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INTERVISTA A FABRIZIO MORO
a cura di Alessandra Mirabelli
 
San Remo 2007
Sono una Cicamica in volo e in un momento molto particolare della mia vita ho ricevuto in dono un'opportunità: far parte dell'orchestra del 57° Festival della Canzone Italiana. Sono infatti una violinista che per amore di indipendenza svolge un altro lavoro a tempo pieno e suona non appena le circostanze glielo permettono.
Durante la permanenza a San Remo e i lavori di preparazione dell'evento ho avuto modo di ascoltare le canzoni iscritte alla gara e di conoscerne gli interpreti. Fin dall'ingresso di Fabrizio in sala prove ho percepito che si trattava di una persona speciale; quando poi è partita la musica e ha cominciato a cantare tutte le mie antennine da Cicamica si son messe a vibrare e ho pensato: « Voglio intervistarlo e scoprire cosa c'è dietro ad un testo così profondo! » . Alcuni giorni dopo mi son fatta coraggio e gli ho chiesto se avesse del tempo da dedicarmi per raccontare qualcosa di più sulla sua canzone e su di sé e dare un suo contributo al programma di riabilitazione perseguito all'interno dell'Associazione N.A.Di.R.. Fabrizio mi ha mostrato una disponibilità immediata e ci siamo dati un appuntamento per il giorno successivo per far sì che io potessi preparare il testo dell'intervista che, pur essendo caporedattore della rivista Mediconadir, stavo per realizzare per la prima volta nella vita.
Alla sera in albergo ho preso il taccuino e la penna e ho buttato giù la bozza di quella che è poi diventata l'intervista che segue.
Ci troviamo nel Teatro Ariston. Fabrizio ha appena finito di cantare e il nostro ispettore ci annuncia una pausa di venti minuti. Tolgo la cuffia dalle orecchie, metto a posto il violino, prendo carta e penna e lo raggiungo sul palco. Mi sorride e mi indica un posto in platea dove possiamo chiacchierare in tranquillità. Intanto ci vengono incontro due ragazze con i pass del servizio
stampa chiedendo a Fabrizio la disponibilità per essere intervistato, e lui: « Prima parlo con lei – indicandomi – e poi vengo da voi » . Non potete immaginare quanto io mi sia sentita privilegiata e importante al sentirgli pronunciare quelle parole, pur avendo in mano un semplice blocco di carta bianca e una penna, in luogo di moderni registratori vocali e microfoni ad hoc! Ci sediamo e col cuore che mi batte all'impazzata comincio a parlare.
A.– Ciao Fabrizio, prima di tutto ti voglio ringraziare per aver accettato di fare quattro chiacchiere con me oggi.
F. – Sorride .
A. – La tua canzone mi ha colpito molto. Il testo è profondo e impegnato e la musica gli lascia ampio
spazio, sottolineando di volta in volta l'importanza delle parole che declami con forza. Come è nata
“Pensa”, o, se mi permetti di giocare un po' con le parole, quand'è che hai cominciato a “pensare”?
F. – Tutto ha avuto inizio all'epoca delle stragi che hanno tolto la vita, fra gli altri, al giudice Falcone prima e al giudice Borsellino, poi. Ero giovane ma non abbastanza da potere restare indifferente. Sentii crescere dentro di me una profonda rabbia e vedevo dilagare intorno a me un senso di impotenza che ai miei occhi era insopportabile. Avevo il bisogno di dire ai miei coetanei e a tutti quelli che volessero ascoltare, qualcosa che potesse risvegliare le coscienze. Dopo qualche tempo mandarono sul piccolo schermo una fiction con Giorgio Tirabassi che interpretava proprio il giudice Borsellino. Ho rivissuto le emozioni forti di qualche anno prima e mi sono messo a scrivere. In quei giorni davo lezioni di chitarra ad amici e provai a discutere con uno di loro su quegli eventi. Ebbene quel ragazzo non si era neanche accorto di quanto fosse successo. Questa constatazione fu per me raggelante. Portai a termine la mia opera con qualche modifica. All'inizio infatti avevo inserito nel testo i nomi dei giudici assassinati. Mi resi conto, poi, che poteva essere ancora più potente un messaggio che ricordasse tutti gli uomini che come loro si son trovati ad essere vittime di un sistema che fa di tutto per schiacciare valori e verità. Quindi ho cambiato il testo che è quello che sentite adesso.
A. - Hai detto che l'emozione più forte che ha alimentato la stesura della canzone è stata la rabbia e che questa ti ha scatenato dentro il bisogno di dare uno scossone alle coscienze e lo hai fatto con forza. Invitando il singolo a pensare prima di agire, a restare quel tanto che basta in più “con la testa fra le mani”, è evidente che tenti di metterlo davanti alla sua responsabilità di essere umano in mezzo ad altri umani e questo è quantomeno scomodo. Ti hanno fatto problemi in sede di selezione per un testo così?
F. – Assolutamente no. Sarò riconoscente per tutta la vita a Pippo Baudo che ha creduto in me in un momento in cui io stesso stavo per cedere. Avevo partecipato, infatti, già nel 2000 alle selezioni per il Festival e quella volta lì mi fecero fuori. In questi sette anni ho scritto circa cinquanta canzoni e ho parlato con tantissime persone alle quali ho sottoposto il mio lavoro ricevendo in cambio delle porte chiuse in faccia. Baudo, invece, ne è rimasto entusiasta e mi ha permesso di essere qui, finalmente. Una volta reso pubblico il testo qualcuno mi ha chiesto se non temessi ritorsioni da parte dei mafiosi. Ho risposto che la rabbia è superiore alla paura.
A. – E' una scelta coraggiosa, non ci sono dubbi. Nella tua quotidianità metti in pratica in qualche altro modo la battaglia del risveglio delle coscienze...del tipo segui l'attività di qualche associazione in particolare o altro?
F. - No. Quegli eventi hanno ispirato quel testo e così è per le altre canzoni che ho scritto e che scrivo. Mentre giravamo a Palermo il video di “Pensa” ho avuto modo di conoscere la sorella del giudice Borsellino. Aveva ascoltato la canzone e letto il testo con attenzione. Volle venire sul set per conoscermi e ringraziarmi, oltre che per dirmi la sua approvazione piena al messaggio in essa contenuto. Per me fu un'emozione fortissima e ho dato a quest'evento il significato di una sorta di chiusura di un cerchio: da Borsellino a Borsellino!
A. - Fabrizio, che dire...grazie e, giocando ancora con le parole, “penso” che “Pensa” sarà annoverata fra gli “appunti di una vita dal valore inestimabile” di cui tu stesso parli! In bocca al lupo e...alla prossima.
Qualche giorno dopo il Festival della Canzone Italiana ha incoronato Fabrizio Moro vincitore e da quel giorno la sua canzone risuona nelle nostre coscienze.
Le mie antenne da Cicamica continuano a vibrare e la meravigliosa esperienza che ho avuto modo di vivere fa nascere ancora più forte dentro di me il desiderio di dire: «Grazie!».
 
