Sal & Inf: l'ansia da attaccamento nella coppia e sistema immunitario

13 febbraio '13
 
L'ansia derivante dalle relazioni interpersonali può indurre una riduzione della capacità di reazione del sistema immunitario, incrementando la vulnerabilità alle malattie
 
Si parta dal presupposto che un certo livello a tratti di ansia in ambito relazionale, soprattutto quando la relazione coinvolge l'ambito amoroso, è da considerarsi nella norma, il problema insorge quando l'ansia attanaglia al punto da divenire preoccupazione costante, sinanche opprimente e castratoria.
Secondo un nuovo studio condotto dal gruppo di ricercatori facenti capo alla dott.ssa Lisa M.Jaremka, ricercatrice post-dottorato presso la Ohio State University’s Institute for Behavioral Medicine Research (IBMR), in via di pubblicazione sulla rivista Psychological Science, le preoccupazioni e le ansie legate alle relazioni interpersonali intime sembrerebbero incidere quale fattore di stress cronico capace di compromettere l'immunità.
Sono state valutate le risposte ansiose malgestite in 85 coppie sposate tra di loro per una media di 12 anni (la più parte erano bianchi e la loro età media si aggirava sui 39 anni).
Nel corso dello studio i ricercatori hanno chiesto ai componenti le coppie la compilazione di questionari relativi le loro relazioni amorose, sono poi stati raccolti campioni di sangue e di saliva a verificare dal punto di vista biochimico la risposta agli eventuali stress, prestando particolare attenzione alla concentrazione ormonale strettamente legate alle situazioni stressanti e a quella di specifici tipi di cellule immunitarie.
La ricerca ha focalizzato l'attenzione alla cosiddetta ansia da separazione (attaccamento) a valutare l'attaccamento emotivo-affettivo nell'ambito della coppia: coloro che rientrano nella fascia alta dello spettro ansioso risultano eccessivamente preoccupati di essere respinti, tendono a cercare costantemente rassicurazioni circa il fatto di essere amati e sono maggiormente predisposti ad interpretare gli eventi che reputano ambigui quali elementi negativi per il loro rapporto amoroso.
I rapporti dominati da eccessivo attaccamento emotivo si sono dimostrati particolarmente carichi di ansia e al contempo alla valutazione laboratoristica si sono rilevati elevati livelli di cortisolo (ormone steroideo rilasciato in risposta allo stress) e riduzione dei linfociti T (linfociti che giocano un ruolo centrale nella Immunità cellulo-mediata) in confronto alle rilevazione degli individui appartenenti a coppie non affette da ansia da attaccamento. Questo non esclude che eventi ansiogeni sovrapponibili possano verificarsi in tutte le coppie, ma ciò a cui lo studio fa riferimento è la condizione costante di ansia relativa alla relazione affettiva.
 
Si teorizza da tempo che l'ansia da attaccamento possa essere riconducibile a problematiche affettive incorse nell'infanzia, in effetti i bambini sanno di poter contare su altre persone, ma se le cure, la protezione risultassero insufficienti o incoerenti o negligenti, i bambini potrebbero sviluppare sentimenti di insicurezza che nelle fasi successive della vita potrebbero manifestarsi come attaccamento ansioso.
D'altro canto la dott.ssa Jaremka, nel corso della ricerca, ha osservato che le persone affette da questo disagio possono cambiare, infatti afferma che l'ansia da attaccamento: “non è necessariamente uno stato permanente di esistenza”.
 
I partecipanti alla ricerca hanno completato il questionario “The Experiences in Close Relationships scale” (un metodo per valutare gli orientamenti di attaccamento attraverso le relazioni), hanno riferito i sintomi riferibili all'ansia e alla qualità del sonno.
Sono stati raccolti campioni di saliva nell'arco di 3 giorni e di sangue nell'arco di 2.
I risultati ottenuti hanno dimostrato che coloro che presentavano una maggiore quota di ansia producevano in media l'11% di cortisolo in più rispetto ai controlli, ed una concentrazione di linfociti T compresa tra l'11 e il 22% inferiore. Certo è che, come dice la dott.ssa Jaremka, la riduzione dei linfociti potrebbe essere conseguenza dell'aumento del cortisolo, potente immunodepressore, il fatto resta che comunque versare in uno stato prolungato di ansia può correlarsi a riduzione delle capacità immunitarie, quindi di difesa da malattie, dell'organismo.
La maggior parte delle ricerche che interessano questo argomento supporta l'idea che lo stato ansioso potrebbe essere in qualche modo ridimensionato da un atteggiamento amorevole, attento, dalla realizzazione di un buon rapporto di coppia; il gruppo facente capo alla dott.ssa Jaremka fissa invece l'attenzione sugli effetti derivanti da relazioni di coppia insoddisfacenti, come dal vissuto di solitudine che sembrano incidere sfavorevolmente sulla reattività del sistema immunitario.
 
La dottoressa Jaremka lavora presso il laboratorio che si occupa di Stress e Salute, parte dell'Istituto per le ricerche sulla Medicina Comportamentale (IBMR) che fa capo a Janice Kiecolt-Glaser, professore di psichiatria e psicologia alla Ohio State University impegnata nell'area della psiconeuroimmunologia in collaborazione con il dottor Ronald Glaser. Gli studi eseguiti dall'equipe hanno dimostrato importanti conseguenze sulla salute determinate dallo stress, comprese guarigioni più lente e risposte deteriorate ai vaccini. É stato inoltre dimostrato quanto e come lo stress cronico possa influire sull'andamento di alcune patologie, quali alcune tipologie di cancro, di malattie cardiovascolari, sul diabete di tipo II, sull'osteoporosi, l'artrite. Oggi il lavoro di ricerca è incentrato su come le relazioni interpersonali possano influenzare il sistema immunitario e il sistema endocrino e a quali conseguenze sulla salute tali influenze possano portare.
 
Note di approfondimento:

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