via Decumana, 50/F-

40133 Bologna

Tel. 051 381829 / 347 0617840

Fax: 051 3370212

skype: pmnadir

segreterianadir@medicanadir.it

Assoc. Medica Disturbi di Relazione

"associazione a carattere socio-sanitario  destinata  alla cura e alla prevenzione dei Disturbi del Comportamento alimentare (anoressia, bulimia, obesità), inquadrabili nei Disturbi di Relazione, attraverso un'azione diretta sul territorio nazionale con allargamento nel Sud del Mondo attraverso missioni di interscambio "

 

presentazione_rivista

29 >>> pag. 30 <<<< 31
La Matrioska
a cura di Rita Tremosini
C'è una famosa frase che dice: "Il mondo è bello perchè è vario!!"
E' verissimo, ogni cosa al mondo ha un suo fascino perchè è unica e particolare. E in queste ipotetiche cose siamo racchiusi noi esseri umani, non uno uguale all'altro, tutti con i propri lati belli, tutti con i nostri lati brutti. Ma le situazioni che ci circondano, invece, sono molto simili tra loro, non tanto per quello che sono, ma per quello che rappresentano per noi. La sofferenza e la felicità sono sentimenti uguali a tutti noi, tutti noi li proviamo... solo che io li provo per una cosa e tu per un'altra... però il finale non cambia. Ed è su questo concetto che si basano, secondo me, l'altruismo e il sostegno. Il primo passo per imparare a superare un proprio limite è aiutare qualcuno a superare il suo. Siamo individui assertivi solo quando riusciamo a far raggiungere a qualcuno il successo, ed è lì che senza neanche rendercene conto raggiungiamo il nostro obbiettivo.
Siamo circondati da questa realtà in tutti i nostri momenti della giornata. Al lavoro, per esempio, un capo capace di estrapolare il meglio da te... è una persona, una professionista che sa raggiungere il suo e il tuo obbiettivo. Un amico sincero che ti sa dire la frase giusta al momento giusto... ha raggiunto un tuo e un suo obiettivo. E tutto questo sarebbe meraviglioso, secondo me, se non esistesse anche la sensibilità che non è una cosa innata... è un qualcosa che si impara... solo se ci si sofferma a guardare e ad ascoltare gli altri.
Gli altri sono il nostro specchio, sono la nostra "messa alla prova". Tu puoi sostenere con tutto il calore di cui sei capace la tua verità, ma ad un certo punto arrivano gli altri e ti chiedono di dimostrarla. Ed è lì che qualcuno ti sta aiutando. Ed è qui che entra in gioco la sensibilità... se tu ti fai prendere dall'orgoglio e dalla smania di "dimostrare", dimostri solo che più che convincere gli altri, stai cercando di convincere te stesso... se, invece, tu ti domandi come mai qualcuno non prenda la tua tesi già bella impacchettata... scopri che ci sono molti strappi nella carta e... cosa ancora più tremenda.. SI VEDONO.
La dimostrazione, la giustificazione, secondo me, sono un indice di insicurezza... solo se tieni per buono il risultato finale... cioè se sei riuscito a convincere gli altri.
Mentre, al contrario, sono un indice di grande forza se tu le usi per permettere a qualcuno di "smontartele". Tu hai la possibilità di vedere la situazione in un'ottica che neanche ti era passata per la testa... e l'altro ha la gratificazione di essere stato ascoltato (sensazione, questa, poco diffusa... ma assolutamente indispensabile per comunicare). Ovviamente, tutti noi ci troviamo una volta nei panni del gratificatore ed una volta in quelli del gratificato, ma questo non ci porta, forse, a raggiungere il nostro e il suo obbiettivo?
Qualcuno che io stimo molto mi ha fatto un esempio che io personalizzo immaginando una MATRIOSKA... avete presente quelle bamboline che all'interno ne nascondono una più piccola, poi un'altra ancora più piccola... e così via? Ebbene la nostra essenza è quella più interna, quella più forte, quella di legno pieno, quella che non si spacca mai... Le altre sono le nostre "protezioni"... Ma sono di legno vuoto e quindi molto più fragili anche apparentemente sono più "grandi".
