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"Alla ricerca di eguali diritti civili"
Gay Pride 2000
"La mia testimonianza"
a cura di Rita Pierantozzi
Quando dal buio del metrò, siamo sbucate nel sole della strada avevo in mente due cose: Caterina Caselli e la scarpinata che ci attendeva.
Era la terza volta che mi preparavo a partecipare ad un Gay pride in Italia e conoscevo già i sentimenti che ti esplodono dentro quando ti appresti a scendere in piazza di fronte al mondo ad urlare in quello in cui credi...
L'adrenalina sale fino a farti sentire invincibile, perchè tra la folla che ti si accalca intorno, sentirsi onnipotenti è l'unico modo per non aver paura.
Ma quello che vidi superava ogni mia attesa: una folla oceanica, un mare di teste che si stendeva per tutta l'enorme piazza della Piramide Testaccio e giù per i viali al Circo massimo ed oltre.
Le vie laterali erano invase da colonie di donne e di uomini (gay, lesbiche, etero, tran e quant'altro), che, grondanti dal caldo,cercavano disperatamente un angolo d'ombra.
Sotto l'antica piramide, un grappolo di palloncini verdi alto quasi dieci metri, segnalava la presenza dell'omonimo partito e di fronte a quello che, in slang strettamente omoromanesco era definito "er bar 'de travesti" si stagliava in tutta la sua imponenza la colonna video della CNN.
Era uno dei "grandi fratelli" che avrebbero trasmesso la parata, permettendo alla gente a casa di seguire un avvenimento che aveva infastidito ed inorridito l'intera popolazione cattolica italiana.
ORRORE!!! Una manifestazione di orgoglio gay-lesbico-trans, in Italia, per giunta a Roma, addirittura l'anno santo!
L'anno giubilare disturbato ed insultato da una manifestazione blasfema, da una "sfilata di morte", come Ida Magli la definirà in seguito. Mi chiedo ora quanto ci fosse di blasfemo in quello che vedevo dai gradini dell'uscita della metropolitana:un unico enorme "Rainbow" (la bandiera della comunità gay) che vestiva a festa la piazza, di solito grigia.
Musica ovunque. Tanti trans ipercolorati, i carri delle associazioni: il Mario Mieli, il Cassero, i carri dei Centri Sociali, ma anche migliaia di persone in semplice tenuta estiva: bermuda, sandali e canottiera.
Eh, sì ... la popolazione gay e lesbica può anche non essere scenografica!
Pensare che tutti noi abbiamo abitualmente in testa piume di struzzo, è un pò come pensare che tutti i brasiliani vadano in giro vestiti durante il Carnevale a Rio!
Io ed il mio eterogeneo gruppetto di "only women" avevamo optato per una "mise" semplice ed anticaldo: tutte in maglietta e pareo.
Certo è che sparivamo di fianco agli enormi travestiti nelle loro "toilette" in bilico tra Rossella O' Hara e Mae West, ma ci sentivamo molto eleganti e molto femminili.
E, in un attimo di folle esibizionismo ci eravamo fermate lì, in cima alla scala, sgomente dalla temperatura africana ed indecise sul quando e come tuffarci nel bagno di gente.
In un attimo abbiamo deciso e via ... giù tra tutti! La folla ci ha fagocitato in un attimo e, non senza qualche problema, abbiamo coraggiosamente formato una catena umana fino dall'altra parte della piazza.
Dopo la faticosa crociera abbiamo guadagnato l'unica affollattissima tavola calda e, sedute sul bordo di una fontana, mangiando allegramente ed allegramente chiaccherando come durante una gita scolastica mi sono fermata a guardare le mie compagne d'avventura.
Uno strano gruppetto, non c'è che dire ... età variabile, background variabile, ma tante cose in comune ...
Tutte abbiamo pagato lo scotto del maledetto "coming out": in famiglia, sul lavoro e con gli amici.
Temendo per le nostre relazioni, per i nostri sentimenti.
Tutte abbiamo un passato di militanza, più o meno impegnata.
Tutte avevamo un motivo per essere a Roma in quel momento ... anche Alex, ventenne eterossessuale, sorella di una di noi.
8 luglio 2000: data di comodo scelta dall'organizzazione, in realtà avrebbe dovuto essere 20 giugno 2000.
Ai fini di ciò che è successo nel presente non cambia nulla, ma pochi sanno cosa vuole dire 28 giugno.
Perchè persino il Cassero alla sua nascita si chiamava "Circolo 20 giugno"?
Che cosa significa per la comunità gay e lesbica questa data?
Sono passati più di due decenni, ma pochi ricordano il giorno in cui "... i gay hanno perso la paura nello sguardo ..." (Edmund White).
Era il giorno della morte di Judy Garland ... poco importante forse ... ma per le minoranze i simboli hanno un enorme valore.
E Judy Garland era sempre una preziosa icona per tutti i gay!
Quel giorno, in un bar del Greenwich Village di New York, l'ennesima retata della polizia (era proibito per legge servire alcolici ai gay dichiarati), l'ennesimo sopruso senza senso ed i gay, le lesbiche e i trans reagiscono.
