Sal & Inf: la comunicazione e la memoria sociale nei Delfini, definibili “persone non-umane”

la comunicazione e la memoria sociale nei Delfini, definibili “persone non-umane

a cura di Luisa Barbieri

 
Secondo uno studio condotto da Jason N.Bruck (Department of Comparative Human Development, Institute for Mind and Biology, University of Chicago) pubblicato nell'agosto '13 su Proceedings of the Royal Society, i delfini sono animali altamente socievoli e socializzanti; la ricerca ha evidenziato la capacità comunicativa espressa da questi mammiferi che usano fischi a specifica valenza.
Lo studio è stato condotto in giardini zoologici ed acquari, come il parco Dolphin Quest Bermuda, ma è molto probabile che le abilità comunicative riscontrate esistano anche negli animali liberi. Si ipotizza addirittura che i mammiferi, sottratti alle cure umane, possano ulteriormente sviluppare tali caratteristiche.
Le capacità comunicative sembrano associate ad una memoria sociale a lungo termine difficilmente riscontrabile negli animali non umani.
La memoria sociale a lungo termine è da considerarsi importante, in quanto è come un test ecologicamente rilevante la capacità cognitiva, ci aiuta a capire quanto le relazioni sociali siano ricordate e fa riferimento a due discipline apparentemente separate: la cognizione e la socialità.
 
Nonostante le enormi difficoltà metodologiche sarebbe interessate focalizzare lo studio sugli animali in libertà, a confermare l'ipotesi che ha preso avvio da questo studio in cattività, che i ricordi sociali nei delfini si cementano e durano per tutta la loro vita.
Lo studio della memoria a lungo termine negli animali assume particolare significato se se ne valuta la resilienza, ossia la capacità di affrontare le avversità della vita superandole ed uscendone rinforzati se non trasformati positivamente, oltre ad offrire la possibilità di valutare se i ricordi sociali incidono di più sul cambiamento che non i ricordi non legati alla socialità.
Per i delfini questo tipo di memoria potrebbe aiutare a valutare le minacce sociali e le potenziali alleanze sociali a salvaguardia del singolo, quale parte di un gruppo.
 
Recentemente si è accertato che ogni delfino sviluppa un unico fischio, quasi una firma, che lo definisce nella sua individualità. Si è visto che possono imparare e ripetere fischi-firme appartenenti ad altri individui, e a rispondere quando un altro delfino imita il suo invito. Un delfino emette il suo fischio firma a trasmettere la sua identità e ad annunciare la sua presenza, permettendo l'identificazione reciproca con altri simili su lunghe distanze e a riconoscersi l'un l'altro, ad unirsi con l'altro. I fischi possono essere rilevati fino a 20 km di distanza a seconda della profondità dell'acqua e della frequenza del fischio.
 
Il dott. Bruck ha registrato i fischi dei delfini riuscendo a distinguerne e a definirne la tipologia e il loro ipotetico significato. É riuscito ad identificare la capacità di riconoscimento reciproco tra animali che avevano vissuto insieme nel passato, evidenziandone la memoria sociale.
I delfini mostravano di riconoscere i loro vecchi compagni, anche esemplari che non si incontravano da decenni, attraverso lo scambio di fischi che il dott Bruck ha comparato con quelli che invece venivano scambiati con sconosciuti. La reazione era immediata se i richiami provenivano da componenti lo stesso nucleo famigliare.
 
Non è chiaro il motivo per il quale la memoria sociale persista così a lungo, certo è che questi mammiferi acquatici hanno mostrato una sofisticata capacità di relazione sociale. Se osservati in mare aperto i delfini entrano ed escono dai gruppi più volte e questa capacità relazionale la si potrebbe correlare con un incremento delle capacità mnemoniche, ma anche con una sfaccettatura della mente che potrebbe essere evoluta per altre ragioni.
 
 
Fermo restando il fatto, oramai assodato, che le capacità cognitive sono ben sviluppate, l'ipotesi di evoluzione adattativa avrebbe bisogno di approfondimenti scientifici che comprendessero diverse popolazioni in stato di libertà, studiate per almeno una ventina d'anni.
 
Un'altra domanda aperta riguarda il significato che quel fischio assume nella mente del delfino. Noi non possiamo che fare riferimento al nostro apparato cognitivo e conseguentemente il fischio dovrebbe essere decodificato con un nome, quindi con un'immagine specifica, riferibile a quella persona, finora nessuno è stato in grado di capire se la stessa reazione cognitiva prende forma nella mente di un delfino.
Tra gli obiettivi che si pone il dott Bruck vi è proprio quello di capire se la chiamata evoca una rappresentazione, un'immagine mentale di quello specifico individuo cui è indirizzata; chissà che proprio dai delfini noi umani non riuscissimo ad imparare quel qualcosa che potesse permetterci lo sviluppo di una migliore capacità relazionale, visto come la nostra razza, invece, seppur capace di usare simboli sonori ad esprimere i pensieri, abbia perso, o forse mai acquisito, l'abilità di vivere in gruppo senza farsi reciprocamente del male cadendo preda di fraintendimenti comunicativi.
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