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Presentazione del film-documentario
'L'Altro Messico. Il Subcomandante Marcos è tornato'
N.A.Di.R. informa: Il Sabato 3 marzo 2007 presso la sala Arengo del comune di Zola Predosa si è svolto l'evento che ha contemplato la proiezione del film "L'altro Messico, il Subcomandante Marcos è tornato" (nel filmato proposto troverete il promo in esclusiva).
La proiezione è stata supportata da un dibattito con Francesca Nava - regista e giornalista e Laura Veronesi - assessore alla Pace ed alla Multiculturalità. L'evento è stato promosso dall'Assessorato alla Pace ed alla Multiculturalità del comune di Zola Predosa, in collaborazione con l'Associazione N.A.Di.R.
Encuentro con el Subcomandante Marcos -
La Otra Campaña
Blanche Petrich entrevista al Subcomandante Marcos
en el programa De Este Lado
Cortesía de Telesur.
Visita el sitio: www.telesurtv.net
 
L'ALTRA CAMPAGNA
Il viaggio del subcomandante Marcos in Messico è cominciato il primo gennaio 2006 e si conclude il 30 giugno: è l'Altra Campagna.
Articoli e notizie - Foto <<<< vedi Carta

 

 

Il subcomandante Marcos è un rivoluzionario, portavoce dell' Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) in Messico .
Esistono, secondo una stima approssimativa, 76 comandanti, ma un solo subcomandante. Questo perché i comandanti hanno un mandato affidato loro dalle assemblee popolari e in qualsiasi momento il loro titolo potrebbe essere revocato; il subcomandante invece comanda l'esercito e per questo motivo si trova un gradino più in basso.
Oltre al passamontagna , porta generalmente un fazzoletto rosso legato al collo ed una pipa in bocca. È identificabile rispetto agli altri comandanti zapatisti da questi due elementi.
Il bastone con il quale talvolta appare è il bastone del comando della milizia dell'EZLN, affidatogli dai comandanti. Attualmente vive in clandestinità con la milizia, sulle montagne del Chiapas .
Il nome "Marcos" sarebbe l'acronimo di alcune delle municipalità occupate dagli zapatisti nel gennaio 1994 : M argaritas, A ltamirano, R ancho Nuevo, C omitán, O cosingo, S an Cristobal (anche se Comitán non fu conquistata dagli zapatisti. Secondo una versione simile, la "C" identificava la comunità di Chanal).
vedi <<< Wikipedia
Bibliografia tratta da Wikipedia
 
Del Subcomandante Marcos
Sul Subcomandante Marcos
 
Presentazione del film-documentario 'L'Altro Messico. Il Subcomandante Marcos è tornato'
A cura di Barbara Esposito e Vincenzo Botta
 
LAURA VERONESI (Assessore alla Pace e alla Multiculturalità – Zola Predosa – Bologna):
- Ritengo indispensabile, prima di iniziare questo incontro, ringraziare molto N.A.Di.R. per la disponibilità a promuovere questa iniziativa, e Francesca Nava, che è di fianco a me, regista di questo documentario. Vi ringrazio perché penso che la Democrazia sia tale quando non si ritiene autosufficiente a sé stessa, bensì quando si apre e si rivolge alla società; le istanze sociali sono molto diversificate di questi tempi e, forse, ci si deve ritenere più che perfetti, perfettibili. Io credo che un sistema democratico sia perfetto se tiene conto di tutte le voci, in particolar modo delle voci di chi subisce disuguaglianze e disparità. Questo è un convincimento che tendiamo a rappresentare anche come Amministrazione comunale: la perfettibilità è del Tutto. Questo penso che sia sostanzialmente il tema che vogliamo affrontare con questo tipo di documentario, e la riflessione che può derivare dalla visione del film di Francesca. Marcos diceva: «Dobbiamo camminare interrogandoci». Io condivido questo suo pensiero, la Democrazia non è un fatto statico, è un qualcosa di dinamico che varia a seconda delle latitudine e della storia. Gli Italiani affermavano di essere democratici anche quando non votavano le donne! Oggi sono molto gratificata dal fatto di poterne parlare ad un tavolo di confronto con altre donne. Si diceva di essere in democrazia quando votavano solo ceti di un determinato censo! A maggior ragione in questa società che non è più strutturata ed è cambiata enormemente, si deve fare lo sforzo di rappresentarla dal punto di vista istituzionale in tutte le sue diversità, con l'approccio dell'arricchimento. Diversità, dico, non differenze! Secondo me la pluralità nella Democrazia, e la capacità da parte delle Amministrazioni di rappresentarla, non sono sottrazioni alla Democrazia stessa, ma arricchimenti! Questo documentario può essere un'occasione per capirlo. È stato prodotto dalle Case Editrici Oibo Production e dalla stessa regista, Francesca . Chiudo dicendo che spero e penso di potere sempre attivarmi a nome dell'Amministrazione Comunale in questa direzione, ampliando i contatti e andando incontro alla sensibilità di tutta la società, se possibile. È la sfida e la scommessa contro il processo di globalizzazione; per vincere questa sfida io credo ci debba essere uno sforzo nella direzione delle voci minori. Ancora grazie a N.A.Di.R e alla regista.  
 
