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DIRITTI UMANI - presentazione

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Guarda il filmatoPane e alfabeto.
Per la dignità degli ultimi
 
NADiRinforma propone l'iniziativa "Pane e Alfabeto" che si è svolta a Bologna il 6 gennaio 2010 in Piazza Nettuno vendendo pane e scambiando libri e parole della Costituzione italiana. Un'iniziativa destinata alla riflessione sull'origine e la natura del nostro ben-essere, una riflessione su noi stessi e su chi ci vive accanto: un guardarci allo specchio per riuscire a vedere gli altri, quegli altri che... emarginati, ultimi o rinnegati sono parte della comunità cui apparteniamo e per questo inscindibili da noi e dalle nostre coscienze. Prendendo spunto dalle parole del Sindaco Francesco Zanardi (dicembre 1915): "Fra i prodotti che debbono essere sottratti ad ogni speculazione mettiamo in prima linea il pane quotidiano; già l'invocazione mistica dei credenti e l'affermazione proletaria dei diritti al pane, affermano la necessità che questo elemento sia distribuito a tutti sano, igienico, abbondante; e la preparazione del pane, che ha un grande valore fisiologico ed una grande importanza politica deve costituire un servizio pubblico. Con questa parola s'intende una organizzazione che deve servire ai cittadini di ogni fede e di ogni classe, e siamo contrari a coloro che vorrebbero restringere la distribuzione del pane, preparato dal Comune, soltanto a qualche ristretta categoria di persone, ché invece siamo fautori della libertà più assoluta per il cittadino anche più ricco di fare acquisto negli spacci pubblici, così come si sale liberamente sul tram senza presentare nessun certificato di stato civile?"

 

Francesco Zanardi
(Poggio Rusco , 6 gennaio 1873 18 ottobre 1954 ) è stato un politico italiano .
Biografia
Dopo gli studi a Poggio Rusco e a Mantova , s'iscrisse all' Università di Bologna dove si laureò in Chimica e Farmacia. Dirigente del Partito socialista italiano nel mantovano, si applicò intensamente nell'attività di amministratore. Fu sindaco di Poggio Rusco (MN) e contemporaneamente consigliere comunale a Bologna nel 1902 . Nella stessa città, nel 1904 , fu assessore all'igiene della giunta comunale guidata dal sindaco Enrico Golinelli . Fu anche vice presidente dell'amministrazione provinciale di Mantova tra il 1904 e il 1906 .
La sua attività d'amministratore pubblico giunse all'apice il 28 giugno 1914 quando si svolsero a Bologna le elezioni amministrative che per la prima volta portarono la sinistra al governo della città. Per adempiere al motto elettorale "Pane e alfabeto" Francesco Zanardi fu sindaco designato dalla lista socialista con l'appoggio delle organizzazioni dei lavoratori. Il mandato elettorale s'interruppe con le sue dimissioni in quanto eletto deputato nel collegio di Bologna. Zanardi viene ricordato come il "sindaco del pane" perché promotore dell'Ente comunale di consumo che contribuì ad alleviare i disagi della popolazione durante il conflitto mondiale allora in corso. La giunta Zanardi si prodigò molto anche per lo sviluppo delle istituzioni scolastiche.
Rieletto deputato nel 1921 , Zanardi fu più volte oggetto di aggressioni violente ordite da fascisti e perseguitato durante il regime. Allontanato da Bologna, prese dimora a Roma dove rimase permanentemente dopo la morte del figlio Libero, morte causata da aggressioni subite per opera di squadre fasciste. Nel 1938 fu confinato a Cava dei Tirreni . Finita la guerra, tornò a Bologna dove nelle elezioni del 2 giugno 1946 Francesco Zanardi venne eletto all' Assemblea Costituente con 26.328 preferenze. Nel 1948 fu designato senatore a vita .
Bibliografia
Collegamenti esterni
 
Francesco Zanardi sindaco di Bologna, 15 luglio 1914. Novantacinque anni dalla prima amministrazione socialista di Bologna.
 
