associazione medica a carattere socio-sanitario destinata alla cura e alla prevenzione
dei DISTURBI di RELAZIONE,
attraverso un programma clinico di reintegrazione
del soggetto portatore di disagio
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Guarda il filmatoL'onda studentesca bolognese invade.
Bartleby occupa
 
NADiRinforma: Il 25 marzo 2009 il movimento dell'onda studentesca occupa un edificio dell'Università di Bologna in una via centrale della città, rinominandolo Bartleby.
"Bartleby atelier della produzione indipendente nel tempo della crisi, quando la domanda su come liberare una vita possibile oltre il ricatto della precarietà si fa sempre più urgente.
Un interrogativo che proveremo a porre nei prossimi mesi nelle aule universitarie e negli spazi pubblici, confrontandoci con altri movimenti e soggettività che questa crisi non la vogliono pagare.
Bartleby è il tentativo di tradurre questa sfida nella metropoli: reddito contro la crisi come rottura del silenzio, come presa di parola dei non garantiti, come strategia generale di riappropriazione della ricchezza
."

 

 
Guarda il filmatoMovimento studentesco di Bologna in manifestazione
 
NADiRinforma: il 30 ottobre 2008 migliaia di persone, tra cui non solo studenti e professori, i quali sono e sarebbero i diretti interessati alla riforma, ma anche comuni cittadini, hanno deciso di far sentire con forza la loro voce di dissenso nei confronti dell'approvazione della Legge ''Gelmini'', numero 133/2008. Risulta essere estremamente indicativo il fatto che la mobilitazione si sia proposta in maniera trasversale volutamente al di là di ogni schieramento partitico. Forse questo dovrebbe fare pensare chi rappresenta il Paese a livello istituzionale
Produzione Arcoiris Bologna
vai al sito: www.informabologna.com

 

  Lezione di Margherita Hack in Piazza della Signoria a Firenze
... la situazione è davvero terribile per il nostro Paese. Pensate, una riforma così importante come quella che riguarda l'Università, è stata fatta con un decreto legge approvato un mese dopo, quindi, oggi è legge senza averlo né discusso in Parlamento, né parlato, discusso con chi nell'università ci lavora. Quindi questa è una falsa democrazia.
Io spero che questa presa di posizione di tanti giovani, di tanti studenti apra gli occhi a quella parte della popolazione che ancora ammira questo governo, che è un governo che distrugge l'Italia. E mi auguro che anche l'opposizione diventi una vera opposizione che sia unita, unita dai comunisti di Rifondazione a Di Pietro. Un'unica forza per combattere questo governo vergognoso di arroganti e ignoranti. Ci si riempe sempre la bocca di parole come innovazione, tecnologia e se non facciamo innovazione e tecnologia diventeremo un paese del terzo mondo, ebbene, questi signori non sanno che l'innovazione e la tecnologia sono il frutto della ricerca applicata e la ricerca applicata è il frutto della ricerca pura, cioè di quella ricerca che ha il solo scopo della conoscenza, che non si pone immediati risultati pratici che magari arriveranno dopo decenni. Un esempio è quello di Einstein che prese il premio Nobel per l'effetto fotoelettrico che sembrava una ricerca del tutto pura, del tutto astratta, eppure, dopo qualche decennio, da questa ricerca pura son venuti fuori tutti i marchingegni elettronici di cui noi tutti ci serviamo sempre. Ora ... la ricerca con chi si fa ? La ricerca la si fa coi ricercatori e soprattutto con i giovani perché le statistiche ci dicono che sono i giovani a fare le maggiori scoperte, quelli che hanno meno di 40 anni e, quindi, noi ora ... con questa legge si fa inaridire l'università. É come un albero a cui si toglie la linfa, la linfa sono i giovani. Pensate che razza di riforma è questa o di controriforma. É gravissimo, già, il taglio dei finanziamenti, i finanziamenti erano già la metà di quello degli altri paesi europei, come Germania, Francia, Inghilterra, ma ancora peggio, è il blocco del turn over che nel 2009 ci si propone di assumere 1 ricercatore per 10.000 docenti che vanno in pensione. Nel 2010, 1 ricercatore per 5 docenti e quindi si arriverà presto a più che dimezzare il personale docente. Cosa vuol dire questo ? Già oggi molti ricercatori che secondo la legge di riforma di parecchi anni fa, la 380, prevedeva che i ricercatori dovessero prevalentemente fare ricerca, già oggi sono oberati di insegnamenti e di quelli più pesanti e ripetitivi, con questo futuro assetto cosa succederà ? Che i ricercatori faranno soltanto didattica, la ricerca non si fa più; non ci saranno più laboratori. E quindi questo vuol dire veramente la morte dell'università, la morte della ricerca.

