Sal & Inf: il pesce ritarda l'invecchiamento del nostro cervello

a cura di Luisa Barbieri
2 febbraio '14
 
Il nostro cervello per invecchiare meglio, e meno, pare avere bisogno degli acidi grassi contenuti in elevata percentuale in un alimento, quale è il pesce, che talvolta viene bistrattato, in quanto assoggettato a diversi pregiudizi o, se non altro, scorrettezze di valutazione.
Il pesce è un alimento d'elezione nella nutrizione umana, sebbene in alcune regioni del nostro Paese rimanga pregiudizievolmente relegato ad occasioni particolari, sebbene molti asseriscano che è difficile da cucinare, sebbene altri lo scartino considerandolo un alimento troppo costoso. In realtà, se si consuma pesce nostrano, il suo costo è spesso inferiore a quello di altri alimenti, si prepara in cucina con grande semplicità e rapidità e, proprio in virtù delle speciali caratteristiche favorevoli la salute, in primis l'elevato contenuto di acidi grassi omega-3, invece che l'eccezione nelle nostre mense dovrebbe essere la regola.
Un altro pregiudizio sempre riferibile al consumo di questo alimento è la ricerca assoluta della freschezza, bypassando la possibilità di utilizzo dopo surgelamento, ottimo mezzo di conservazione. Molte persone dicono con fermezza che surgelare significa rovinare, cambiare il sapore, come il contenuto in principi nutrizionali dell'alimento, in realtà il pesce surgelato ha lo stesso valore nutritivo di quello fresco, appena pescato.
 
L'organismo vivente è caratterizzato dal costante cambiamento del quale è espressione dal concepimento sino alla morte. La fase iniziale del processo vitale è dominata dall'accrescimento cui si sussegue, senza interruzione alcuna, l'invecchiamento.
Si potrebbe dire che entrambe le fasi, seppur facilmente identificabili e riconoscibili, si svolgono seguendo ritmi e modalità piuttosto variabili da individuo ad individuo, soprattutto l'invecchiamento è relativo, oltre che alla genetica, alle condizioni nelle quali si è svolta e si svolge la vita e di conseguenza è caratteristicamente individuale.
Lo studio del sistema nervoso ha rilevato che le variazioni anatomiche e fisiologiche si iniziano a far sentire già subito dopo la maturità (probabilmente subito dopo i 30 anni) e continuano ad accumularsi con il passare del tempo. La riduzione del peso e delle dimensioni dell’encefalo potrebbe essere una delle alterazioni anatomiche comunemente reperibili in relazione all’invecchiamento, in quanto avviene una riduzione del volume della corteccia cerebrale e si assiste anche ad un restringimento dell’encefalo, associato ad una perdita di neuroni. E’ poi evidente anche una diminuzione dell’afflusso sanguigno causata da restringimento vasale.
 
Uno studio pubblicato il 22 gennaio '14 sul portale di Neurology online, la rivista medica dell'American Academy of Neurology, evidenzia il potere degli acidi grassi omega-3, per lo più contenuti naturalmente nel pesce, contro la riduzione di volume del cervello umano in fase di invecchiamento. Un potere che, contrastando l'invecchiamento in corso, parrebbe preservare la salute dell'organo nobile per un tempo definito a tutt'oggi di 1 o 2 anni.
Nel corso della ricerca sono state testate 1.100 donne, già parte dello studio multicentrico Women's Health Initiative Memory Study destinato a valutare il valore della terapia ormonale sulla demenza e sulla sofferenza cerebrale in genere. Si sono valutati i livelli degli acidi grassi omega-3 EPA (Acido Eicosapentaenoico) e DHA (acido decosaesaenoico) nei globuli rossi e dopo 8 anni di osservazione, quando l'età media delle donne si aggirava sui 78 anni, sono state sottoposte a risonanza magnetica a misurare il loro volume cerebrale.
Si è visto che dopo 8 anni elevati livelli di acidi grassi omega-3 determinano un maggior volume cerebrale (per comprendere meglio: 7,5% verso 3,4% di acidi grassi sono associati ad un volume maggiore di uno 0,7%), come se in qualche modo contribuissero a ritardare la normale perdita di cellule cerebrali che avviene durante l'invecchiamento nel giro di 1-2 anni. Da sottolineare che un volume maggiore di una percentuale del 2,7 interessa l'ippocampo, un'area particolarmente importante per il funzionamento della memoria, tanto che si è visto che nella malattia di Alzheimer quest'area comincia ad atrofizzarsi prima della comparsa dei sintomi.
Gli elevati livelli di omega-3 sono da mettersi in relazione con il loro consumo nella dieta (alimenti e/o integratori) mangiando pesce in particolare sgombro, tonno, salmone, storione, triglie, pesce azzurro, acciughe, sardine, aringhe e trote.
 
Essendo il nostro cervello un organo, non a caso, considerato nobile, sarebbe bene utilizzare la consapevolezza che deriva dalla scienza ad adeguare il nostro stile di vita, orientando le nostre scelte volte a prevenire disagi che arrivano ad invalidare la vita senza dimenticare che non esiste il rimedio per definizione, quanto tanti piccolissimi comportamenti che modificano l'insieme.
 
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