Diritti umani: "Non è questo il modo" - poesia di Marco Cinque

di Marco Cinque
 
I
se prendo la parola “dolore”
e la sbudello mille e mille volte
se le strappo via brandelli
e le cavo a pezzi il cuore
se lascio le sue macerie sanguinanti
a putrefare nell’alito marcito
di un foglio osceno e senza fondo
non sarà mai lo stesso dolore immondo
che adesso vorrei davvero partorire
potrei inventare qualunque cosa
per parlare di questa fottuta guerra
sperimentare contorni ad effetto
e cornici nuove
per farne risaltare il vuoto che ti strazia
ma quel nodo che lega le mie labbra
quel deserto che mi chiude in gola
quel disgusto irrisarcibile che implora
su questo volto sfigurato e stupefatto
che qualunque sforzo fatto
non sarà mai e mai abbastanza

è come suicidarsi in rate diseguali
ma senza più veder la fine
perché nemmeno ingoiando
tutte le luttuose epoche del mondo
riuscirei a vomitarle come si conviene

II
- non è questo il modo -
metastasi dell’umanità
che sapeva bene del suo cancro

- non è questo il modo -
figli di una stessa madre
sbranata assieme in compromesso
cloni perfetti di Caino, cellule impazzite
orfani in corteo fra terra e cielo

- non è questo il modo -
- non è questo il modo -
potrei ripeterlo un miliardo di volte
e inizio a percepire quel dolore
ma ancora - non è questo il modo -

è un abisso inarrivabile
uno splendido mattino
sbocciato nel giorno in cui
mi son cavato gli occhi di assassino

- non è questo il modo -
crocifiggetemi in un buco nero
friggete nel fiele i miei resti
e dateli in pasto al padrone del porcile

- non è questo il modo -
trovate il genio dei torturatori
sarò il suo esperimento preferito
il mio corpo un nervo tutto fuori
elettrificato fino all’anima dell’osso

ma non è questo il modo
non è mai questo il modo

III

o vento, vento insaziabile
che scompigli le mie frustrazioni
scuotimi come un giunco spezzato
e dammi finalmente quel dolore
che ancora ostinatamente mi si tace
e se questo non sarà il modo
dimmi almeno dove cercare

o mare, mare di speranza
per ogni tua goccia un ricordo
infrangiti con tutta la possanza
sulle ultime illusioni e spazzami via
inghiottimi per sempre nel ventre
della tua più profonda azzurrità

o cielo che non provi mai vergogna
coi piedi impantanati in questa gogna
fammi rivivere al contrario
succhiami nel sussurro della notte
e piangimi nei tuoi tramonti insanguinati

o dolore, dolore!
come posso conoscere il modo se non so
nemmeno del mio primo vagito?

coglimi come e quando vuoi, dolore
e non ti chiederò più nulla
se non il saperti dire

 
 
 
 

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