 

 

 

 

Berlusconi: fare occupazione è VIOLENZA,interverrà polizia...

Siamo decisissimi ad andare avanti, il Ministro si sta già dedicando all'Università. Sono state messe in campo delle manifestazioni in cui si dice un'ulteriore menzogna sui numeri dei partecipanti a queste manifestazioni che sono ridottissime. Vorrei dare un avviso ai naviganti, molto semplice: non permetteremo che vengano occupate scuole ed università, perché l'occupazione di posti pubblici non è una dimostrazione, un'applicazione di libertà, non è un fatto di democrazia, è una violenza. Nei confronti degli altri studenti, nei confronti delle famiglie, nei confronti delle istituzioni, nei confronti dello stato. Convocherò oggi il Ministro degli Interni e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell'ordine per evitare che questo possa succedere. La realtà, tuttavia, che conosciamo di queste ore, di questi giorni, è una realtà di aule universitarie piene di ragazzi che intendono studiare e di manifestanti che sono organizzati dall'estrema sinistra, molto spesso, come a Milano dai centri sociali e da una sinistra che ha trovato ... chiudo, come ho cominciato, nella scuola un modo per far passare delle menzogne e portare un'opposizione nelle strade e nelle piazze all'attività del nostro governo.

 

 

Guarda il filmatoForze dell'ordine negli Atenei ?
Che ne pensano gli studenti
 
NADiRinforma incontra alcuni studenti dell'Università di Bologna e raccoglie le dichiarazioni che hanno fatto seguito alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio in Conferenza Stampa il 22 ottobre 2008 in relazione alle manifestazioni studentesche che da qualche giorno stanno contrastando il decreto Gelmini: “non permetteremo che vengano occupate scuole ed università, perché l'occupazione di posti pubblici non è una dimostrazione, un'applicazione di libertà, non è un fatto di democrazia, è una violenza... Convocherò oggi il Ministro degli Interni e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell'ordine per evitare che questo possa succedere.”
Produzione Arcoiris Bologna

 

Guarda il filmatoGrillo sostiene la contestazione studentesca
 
NADiRinforma: 30 ottobre 2008 Bologna, Beppe Grillo interviene a sostegno della contestazione studentesca orientata a mostrare forte dissenso nei confronti della legge Gelmini, nonché “riforma della scuola”. “Non voglio rubare la scena, sono qui con voi solo per sostenervi; del resto, non potevo starmene chiuso in casa a vedere ragazzi presi a bastonate. Quest'onda di dissenso senza colore politico non sarà in grado di fermarla nessuno. Io sono con voi”. Si propongono le dichiarazioni di Grillo a latere della manifestazione
Produzione Arcoiris Bologna
visita il sito: www.beppegrillo.it

 

Guarda il filmatoMobilitazione Universitaria a Bologna
 
Reportage sulla mobilitazione unversitaria occorsa a Bologna nelle ultime settimane, in concomitanza all'approvazione del decreto Gelmini e ai cambiamenti che l'università pubblica incontrerà nel futuro con la legge 133 della finanziaria.
Immagini e interviste tratte dalla manifestazione studentesca del 21/10, dalla puntata di Annozero in Piazza Maggiore del 23/10 e dall'assemblea di ateneo del 24/10 tenutasi a Santa Lucia.
Visita il sito
Produzione Arcoiris Vicenza

 

