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Assoc. Medica Disturbi di Relazione

associazione medica a carattere socio-sanitario destinata alla cura e alla prevenzione dei DISTURBI di RELAZIONE,
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IL MANIFESTO del 24 Maggio 2007
l'appello
Per la liberazione di Rahmatullah Hanefi


La Costituzione afgana stabilisce che l'arrestato ha diritto a un difensore, a essere informato dell'accusa mossagli e a essere portato davanti al giudice nei limiti stabiliti dalla legge. Il codice di procedura penale stabilisce che l'arrestato deve essere interrogato in termini assai brevi, e liberato se non è formalmente accusato davanti al giudice entro, al massimo, trenta giorni.
Il procuratore generale dello stato afghano, Abdul Jabar Sabet, ha dichiarato al Corriere della sera che «Nessuno può essere arrestato senza accusa. E il fermo di polizia termina al massimo dopo 72 ore. Chiunque ha diritto a un avvocato, subito dopo l'arresto. In presenza di un avvocato il fermo può essere prolungato di 15 giorni e raddoppiato sino a 30 per concedere il tempo di conclusione delle indagini. Ma, se per allora non è stata notificata un'accusa precisa alla procura, il prigioniero va comunque rilasciato», aggiungendo però che, per via della guerra, per combattere terroristi e talebani «in parallelo alle procedure normali esistono delle leggi segrete per combattere chi attenta alla sicurezza dello stato»; leggi che aggiunge di non conoscere nemmeno lui.
«Non so come, in quali circostanze e quando vengano applicate. Posso dire che Hanefi non rappresenta un caso isolato».
Il prolungarsi della detenzione di Rahmatullah Hanefi, in spregio ai diritti universali e alla più elementare dignità umana, avviene in palese violazione della Costituzione afghana. Questa esiziale ferita inferta alle norme giuridiche pretende legittimità sulla base di fantomatiche leggi segrete ignote persino alla più alta autorità dell'organo del pubblico ministero afghano. Come nei più tetri sistemi totalitari si stanno perpetrando clamorose violazioni dei principi di legge. La decisione di arrestare il funzionario di Emergency nelle ultime settimane è stata concertata con un'aggressione all'organizzazione umanitaria costretta a prendere la dolorosa decisione di abbandonare l'Afghanistan non potendo più garantire la sicurezza del proprio personale e quindi la salute e la vita dei pazienti.
L'attuale sistema giuridico afghano è stato costruito con la collaborazione e l'importante sostegno finanziario per cinquanta milioni di dollari dell'Italia.
È questa la democrazia che contribuiamo a esportare? È per questo che siamo da sei anni in Afghanistan? È per consentire la perversione della giustizia che spendiamo i soldi dei nostri cittadini?
Chiediamo con forza l'immediata liberazione di Rahmatullah Hanefi, affermiamo che in queste condizioni l'idea stessa dell'istruzione di un processo sarebbe una tragica truffa.
Chiediamo che l'Afghanistan ristabilisca immediatamente il rispetto delle sue stesse leggi.
Chiediamo che l'Italia, per non tradire lo sforzo compiuto per la creazione di quelle leggi, chieda con forza l'immediata liberazione di Hanefi, sequestrato per avere svolto la funzione di mediatore nell'interesse del governo italiano.
Chiediamo che Emergency possa riprendere subito la sua attività portatrice di vita e di giustizia, come ambasciatrice del meglio della cultura e dello spirito del nostro paese.
Info: tel. 02 881881 - www.emergency.it
*** Moni Ovadia, Gherardo Colombo, Claudio Magris, Margherita Hack, Ermanno Olmi, Umberto Galimberti, Luciano Canfora, Enzo Biagi, Massimo Cacciari, Vittorio Gregotti, Claudio Abbado, Danilo Zolo, Arnaldo Pomodoro, Marco Revelli, Erri De Luca, Edoardo Sanguineti, Gae Aulenti, Tina Anselmi, Alessandro Portelli, Guido Martinotti, Rosellina Archinto, Andrea Camilleri, Dario Fo, Franca Rame, Giulio Giorello, Eva Cantarella, Carlo Feltrinelli, Furio Colombo, Lella Costa, Gad Lerner, Enrico Deaglio, Fabio Fazio, Michele Serra, Marco Paolini, don Luigi Ciotti, Alessandro Baricco, Maurizio Costanzo, Fabio Vacchi, Anna Nogara, Paolo Rossi, Gianni Minà, Bruno Segre, Emanuele Segre, Silvestro Montanaro, Beppe Grillo, Ascanio Celestini, Francesca Floriani, don Gino Rigodi, Mimmo Jodice, Giuseppe Liverani, Loris Mazzetti, Bice Biagi, Massimo Vitta Zelman, Daniele Mastrogiacomo, Gabriele Mazzotta, Dacia Maraini, Mario Dondero, Giorgina Venosta