LUISA BARBIERI (Responsabile attività scientifiche N.A.Di.R.):
- Dirò alcune cose velocemente, perché penso che avrete voglia di sentire cosa ci racconterà Francesca. Questo documento è assolutamente in sintonia con quello che è il messaggio di N.A.Di.R.: la promozione dell'individuo, sia che sia portatore di disagio psicofisico, sia che sia portatore di disagio derivante dal fatto di appartenere ad un'altra cultura, o qualsiasi tipo di disagio di gente, come dice Marcos, «che non ha volto, che non ha voce». Il nostro ruolo è di accogliere questi individui per aiutare il loro processo di integrazione e per fare questo bisogna passare attraverso l'informazione e la conoscenza, perché solo attraverso la conoscenza si possono acquisire quelle capacità che ci permettono di superare i pregiudizi che sono alla base di tutto quello che è il processo di esclusione. Questo è il primo punto. Il secondo punto è che vorremo coprire uno tanti dei buchi del nostro sistema informativo, perché a me sembra che dell' Altra Campagna in Messico se ne sia parlato poco a livello mediatico e trovo, invece, che questi eventi siano da tenere in altissima considerazione. Oltretutto il messaggio del Sub Comandante Marcos rappresenta quello che è un bisogno globale, quello che noi chiamiamo globalizzazione umanista : creare delle comunità competenti, capaci di ascoltare soprattutto le voci che vengono dal basso, che sono le voci dei più; comunità sociali e politiche che sappiano mettersi in discussione. Attraverso l'ascolto si può sviluppare la capacità critica e quindi si possono in qualche modo vedere i bisogni reali. È quando ciò accade ci sono buone probabilità di trovare una soluzione. Bisognerebbe quindi recuperare una sintonia di azione tra la sanità e la politica… sarebbe una cosa molto bella.
Un'ultima cosa, poi passo la parola a Francesca: i proventi della vendita dei DVD saranno devoluti a sostegno di tre comunità Zapatiste che sono Oventik , Garrucha e Zirahun , che è la prima comunità Zapatista nata fuori dal Chapas. L'invito a comprare il DVD è molto vivo perché oltre che arricchire la nostra videoteca di un documento piuttosto importante e molto significativo - come vedrete – potrete aiutare le comunità di cui sopra con un piccolo contributo economico.
 