Furio Colombo: “Da Berlusconi dichiarazioni golpiste”
Per il senatore del Pd si tratta di "un altro tassello nell'applicazione del programma della P2. >>> segue
dichiarazione di Furio Colombo liberamente tratta dall'intervista rilasciata a MicroMega:
“ho visto in diretta la conferenza stampa di Berlusconi e ho ascoltato le sue parole, che con un'intonazione rabbiosa che per un eccellente attore, come il presidente del Consiglio, non è casuale. É una sorta di lussaggio di intenzioni, di annuncio preventivo di intervento della polizia per occupare le scuole e università, quindi violando, tra l'altro, tradizioni secolari che impediscono alla Polizia di entrare nell'università se non chiamato dal Rettore. Creando condizioni incredibilmente instabili e pericolose per il rapporto tra forse dell'ordine, diciamo così, e occupazione delle scuole, ma l'intenzione era chiaramente quella di costituire, di esprimere una minaccia e di chiedere un arruolamento volontario di quella che un tempo, al tempi di Nixon e di altre destre si chiamava la maggioranza silenziosa. Quindi, il tono, ma anche le parole tendevano: uno, a spaccare l'Italia, dicendo “c'è una parte che vuole operare, che vuole continuare a lasciare le cose così come sono, che accetta con entusiasmo la riforma Gelmini, questa parte va evidentemente sostenuta, deve venire avanti e sostenerci. Questa era la parte implicita, ma tutto sommato abbastanza chiara, evidente del discorso. L'altra era: c'è una parte di persone fuorilegge, che sono già potenzialmente fuorilegge, che sono tutti coloro che in democrazia protestano e, nel caso specifico, i giovani che protestano nelle scuole. Questi vanno subito fermati dalle, dice lui, forze dell'ordine. In questo caso è chiaro che ha in mente una polizia tipo Genova G8, cioè la polizia che spacca le teste, la polizia delle manganellate senza misericordia. La polizia di tipo golpista, un tempo avremmo detto sudamericana, di tipo sudamericano, oggi non abbiamo alcun tipo di governo sudamericano per il quale possa applicarsi la tolleranza per una simile modo di dirigere il governo delle cose italiane. Come dire ... è un altro tassello nell'applicazione del programma P2 che dopo avere tentato e messo abbastanza a segno un'azione di svilimento, di assoggettamento totale dei media e di svilimento della Magistratura, è quello adesso, da un lato di mettere in silenzio, di mettere completamente fuori gioco il Parlamento che con queste cose non c'entra e di cui non si occupa mai, e di fare intervenire la polizia in tutti i casi in cui qualcuno dice che una legge del governo non va bene. Caso grave, caso drammatico, caso che va denunciato come estremamente pericoloso” >>>> segue in versione audio

 

Manda la celere pure qui
di Stefano Corradino - tratto da Articolo 21

"L'ordine deve essere garantito, lo Stato deve fare lo Stato'' . Le stesse parole che ha utilizzato contro i blocchi delle discariche in Campania Silvio Berlusconi le usa oggi contro gli studenti. Minacce gravi ieri minacce indecenti oggi nei confronti di chi esprime un legittimo diritto al dissenso contro la riforma della scuola. Abbiamo visto in Iran e in Egitto reprimere col sangue le manifestazioni studentesche. Abbiamo visto a Genova durante il G8, era sempre un governo Berlusconi, colpire manifestanti pacifici. E' vivo il ricordo di piazza Tienanmen... Sono questi i fulgidi esempi a cui il premier si ispira quando avverte che potrebbe utilizzare la forza per riportare l'ordine negli atenei? " Non permetteremo l'occupazione di
universita' e di scuole, perche' non e' una dimostrazione di liberta' " ha affermato con vigore il premier. E' singolare il ruolo che Berlusconi attribuisce al concetto di libertà. A suo avviso la libertà finisce là dove comincia il dissenso. " Sono stato sempre uno studente modello ", ha aggiunto. " Non ho mai manifestato ". Da quando manifestare il proprio disaccordo nei confronti di una riforma che incide oggettivamente sulla crescita culturale e la formazione diventa un indice di buona o cattiva condotta?

Probabilmente gli studenti che manifestano hanno una idea diversa della scuola da quella del premier e del ministro. L'idea di una scuola (e delle leggi che la regolano) che non si subisce passivamente ma che si contribuisce insieme a riformare e a far crescere. Studenti, docenti, e tutto il personale didattico.  

