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“Possedersi ….”

a cura di Nicoletta Serra

Possedersi significa possedere se stessi. Tutto parte dal significato di possedere. Possedere significa tenere forte, raccogliere, stringere, non lasciarsi sfuggire. Non mi piace parlare di forza, riferendomi a possedere, mi rilassa di più pensare ad un altro concetto, quello di intensità. Possedere, allora, significa tenere qualcosa o, talvolta, qualcuno così intensamente da fondercisi. In un certo qual modo funziona un po' come per la fede. Ecco, si può dire di possedere la fede, se uno ci crede veramente. Nella fede non c´è spazio per  conformismi, ma piuttosto si intende la responsabilità di un impegno senza compromessi; si tratta di aderire a una parola cosi intensamente, appunto, da fare della stessa carne, da incarnare l´esempio e portare la vita a un gradino più alto. A parte questo discorso metateologico, il possedere è come la fede, se ci credi, è dentro di te. Altrimenti, si sente spesso dire "posseggo una macchina, posseggo una casa, posseggo...ma è solo una forma più arrogante e acida per dire che ti sei comprato qualcosa, che hai scambiato denaro con altro: un altro che non ha vita. Ecco, forse a questo punto, penso valga la pena aprire una parentesi non indifferente. Dicono tutti che il troppo ricco non sia mai contento. Penso che in un qualche modo ci azzecchi proprio questo concetto del possedere o perlomeno un suo derivato. Anche a me è capitato, e non stento a credere capiti a quanti possano "permetterselo più di me". È la sindrome del Milanese. Praticamente accade che tu diventi possessore di un oggetto e ti identifichi con questo, insomma tu vali quanto più si legge Richmond sul tuo culo, quanto più lustre risulta l´immagine. Siamo nell'epoca dove i manichini aumentano e gli specchi, i veri specchi, le lastre che , trasparenti riflettono la tua anima, diminuiscono. Niente di più che un diversivo per sfuggire ala realtà dell'essere; non vedere nient'altro che questo, cioè il valere nella misura in cui HAI e non il valere nella misura in cui SEI. È un rincorrere un niente. È una difficile influenza imprenditoriale, quella di cui sto parlando, che ha dilagato nella mia generazione e io, tu, noi siamo pesci, in mezzo alla corrente.
Influenza imprenditoriale.
Parlo di una peste, dagli effetti allucinogeni e poi perché siamo stanchi di questi stilisti che speculano sul´usato e lo strappato; voglio dire che non si tratta solo di beni materiali e sfruttabili, ma talvolta il termine possedere viene usato per costruire castelli di sabbia; si parla, infatti, di possedere la bellezza, la forza, il potere, il "sex a pile". La bellezza, forza e il potere o la sensualità, sono valute che in genere non appartengono a chi dice di farne uso, perché sono doti latenti che agiscono nella quotidianità e in genere nei loro opposti. Non c´è forza più grande di chi, debole, cerca di andare avanti, non c´è forza che, nel dolore, non alzi lo sguardo cercando conforto in un barlume di luce.
Possedere se stessi. Possedersi.
Contenersi
Rimanere cinto nel proprio confine
Tenersi conchiuso nella propria pelle
Godersi
Tangere con mano le proprie ansie e i propri dolori
Costruire il ritmo del proprio tempo.
Non è facile contenere se stessi, per niente. Possedersi significa tirarsi fuori di sé , analizzare se stessi e la situazione per quel che è veramente, sapendo, cioè distinguere i propri moti dalle circostanze e capire, quindi come i moti stessi dipendano dalle ultime.
Possedersi significa aver cura di sé, non lasciarsi sormontare dalle cose e dagli eventi, ma porre la propria persona al di sopra delle cose, perché quel che sempre e comunque rimane è la persona. Possedersi significa misurare la realtà in base a se stessi e trovare in questa quelle circostanze e

quelle scelte che meglio mi possono procurare serenità. Un solo imperativo categorico: "ho voglia di possedermi, per regalarmi me stessa e per regalarmi agli altri. Saper contenere le mie ansie e le mie paure avrebbe per me un risultato grane,, significherebbe poter scegliere, in primis poter scegliere di essere una persona bella. "
Ecco il possedermi nella scena del presente.
Nel passato siamo stati diversi di come viviamo al presente? Non sapevamo il significato del possedersi? Ci siamo posseduti in maniere altre? Ci siamo ingannati di possederci?
Eravamo alla ricerca del sapere.
Il sapere di potersi possedere è il primo passa che apre la strada del possedersi concretamente.
Funziona come sella biologia. Il sapere è l´enzima, il catalizzatore del nostro possederci.
Non intendo dire che siamo macchine sotto il nostro controllo, tutt'altro. L´uomo, per quanto se ne dica, sfuggirà sempre ai tiranni della scienza e della ragione; sono istanze, queste che esigono uno strumento. Tuttavia l´uomo non può non accettare di diventare ricercatore di se stesso, non può rifiutarsi di scavare nelle proprie miniere e rivelare al mondo la lucentezza per la quale è stato generato.
Ci sono due modi, oggi di considerare l´uomo, secondo l´approccio biologico-meccanicistico, ma non dispongo della pazienza, del´esperienza e della caffeina sufficienti per inoltrarmi in questo discorso; ma piuttosto è bene considerare l´uomo come persona, perché l´uomo è per eccellenza persona e possiede la dignità della sua persona. Ognuno la sua.
Per raccogliere ciò che largamente ho seminato, liberandomi alle stagioni dei miei pensieri, c´è differenza, percezione e realtà.
Possedersi
Possedersi come accettazione di se stessi, del proprio interno ed esterno, del dover essere e del dover fare sulla base dell'essere.

Ora vi racconto una storia che aspetta di essere raccontata, anche se non è farina del mio sacco, mi pare attinente a ciò che sinora ho scritto:

“Esistevano un giorno, e forse, anzi sicuramente esistono ancora, quattro candele accese. La prima, scontenta, disse alle altre – io sono la pace e visto che gli uomini fanno la guerra è inutile che io rimanga accesa – così un soffio di vento la spense.

La seconda, vedendo la prima, desolata prese voce: - io sono l'amore, ma non ha senso che io rimanga accesa, perché nessuno mi ama e mi alimenta – e un soffio di vento la spense.

La terza, allora: - io sono la fede e, purtroppo, ho più ragione di tutte a spegnermi perché ormai nessuno crede più in me, ma tutti mi deridono – e, così, un soffio di vento spense anche lei.

Una bambina, quando vide le tre candele spente, scoppiò in lacrime e balbettò: - ma come faremo a vivere, chi guiderà gli uomini lungo il cammino della vita se l'amore, la fede e la pace si sono eclissate ? –

L'ultima candela, commossa dalla innocente saggezza della piccola, le si avvicinò e le sussurrò piano: - non temere, cara, finchè ci sarò io, che sono la speranza, ci sarà modo di riaccendere le altre candele e di restituire al mondo la pace, l'amore e la fede –

Questi dono furono riaccesi e tornarono ad illuminare la strada dell'uomo.

Finchè c'è la speranza, c'è la vita”

 

Nicoletta Serra

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