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Milano 05/09/2009: NADiRinforma propone l'intervista a Paulos, un rifugiato proveniente dall'Eritrea, che come tanti altri ha avuto dall'Italia lo status di rifugiato solo sulla carta. Infatti, come prevede la convenzione di Ginevra, i rifugiati hanno dei diritti acquisiti nello Stato in cui vengono accolti, diritti negati in Italia.
E' per richiedere questi diritti che un gruppo di rifugiati provenienti dal Corno d'Africa, stanno lottando da quasi 5 mesi a Milano, stanno dormendo per strada in P.zza Oberdan, ed hanno subito da parte di Comune, Questura, Polizia municipale, Nettezza urbana,Polizia di stato qualunque tipo di vessazione.
La Questura ha persino chiesto la revoca dello status di rifugiato per coloro che più si sono esposti nella lotta, ovviamente la commissione di Roma non ha ritenuto esserci i presupposti per revocare.
Ma questo è il trattamento riservato a coloro che non ci stanno alle regole imposte ed alzano la testa per chiedere un trattamento umano a cui,peraltro, hanno diritto anche legalmente.
In appoggio alla lotta dei "rifugiati di P.zza Oberdan" si sono schierate associazioni e comitati antirazzisti oltre a tanta gente comune che ha dato vita ad un circuito di solidarietà come testimoniano le partecipate "notti bianche" ed i piccoli gesti di vera accoglienza di tutti i giorni.
I rifugiati insieme a queste associazioni hanno richiesto alla questura il permesso per manifestare in corteo davanti al Comune, ma anche questo è stato negato. E' chiaro l'intento delle istituzioni di far morire questa coraggiosa lotta nel silenzio. Anche i mass-media riportano solo le bugie che le istituzioni vogliono far loro riportare ed alcuni giornalisti hanno persino detto che loro ci saranno per questa lotta quando ci sarà "violenza".
I rifugiati non vogliono la violenza, che ben conoscono nei loro paesi d'origine e dalla quale fuggono. Vogliono portare avanti una lotta pacifica per i loro diritti e lo stanno facendo, anche se sono ormai stanchi e convinti di lottare contro "un muro",come dice Paulos, ed hanno acquisito la consapevolezza che in Italia i diritti umani non esistono. Alcuni di loro sono andati in altri paesi dove, si hanno notizie, abbiano ricevuto il trattamento sancito dalla convenzione di Ginevra.
Da questo la richiesta dei rifugiati " cancellate le nostre impronte digitali e dateci la possibilità di andarcene da questo paese che non ci vuole".Anche questo non è loro permesso. Debbono stare in Italia continuare a dormire per strada o in luoghi di fortuna, mangiare alla Caritas e non poter lavorare o avere una tessera sanitaria perché non hanno una residenza.
I rifugiati di" Piazza Oberdan" sono, però, convinti che, anche se non hanno ancora ottenuto una casa, hanno ottenuto grandi vittorie. Sicuramente hanno portato a conoscenza di tante persone, e non solo in Italia, la loro situazione,sono stati capaci di sollecitare intorno a loro tanta solidarietà ed hanno conquistato la loro dignità di esseri umani anche di fronte alle istituzioni che continuano a negare i loro diritti.
Per ulteriori informazioni: rifugiati.milano@gmail.com
Visita il sito: www.a3f.org

