Sal & Inf: TV nell'infanzia e sviluppo di comportamenti antisociali

di Luisa Barbieri

18 febbraio '13
 
Uno studio condotto in Nuova Zelanda, presso l'Università di Otago, pubblicato dalla rivista Pediatrics (Rivista ufficiale dell'American Academy of Pediatrics) nell'ottobre 2012, sembrerebbe imputare all'utilizzo eccessivo della televisione, nel corso dell'infanzia, il rischio di sviluppare comportamenti antisociali a lungo termine.
 
La ricerca ha seguito un migliaio di bambini nati nella città di Dunedin in Nuova Zelanda tra il 1972 e il 1973; i bambini sono stati monitorati, ad intervalli regolari, dalla nascita fino all'età di 26 anni in riferimento all'utilizzo della televisione.
 
É stata studiata l'associazione emergente tra le ore trascorse dinanzi alla televisione dai 5 ai 15 anni e le condanne penali, le condotte violente, la diagnosi di disturbo antisociale e tratti della personalità aggressivi in età adulta.
Chiaramente le associazioni, per essere considerate statisticamente significative, hanno tenuto in considerazione parametri precisi di riferimento, quali il sesso, lo status socio-economico, la presenza di precedenti episodi riferibili a comportamenti antisociali, nonché la valutazione della famiglia di origine.
 
Si è potuto giungere alla conclusione che coloro che avevano fatto maggior uso della Tv erano tra gli adolescenti e i giovani adulti che in qualche modo si erano distinti per comportamenti inadeguati, sino ad esprimere tratti della personalità chiaramente antisociali in età adulta senza differenza alcuna né di sesso, né di appartenenza socio-economica.
 
Le valutazioni dei ricercatori si sono spinte sino ad asserire che il rischio di una condanna penale nella prima età adulta si registrasse aumentato di circa il 30%, collegandolo ad ogni ora che i bambini trascorrevano a guardare la TV nelle corso delle serate infrasettimanali.
In età adulta questi individui sembrerebbero maggiormente predisposti, oltre che ad esprimere aggressività, a sviluppare la tendenza tesa alla sperimentazione di emozioni negative con verisimile conseguente maggiore predisposizione alla slatentizzazione di comportamenti francamente antisociali.
É importante sottolineare, come dice uno degli autori, Lindsay Robertson, il fatto che sembrerebbe proprio l'esposizione prolungata alla televisione la causa della devianza comportamentale, non che i bambini già predisposti verso l'aggressività siano particolarmente attratti dal mezzo televisivo.
 
Questo risulta essere il primo studio “real life” nell'ambito dell'interazione bambino-adolescente/programmi televisivi sottoponendo per un lungo periodo allo stimolo irritativo il campione di individui sottoposti alla ricerca. Non si può nell'ambito di uno studio osservazionale, come questo, provare che l'essere sottoposti a troppa televisione determini un comportamento antisociale, però i risultati ottenuti vertono verso l'ipotesi più che accreditabile che un uso eccessivo del mezzo in questione, soprattutto nelle prime fasi di vita, possa avere conseguenze a lungo termine per il comportamento.
 
L'American Academy of Pediatrics raccomanda che i bambini dovrebbero guardare non più di 1 o 2 ore di televisione ogni giorno in osservanza di una qualità della programmazione adeguata. In questo senso, oltre all'impegno educativo dei genitori, viene chiamata in causa anche la responsabilità della programmazione stessa.

 

 
Note di approfondimento:
 

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