FRANCESCA NAVA (giornalista, regista):
- Un ringraziamento a tutti per essere venuti qui oggi, nasce dal fatto che non è scontato aver voglia di sentire parlare di Zapatismo, anche perché viene dato per morto da molte persone. Secondo me, al contrario, è giusto riscoprirne il valore di inizio di tutti i movimenti di critica alla globalizzazione. Il movimento Zapatista ha dato inizio a tutto quello che abbiamo visto a Seattle, Firenze e Genova, e c'è una data importante oltre a quella del 1994: è quella del 1996, quando c'è stato il primo incontro, così detto intergalattico, dove accorsero migliaia di persone provenienti da tutte le parti del mondo a criticare quello che era il pensiero unico dominante. Una cosa assolutamente insolita per quei tempi. Il movimento Zapatista ha sempre dimostrato con i fatti e con le parole questa critica, interamente attraverso l'azione. C'è un esperimento politico e sociale importantissimo in Chapas: quello delle comunità autonome. Se ne parla nel film, che infatti rappresenta il seme di quello che poi è il senso dell' Altra Campagna , di quello che vogliono fare a livello Nazionale. L'idea di questo film mi è esplosa tra le mani; io mi trovavo in Messico, il primo gennaio 2006, quando è iniziata l'Altra Campagna. Avevo letto dei giornali locali, in Italia, invece, le notizie erano completamente devianti: dicevano di un Marcos che scendeva in politica, che si candidava alla presidenza degli Stati Uniti del Messico, che avrebbe tolto il passamontagna, cioè qualcosa che andava essenzialmente contro tendenza con quella che è l'essenza dello Zapatismo, che non cerca il potere. Per cui mi è nata la curiosità di capire quale fosse il messaggio dell'Altra Campagna e sono salita a bordo della carovana in giro per il Paese e quindi, ripeto, il film mi è esploso tra le mani. Il 2006 è stato un anno molto particolare per il Messico: ci sono state le elezioni presidenziali con dei brogli che hanno portato alla vittoria della destra di Calderon - che io ho documento ma non in maniera specifica, perché come giornalista, non era quella la chiave del film, cioè di approfondire se vi fossero stati dei brogli, oppure no. Lo stesso vale per la repressione di Atenco e quella di Oxcaca dell'ottobre 2006, che poi era iniziata in giugno e sta continuando. Sono tuttora all'ordine del giorno fatti dei quali non si parla assolutamente in Italia. Ci sono buchi informativi che mi sono trovata a coprire, mio malgrado, nel senso che non avrei voluto essere io a portare in Italia immagini che non si erano viste da nessuna parte. Immagini abbastanza cruente, anche di violenze e stupri su donne da parte degli agenti della polizia federale preventiva. Lo stesso si ripete su degli uomini a Oxcaca e tutto questo si inserisce nell'Altra Campagna, poiché sono tutte voci che si sollevano all'interno di un unico Paese, il Messico, nel quale si pone il movimento Zapatista in quanto profondamente radicato nel Messico. Gli Zapatisti, infatti, non chiedono l'autonomia del Chapas: sono perfettamente coscienti di stare all'interno di un Paese che si chiama Messico, e sono indigeni e messicani, non ripudiano affatto di esserlo. Quindi, cosa fa l'Altra Campagna? E' andata a raccogliere tutti questi movimenti slegati fra loro, perché il Messico è un paese grandissimo, fatto da 31 stati molto lontani tra di loro, ma fondamentalmente uniti dallo stesso anelito di ribellione e di resistenza ad un sistema che è corrotto. Solo che, se rimangono separati, non riescono a combinare nulla, quindi con l'Altra Campagna Marcos ha voluto andare ad ascoltare tutti questi movimenti slegati per cercare di unirli in un grande movimento sociale, pacifico, civile che in qualche modo inaugurasse un'altro modo di fare politica, che è quello della politica dell'ascolto - poi lo capirete dal film. Tutto il film è attraversato dalla voce di Marcos e ci sarebbe un capitolo a parte da aprire sull'eloquio e la capacità comunicativa di Marcos, che è alla base del movimento Zapatista e che del Chapas, suo malgrado, è diventato un'icona. Non voleva esserlo, si era messo il passamontagna per non essere identificato con un volto e un nome - tra l'altro nel film spiego il significato di questo passamontagna. L'eloquio di Marcos: parla sempre con un tono di voce molto basso, ironizza su se stesso, non cerca mai l'applauso; usa una specie di anticlimax, che è molto diverso dall'eloquio dei politici e dei demagoghi che cercano il consenso e l'approvazione della gente. Ho seguito tantissime tappe dell'Altra Campagna; lui ascolta, resta tre, quattro, cinque, sei, sette ore ad ascoltare tutti i vari rappresentanti di associazioni popolari, comitati che denunciano soprusi. Per esempio Cirauen, che è la prima comunità Zapatista nata nel Chapas, è in un posto meraviglioso nello stato di Michocan, è patrimonio dell'umanità, vi è tra l'altro una laguna meravigliosa ed è abitata da indigeni Puretca. Qui praticamente delle multinazionali vogliono espropriare la terra, bonificare la laguna e costruire degli alberghi a cinque stelle e dei casinò. L'Altra Campagna è andata ad ascoltare questa che è una delle tantissime lotte di resistenza nel Messico, perché ce ne sono a migliaia, totalmente sconosciute. Quella del Chapas è venuta fuori ed è arrivata agli onori della cronaca internazionale grazie ad un personaggio che si chiama Subcomandante Marcos, che, ad un certo punto, è uscito dal Chapas e ha detto:«Ok, uniamo tutte le resistenze, diamo voce alle altre lotte che in qualche modo sono simili!». Le etnie indigene in Chapas sono davvero tante. A Cirauen, in particolare, ci sono stati alcuni rappresentanti del popolo, che hanno letto le loro innumerevoli denunce, hanno raccontato tutti i soprusi e tutte le cose che sono successe. Marcos è stato ore ad ascoltare, in quell'occasione come nelle centinaia di altre tappe, e solo alla fine è intervenuto spiegando il senso dell'Altra Campagna con il suo modo, molto sommesso e con un profilo molto basso. Marcos aveva dichiarato di voler osservare il silenzio stampa, abbiamo dovuto insistere per avere un'intervista esclusiva con lui, che, in maniera molto carina, ci ha inviato una lettera dicendo che se avesse concesso un'intervista a noi l'avrebbe dovuta concedere anche a tutti gli altri giornalisti che erano accorsi là. Abbiamo capito, quindi il significato della sua scelta, messo in chiaro già nel comunicato stampa all'inizio dell'Altra Campagna: il Subcomandante non avrebbe rilasciato interviste perché questa “tourné” era fatta per ascoltare, perché gli indigeni ne erano i protagonisti, le popolazioni locali. Benché lui continuasse ad affermare: «Non sono io!», facendo il possibile per mettere il popolo con i suoi bisogni al centro dell'attenzione, suo malgrado la gente, andava nei luoghi in cui sostava la carovana perché c'era lui, il Subcomandante Marcos. Io stessa ho fatto questo viaggio, non voglio nascondermi dietro un filo d'erba, insomma… c'è il volto di Marcos sulla copertina del DVD! Però è anche giusto capire il senso dell'altra campagna, che, come diceva l'assessore, è una critica molto spietata e allo stesso tempo molto moderata nei toni. Dal mio punto di vista diventa anche molto più feroce – avrete modo di constatarlo vedendo le immagini - perché c'è proprio una dimostrazione quasi fisica di questa critica alla politica dei partiti, alla democrazia rappresentativa, che non è più in grado o non lo è mai stata di rappresentare le persone, di ascoltarle. I vari politici candidati alle elezioni hanno condotto le loro campagne elettorali parlando con la gente ammassata sotto ai palchi, con bandiere e slogan. Ma non hanno neanche provato ad ascoltare le esigenze del loro elettorato, della loro base popolare. Ecco, Marcos rovescia questo assioma e cerca di percorrere strade che non siano avvinghiate all'abbraccio mortale dei mezzi di comunicazione, agisce una politica completamente ribaltata, cioè lui non sta fuori dalla politica, ma sta fuori dalla democrazia rappresentativa dei partiti. Quello che il movimento Zapatista cerca di realizzare è sostituire al partito in carica una forza politica che si basa valori molto diversi e per la quale la parola è sicuramente l'arma principale da utilizzare.
Il film, molto brevemente, parte dall'Altra Campagna, dopodiché racconta le repressioni di Oxcaca e di Atenco, le elezioni e, in un certo senso, è attraversato dalle testimonianze di intellettuali molto evocativi, come Paco Ignacio Taibo II. Si tratta di uno scrittore-giornalista che ha compilato con Marcos il libro Morti Scomodi , che conosce molto bene l'eloquio di Marcos e che spiega il senso dell'altra Campagna da non Zapatista. Egli infatti pur essendo molto vicino all'essenza del movimento, afferma:«Io sono d'accordo con quello che stanno facendo gli Zapatisti, ma in questo momento storico io vado a votare». L'Altra Campagna in un certo modo chiedeva l'astensione dal voto, infatti è stata criticata dalla sinistra messicana che l'ha accusata di aver provocato la perdita delle elezioni. Si evince la modalità “comoda” di semplificare, cancellare un problema perché non lo si vuole guardare alla radice. In realtà la sinistra in Messico non è mai stata così forte, poiché ha preso 15 milioni di voti e dare la colpa a Marcos di un sistema che in qualche modo non funziona, a me sembra un modo abbastanza bieco di liquidare un problema che è enorme… macro. Penso che questo film - poi lo direte anche voi dopo averlo visto- dia un messaggio molto forte a noi occidentali, cittadini di un Paese Europeo così avanzato e sviluppato e democratico, nel senso che, pur nelle diversità delle situazioni, c'è un nucleo centrale che ci accomuna. Secondo me è proprio questa crisi della Democrazia rappresentativa che l'Altra Campagna, partendo dal basso e dando vita a un nuovo modo di fare politica, la politica dell'ascolto, dove è il popolo che comanda e il governo che obbedisce, che è l'assioma del cartello d'apertura d'entrata delle comunità Zapatiste, che rappresenta proprio l'essenza del messaggio. Il tutto va letto in scala locale, piccola, ma è quello su cui noi dobbiamo riflettere; ne parleremo ancora a conclusine del film; intanto vi ringrazio ancora di essere venuti.
 
LAURA:
- Non ho contenuti da aggiungere, se non ascrivendomi all'applauso del pubblico in mezzo al quale mi vado a sedere. Alla fine della proiezione consegnerò nuovamente il microfono a Francesca per il dibattito. Intanto non è per formalità, né per garbo o prassi che le faccio con sincerità i miei complimenti.
 
