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Assoc. Medica Disturbi di Relazione

associazione medica a carattere socio-sanitario destinata alla cura e alla prevenzione dei DISTURBI di RELAZIONE,
attraverso un programma clinico di reintegrazione del soggetto portatore di disagio

 

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Le ricette dell'erborista
a cura di Denise Lodi

 

MELLITO BALSAMICO (ingredienti per 100 g)
Glicerina 4 g
Miele 70 g
Menta olio essenziale 7 gocce
Mirto o pino olio essenziale 8 gocce
Eucalipto olio essenziale 7 gocce
Lecitina la punta di un cucchiaio
Acqua 25 ml
Mescolare tutti gli ingredienti. Conservare al fresco.
Utile in caso di tosse e raffreddamento.

 

CARAMELLE BALSAMICHE AL PROPOLI
Miele 25 g
Propoli Tintura Madre 45 gocce
Eucalipto olio essenziale 3 gocce
Timo olio essenziale 3 gocce
Polvere di liquirizia q.b.
Impastare, servendosi di una spatola, tutti gli ingredienti. Formare delle striscioline e tagliare in tronchetti.
Utili per le infiammazioni delle prime vie aeree.
UNGUENTO CICATRIZZANTE
Cera d'api 17 g
Olio di oliva 76 g
Calendula tintura madre 5 g (un cucchiaino)
Lavanda olio essenziale 2 g (66 gocce)
Sciogliere la cera d'api con l'olio di oliva. Quindi aggiungere la tintura madre di calendula e dopo raffreddamento l'olio essenziale di lavanda.
MASCHERA PER MANI SECCHE
Miele 50 g
Glicerina 50 g
Tea tree oil 5 gocce
Applicare sulle mani, indossare un paio di guanti in lattice e tenere per 30 minuti.
MENOPAUSA – L'APPROCCIO FITOTERAPICO
Denise Lodi
 
