaii ad oggi (*) si è visto che quelli che allora erano considerati bambini meno consapevoli, quindi maggiormente negligenti ed irresponsabili, hanno poi mostrato uno stato di salute peggiore all'età di 40 anni, rispetto a coloro che, invece, avevano acquisito quelle conoscenze atte ad affrontare responsabilmente e con diligenza la vita di ogni giorno.
Il lavoro del gruppo della Hampson potrebbe indicare la strada più adeguata per educare i bambini verso l'acquisizione di regole di vita compatibili al miglioramento dello stato di salute nella popolazione adulta del futuro attraverso l'educazione allo sviluppo della consapevolezza e della sana criticità di pensiero, nonché dell'abilità di accettare la latenza che spesso intercorre tra l'azione e la possibile gratificazione, venendo a contrastare il comportamento compulsivo ed alimentando la capacità di modulazione.
La società futura è sicuramente legata agli stimoli che oggi caratterizzano il processo educativo dei bambini, adulti di domani.
 
Nell'ambito della comunità scientifica specializzata nella salvaguardia della salute mentale sembra farsi largo l'idea che le caratteristiche di personalità rappresentino fattori importantissimi nella risposta ai trattamenti terapeutici, cosa che, invece nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) è stato sottostimato sinora.
 
Come dice Robert Krueger dell'Università del Minnesota, collaboratore alla stesura del DSM, V edizione, che verrà pubblicato nel 2013:
l'influenza della psicologia della personalità è aumentata
in quanto offre strumenti e metodi rilevanti
al fine di perseguire una corretta ed adeguata classificazione psichiatrica
affinandone la differenziazione anche in relazione
alla personalità dell'individuo sottoposto
a classificazione su base esclusivamente clinica.”
Il DSM-V contiene un modello che comprende le caratteristiche di personalità che deriva dal lavoro della psicologia della personalità. Tale modello potrà aiutare i terapeuti a migliorare i trattamenti destinati, per fare un esempio, alla depressione, distinguendo tra un paziente generalmente empatico con gli altri ed uno che, invece, presenta tratti di costante conflittualità, al di là del sintomo depressivo.
Secono Krueger il paziente depresso con tratto di personalità empatico trarrà maggiore giovamento dalla relazione terapeutica rispetto a quello che presenta difficoltà in ambito relazionale.
A conclusione di questo mio breve riferimento al lavoro svolto, ed in costante fase di evoluzione, della psicologia della personalità, riporto le parole del Presidente della SPSP Funder, in quanto trovo estremamente importante la considerazione cui si da risalto:
il DSM-V potrebbe rivelarsi una svolta nella storia della classificazione psichiatrica in quanto, più che mai in passato,
il suo rinnovato assemblaggio ha tenuto
in considerazione i metodi e i risultati della psicologia della personalità
 
 
note di approfondimento:

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