FRANCESCA:
-Grazie ... io non ho niente da aggiungere se non che è la prima volta che il film viene proiettato con me presente. So che lo hanno fatto vedere da altre parti, senza invitarmi o domandarmi se la cosa fosse opportuna; tra l'altro c'è una raccolta di fondi alla base della vendita DVD - ovviamente non è una iniziativa di mercato, che frutta dei soldi. Io insieme con due altre società abbiamo deciso di fare un lavoro del genere non per avere dei guadagni, poiché sappiamo che Marcos, che il Messico non hanno dei grandi riscontri di pubblico, soprattutto in Italia, dove quando si parla di politica estera, o di cose che accadono anche soltanto oltre il confine, sembra qualcosa di molto lontano di cui non vale la pena interessarsi. È una produzione indipendente i cui proventi saranno devoluti – come ricordava all'inizio la Dott. Barbieri - a tre comunità Zapatiste. Spero che il film in qualche modo vi sensibilizzi, susciti in voi qualche interrogativo, qualche quesito, vi faccia sollevare dei problemi, vi faccia arrivare un messaggio.
Se avete domande o quesiti da pormi, sono qui.
L'ALTRO MESSICO - IL FILM
Il Subcomandante Marcos è tornato.
Lunedì 29 Gennaio 2007
L'ALTRO MESSICO - Comunicato Stampa da diffondere.
Francesca Nava, Oyibo Productions e Telemaco in collaborazione con LiberazioneCarta  
PRESENTANO
L'ALTRO MESSICO
Il subcomandante Marcos è tornato.
Il film, in edicola dal 20 Gennaio 2007 (a 9 euro in allegato con il quotidiano Liberazione e il settimanale Carta), ripercorre un anno molto particolare per il Messico, il 2006, l'anno del risveglio, dove il Messico del basso alza lo sguardo e si unisce al grido di dolore degli zapatisti del Chiapas , che non accettano più di sopportare i soprusi e le umiliazioni dei potenti "che lassù in alto si arricchiscono alle nostre spalle" (cit. di Marcos). Il punto di partenza è l' Altra Campagna , un'iniziativa civile e pacifica, attraverso la quale il movimento zapatista esce dal Chiapas   alla ricerca della propria base popolare: gli operai, gli insegnanti, gli studenti, gli anziani, le donne e i bambini che – come tutti gli indigeni del Messico -   non si sentono rappresentati dai partiti politici, siano essi di destra o di sinistra.
Nel film sono documentate, oltre all'Altra Campagna zapatista e alle elezioni presidenziali, anche le repressioni di Atenco e Oaxaca , dove sono stati uccisi dei bambini e molti civili e dove decine di donne sono state stuprate da agenti federali (viene raccolta la testimonianza di una ragazza che descrive le violenze subite).
Si tratta di un'opera completamente indipendente, con alle spalle quasi un anno di lavorazione, che vive più di passione che dell'improbabile ricerca del profitto. Parte dei proventi saranno infatti destinati a tre comunità zapatiste (Oventik, La Garrucha e Zirahuen, la prima comunità zapatista nata fuori dal Chiapas).
Nonostante la forte impronta politica che sembra avere il film, dentro c'è molta più umanità e riaffermazione della dignità personale di quanto ci si possa aspettare.
Un'utopia sarà considerato da molti il messaggio di Marcos, che incita al rovesciamento dell'assioma su cui si basa la politica "che dall'alto si accorda e dall'alto decide", puntando invece su un nuovo modo di fare politica: la politica dell'ascolto, disposta ad esplorare nuove strade, che non siano quelle tradizionali avvinghiate nell'abbraccio mortale dei mezzi di comunicazione. Una politica che parte dal basso e che raccoglie le istanze della gente "umile e semplice". Il film non vuole convincere nessuno che quella del Subcomandante non sia un'utopia. Ma nelle parole di Marcos si avverte una forza ipnotica e un senso così universale, che valeva la pena di essere raccontato .
Il film contiene le immagini, girate in soggettiva, della morte del reporter statunitense Bradley Roland Will, ammazzato ad Oaxaca da paramilitari del governo federale . Vi sono inoltre le testimonianze dello scrittore Paco Ignacio Taibo II , che con Marcos ha scritto un libro giallo dal titolo "Morti scomodi" e quella di Carlos Montemayor , scrittore e antropologo che ha conosciuto e più volte intervistato il Subcomandante.
Tra le voci dell'Altro Messico anche un lungo intervento di Fausto Bertinotti ,  appena eletto presidente della Camera (intervistato nel giugno del 2006), che ricorda il suo incontro con Marcos nel 1997 e parla del senso dell'Altra Campagna e della lotta zapatista, anticipatrice di tutti i movimenti di critica alla globalizzazione.
Trattandosi di una produzione indipendente, non disponiamo di un vero e proprio ufficio stampa. In pratica, a parte la pubblicità che sta uscendo in questi giorni su Carta, Liberazione, Il Manifesto, L'Unità e Left, l'unico modo che abbiamo per promuovere il film è quello di utilizzare un passa parola "dal basso" attraverso soggetti in grado di sintonizzarsi con un vasto pubblico interessato a conoscere ed eventualmente a condividere l'essenza dell'Altra Campagna, dando eco al grido di dolore che arriva da oltreoceano.
Per questo chiediamo a chiunque si riconosca in quanto sopra di diffondere questo comunicato nei modi più opportuni.
Per info: mail -  altromessico@gmail.com  e il blog   - www.altromessico.blog.com
N.A.Di.R. si unisce a coloro che intendono rendere edotta la società civile in sintonia con il programma di empowerment che persegue in ambito socio-terapeutico ed invita la cittadinanza tutta a partecipare alla proiezione che si terrà sabato 3 marzo '07 c/o la SALA ARENGO - Municipio di Zola Predosa e ringrazia il Comune di Zola Predosa pr il prezioso contributo e sostegno dell'iniziativa.
Invitiamo all'acquisto del DVD in quanto parte dei proventi saranno destinati a a tre comunità zapatiste (Oventik, La Garrucha e Zirahuen, la prima comunità zapatista nata fuori dal Chiapas).
ENLACE ZAPATISTA
Convocatoria: los pueblos indios en defensa de la vida, la cultura y la naturaleza: abajo y a la izquierda