 
Cos'è la menopausa?
La menopausa è una trasformazione fisiologica naturale nella vita della donna caratterizzata dalla sensibile riduzione dell'attività ovarica accompagnata dalla fine dell'evento mensile mestruazione. Il termine menopausa deriva dal greco “menos”, mese, e “pausis”, cessazione; significa perciò “cessazione della mestruazione”.
Una donna è ufficialmente considerata in menopausa dopo un anno dalla sua ultima mestruazione. Il termine di un anno è un dato statistico, riguarda perciò la maggior parte delle donne, ma non tutte: non è raro che qualcuna veda ripresentarsi il suo ciclo anche dopo 15-18 mesi. Il periodo che precede la cessazione della mestruazione, definito pre-menopausa , è il più ricco di sintomi; nel periodo successivo invece, post-menopausa , le sintomatologie generalmente si attenuano ma si può far strada il pericolo di malattie degenerative debilitanti.
Si distinguono tre tipi di menopausa:
Menopausa fisiologica generalmente si verifica spontaneamente e gradualmente tra i 45 e i 53 anni preceduta da un periodo di irregolarità mestruali che varia nella maggior parte dei casi, dai cinque ai dieci anni.
Menopausa precoce si verifica spontaneamente ma più rapidamente e soprattutto in anticipo rispetto alla norma. L'interruzione del ciclo avviene prima dei 40 anni (accade approssimativamente ad una donna su 100).
Menopausa indotta si intende l'interruzione non spontanea dell'attività riproduttiva, determinata da un intervento chirurgico (rimozione delle ovaie), nel qual caso il ciclo si interrompe bruscamente,oppure da trattamenti di chemioterapia o radioterapia pelvica, situazioni in cui la cessazione delle mestruazioni può avvenire anche gradualmente.
Sintomatologia
Con l'avvicinarsi della menopausa l'attività delle ovaie diminuisce; l'ovulazione diventa un evento sempre più raro; estrogeni e progesterone non vengono più prodotti in modo equilibrato. Senza ovulazione il progesterone circolante si abbassa notevolmente; anche gli estrogeni diminuiscono ma non nella stessa proporzione, almeno inizialmente. Il disequilibrio ormonale che ne deriva si traduce in sintomi che possono essere “visibili”, avvertiti dalla donna in modo più o meno sensibile, oppure “invisibili”, non facilmente riconoscibili ed evidenziabili, se non con esami specifici, almeno nella loro fase iniziale.
I sintomi “visibili” sono l'espressione del tentativo del corpo di adattarsi al cambiamento in atto cercando di ristabilire l'equilibrio. La sindrome vasomotoria, comunemente identificata con le “vampate di calore” ne è l'esempio più tipico. Altri sono, oltre all'irregolarità mestruale, le variazioni d'umore, l'ansia, l'irritabilità, la caduta dei capelli, la secchezza vaginale.
I sintomi “invisibili” sono rappresentati dal danno organico che lo sbilanciamento ormonale è in grado di promuovere su organi e tessuti ormono-sensibili. L'indebolimento della struttura ossea (osteoporosi) ne è un esempio, anche se è ormai accertato che la menopausa non innesca l'osteoporosi, la può però aggravare. Il venir meno dell'equilibrio tra estrogeni e progesterone, caratteristico della fase di transizione, può portare all'iperstimolazione delle cellule degli organi riproduttivi (utero, mammelle, ovaie) esponendo al rischio di sviluppo di fibromi e di tumori estrogeno dipendenti, la cui incidenza è in significativo aumento nella popolazione femminile occidentale. Anche in questo caso la menopausa non ne rappresenta l'evento scatenante ma può costituire un momento di esposizione maggiore al rischio.
Trattamento con estrogeni dei disturbi climaterici
In relazione all'evidenza clinicobiologica la maggior parte dei disturbi lamentati dalla donna in climaterio, sono collegati, più o meno direttamente, alla ridotta o, comunque, alterata produzione estrogenica tipica di questa fase.
La terapia estrogenica deve essere considerata ancora oggi la terapia di prima scelta.
La terapia sostitutiva è utile sia per trattare i fenomeni vasomotori, sia per ridare un senso di benessere alla paziente e per eliminare i disturbi dovuti alle distrofie delle mucose vaginali e vescicouretrali ed infine per prevenire le patologie cardiovascolari nei soggetti a rischio per questa patologia.
Fitoestrogeni: effetti sulla sintomatologia menopausale e sull'invecchiamento
La dieta umana contiene sostanze nutrienti (macro e microcomposti) e sostanze non nutrienti, con alcune proprietà ed attività biologiche, chiamate fitochimiche. Nell'ambito di questi composti riconosciamo gli antiossidanti, i caroteni ed, in ultimo, i fitoestrogeni (molto rappresentati nell'alimentazione ricca di soia).
La recente constatazione epidemiologica che, in alcune popolazioni orientali (in particolare cinesi e giapponesi) la cui dieta è molto ricca di soia, si riscontra un'inferiore incidenza di malattie come osteoporosi ed aterosclerosi, di alcune forme di tumore (come quello all'utero e al seno) e una notevole scarsità dei disturbi “tipici” della menopausa (vampate di calore, secchezza vaginale, atrofie tessutali, ecc.) rispetto alle popolazioni occidentali, ha stimolato la ricerca scientifica nel cercare di individuare attraverso quale meccanismo d'azione i derivati della soia possono agire in tal senso.
