le nostre storie: "le mie ragazze" di Brunella Bordoni

le nostre storie: "le mie ragazze" di Brunella Bordoni
di Brunella Bordoni
gennaio '15
Ti ho incontrato per la prima volta un giorno di gennaio, 12 anni fa.
Sei arrivata con una macchinina sgangherata di colore azzurro accompagnata da una signora piccola e cicciotta. Eri bruttina, magra e non eri neanche lontanamente simile al mio ideale di bellezza … ma tant’è, appena entrai in macchina, ecco che la prima cosa che facesti, fu saltarmi in braccio. Non lo avresti fatto mai più, con nessuno, per i successivi 12 anni.
Io non ti volevo. Non eri la mia Giaco, non avevi la fierezza e la bellezza del pastore tedesco. Le tue orecchie erano piccole, rivolte verso il basso, tozza, il musetto allungato, pesavi 12 kg (e non 32) non avevi il portamento e la fierezza dell’unico immenso amore della mia vita. Insomma, non eri Lei. E, come se non bastasse, orrore di tutti gli orrori, avevi la coda riccia!
Io non ti voglio”. Protesto con la signora sbottando: “Ma questo non è un pastore tedesco!!” sentendomi meschina, orribile, ma ben decisa a non volerti a casa mia.
Qualche domanda e capisco che vita hai condotto fino a quel momento, per ben 3 lunghi anni. Notte e giorno chiusa in un terrazzino. Al freddo, al sole, alla pioggia, perché in casa davi fastidio. Eri un animale impegnativo (così fosti definita) passavi ore in macchina chiusa ad aspettare. Avevi un collarino di ferro ... strettissimo, povera bestiola, ci eri cresciuta dentro e nessuno aveva pensato di cambiarlo. Non si poteva slacciarlo. Era bloccato, saldato. Persi le staffe. La donna mi informò che il giorno dopo sarebbe partita per un viaggio e non sapeva a chi lasciarti, non ti aveva preparato il cibo, non si era preoccupata con chi tu saresti stata in sua assenza …
 
Venisti con me, chiarendo bene che non appena fosse rientrata si sarebbe ripresa questo cane che io non volevo. E così salisti nella mia macchina guardando con stupore e, forse, apprensione la vecchia auto azzurra che se ne andava senza di te. Chissà ... a me però non sembrasti poi così disperata...
Mi fu consegnato anche un sacco di mangime che non fece neanche due metri e venne scaraventato nel più vicino cassonetto. Non era di marca... Chissà che cibo era, cosa c'era dentro ... Con me avresti mangiato bene, sano e bilanciato. Anche se non ti volevo.
 
Entrasti in casa correndo e subito mi dissero: “Ma... è bruttissima!
Tu, per tutta risposta, facesti pipì sul Sacro Tappeto della Sacra Casa del Sacro Prof. Ottimo. Ti arrivò una pacca sul sedere e mi facesti vedere i denti, ben nascosta sotto al tavolo. Ne prendesti altre due. Ero arrabbiata con te perché non eri la Giaco, che mi aveva lasciato da sola dopo 17 anni insieme, col Prof che non ti voleva, con me stessa che ti trovavo orrenda. Mi facevo schifo.
 
La settimana passò, il collare di ferro che ti tagliava la pelle del collo fu sostituito dal tuo primo collare e guinzaglio, eleganti, in coordinato, di stoffa leggera.
Io non ti volevo, ma capivo che, per nessuna ragione al mondo, ti avrei potuto far tornare nel tuo vecchio terrazzino. Coinvolsi un'amica e ti affidai a lei. Furono giorni di sensi di colpa, di angoscia, di "non si può amare solo chi è bello" insomma … tornasti a casa con me! E questa volta sarebbe stato per sempre.
 
Veterinario, microchip, controllo generale, vaccinazioni, iscrizione all'anagrafe canina con tanto di carta di identità! Eri mia... O meglio, forse sarebbe meglio dire che … ero diventata tua! 
Furono 6 mesi durissimi. I confronti col passato erano quotidiani. Ti cambiai nome e diventasti Connie. E tu, a quel nome sconosciuto, non rispondevi. Beh ovvio, non eri certo intelligente come la Giaco! Ogni giorno, ogni minuto c'era qualcosa che non facevi, che non capivi, e io mi arrabbiavo con te come non mai...
Poi ... ti insegnai ad andare in scooter. La Giaco non c'era mai salita e tu ti appassionasti al gioco e associasti lo scooter ad un mezzo comodo per andare dove più ti divertivi: ai giardini per giocare e a casa per mangiare e dormire. Era la prima cosa "solo nostra", che stava cominciando ad unirci.
 
Da quel momento fra noi andò sempre meglio: le cucce diventarono 2, che andarono ad aggiungersi al mio divano e alla metà del mio letto, sul morbido piumone. I collari e guinzagli in coordinato diventarono 7 e i cappottini 5. E quante volte hai dormito sul mio giaccone steso per terra per non farti stare scomoda ...
 
Oggi viviamo in simbiosi. Sei diventata un po' sorda, non vedi più tanto bene, hai preso qualche kg e non hai più la resistenza di qualche anno fa. E ciononostante non mi perdi mai d'occhio. Se mi allontanato di un passo, tu ti alzi e ti siedi di nuovo vicino. Sei la mia ombra, ci capiamo. Le carezze e i bacetti del mattino prima di alzarci sono un momento al quale non rinuncerei per nulla al mondo ...
E la Giaco? Non sareste andate d'accordo, troppo territoriali e possessive entrambe e troppo dominanti. Ma sono certa che, là dove si trova ora, lei sia contenta di sapere che non sono più da sola, che ci sei tu a farmi compagnia.
Un amore non si sostituisce con un altro, si può solo farli camminare fianco a fianco.
 
Alle mie ragazze, Giaco e Connie.