Il mio obiettivo è quello di riuscire ad esporre la mia matrioska con tutte le sue protezioni in fila, in bella vista... poterle passare in rassegna una ad una... ringraziarle un pò, perchè ne hanno diritto, dopo averle tante volte tirate a lucido per farle vedere in tutto il loro splendore... affinchè sia quella piena, piccolina, ma indistruttibile... ad essere vista ed apprezzata.
La sensibilità, dal mio punto di vista, è questa... accettare ed imparare dai nostri problemi con la consapevolezza che ci faranno individui assertivi.
Rita Tremosini
Il mio dizionario
A cura di Rita Tremosini
•  Accettare = Accogliere, per lo più con gradimento. Questa è la definizione che dà il mio dizionario di questa parola ... si, col piffero! Nella vita di tutti i giorni, se riflettiamo, ha tutto un altro significato. Proviamo a pensare quando ci troviamo nella condizione di dover accettare una situazione, si tratta in genere di una situazione tutt'altro che accolta con gradimento. Mi è piaciuta molto (e quindi la cito) una definizione che mi ha dato una cara amica. "Accettare è la disponibilità a riconoscere la realtà per quello che è, permettendole di esistere così com'è, senza sentire il bisogno di intervenire per cambiarla. Questo è il segreto di una felicità che non viene dalla pretesa di manipolare le cose e le persone che ti circondano, ma dalla capacità di sviluppare una pace interiore di fronte alle provocazioni e alle difficoltà."
•  Bilancia = ma chi ti ha inventato a te? Chi è stata quella mente sadica e contorta che ha cominciato col costruire una pedana, poi ci ha messo sotto le molle, collegate ad una lancetta che si muove a seconda della pressione esercitata, che fin qui poteva anche stare, ma che deve aver tirato fuori tutta la sua cattiveria quando ha deciso di decorarla con quel grazioso quadrante con tutti i numeri in fila che inesorabili vanno sempre dal più piccolo al più grande! E il tuo numero preferito passa sempre in fretta, la lancetta non si ferma mai lì, sempre dopo! ma dove vai! Hai bisogno che ti faccia controllare i freni? Ma che tu poi freghi appoggiando un piede sul termosifone e spingi, spingi, spingi finchè non vedi il numero che ti piace e finalmente ti puoi assaporare la sensazione che si prova.
•  Capire = Quanto abusiamo di questa parola soprattutto con gli altri. Ci vuole sensibilità, quel sesto senso che ci permette di intuire fin dove ci si può spingere, che ci permette di ascoltare gli altri senza per forza doverli capire. Capire gli altri è una sottile forma di cinismo che ci assolve dalla “colpa” di giudicare. Gli altri non si capiscono, si ascoltano. Perché noi non siamo nella testa di nessun altro all'infuori di noi, quindi noi non possiamo capire. Non vi è mai capitato di raccontare a qualcuno un vostro problema e questi vi risponde: ti capisco! Alzi la mano se a nessuno è mai venuto da pensare che sicuramente qualcosa gli sfugge, che la vostra storia in fondo è diversa, l'ambiente in cui è successa è diverso, le circostanze, le persone attorno erano tutte diverse, quindi come può lui capire veramente? Proviamo invece ad immaginare come reggiamo se il nostro interlocutore ci risponde: come pensi di affrontare la situazione? C'invia idee nuove senza dircele, ci proietta nell'ottica di risolvere la cosa, ci costringe a prendere in considerazione un futuro senza quel problema. Di sicuro non ci fa andare a casa con la magra consolazione che comunque siamo nel giusto. Come pensi di affrontare la situazione ci girerà nella testa per un po' di tempo, almeno fino a quando non incontreremo qualcuno che ci dice “io ti capisco”!
Rita Tremosini

presentazione_rivista

29 >>> pag. 30 <<<< 31

 

 Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Assoc. Medica N.A.Di.R. via Decumana, 50/F 40133 Bologna - Tel 051 381829 / 347 0617840 - Fax 051 3370212 - segreterianadir@medicanadir.it

 

.

pmnadir

About Us | Site Map | Privacy Policy | Contact Us | ©2003 Company Name