 

Oltre 150.000 persone hanno firmato l'appello per la liberazione di Adjmal Nashkbandi e di Rahmatullah Hanefi. L'assassinio di Adjmal ha reso inattuale questa richiesta.
Prosegue la detenzione illegale di Rahmatullah, molto simile a un sequestro. Prosegue l'impegno per la sua liberazione.
Per la liberazione di Rahmatullah Hanefi e Adjmal Nashkbandi >>>>> http://www.emergency.it/appello/
per aderire all'appello vai sulla pagina di Emergency >>> http://www.emergency.it/

per approfondimenti: www.peacereporter.net

SOLIDARIETÀ DA ARTICOLO21
GRAZIE EMERGENCY. Firma il nostro appello
di Redazione

Articolo21 esprime il suo grazie ad Emergency e si augura che possa continuare la sua attivita' ovunque nel mondo. Grazie a Gino Strada , a Teresa Strada , ai medici, ai paramedici, agli infermieri e a tutti coloro che in questi anni hanno lavorato con dedizione e disinteresse per salvare vite umane. Facciamo nostro l'appello sull'Unita' di Furio Colombo quando afferma, oggi, che su questa vicenda "e' impossibile lasciar perdere". Per questa ragione Articolo21 lancia un appello di solidarieta' in favore di Emergency. (per tutti gli approfondimenti sulla vicenda www.peacereporter.net)
 
PIENA SOLIDARIETA' A EMERGENCY - 12-4-07
L'assassinio di Adjimal Nashkbandi, l'ostilità evidente del governo Karzai contro Emergency, la prigionia di Rahmatullah Hanefi, la decisione del governo afgano, in piena sintonia con i comandi Nato di non trattare più per la liberazione di ostaggi si inscrivono evidentemente in un quadro di guerra legittimato dall'Onu ma non per questo meno cruento e inaccettabile. Che in Afghanistan ci si stia per la guerra e non per la pace è del resto dimostrato dalla decisione italiana di inviare elicotteri Mangusta e nuove truppe o da quella tedesca di inviare gli aerei Tornado. Nello stesso tempo si mette a repentaglio l'attività di un'organizzazione umanitaria come Emergency la cui opera è evidente a tutti. Oggi noi vogliamo ribadire la nostra ferma contrarietà a questa missione continuando a chiedere il ritiro delle truppe italiane come unica condizione possibile per cambiare prospettiva. Fare finta di non sapere che la missione Isaf è nata per sostenere il governo di Karzai rappresenta una posizione indifendibile. Pensiamo allo stesso tempo che il governo italiano debba fare di tutto per proteggere l'iniziativa di Emergency anche perché non si può utilizzare un'organizzazione quando fa comodo per poi scaricarla sotto le linee direttive dell'alleanza atlantica. E' anche una questione di dignità, umana prima che politica o nazionale. Crediamo che il governo debba fare tutto il possibile, quello che ancora non sta facendo, per la liberazione di Rahmatullah Hanefi. Parole come quelle pronunciate dal responsabile della sicurezza del governo Karzai sono inaccettabili. Anche noi riteniamo che non sarebbe pensabile un impegno di Emergency che non sia, come è stato dal 1999 a oggi, rivolto a offrire assistenza sanitaria a tutti coloro che ne hanno bisogno, solo in nome di questo bisogno, civili o combattenti, in totale indifferenza verso appartenenze o divise. Il governo italiano non può accettare l'intimidazione, noi non la accettiamo.
Riccardo Bellofiore, Piero Bernocchi, Sandro Bianchi, Mauro Bulgarelli,  Paolo Cacciari , Salvatore Cannavò, Sergio Cararo, Luca Casarini, Giulietto Chiesa, Lidia Cirillo, Danilo Corradi,  Giorgio Cremaschi, Flavia D'Angeli, Tommaso Di Francesco, Nicoletta Dosio, Laura Emiliani, Marco Filippetti, Dario Fo, Jacopo Fo, Olol Jackson, Fosco Giannini, Pierpaolo Leonardi, Aurelio Macciò, Piero Maestri, Luciano Muhlbauer, Gigi Malabarba, Franca Rame, Gianni Rinaldini, Fernando Rossi, Marco Santopadre, Nando Simeone, Fabrizio Tomaselli, Franco Turigliatto, Vauro, Giovanna Vertova
 
 

 

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