Cucapás, Quilihuas y Zapatistas unidos en defensa de los pueblos originarios y de la madre tierra.
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A quien corresponda
Carta del SupMarcos (06/feb/07) Sobre felonías, nuevos fraudes (ahora disfrazados de “combate a la delincuencia”) y planes no tan encubiertos.
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Reglamento del Campamento Civil por la Paz que se instala en la comunidad de Huitepec. 12 de marzo. Click aquí para leer más... Entre aquí para ver las denuncias más recientes enviadas por las distintas Juntas de Buen Gobierno
Actualizado el 16 de marzo

Comunicado del CCRI-CG del EZLN El EZLN dice su palabra sobre lo que los malos gobiernos están preparando, en el estado de Chiapas, en contra de las Comunidades Indígenas Zapatistas.
Click aquí para leer más...
VEDI: Otros Medios dal sito enlacezapatista.ezln.org
PresenzAttiva Ya Basta in Chiapas | 21.07.05/Oventik
Giovedì 21 luglio 2005
21 luglio 2005 - Oventik - Corazon centrico de los zapatistas delante del mundo
La carovana i primi di agosto si dividerà: una parte dei partecipanti andrà a conoscere il Caracol di Oventik, un'altra La Realidad. Dal momento che non tutti avranno la possibilità di raggiungere Oventik, si decide di visitare in giornata questo caracol.
La Commissione di Vigilanza, che si trova all'entrata e coordina, in collaborazione con la Junta del Buen Gobierno, le visite al Caracol, da' il Benvenuto e ringrazia l'Associazione Ya Basta per il sostengo alla lotta zapatista.
Il secondo incontro è con la neonata commissione di informazione, istituita di fatto in seguito alla SESTA DICHIARAZIONE DELLA SELVA LACANDONA.
Ha il compito di rapportarsi politicamente con le diverse realtà di resistenza e di interscambiare forza e pensiero con i compagni di diversi paesi impegnati nella lotta al neoliberismo. Dopo il Benvenuto, dalle parole del coordinatore della commissione, emergono alcuni concetti nuovi ed importanti che segnano la svolta indicata dalla SESTA.
"Grazie di essere qui. Questo posto e' la vostra casa e anche il Caracol e' la vostra casa", parole che sottolineano la volonta' di apertura degli zapatisti alle altre lotte e resistenze in tutto il mondo per la libertà, democracia e giustizia.
"E' importante continuare a leggere e studiare la Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona", per comprendere a fondo l'importanza dei cambiamenti e della svolta che il documento rappresenta.
"Vi chiediamo di essere i portavoci della nostra parola ai fratelli e ai compagni di tutti gli angoli del mondo: questa e' tutta la mia parola", ovvero e' importante che ciascuno, ritornando nel proprio paese, diffonda l'esperienza della lotta zapatista.
Per portare avanti il cambiamento propoato dalla SESTA, dal 5 agosto al 17 settembre, ogni fine settimana si terranno degli incontri aperti a tutte le realta' della sinistra non partitica che hanno risposto all'appello contro il neoliberismo.
In giornata ha avuto anche luogo l'incontro con la Giunta del buon Goberno, durante il quale L'Associazione Ya Basta ha fatto il punto dei suoi progetti in corso nelle comunita' autonome zapatiste del Chiapas.
La visita prosegue alla scuola ESRAZ e al centro internazionale di lingue spagnole e maya
 
Messico - 19.4.2005
La Garrucha
"Siete entrati in territorio zapatista: qui comanda il popolo e il governo ubbidisce"
Ci vogliono circa due ore di strada, anzi di terraceria (strada sterrata e poco praticabile), dalla città di San Cristobal, per arrivare al caracol de La Garrucha, seconda tappa del nostro viaggio. La Garrucha salì agli onori della cronaca nel 1994. Fu la prima zona zapatista ad essere aperta ai giornalisti, che fecero poi conoscere al mondo intero la situazione delle popolazioni indigene che si sollevarono in armi, l'insurrezione, le loro ragioni e le loro sofferenze. Questo è anche stato il primo caracol a fornire l'accesso a internet per mezzo di una connessione satellitare.
Durante il percorso ci si ritrova immersi in una natura estrema, fra alberi di mango e banane, galline e tacchini, ma anche avvoltoi, e opossum.
Ogni tanto una casetta di legno, abbarbicata sulle ripide salite della montagna, ricorda che queste zone sono popolate, in maggioranza, da indigeni Tzeltal .
Il cartello " Usted es en territorio rebelde zapatista: aqui manda el pueblo e il gobieno obedece" (siete entrati in territorio zapatista: qui comanda il popolo e il governo ubbidisce) ci informa che siamo arrivati nel caracol .
Qui, a La Garrucha, inizia (è un territorio vastissimo) la famosissima Selva, teatro della romantica rivoluzione zapatista e, a quanto narrano le leggende popolari, "quartiere generale" del Sub Comandante Insurgente Marcos e dei suoi fedelissimi "compagni" dell'esercito zapatista.

Il Caracol. All'ingresso del c aracol , un branco di cani abbaia al nostro arrivo. Appena entrati, sulla destra, si trova la clinica autonoma zapatista, una costruzione in mattoni che ospita, fra l'altro, lo studio di un oftalmico, diretto da una dottoressa di pace che arriva dalla Francia, un laboratorio di analisi chimiche e uno dentistico.
Una lunga coda di persone, formata da uomini e donne indigene, è in attesa di fare l'esame della vista. "Che lettera è questa?" chiede la dottoressa. Un'indigena, che evidentemente non sa leggere, raccoglie quella che le sembra la lettera giusta da un sacchetto posto su di una scrivania, e la mostra.
"Facciamo circa trenta visite ogni giorno", ci dice la dottoressa. "In questa comunità si soffre molto di glaucoma, di conseguenza è bene tenere tutti sotto il massimo controllo".
Per gli indios, farsi un paio di occhiali può costare al massimo 20 pesos, poco più di un euro. Se sono zapatisti, gli occhiali sono gratuiti. "Ai priisti (gli appartenenti al Partito Rivoluzionario Istituzionale) facciamo pagare 25 pesos per la visita e le medicine, per recuperare le spese", dicono dalla clinica. In questo  caracol della resistenza zapatista ci sono anche tre cooperative di donne, un dormitorio generale, due magazzini. La clinica, una scuola ed una biblioteca completano le strutture.