Articolo21 si augura che alle rivendicazioni di studenti ed insegnanti i media, pubblici e privati diano almeno lo stesso spazio che hanno concesso al premier e al ministro per argomentare le ragioni della loro riforma.
Il nostro sito internet sarà a disposizione del mondo della scuola. Apriremo un forum consentendo così a docenti e studenti di esprimere liberamente il proprio parere, e di segnalare tutte le situazioni in cui questo diritto costituzionalmente riconosciuto dovesse essere contrastato o peggio ancora represso. Chissà se a questo punto manderà la celere anche presso la nostra redazione...
corradino@articolo21.info
Scuola addio. Intervista a Enrico Panini*
di Paolo Serventi Longhi - tratto da Articolo 21

La “missione possibile” di Mariastella Gelmini appare chiara: annientare la scuola pubblica, renderla sempre più marginale in un sistema formativo nel quale solo i rampolli delle famiglie più ricche, frequentando efficienti strutture private, potranno usufruire di una istruzione degna di questo nome. Il messaggio di don Milani e la stessa Costituzione italiana, pari opportunità per le ragazze e i ragazzi di ogni livello sociale e di reddito, vanno quindi a farsi benedire. E che gli studenti con problemi fisici o psichici tornino ad affollare i ghetti per disabili. Altro che restaurazione! La riforma Gelmini è molto peggio di quella della Moratti.

Enrico Panini, segretario generale della Federazione dei Lavoratori della conoscenza della Cgil e neo segretario confederale organizzativo della Cgil (ma lascerà la Flc tra qualche giorno), non usa giri di parole nel denunciare, in una intervista a Rassegna, il vero obiettivo della riforma del ministro Gelmini e dell'intero governo.
“E' evidente – osserva – che le discussioni pseudo pedagogiche sul voto in condotta, il grembiule, il maestro unico sono un diversivo. E' tutto fumo. La ricetta è quella di tagliare complessivamente circa 150.000 posti di lavoro, prevalentemente di insegnanti; è quello di chiudere centinaia di sedi scolastiche; è quello di tentare di cancellare in molte parti d'Italia lo spazio che va dato alla cultura; è quello di ridurre le ore di istruzione; è quello di privilegiare la scuola privata che viene sostenuta ed indicata come migliore di quella statale”. Tutto ciò “cercando di cogliere un consenso di una parte dell'opinione pubblica che ha lo sguardo rivolto al passato, quelle persone che hanno il mito dell'ordine e della disciplina, ed anche della scuola di classe, come valori assoluti rispetto alla stessa formazione di un  popolo”.

Nelle intenzioni del governo – rileva – “Lo Stato non si pone più il problema di superare le differenze sociali, anzi le ratifica. Per questo si dequalifica la scuola dell'obbligo, con i troppi pesanti silenzi di tante regioni amministrate anche dal centro sinistra. Per esempio, il decreto di luglio sulla manovra economica prevedeva che i corsi di formazione professionale, varati dal centro sinistra e obbligatori all'interno del sistema statale, siano affidati a privati che non siano più tenuti a rispettare i programmi di insegnamento della scuola pubblica ed i vincoli ad impiegare laureati. Si va ben oltre il  vecchio avviamento professionale, siamo alla medievale scuola nelle botteghe artigiane, con la conseguenza che migliaia di ragazze e ragazzi avranno difficoltà a costruire un percorso formativo serio”. Altro esempio: il maestro unico.
“Produrrà – dice Panini – una involuzione culturale pesantissima per i bambini, rilevata dal fior fiore della pedagogia contemporanea. Già negli anni ottanta i bambini erano diversi. La scuola diventava sempre meno l'unica fonte della conoscenza, che arrivava dalla tv e poi da internet. Dal maestro tuttologo si è passati ad una progressiva graduale specializzazione degli insegnanti. Gelmini vuole tornare indietro tagliando posti di lavoro e istruzione, eliminando inoltre (e non raddoppiando, come dice il ministro) il tempo pieno, una conquista sociale e formativa, con conseguenze gravissime soprattutto per quei bambini che in famiglia hanno minori risorse culturali. E ancora, l'inserimento dei ragazzi disabili in classi speciali invece che in quelle ordinarie produrrà drammi psicologici e, da sola, il taglio di 90.000 insegnati (il dieci per cento del totale). Una scuola, quella disegnata dal ministro, che ha prospettive glaciali: uno stipendificio per pochi docenti, una istruzione dequalificata per centinaia di migliaia di studenti”.
Panini sottolinea che i tagli alle risorse per l'istruzione, secondo dati dell'Ocse, hanno fatto arretrare il nostro Paese rispetto ad altri che hanno seguito la strada degli investimenti, come la Germania. “Anche il governo Prodi – ricorda – ipotizzò 40.000 tagli ma si fermò in tempo valutando giustamente le conseguenze sociali di un simile intervento. Gelmini invece se ne fa un vanto e con la riduzione delle risorse mette a rischio gli attuali stipendi e ipotizza un sistema territoriale basato sulle fondazioni che affiderebbe alle regioni la gestione degli insegnanti, dei programmi e delle risorse. Come del resto afferma la bozza Calderoli di federalismo fiscale”.