Una sorta di guerriglia urbana si protae per più di due giorni per le strade della città.
Qualche testa rotta, nessuna vittima e tanta violenza.
Ma da quel giorno le cose sono cambiate.
Con una grande festa.
Ed eravamo lì insieme ... noi lesbiche, i gay, i trans e tutti gli etereo possibili ed immaginabili.
Abbiamo ballato, cantato, camminato, urlato e chiaccherato sotto il sole cocente per più di sei ore.
La partenza è stata lentissima, la parta un pò confusinaria, ma solo perchè eravamo tanti, tanti, tanti quanti non mi sarei mai aspettata.
Emozione? Molta.
Forza? ancora di più!
Con noi italiani c'erano persone provenienti da tutte le parti del mondo, stupiti nel venire a contatto con una situazione strampalata come quella degli omossessuali italiani: liberi per legge; prigionieri della morale!
Ma quest'anno qualcosa è cambiato. Forse non molto, ma un piccolo passo l'abbiamo fatto ... non ci possono più ignorare!
La cosa più bella per me è stata vedere tante persone diverse, tanti eterossessuali, tante famiglie marciare insieme a noi ...
Padri con i bimbi sulle spalle, madri con i passeggini, c'erano addirittura degli ex partigiani ultrasettantenni con la bandiera rossa sulle spalle.
Per loro era solo sfilare per i diritti degli omosessuali, ma sfilare per i diritti di ogni cittadino, viste le dichiarazioni del nostro beneamato Presidente del Consiglio!Il sig. Amato su molti cartelli era nominato come il signor "Purtroppo", visto che alle pressioni della destra e del Vaticano, per rimandare o sopprimere la Parade, ha risposto con un'irresponsabile frase che rimarrà negli anali degli strafalcioni politici: lui non poteva fare nulla per evitare l'evento, "purtroppo" esiste una Costituzione ...
Quando sono partita da Bologna per andare a Roma ero molto arrabbiata,polemica e pronta a litigare con chiunque avesse anche solo tentato di limitare il mio inalienabile diritto a manifestare, ma tutte queste polemiche sono svanite nella mia testa con il susseguirsi degli avvenimenti.
E alla fine … quando ci siamo radunati tutti nell'immensità del Circo Massimo … mi sentivo parte di un tutto indistruttibile.
Finalmente “sentivo” intorno a me una vera comunità, pronta a lottare per affermare la propria esistenza e la propria identità.
I comizi del dopo ffilata ci hanno emozionato come non era mai successo prima.
Le parole di Irma Battaglia (Presidente del Circolo Mario Mieli, promotore dell'evento) che in un momento di abituale cinismo ci sarebbero parse un po' sopra le righe, ci hanno, invece, infiammato … l'abbiamo amata tutti … persino io che nel passato ho avuto con lei discussioni accesissime.
In quel momento era la nostra voce ed il nostro volto di fronte alle istituzioni ed è stata eletta a “corum popoli” eroina del Gay e Lesbiche Pride.
Il momento di commozione più grande l'ha offerto Padre Vitalino Della Porta, un sacerdote che ha parlato con forza di tutti i gay e le lesbiche credenti ed in nome di tutti i religiosi e le religiose omosessuali che rischiano vocazione e carriera nel tentativo di trascinare la Curia vaticana nel ventesimo secolo.
Poi, Leo Gullotta, grande affabulatore, ed unico gay visibile del mondo dello spettacolo italiano, Vanni Piccolo, Assessore per il Comune di Roma delle Politiche Omosessuali, esponente della comunità gay e lesbiche, esponenti delle istituzioni, esponenti della comunità transessuale (che può dichiarare tranquillamente di essere discriminata dallo stesso mondo omosessuale) e le vivaci parole di uno dei transessuali che partecipò più di trent'anni fa alla lotta scatenata dallo Stonewall a New York.
Tante parole, parole di lotta, parole coraggiose, parole di ricordo per lo sterminio degli omosessuali e delle lesbiche nei campi di concentramento nazista, parole per tutte le decine, centinaia, migliaia di persone che in nome della loro omosessualità vengono discriminate, vilipese, offese, lapidate, perseguitate ed uccise nel mondo.
Parole dure o tenere, ma mai noiose …
Dopo ce ne siamo andati un po' alla spicciolata, stanchi morti, distrutti.
Molti si sono avviati verso i pullman che li avrebbero riportati nelle loro città o in stazione o all'aeroporto e … noi, che rimanevamo a Roma, siamo andati ad intasare le centinaia di pizzerie del centro.
L'euforia di quel giorno si è molto ridimensionata tornando alla vita di tutti i giorni.
La comunità gay e lesbica in Italia ha ancora molte cose da dire, molte di più da fare e molta strada da percorrere, ma se quell'8 luglio è servito ad un solo gay, ad una sola lesbica a sentirsi un po' meno solo e un po' più forte … allora è servito veramente a molto!!
Rita

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