le nostre storie: La strage degli innocenti di Marco Cinque

17 novembre '14
 
Mi chiamo Elpidio Pastore ma, sicuramente, nessuno ha mai sentito il mio nome nè purtroppo mi conoscerà mai. Sono un operaio edile o piuttosto "ero" un operaio edile, perché ora non ci sono più. Avevo 39 anni e stavo lavorando su un'impalcatura delle Nuove Cartiere di Tivoli. Sono morto, caduto da 10 metri. Giù dall'ennesima impalcatura. Dall'ennesima ditta in appalto. Dall'ennesima tragedia di cui nessuno parlerà.
Credete sia stato solo un incidente? No, non è stato un incidente, è stato un omicidio! Sì, un omicidio di Stato! Perchè è questo Stato, sono questi governanti inetti, questi politici spietati e corrotti che mi hanno ucciso, da quando è stata abolita la legge 1939/60, che vietava l’intermediazione e l’appalto di manodopera. Da allora è morta molta più gente, quasi il doppio, di quella caduta nella "Guerra del Golfo". Si era iniziato dal Pacchetto Treu fino ad arrivare all'attuale Jobs act di Matteo Renzi, che metterà la pietra tombale su queste tragedie senza fine.
Mi chiamo Elpidio Pastore e sono caduto in una guerra che il mio Paese ha dichiarato ai suoi stessi lavoratori, ai suoi stessi figli. Nessuno mi darà una medaglia per essere caduto in questa guerra. Nessuno suonerà fanfare in funerali di Stato. Nessuno coprirà col tricolore la mia bara o verserà le sue lacrime di circostanza. Nessuno dirà "mi dispiace". Nessuno aiuterà la mia famiglia, i miei figli. Per questo Paese non esisto. Non sono mai esistito. Sarò soltanto un asettico numero da aggiungere alle allucinanti statistiche sulle cosiddette "morti bianche". Null'altro.
Io sono Elpidio Pastore e non sono nessuno. Non lo sono mai stato.