La vita continua, fra risate e lotta politica e sociale. Sulla sinistra delll'ingresso del caracol , si trova la 'oficina de la Junta del Buen Governo "Resistencia hacia un nuevo amanecer" . I rappresentanti della giunta sono otto, Tzeltales e Tzotziles in maggioranza, tutti un po' su con l'età. Fra loro anche due donne, che però parlano poco.
Ci sono molte cose da fare in questo punto di incontro sociale e politico.
Al centro geometrico dell'ex aguacalientes numero IV (fino al 2003 i caracoles si chiamavano così) c'è l'unica chiesa presente all'interno dei caracoles zapatisti.
Un mucchio di valigie ci fa capire che sono arrivati anche alcuni accampamentisti per la pace, un gruppo di persone che, fungendo da osservatori, con la loro sola presenza scoraggiano le incursioni dell'esercito e dei paramilitari. Un maiale prende di mira un casco di banane lasciato incautamente solo da un turista: un porco che scappa con le banane in bocca e dei "compagni" zapatisti che lo inseguono sganasciandosi dalle risate, per recuperare la "refurtiva". Nonostante quello che stanno passando gli indigeni, in questa regione del Messico, non si può certo dire che manchi l'allegria. Alla fine del caracol , un piccolo baretto, dove oltre a mangiare e bere qualcosa, ci si può anche collegare al mondo esterno attraverso internet e si possono acquistare libri che spiegano la lotta zapatista e la sua autonomia. 

Militari e paramilitari. Ufficialmente questa è una zona molto battuta dai militari e dai gruppi paramilitari, come Paz y Justicia,  un gruppo di civili indigeni al soldo dell'esercito regolare messicano, che seminano  terrore e minacciano le comunità. Durante la nostra permanenza nel caracol anche l'esercito messicano è passato più volte. Ma la vita, e la lotta per l'autonomia, continuano.
Alessandro Grandi

Zapatisti in Zirahuén: “Lottano uniti e lottano bene… per le loro terre,
per i loro boschi ed anche per il loro lago”
Contadini del Michoacán, decisi a difendere le loro terre bramate
dalle transnazionali per un megaprogetto turistico
di Bertha Rodríguez Santos
L'Altro Giornalismo con l'Altra Campagna in Michoacán
4 aprile 2006
Zirahuén, Michoacán, Messico – Al grido di “¡Zapata vive, la lucha sigue, sigue!” e di “¡Cárdenas: entiende, la tierra no se vende!” circa 500 contadini indigeni di questo “Caracol en Rebeldía Lago Azul de Zirahuén” hanno accolto con una marcia lo zapatista Subcomandante Insurgente Marcos per poi manifestargli la loro determinazione a continuare la lotta in difesa delle loro terre comunali di fronte ad un ambizioso megaprogetto turistico.

Il lago Zirahuén è minacciato da un megaprogetto che vuole portare casinò e hotel a cinque stelle in questa comunità indigena purépecha.
Foto: D.R. 2006 Amber Howard

Si tratta di un progetto di sviluppo turistico, portato avanti dal cacique priísta Guillermo Arreola Estrada, che pretende – come denunciano i comuneros – di creare un complesso turistico con casinò, hotel e ristoranti a cinque stelle, un club di golf ed altri centri di diversione, su di una superficie di 1.222 ettari di terre comunali sulle rive del lago Zirahuén, sul quale si introdurrebbero anche yacht ed imbarcazioni destinate a viaggi di piacere.
Alle 9 circa della notte, gli uomini, le donne, i bambini e gli anziani che aspettavano da molte ore l'arrivo del Delegato Zero – il Subcomandante Marcos dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) -, hanno incominciato a manifestare in una delle strade principali per dargli il loro benvenuto.
La gente di Zirahuén sembra contenta ed anche se qui non si è abituati a fare delle passeggiate come nelle feste sull'istmo, all'improvviso la marcia per ricevere il portavoce zapatista si è trasformata in un atto festivo con alla testa la musica di una delle 12 bande locali.
“Dalla costa alla montagna, si lotta per la terra!” – è stato un altro degli slogan che si sono ascoltati nel frettoloso camminare dei manifestanti che spesso si urtavano con i rappresentanti dei media che seguivano il delegato dell'Altra Campagna Zapatista.
Nella storia di questa comunità non si può non parlare dell'agguerrita difesa delle risorse naturali da parte delle comunità purépechas – ha fatto presente Marcos Paz, veterano difensore dei contadini, dando la benvenuta al Delegato Zero.

Marcos Paz ed altri abitanti di Zirahuén, Michoacán, riceve il subcomandante Marcos nella notte di lunedì.
Foto: D.R. 2006 Yael Gerson Ugalde

