le nostre storie: Non essere e Non avere - di Giovanna Arrico

di Giovanna Arrico
31 gennaio '14
 
La frustrazione del Non Essere e del Non Avere.
Mi soffermo spesso su queste frasi. Mi soffermo pensierosa a volte nel guardare le persone che attorno a me vivono il loro quotidiano.
Grandi dubbi, grandi incertezze, luoghi comuni che si portano dietro da una vita.
Ma mi chiedo quale vita, se poi alla fine non si fa altro che un “semplice” copia e incolla della vita di altri.
 
“Essere o Non essere” citava William Shakespeare. Appunto, cosa si vuole essere e che cosa non si vuole essere.
 
Mi ritrovo a dialogare con persone, a volte semplici conoscenti, e a porre la domanda per me forse ovvia: “ma perché se non ti trovi a tuo agio come sei, non provi a trovare una strada alternativa...una Tua Strada?”.
 
Silenzio. Paura. Rabbia.
 
La mia domanda è sempre considerata spigolosa.
La mia domanda è solo una provocazione.
La mia domanda è a volte solo un modo per dire: “tutti abbiamo percorso fin dall'infanzia, situazioni similari...ma poi si cresce, si diventa adulti e ognuno di noi deve lasciare alle spalle l'icona di riferimento, l'idolo che si voleva imitare per farsi accettare, ognuno di noi deve lasciare il suo bozzolo per poi diventare quella farfalla che ha in mente di essere.”
 
Ognuno di noi deve o meglio dovrebbe diventare un essere umano adulto e una mente pensante.
 
Nonostante tutto si preferisce seguire i soliti schemi, le solite persone, le solite compagnie, pur coscienti che nulla è uguale a prima e che nulla emoziona come una volta.
 
Spezzare, tagliare, costruirsi una nuova identità.
 
Spesso mi ritrovo davanti a persone estremamente intelligenti, dotate di grande curiosità e cultura, ma che preferiscono rimanere nell'anonimato per continuare ad avere la solita “gente” attorno.
 
Per non deludere le aspettative degli altri, per non rimanere soli...o meglio per non sentirsi ancora più soli.
 
Negare l'evidenza di un qualcosa che non appartiene più al presente, pur di non “vedere oltre” (la mia frase preferita).
 
Indossare le molteplici maschere in base al ruolo scelto, in base alla circostanza nella quale ci si trova. Linguaggio cameratesco tra uomini ed estremamente fashion tra le donne.
 
Maschere che ti fanno dire menzogne, maschere che gli altri scelgono di far indossare a quel qualcuno che stanno reputando solo un “debole”, un oggetto da far girare attraverso le loro dita senza alcun rispetto per la sua vita e per la sua vera essenza.
 
Maschere che faticano a scollarsi dal viso e dal corpo, maschere che proteggono dalla verità e dal proprio Non Essere e Non Volere essere come tutti gli altri.
 
Ovviamente queste parole fanno effetto, fanno pensare ad un cambiamento. Ad una nuova strada, e a nuove difficoltà.
Chi si sente di modificare un percorso noto per affrontare un percorso forse più ostico, l'incertezza rispetto a situazioni nuove, nuove emozioni, nuove persone da conoscere, e quindi Essere sé stessi e non Avere più maschere addosso?
 
Davanti a questi pensieri, si trova il silenzio, uno sguardo misto tra stupore e “che cavolo mi stai raccontando”.
Un silenzio a volte invece pieno di consapevolezza, e di tanta paura.
 
Un silenzio che ti fa comprendere che hai fatto centro, che hai colpito il profondo di quella persona. Non è un colpire, non è essere cattivi o giocare con una presunta debolezza di quella persona, ma è solo un piccolo gesto che può scrollare dal torpore, dal grigiore di una vita piena di superficialità. Un gesto per far “uscire” il bello proprio di quella persona.
Un gesto d'Amore.
 
Non è affatto semplice, non tutti accettano di sentirsi “nudi” davanti ad un nuovo mondo, non tutti accettano la sfida del cambiamento e del miglioramento.
Non tutti vogliono avere una loro personalità, spesso la più parte preferisce “mescolarsi” agli altri per essere appunto accettati.
 
Chi si sente nudo, chi riesce a valutare l'idea di Voler Essere spesso nutre rabbia verso chi l'ha scoperto.
Quasi un paradosso a pensarci.
“Scoprire” la bellezza dell'essere umano non dovrebbe diventare o essere vissuto come un attacco, ma a mio avviso solo come un modo per crescere e condividere esperienze e percorsi diversi, nuovi e forse più importanti.

Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.”

Steve Jobs

 

Note di approfondimento