le nostre storie: la mia corsa ... di Irene Cussini

di Irene Cussini
31 gennaio '14
"...perché non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa..."
Questa frase è la sintesi del pensiero che ho custodito gelosamente e vergognosamente dentro di me, con paura, con vergogna e che ora sto trasformando in consapevole passione per la corsa.
Parlo di "consapevole passione" perché fintanto che ho corso per scappare, per allontanarmi, per depistare le mie paure, i miei dolori, la mia incapacità di decidere, ebbene la mia era una corsa di dolore, una corsa alla fine della quale non avevo più cuore, più polmoni, più muscoli capaci di sostenermi, più lacrime da versare.
Correvo appunto per anestetizzarmi, per cercare di cancellare me stessa dal vuoto nel quale mi ero trovata.
Correvo lontana da me, come se ciò fosse possibile ma, alla fine di ogni mia corsa, quando con fatica mi toglievo le scarpe e leggevo i chilometri percorsi certa di aver messo a tacere il mio cuore e la mia testa, ecco che con arrogante puntualità i miei "fantasmi" tornavano a me impossessandosi di ogni parte del mio corpo, fino alla corsa successiva.

Oggi, dopo circa due anni di corsa per scappare, forse posso dire a me stessa che il mio senso di marcia sta cambiando: ora corro incontro a qualcosa, corro verso me stessa, corro guardando quello che mi circonda, corro in mia compagnia.
Non corro più per ferirmi, per lacerarmi, corro per la mia gioia, corro per il mio cuore e per il mio cervello.
Corro per quelle "donne che corrono coi lupi", per quelle donne che combattono in maniera assertiva, per quelle donne a cui non può bastare vivere ai margini.
Corro perché è così che vorrei diventare, "donna selvaggia" perché caratterizzata da grande forza psichica, potente, con grande istinto e capacità di amare sé stessa per poter poi amare gli altri.
Corro perché ho sete di sapere, di vedere, di capire....e poi più corro più correrei.

Ecco perché ora percepisco profondamente i significati all'interno delle parole pronunciate dall'indimenticabile "Forrest Gump": " ...perciò corsi fino alla fine della strada e una volta lì pensai di correre fino alla fine della strada e una volta lì pensai di correre fino alla fine della città, pensai di correre attraverso la contea di Greenbow, poi mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale correre attraverso il bellissimo stato dell'Alabama e così feci. Corsi fino all'Oceano..."
 
 
 
Ora, mentre mi preparo per le mie corse, ogni piccolo gesto assume una ritualità ed un significato profondo e di dolcissima scoperta.
Indossare i miei indumenti super tecnici, allacciare ben strette le mie leggerissi
me scarpe, pettinare i miei capelli in una coda, sistemare le cuffiette per ascoltare la musica che amo, non sono banali ed insignificanti gesti ma sono, ogni volta, la scoperta di una nuova gioia, di una nuova voglia di emancipazione.
La strana scoperta di correre con il proprio sé.
 
"...dalle scarpe di una persona si capiscono tante cose, dove va, dove è stata..."
Guardando le mie running posso riconoscere tutta la strada di dolore che mi ha portato ad essere oggi quella che sono.

Non le butterò mai via: mi devono servire per

ricordare tutta la fatica, la paura e le lacrime che abbiamo corso insieme.

 

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