1914-1919. Francesco Zanardi Sindaco di Bologna Il 15 luglio 1914 si riunisce il primo consiglio comunale a maggioranza socialista di Bologna che elegge sindaco Francesco Zanardi, «in nome del popolo».
Il 15 luglio 1914 si riunisce il primo consiglio comunale a maggioranza socialista di Bologna che elegge sindaco Francesco Zanardi, «in nome del popolo».
Bologna, dotta, liberale e turrita sotto l'egemonia della Camera del lavoro e dell'analfabetismo, così titola «l'Avvenire d'Italia» per dare la notizia che ormai «la teppa comanda» la città.
Il 28 giugno 1914 la lista socialista vince le elezioni amministrative forte di un programma di reale cambiamento della gestione della cosa pubblica in favore dei lavoratori e nella convinzione che il comune è «la Patria più vera», patrimonio collettivo e rappresentanza di tutti i cittadini. Il significato del voto viene letto come espressione della volontà popolare perché « le elezioni, quando non sono un balocco innocuo per bambini, esprimono nuovi indirizzi, nuovi metodi, nuove aspirazioni». Ed è in nome di queste esigenze che emergono dai ceti sociali dei lavoratori, che Francesco Zanardi porta all'interno del comune, «centro della vita civica e sintesi e nucleo centrale di ogni forma di vita sul territorio», la politica delle riforme dei modelli di governo delle istituzioni.
Il riformista Francesco Zanardi guida la città negli anni difficili della Prima guerra mondiale, ma mette in pratica le teorie del municipalismo socialista nell'evoluzione dell'ente locale, terreno di prova delle prime amministrazioni delle grandi città come Bologna e Milano. «Pane e alfabeto», >>>> segue
 
 
"La Vita Cittadina", agosto 1917
 
Una delle principali realizzazioni della prima amministrazione comunale socialista di Bologna, è l'Ente Autonomo dei Consumi. Pur parte del programma elettorale socialista, l'esperienza nasce come atto di spontanea reazione al vertiginoso aumento dei prezzi subito dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.
Una delle principali realizzazioni della prima amministrazione comunale socialista di Bologna, diretta da Francesco Zanardi, fu l'Ente Autonomo dei Consumi. Pur parte del programma elettorale socialista, l'esperienza nacque come atto di spontanea reazione al vertiginoso aumento dei prezzi, subito dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nell'estate 1914.
Constatato che il calmiere non aveva funzionato, Zanardi decise di aprire un negozio, sito in un locale comunale posto sotto il portico del Palazzo del Podestà, dove uscieri del Comune cominciarono a vendere uva al prezzo di costo, maggiorata di una modesta cifra per le spese di gestione. Dopo l'uva fu la volta di altri generi alimentari: il pane era venduto a 50 centesimi al chilo, contro i 60-80 dei privati; la farina 50 contro 60; il riso 45 contro 55-60; le mele 20 contro 40-50 e così via. Il sindaco, con l'assenso della giunta, aveva impiegato somme prelevate dalle casse comunali, senza le previste procedure di legge, a cominciare dall'approvazione di una regolare deliberazione da parte del consiglio, il quale era stato tenuto all'oscuro di tutto.
Quel che è peggio, Zanardi aveva usato soldi del Comune per un'impresa commerciale non prevista tra i compiti istituzionali dell'ente. Non si sapeva neppure quale fosse la natura giuridica del negozio, né chi fosse il proprietario. Ma, dal momento che il negozio esisteva - e presto si sarebbero aggiunte altre varietà merceologiche - il problema era quello di dargli una veste legale.
Sui "negozi di Zanardi", come furono subito chiamati, si aprì una polemica senza fine. I commercianti protestarono perché subivano una forte concorrenza. I consiglieri comunali di minoranza, tutti di estrema destra, prima li osteggiarono, poi sostennero che, essendo stati aperti con soldi del Comune, erano di proprietà del Comune. Il compito di trovare un'adeguata soluzione giuridica, senza snaturare la funzione dei negozi, fu affidato al vice sindaco Nino Bixio Scota e al prof. Leone Bolaffi, un docente universitario d'orientamento liberale. >>>> segue
 

 

 
 

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