Rifugiati: Il nostro diritto non è politico, è un diritto umano!
By Roberto Marchesini - 05 June 2009 - tratto da Associazione 3 Febbraio
Il Comune di Milano ha deciso di scippare i nostri diritti silenziosamente, cosa inaccettabile, motivo per cui noi abbiamo dato vita ad una lotta per il nostro diritto ad un alloggio che ci è garantito dalla Convenzione di Ginevra del 1951 Noi viviamo in una situazione veramente orribile ed è per questo che pensiamo che la nostra richiesta sia molto seria e vada considerata, dal Comune di Milano il quale nei nostri incontri ha dimostrato di non avere un piano per dare risposta ai nostri diritti. Noi vediamo come vi sia disinteresse nell'avere un dialogo ed una trattativa, cosa che significa che essi non vogliono una trattativa, ma essi invece devono di avere la loro propria strada per affrontare questa situazione. Anche noi abbiamo la nostra strada di fare i conti con noi stessi e proteggeremo il nostro diritto e noi stessi. Ora noi viviamo da un mese in Piazza Oberdan, senza speranza. E' un tempo incredibilmente lungo, e voi dovete chiedervi per quanto tempo possiamo aspettare una azione così crudele ed inumana. Quando si è abbattuti, sembra che non vi sia più speranza ma il cambiamento può avvenire solo se siamo insieme come una sola cosa. Noi siamo tutti parte della grande famiglia di Dio, ed in verità l'unica cosa che vogliamo è l'amore. Questa è una scelta che stiamo facendo per salvare le nostre vite, aprite i vostri cuori, noi sappiamo che con una qualche accoglienza le nostre vite potranno essere più forti e libere. Come Dio ci ha mostrato trasformando le pietre in pane, così noi sappiamo che si deve aiutare una mano che chiede aiuto. Come un cane che rigurgita al suo vomito le persone meschine ripetono le loro stupidità. Noi diciamo che c'è un limite a tutto e che per ogni azione c'è un'azione uguale e contrariali nostro diritto è chiaro noi abbiamo bisogno dei nostri diritti ora perché questo è il tempo giusto. Se non lo farà il Comune di Milano si assumerà le responsabilità delle conseguenze, perché stiamo soffrendo troppo e non crediamo che sia possibile che vi sia repressione e persecuzione per i rifugiati che sono senza lavoro, senza casa, senza speranza, soprattutto in un stato di democrazia: per lungo tempo abbiamo vissuto come bestie. Ci viene negato ogni diritto, per questo è il tempo giusto, per protestare per il nostro diritto. Abbiamo dato al Comune di Milano molto tempo: la democrazia significa trovare le risposte. E'incredibile che essi non ci abbiamo dato alcuna risposta. Fino ad ora ci hanno offerto 2 prospettiva, o morire silenziosamente e lentamente accettando la logica del Comune, oppure morire in fretta. Noi preferiamo morire velocemente senza troppa sofferenza. Se lo stato italiano rispetta i nostri diritti: Yes we can!
i rifugiati di Milano
rifugiati di milano e realtà per il diritto di manifestare
By Roberto Marchesini - Posted on 22 June 2009
Questo appello è stato deciso dalle associazioni, le persone, ed i rifugiati presenti alla assemblea di martedì 16 giugno in Piazza Oberdan
Siamo donne ed uomini che hanno a cuore l'umanità, la solidarietà, la libertà. Siamo persone che vengono da tutto il mondo e chiediamo la libertà per i rifugiati di Milano a manifestare per far conoscere e difendere i propri diritti, in primo luogo il diritto all'alloggio. Questo diritto è stato negato dalla Questura. Abbiamo chiesto per 5 volte di manifestare fino al Comune (l'interlocutore che deve rispondere) o almeno di manifestare nelle vicinanze. Ogni volta hanno detto di no con scuse diverse. L'ultima volta abbiamo chiesto di manifestare perché - tra l'altro – sabato 20 è la giornata mondiale del rifugiato. Basta ipocrisia. Non c'è rispetto né libertà per chi fugge dalla guerra, ha diritto alla protezione internazionale, perfino sancita dalla Convenzione di Ginevra e dalle stesse leggi italiane ed internazionali (che garantiscono sanità, alloggio e lavoro ai profughi di guerra), che invece sono costretti a vivere per strada. Continuiamo a lottare per il diritto a manifestare, faremo ricorso per le vie legali, chiediamo sostegno e solidarietà per l'accoglienza umana, contro la discriminazione il razzismo e l'ingiustizia.
Libertà di manifestare per i rifugiati e per tutti
Solidarietà con i rifugiati
Diritto all'alloggio ed all'accoglienza per i profughi
Rifugiati di Milano, Associazione Antirazzista “3 febbraio” tel. 348.7329075 Centro delle culture – movimento umanista Gruppo per la solidarieta' antirazzista Vijar Kumar tel. 338.9184499 Comitato antirazzista Mondoinsieme tel. 328.1659637, comitato antirazzista "opera per il mondo"

 

Occupazione rifugiati a Milano

 

Nella giornata di domenica 19/04 è giunta sul luogo dell'occupazione milanese, via senigallia 6, anche una delegazione del Comitato di Solidarietà con Rifugiat* e migranti torinese ed un'ampissima delegazione di occupanti di Corso Peschiera (TO).  

 

Notte bianca dei rifugiati in piazza Oberdan: le foto
pubblicato: lunedì 13 luglio 2009 da Gianluca Longhi

 

La notte bianca è un'iniziativa che funziona, lo si vede dalla sua riproducibilità tecnica. Sabato sera a Milano si è svolta, qualche giorno dopo la notte bianca dei saldi , quella della solidarietà ai rifugiati. La prima iniziativa, organizzata dall'Assessorato alle Attività Produttive e dall'unione di Commercio, consisteva nella già collaudata formula “shopping notturno” , quella di sabato, di ben altro significato, era un iniziativa di solidarietà ai 250 rifugiati politici che da qualche mese vivono senza fissa dimora e dormono in piazza Oberdan.
Sono 250 i rifugiati politici che vivono per le strade di Milano e, nonostante il Comune abbia stipulato un accordo con il ministero degli interni per la realizzazione di 500 posti di accoglienza per i richiedenti asilo, a questi rifugiati, soprattutto di Eritrea e Sudan, non sono state concesse alternative ai dormitori pubblici. Dormire in piazza Oberdan è la loro pacifica protesta.
Crudele la prossimità delle zone: corso Buenos Aires e Piazza Oberdan. Da un lato i negozi, le merci, la loro veloce obsolescenza che spinge a un ricambio continuo, quindi ad uno scarto del vecchio, nella spasmodica ricerca al nuovo. Dall'altra parte, in piazza Oberdan, c'erano quelle che Bauman definisce vite di scarto.
Il bene primario della società dei consumatori sono i consumatori; i consumatori difettosi sono il suo passivo più irritante e costoso.
 

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