 
 
 
 
PENSA”
Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine
appunti di una vita dal valore inestimabile
insostituibili perché hanno denunciato
il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato
uomini o angeli mandati sulla terra per combattere
una guerra
di faide e di famiglie sparse come tante biglie
su un isola di sangue che fra tante meraviglie
fra limoni e fra conchiglie .....massacra figli e figlie.
di una generazione costretta a non guardare
a parlare a voce bassa a spegnere la luce
a commentare in pace ogni pallottola nell'aria
ogni cadavere in un fosso
ci sono stati uomini che passo dopo passo
hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno
con dedizione contro un istituzione organizzata
cosa nostra...cosa vostra....cos'è vostro?
È nostra ...la libertà di dire
che gli occhi sono fatti per guardare
la bocca per parlare le orecchie ascoltano
non solo musica non solo musica
la testa si gira e aggiusta la mira ragiona
a volte condanna a volte perdona
semplicemente
pensa prima di sparare
pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
pensa che puoi decidere tu
resta un attimo soltanto un attimo di più con la testa
fra le mani
ci sono stati uomini che sono morti giovani
ma consapevoli che le loro idee
sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole
intatte e reali come piccoli miracoli
idee di uguaglianza idee di educazione
contro ogni uomo che eserciti oppressione
contro ogni suo simile contro chi è più debole
contro chi sotterra la coscienza nel cemento
pensa prima di sparare pensa prima di dire e di giudicare
prova a pensare
pensa che puoi decidere tu
resta un attimo soltanto un attimo di più
con la testa fra le mani
ci sono stati uomini che hanno continuato
nonostante fosse intorno tutto bruciato
perché in fondo questa vita non ha significato
se hai paura di una bomba o di un fucile puntato
gli uomini passano e passa una canzone
ma nessuno potrà fermare mai la convinzione
che la giustizia no.... non è solo un 'illusione.
 

 

 

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