Enrico Panini annuncia la mobilitazione e la lotta dei lavoratori della scuola: “Già ora e' un fiorire di iniziative, da Venezia a Roma, da Milano a Palermo. Informeremo e discuteremo con la nostra gente nel territorio. Lavoreremo unitariamente per una manifestazione nazionale e, se non saranno cambiate le intenzioni del governo, per uno sciopero generale”. Panini seguirà però la mobilitazione dal suo nuovo osservatorio in Confederazione perchè tra pochi giorni non sarà più il leader del sindacato della scuola, anzi della Federazione della conoscenza come lui stesso ha voluto che fosse definito il suo sindacato. “Ringrazio e saluto – afferma commosso – migliaia di donne e uomini che lavorano nella scuola per avermi consentito questa esperienza straordinaria. Amo la loro storia e ne condivido le passioni e le sofferenze. La loro battaglia sarà sempre la mia”.
*segretario generale Flc-Cgil e segretario organizzativo Cgil
Da Rassegna Sindacale
Consiglio dei Ministri: 28/08/2008
Proponenti: Presidenza
Status: Pubblicato in G.U. n. 204 del 01/09/2008
DECRETO-LEGGE 1 settembre 2008 , n. 137
Disposizioni urgenti in materia di istruzione e universita'.
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Ritenuta la straordinaria necessita' ed urgenza di attivare percorsi di istruzione di insegnamenti relativi alla cultura della legalita' ed al rispetto dei principi costituzionali, disciplinare le attivita' connesse alla valutazione complessiva del comportamento degli studenti nell'ambito della comunita' scolastica, reintrodurre la valutazione con voto numerico del rendimento scolastico degli studenti, adeguare la normativa regolamentare all'introduzione dell'insegnante unico nella scuola primaria, prolungare i tempi di utilizzazione dei libri di testo adottati, ripristinare il valore abilitante dell'esame finale del corso di laurea in scienze della formazione primaria e semplificare e razionalizzare le procedure di accesso alle scuole di specializzazione medica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 28 agosto 2008;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e l'innovazione;
E m a n a
il seguente decreto-legge:
Art. 1.
Cittadinanza e Costituzione
1. A decorrere dall'inizio dell'anno scolastico 2008/2009, oltre ad una sperimentazione nazionale, ai sensi dell'articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, sono attivate azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate all'acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione delle conoscenze e delle competenze relative a «Cittadinanza e Costituzione», nell'ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse. Iniziative analoghe sono avviate nella scuola dell'infanzia.
2. All'attuazione del presente articolo si provvede entro i limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
Art. 2.
Valutazione del comportamento degli studenti
1. Fermo restando quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, e successive modificazioni, in materia di diritti, doveri e sistema disciplinare degli studenti nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, in sede di scrutinio intermedio e finale viene valutato il comportamento di ogni studente durante tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica, anche in relazione alla partecipazione alle attivita' ed agli interventi educativi realizzati dalle istituzioni scolastiche anche fuori della propria sede.
2. A decorrere dall'anno scolastico 2008/2009, la valutazione del comportamento e' espressa in decimi.
3. La votazione sul comportamento degli studenti, attribuita collegialmente dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello studente e determina, se inferiore a sei decimi, la non ammissione al successivo anno di corso o all'esame conclusivo del ciclo. Ferma l'applicazione della presente disposizione dall'inizio dell'anno scolastico di cui al comma 2, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca sono specificati i criteri per correlare la particolare e oggettiva gravita' del comportamento al voto insufficiente, nonche' eventuali modalita' applicative del presente articolo.
Art. 3.
Valutazione del rendimento scolastico degli studenti
1. Dall'anno scolastico 2008/2009, nella scuola primaria la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite e' espressa in
decimi ed illustrata con giudizio analitico sul livello globale di maturazione raggiunto dall'alunno.
2. Dall'anno scolastico 2008/2009, nella scuola secondaria di primo grado la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite e'
espressa in decimi.
3. Sono ammessi alla classe successiva, ovvero all'esame di Stato a conclusione del ciclo, gli studenti che hanno ottenuto un voto non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline.