Il ricordo di Efrén Capiz, l'estinto difensore dei contadini, è dappertutto. La sua memoria viene evocata all'inizio dell'atto di benvenuto quando un comunero ricorda che nell'ottobre del 2003, a 25 anni dalla fondazione dell'Unione dei Comuneros Emiliano Zapata (UCEZ) diretta da Efren Capiz, il paese di Zirahuén si dichiarò territorio autonomo come un caracol zapatista visto che da allora si governa con il lemma di “comandare ubbidendo”.
Questa – ha detto Don Marcos Paz – è stata la risposta alla repressione governativa a livello federale, statale e municipale che hanno subito da decenni i contadini (qui noti come comuneros perché proteggono la terra e la lavorano collettivamente).
Dal 1988, la lotta dei contadini ha messo a fuoco come problema centrale la difesa del lago Zirahuén, che copre una superficie di circa 2mila ettari. L'ex-presidente dei Beni Comunali, Marcos Paz ha detto che quel lago rappresenta per gli abitanti dell'area “più che un gioiello di oro per quanto (gli investitori) lo vedono bello”.
Da allora i contadini di 14 comunità si sono organizzati in un Fronte in Difesa della Conca del Lago Zirahuén.
Prendendo la parola, Marcos Paz ha accusato Guillermo Arreola Estrada di essere il prestanome per imprese di Francia, Giappone, Spagna, Svizzera e degli Stati Uniti, che progettano di costruire un complesso turistico sul territorio che è stato protetto dalle comunità.
In realtà, il bel lago ha già due moli turistici: uno amministrato dalla comunità ed un altro da Guillermo Arreola.
Marcos Paz spiega che il rifiuto da parte della comunità di questo megaprogetto turistico è perché non vogliono che il lago “diventi una fossa settica come è successo al lago di Pátzcuaro”.
Ha denunciato che è ingiusto che questi investitori distruggano le ricchezze naturali che ancestralmente i popoli indios hanno protetto. La sua comunità ha rimboschito l'area con 970 pini ed altri alberi locali.
Ha denunciato pure il disboscamento clandestino realizzato dalle imprese del legno in complicità con le autorità. Ha raccontato, per esempio, che i rappresentanti dell'Agenzia del Ministero Pubblico fanno pagare il pizzo ai taglialegna, così questi possono continuare a saccheggiare il legname. Invece, se qualcuno della comunità taglia un albero c'è subito la denucia alla Procura Federale di Protezione dell'Ecosistema (PROFEPA), che dà alla comunità solo 24 ore di tempo per pagare la multa.
Molte persone hanno paura di denunciare i taglialegna, anche per il clima di repressione che la comunità ha sofferto da parte del governo. Se i contadini presentano le debite denunce, queste non vanno mai avanti perché dietro a ‘quelli' ci “sono i ricchi, gli stranieri”.
Il vecchio contadino definisce “rinunciatario” il governo del presidente messicano:”Vicente Fox dice che è già finito il ritardo in campo agrario, ma è bugia. Ci sono comunità agrarie che hanno la loro cartella di base (i documenti che dimostrano legalmente la proprietá della terra), ma poi non hanno un pollice di terra perché chi ce l'ha sono i cacique”.
In sintesi, i contadini si rendono conto che abitano su terre molto bramate dalle grandi imprese transnazionali ma contemporaneamente sanno che non devono venderla nonostante l'imposizione governativa dei programmi PROCEDE e PROCECOM , implementati dopo le riforme all'Articolo 27 Costituzionale che facilita la privatizzazione di terre.
Questo – dice Marcos Paz – è come ritornare al latifondismo (concentrazione di enormi estensioni di terra in mano di poche famiglie), come quello che esisteva prima della Rivoluzione Messicana. Ed ha aggiunto che quei programmi di governo hanno già distrutto vari nuclei agrari che li hanno accettati, cosa che non è successa in Zirahuén.
“Non vogliamo essere i gatti (servi) dei ricchi” – sottolinea il contadino per poi aggiungere: “E non abbiamo neanche bisogno di far pena al governo” visto che la comunità è padrona di grandi ricchezze naturali, che dovrebbero essere sfruttate senza danneggiare la natura, con progetti ecoturistici delle stesse comunità.
Quando è venuto il suo turno, il Delegato Zero ha fatto riferimento all'antica leggenda di un guerriero maya che usava il caracol per chiamare la sua gente ad affrontare la battaglia contro altri popoli. Quello stesso caracol è stato usato per chiamare alla resistenza contro gli europei che invasero il continente ma “non ci fu risposta all'appello del caracol”.
Ora, però, l'appello del caracol di Zirahuén nella sua lotta in difesa delle sue terre “è arrivato fino alle montagne del sudest messicano”. Quel caracol che era un avviso, “non solo di pericolo ma anche di ribellione di decisione a difendersi” è stato ascoltato dagli Zapatisti, che considerano il caracol di Zirahuén come “una parte di noi e qualunque aggressione a questo caracol” è un'aggressione agli Zapatisti.
Ha detto che i problemi che la delegazione dell'Altra Campagna ha visto nello stato di Michoacán “sono una dimostrazione di ciò che succederà lassù in alto dopo il 2 luglio”. Ha parlato delle cinque opzioni elettorali per la Presidenza della Repubblica “che in realtà sono poi una sola” e che dirà “chi sarà alla testa della Guerra di Conquista” contro il Messico in basso, affermando che farà esattamente la stessa cosa il PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale) o il PAN (Partito di Azione Nazionale).
Inoltre, ha aggiunto: “qui abbiamo visto di che sono capaci quelli del PRD (Partito della Rivoluzione Democratica) e quelli che hanno detto che appoggiano l'EZLN”.
La delegazione che promuove la Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona – ha detto Marcos – ha trovato in Michoacán, numerosi problemi dovuti all'emigrazione di massa dei messicani verso gli Stati Uniti e conflitti di terre incoraggiati dal governo dello stato, tra il resto.
Per finire, l'Altra Campagna ha trovato in Michoacán “il vecchio latifondo” visto che quando la carovana che accompagna il percorso del Delegato Zero è entrata nello stato è stata ricevuta dalle “guardie bianche che il governatore di Lázaro Cárdenas Batel usa per nascondere le sue leghe col narcotraffico ed i grandi interessi stranieri”.
Questa è stata l'allusione all'incidente di sabato scorso alle 10 e 30 della notte quando integranti di Radio Pachecho, del Fronte Popolare Francisco Villa Indipendente, del Partito dei Comunisti, studenti della Casa Efrén Capiz e membri del coordinamento locale dell'Altra Campagna sono stati aggrediti da poliziotti che si sono presentati con l'uniforme della Polizia Municipale di Buena Vista.
Eduardo, di Radio Pachecho, che è stato uno degli aggrediti, racconta che circa 10 chilometri dopo la comunità di Buona Vista, i caravanisti si sono resi conto che i pneumatici di tre dei veicoli sui quali viaggiavano erano bucati.
Alcuni dei passeggeri sono scesi per vedere come fare per riparare le gomme e quelli che erano rimasti lì vicino sono stati quasi immediatamente sorpresi da circa 15 soggetti armati che vestivano l'uniforme della Polizia Municipale di Buena Vista e che viaggiavano in tre auto-pattuglie. Questi li hanno obbligati a stendersi a terra e li hanno minacciati mettendo i colpi in canna e dicendo loro che li perquisivano, visto che avevano ricevuto il rapporto di un furto.
Alle domande dei presunti poliziotti, i giovani hanno dichiarato che facevano parte della carovana dell'Altra Campagna. I poliziotti se ne andarono, ma pochi minuti più tardi tornarono un'altra volta con le uniformi della polizia statale.
Dopo aver ribadito che “il caracol di Zirahuén non è solo nella sua lotta visto che abbiamo compagni e compagne in tutto il paese” e che “la forza che immaginavamo solitaria” ha l'appoggio di tutte le lotte che si sono venute unendo nel percorso, Marcos ha precisato: “Non aspettiamoci niente dal governo. L'unica cosa che vogliamo è che se ne vada via e se non se ne va, l'abbatteremo. L'unica cosa che vogliamo è che i ricchi se ne vadano via e se non se ne vanno, andiamo noi da loro”.
“È finita l'ora della resistenza, della difesa. È l'ora di attaccare, di andare da loro perché è l'unica opzione per sopravvivere come indigeni”.
Segnalando una bandiera messicana sventolata da un aderente all'entrata della scuola comunitaria dove si è realizzato l'evento, Marcos ha detto che è necessario costruire un altro Messico dove la bandiera “torni ad ondeggiare con dignità, senza inganni, senza burle”.
Dopo ha ribadito che l'intenzione dell'Altra Campagna non è quella di chiedere ai messicani di guardare verso l'alto ma invece verso il basso, verso “voi stessi, verso le vostre lotte per unire i vostri sforzi agli altri di contadini, indigeni, operai, bambini, giovani, donne, ecc. del paese che soffrono a causa del sistema capitalista”.
“Veniamo a chiedervi – ha aggiunto – che ci guardiate, che ci ascoltiate, che ci regaliate la vostra parola. Veniamo a chiedervi di unirci per difendere in piedi quello che perderemo se continueremo a stare in ginocchio. È arrivata l'ora di svegliarsi, è arrivata l'ora di alzarsi” – ha concluso.
I presenti hanno reagito con un forte applauso, ripetendo gli slogan: “¡Zapata vive, la Lucha sigue, sigue, sigue!” che sempre gridava l'indimenticabile Efrén Capiz e: “¡Luchan unidos y luchan bien, los comuneros de Zirahuén, por sus tierras, por sus bosques y por su lago también!”.
A 67 anni della ripartizione agraria fatta dal generale michoacano e presidente della Repubblica, Lázaro Cárdenas del Río a partire dal 1939, migliaia di contadini poveri ed i loro discendenti riaffermano la loro determinazione a difendere le loro terre, tra danze tradizionali e musiche di banda.