Dal punto di vista scientifico si ritiene oggi che tali azioni siano mediate da sostanze contenute nella soia chiamate fitoestrogeni (FE).
Tali composti sono così chiamati perché la loro struttura è simile a quella degli ormoni femminli e si ritiene che queste sostanze agiscano attraverso un effetto di modulazione selettiva sui recettori estrogenici: la loro attività biologica è simile a quella degli estrogeni endogeni ma circa 1000 volte meno potente.
I fitoestrogeni più importanti per l'uomo sono gli ISOFLAVONI (contenuti soprattutto nella soia ma anche nelle lenticchie, nei piselli, nei fagioli, nei finocchi, nel grano saraceno, nei cavolini di Bruxelles), i LIGNANI (presenti anche nell'olio d'oliva e in quello di girasole, nella frutta in paticolare le ciliegie, le mele e le pere, nei semi di lino, nel sesamo,nel grano, nell'orzo, nel riso, nel frumento, nelle carote, nei finocchi, nell'aglio e nella cipolla oltre che nella birra e nel bourbon), i CUMESTANI (contenuti anche nei germogli e nel foraggio, nel trifoglio e nella medicago sativa) e, infine, i LATTONI dell'ACIDO RESORCILICO.
Dal punto di vista biochimico si ipotizza che i fitoestrogeni, legandosi ai recettori degli estrogeni umani, impediscano a questi ultimi di svolgere un effetto biologico “forte”, che nel tempo, potrebbe essere dannoso sui vari organi estrogeno-sensibili. Pertanto in relazione al tipo di legame recettoriale che si instaura ed in funzione della sua potenza d'azione tale interazione determinerebbe degli effetti più “modulari” e “dolci” sui vari organi sensibili.
Tali effetti possono essere definiti come “intelligenti” poiché in grado di stimolare soltanto i recettori degli organi “non a rischio” ed inibire, invece, quelli che se stimolati potrebbero con il tempo causare degenerazione della cellula.
L' estrogeno definito quindi come IDEALE dovrebbe essere molto poco attivo sui tessuti a rischio oncologico come l'utero e la mammella ed avere contemporaneamente un effetto positivo su altri tessuti che invece degenerano (invecchiano) in carenza di stimolo estrogenino (cervello, osso, pelle, vagina, sistema cardiovascolare).
I fitoestrogeni presentano tali caratteristiche.
Fitoestrogeni e sindrome menopausale
Diversi studi clinici sono stati recentemente eseguiti allo scopo di valutare l'efficacia clinico-sintomatologica degli estratti della soia nei disturbi climaterici, dimostrando un'efficacia di circa il 50% nel ridurre l'intensità e l'incidenza delle vampate di calore in donne nella immediata postmenopausa. Tale azione inoltre è stabile nel tempo e si instaura dopo un breve periodo di trattamento (3-6 settimane).
Sono riportate inoltre altre azioni cliniche molto importanti come la riduzione dell'incidenza delle malattie cardiovascolari, effetto che si ottiene attraverso la riduzione dei livelli plasmatici dei lipidi, l'azione antiossidante e la riduzione dell'aggregazione piastrinica. In tal senso i dati epidemiologici mostrano come le popolazioni orientali, in confronto a quelle con diete povere in soia e derivati, presentino un'incidenza da 6 a 10 volte inferiore di malattie cardiovascolari.
Un'altra importante azione si manifesta a livello del contenimento della perdita di massa ossea: i fitoestrogeni regolano lo scambio di calcio attraverso le membrane cellulari, il deposito di calcio intracellulare e inibiscono l'attività degli osteoclasti.
Per quanto riguarda il già citato effetto protettivo oncologico, si ritiene che l'integrazione alimentare con fitoestrogeni possa svolgere un ruolo importantissimo nella prevenzione del tumore all'endometrio, del tumore alla mammella e, infine, del tumore al colon.
L'uso dei fitoestrogeni attraverso la sola introduzione alimentare può essere limitato ed insufficiente poiché le dosi di fitoestrogeni introdotte giornalmente variano in relazione al tipo di alimento usato, alla lavorazione industriale della soia, alle zone di coltivazione, al tipo di cottura, ecc.
In tal senso si ritiene attualmente più utile ai fini preventivi-terapeutici integrare l'alimentazione quotidiana, anche se già ricca in soia, con preparati contenenti una dose standard di 60/70 mg al giorno di fitoestrogeni.
L'utilizzo di questi integratori assicura una migliore compliance rispetto alla semplice macrointroduzione alimentare e la sua auspicabile diffusione ad una larga parte della popolazione femminile in pre e post-menopausa può essere determinante non solo nel contrastare i sintomi menopausali e ridurre l'incidenza di alcune patologie oncologiche ma anche nel migliorare il benessere organico riducendo e contrastando le alterazioni organiche tipiche dell'invecchiamento.
ASSOCIAZIONI FITOTERAPICHE
 
