le nostre storie: Il mercato e la fede - Tino Di Cicco

 
Tino Di Cicco
5 marzo '13
 
Ci sono uomini a Wall Street e nelle altre Borse della terra che conoscono bene la “realtà”. Uomini che gesticolando a mani alzate possono decidere il destino del mondo. E che adesso dicono che per superare l’attuale congiuntura negativa nell’economia mondiale ci sia bisogno di una sola cosa : la fiducia nei mercati.
Di fronte alle attuali difficoltà, dicono non sia importante il costo del lavoro o quello del denaro; le infrastrutture o il tipo di governo. No, importante, ripetono, è la fede nell’efficacia del mercato.
Strano mondo quello in cui viviamo; abbiamo dimenticato il valore della fede per “salvare” le persone, e riscopriamo questa virtù “spirituale” per salvare il mercato globale. Come se l’immateriale e l’invisibile dovessero ora mettersi al servizio del materiale e del visibile.
 
La nostra civiltà ha valorizzato il bene-merce come se fosse l’unica “realtà”; ed ha educato l’uomo a trovare conforto solo in essa. Tutti i nostri indicatori di benessere sono centrati sul Pil e dintorni; non sapendo misurare la gioia, la escludiamo dai nostri telegiornali.
L’assunto della civiltà occidentale è: esiste solo quello che è misurabile; se qualcosa non è “oggettivabile” dai nostri sofisticati strumenti di misura, non esiste. Sono le macchine, gli strumenti che pensano e sentono per noi. Anche a causa di questa “logica” abbiamo eliminato dalla nostra vita il sentimento della fiducia.
Ma è questa “certezza” che ci fa vivere, anche se il metro e la bilancia non sanno come rilevarla. La conosce benissimo il nostro cuore; quando non si rassegna al Dow Jones per capire con quale sentimento vivere.
La fede che il mondo possa essere così come noi crediamo sia, è un propellente vitale più del petrolio, nonostante tutti si affannino a dimostrare il contrario. Ma non la fede gestita dai monopolisti dell’al di là; quelli che da Roma alla Mecca e fino a Gerusalemme si sono impossessati della Parola sacra e la vendono sui mercati dello Spirito.
Se è blasfemia quella fede che l’Occidente moderno ri-conosce solo per alimentare il mercato, forse lo è ancora di più quella che la carcera dentro la dogmatica delle religioni.
Apparentemente le liturgie religiose sembrano interessate alla “salvezza” dell’anima; ma scavando appena un po’, ci si accorge facilmente che l’anima che vogliono “salvare” “puzza” moltissimo di questo nostro rifiutato corpo.
La fede non è vera fede se è utile a qualcosa. Non può essere funzionale né ai mercati, né alla salvezza dell’anima. Non è gestibile né da Wall Street, né dal Vaticano. Più è funzionale a qualcosa, più tradisce la sua vocazione profonda, la sua purezza. Forse vera fede è quella che ci consente di camminare in precario equilibrio sulla corda della vita, senza troppi timori per quello che sarà di noi.
La vera fede non ci oscura la notte, per illuderci di aver trovato una luce che non c’è. Guarda con occhi aperti il nulla, e trova quasi sempre l’amore che forse neanche cercava.
 
 

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