Aumenta la minaccia paramilitare in Chiapas
L'OPDDIC continua a portare avanti pressioni giuridiche e fisiche nei confronti di molte famiglie appartenenti alle comunità zapatiste per scacciarle dalle loro terre, ma gli zapatisti non hanno intenzione di lasciare le terre che hanno recuperato dopo il levantamiento del 1994. L' Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini ha proliferato in due ambiti distinti, uno "ufficioso" come gruppo civile armato che opera in certe parti della selva e della zona Nord, l'altro ufficiale, come agenzia commerciale tra comunità o famiglie ed il governo per ottenere programmi, progetti ed aiuti produttivi, ed anche, più significativamente, negoziare la titolarità di terre non riconosciuta per legge dall'attuale proprietà comunale ... rassegna notizie al 17 mar '07

19 mar '07 La recuperación de tierras en Chiapas es resultado de ley agraria zapatista ( lajornada ) Il processo di recupero delle terre da parte di indigeni di organizzazioni indipendenti del Chiapas, iniziato con l rivolta armata del 1994, è stato ed è il risultato della 'Legge agraria rivoluzionaria' ...

17 mar '07 "No nos vamos ir" di Gloria Mu ñ oz Ramirez ( lajornada )
Nel mezzo di una piccola comunità in costruzione nella quale, ad una ad una, si elevano modeste case di legno, gli indigeni del nuovo villaggio zapatista '24 dicembre' ricostruiscono la loro storia. Sulle loro terre, le stesse nelle quali sono vissuti i loro nonni e bisnonni da più di 100 anni ....

14 mar '07 Gli zapatisti installano un accampamento civile in “un'area naturale protetta” dall'EZLN ( lajornada ) .. e invitano osservatori ecologici ( lajornada )
Vicino alla cima del Huitepec, l'altura emblematica della valle di Jovel, la Giunta di buon governo (JBG) degli Altos ha stabilito oggi l'Accampamento Civile Nazionale ed Internazionale per la Pace " nell'area naturale protetta e riserva ecologica comunitaria zapatista El Huitepec ", come un'azione dell'altra campagna convocata dall'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) che inizia la sua seconda tappa
REQUISITI E REGOLAMENTO DELL'ACCAMPAMENTO

13 mar '07 DECLARACION DE MARZO ( APPO )
10mar07 OAXACA VIVE ( lajornada )

01 mar '07 L'altra campagna, opzione per riunire le organizzazioni contadine in lotta. In questi giorni che è cresciuta la conflittualità intorno alle terre recuperate dalle basi di appoggio dell'EZLN dopo il 1994, soprattutto per azione dell'Organizzazione priista per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic), è utile descrivere il panorama di queste e molte altre terre occupate da contadini ed indigeni ( lajornada )

26 feb '07 Progetto si scuola comunitaria a Città del messico ( globalmx )

23 feb '07 Convocazione internazionale agli accampamenti per la pace in territori zapatista e cucapá . Noi: popolo indigeno Cucapá, popolo indigeno Quilihua, l'altra in Bassa California, Frente Popular Francisco Villa- Independiente-UNOPII, Partido de los Comunistas, Unidad Obrera y Socialista-UNIOS, giunta di buon governo de Los Altos del Chiapas e, attraverso la sua Commissione Sesta, Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale invitiamo... ( Ezln )

 

 

 

 
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