Trifolium pratense
Pianta appartenente alla famiglia delle leguminose, contenente isoflavoni che , come per la soia, agiscono sui recettori estrogenici. Gli isoflavoni del Trifolium regolano l'attività
metabolica e le funzioni degli ormoni steroidei, inoltre hanno un'efficace attività antiossidante in quanto promuovono la produzione e l'attività degli enzimi antiossidanti che rallenta il naturale invecchiamento cellulare. Recenti sperimentazioni, condotte con estratto puro su un elevato numero di donne, hanno evidenziato un marcato miglioramento sia delle incidenze, che della serietà delle vampate di calore. Responsabile di questo effetto è una “miscela” di isoflavoni quali: biocanina, formononetina, daidzeina e genisteina.

 

Panax ginseng
Pianta estrogenica utile per contrastare alcuni dei tipici disturbi dell'ipoestrogenia quali secchezza vaginale e prurito vulvare.
Ha un effetto cortisolo-like che tonifica il sistema nervoso centrale. Migliora il tono dell'umore, l'attentività, la memoria e come dimostra da millenni la medicina ayurvedica, rivitalizza il corpo e la mente.
Angelica sinensis
Dong Quai è il nome comune più diffuso della pianta Angelica sinensis, ma moltissime sono le denominazioni ritrovate, specialmente nella lingua Cinese. L'Angelica s. è definita come il “ginseng femminile”: per il suo fitocomplesso è il rimedio naturale più indicato ad apportare benefici effetti in una ampia varietà di disturbi di natura ginecologica. E' stata infatti per secoli ampiamente utilizzata dalle donne cinesi come “tonico femminile” rinvigorente, molto più efficace del tradizionale e più comune ginseng (Panax ginseng) che invece risulta ideale per l'uomo: in particolare era utilizzata per la regolazione del ciclo mestruale e per alleviarne la sintomatologia dolorosa. Il Dong Quai rappresenta comunque una delle erbe medicinali più diffuse e consumate non soltanto in Cina ma in tutto l'Oriente, associata spesso ad estratti di ginseng e di liquirizia, a scopo tonico, rinvigorente dell'organismo ed in particolare della circolazione.
E' indicata per alleviare i disturbi della menopausa, vampate di calore, contrazioni uterine, nell'osteoporosi post-menopausa, diminuendo la perdita di calcio. Sembra anche migliorare l'idratazione delle mucose, riducendo ad esempio la secchezza vaginale.
Gli studi e la letteratura disponibile indicano l'Angelica come una pianta sicura e ben tollerata. Gli studi farmacologici non riportano tossicità e non sono riportati effetti collaterali significativi. Per la presenza di derivati cumarinici si può manifestare fototossicità. E' controindicato l'uso in concomitanza di terapia con anticoagulanti.
Salvia officinalis
Ricca in fitoestrogeni, trova utilizzo in menopausa per contrastare le vampate di calore e l'iperidrosi ad esse associata. L'olio essenziale può inoltre essere utilizzato in aromaterapia come tonico e stimolante del sistema nervoso centrale.
 
 

 

 

Biancospino
L'azione è selettivamente a livello cardiaco in quanto è in grado di aumentare la contrattilità miocardia senza potenziare l'eccitabilità, la conducibilità e soprattutto la frequenza del cuore.
Il biancospino è utile nelle forme climateriche in cui l'eretismo cardiaco è il sintomo prevalente. La tachicardia, l'aritmia ed il rialzo presso rio sono i segni ed i sintomi chiave per la sua prescrizione.
La donna in menopausa con aritmia, palpitazioni, ipertensione lieve, risponde molto bene al biancospino.
 

 

Passiflora incarnata
Le attività della pianta sono essenzialmente sedative utile nelle turbe del sonno ed in caso di ansia, stimola un sonno fisiologico senza risvegli notturni utile nei disturbi della menopausa. La Passiflora svolge una azione sul sistema nervoso centrale con un blando effetto tranquillante-sedativo, ma non produce effetti narcotici. Rilassa il tessuto muscolare liscio dell'apparato digerente quindi è un ottimo antispasmodico, con effetti digestivi. E' utile anche nei dolori mestruali in quanto rilassa i muscoli della parete uterina, aiuta nelle forme dolorifiche, nelle gastralgie, nelle dispepsie.
ALTRI COMPONENTI IMPORTANTI
Lycopene
Svolge una potente attività antiossidante, immunostimolante e anti-invecchiamento. E' il maggiore carotenoide presente nel siero dell'uomo e, in molti tessuti, è quello prevalente.
Secondo un recente studio condotto negli Stati Uniti, può coadiuvare la prevenzione verso patologie neoplastiche con un prevalente tropismo per l'apparato sessuale, per il colon, il seno, e verso malattie cardiovascolari.
Vitamina D
La ridotta secrezione di estrogeni costituisce una causa importante, ma non la sola, dell'osteoporosi femminile. I metaboliti di questa vitamina rappresentano una cura efficace del riassorbimento osseo e, la miglior soluzione per soggetti che presentano controindicazioni alla terapia estrogenica.
È confermata la sua attività antineoplastica e immunostimolante.
Vitamina E
Tra le più importanti proprietà farmacodinamiche conosciute abbiamo la prevenzione dell'ossidazione dei lipidi, della vitamina A, del selenio, di due aminoacidi solforati, della vitamina C e del coenzima Q10. Rallenta l'invecchiamento soprattutto della cute mantenendola elastica ed idratata. Fornisce ossigeno all'organismo dandogli maggior resistenza. Previene la formazione dei coaguli di sangue. Mantiene stabile la membrana cellulare degli eritrociti. Dissolve la fibrina. Riduce la formazione di trombina (senza provocare emorragie).
Vitamina B6
È importante per la sintesi di aminoacidi, glucosio, energia, nella sintesi dei neurotrasmettitori di altre ammine come la serotonina, la dopamina, la noradrenalina, nella sintesi di aminoacidi solforati come la cistina, componente importante della cheratina, e la taurina che è fondamentale nella stabilizzazione delle membrane e nella funzione biliare. Inoltre è coinvolta nella sintesi di carnicina e interviene controllando rapporti Na-K e Ca-Mg sovente alterati nella distonia neurovegetativa.
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