4. L'articolo 13, comma 3, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e' abrogato e all'articolo 177 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) i commi 2, 5, 6 e 7, sono abrogati;
b) al comma 3, dopo le parole: «Per la valutazione» sono inserite le seguenti: «, espressa in decimi,»;
c) al comma 4, le parole: «giudizi analitici e la valutazione sul» sono sostituite dalle seguenti: «voti conseguiti e il»;
d) l'applicazione dei commi 1 e 8 dello stesso articolo 177 resta sospesa fino alla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 5;
e) e' altresi' abrogata ogni altra disposizione incompatibile con la valutazione del rendimento scolastico mediante l'attribuzione di voto numerico espresso in decimi.
5. Con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, si provvede al coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli studenti e sono stabilite eventuali ulteriori modalita' applicative del presente articolo.
Art. 4.
Insegnante unico nella scuola primaria
1. Nell'ambito degli obiettivi di contenimento di cui all'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei regolamenti di cui al relativo comma 4 e' ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali.
Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una piu' ampia articolazione del tempo-scuola.
2. Con apposita sequenza contrattuale e a valere sulle risorse di cui all'articolo 64, comma 9, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.133, e' definito il trattamento economico dovuto per le ore di insegnamento aggiuntive rispetto all'orario d'obbligo di insegnamento stabilito dalle vigenti disposizioni contrattuali.
Art. 5.
Adozione dei libri di testo
1. Fermo restando quanto disposto dall'articolo 15 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, i competenti organi scolastici
adottano libri di testo in relazione ai quali l'editore si sia impegnato a mantenere invariato il contenuto nel quinquennio, salvo le appendici di aggiornamento eventualmente necessarie da rendere separatamente disponibili. Salva la ricorrenza di specifiche e motivate esigenze, l'adozione dei libri di testo avviene con cadenza quinquennale, a valere per il successivo quinquennio. Il dirigente scolastico vigila affinche' le delibere del collegio dei docenti concernenti l'adozione dei libri di testo siano assunte nel rispetto delle disposizioni vigenti.
Art. 6.
Valore abilitante della laurea in scienze della formazione primaria
1. L'esame di laurea sostenuto a conclusione dei corsi in scienze della formazione primaria istituiti a norma dell'articolo 3, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341, comprensivo della valutazione delle attivita' di tirocinio previste dal relativo percorso formativo, ha valore di esame di Stato e abilita all'insegnamento, rispettivamente, nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche a coloro che hanno sostenuto l'esame di laurea conclusivo dei corsi in scienze della formazione primaria nel periodo compreso tra la data di entrata in vigore della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e la data di entrata in vigore del presente decreto.
Art. 7.
Sostituzione dell'articolo 2, comma 433, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
1. Il comma 433 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e' sostituito dal seguente:
«433. Al concorso per l'accesso alle scuole di specializzazione mediche, di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e successive modificazioni, possono partecipare tutti i laureati in medicina e chirurgia. I laureati di cui al primo periodo, che superino il concorso ivi previsto, sono ammessi alle scuole di specializzazione a condizione che conseguano l'abilitazione per l'esercizio dell'attivita' professionale, ove non ancora posseduta, entro la data di inizio delle attivita' didattiche di dette scuole immediatamente successiva al concorso espletato.».
Art. 8.
Norme finali
1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara' presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, addi' 1° settembre 2008
NAPOLITANO
Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Gelmini, Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca
Tremonti, Ministro dell'economia e delle finanze
Brunetta, Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione
Visto, il Guardasigilli: Alfano
 
Lettera a Napolitano
Scritto da Administrator
lunedì 20 ottobre 2008
Signor Presidente,
le scriviamo questa lettera convinti del fatto che saprà leggere con attenzione e che saprà rispondere alle domande che le poniamo. Siamo studentesse, studenti, dottorandi, precari della ricerca, siamo coloro che in migliaia si sono mobilitati durante le scorse settimane e sono scesi in piazza lo scorso venerdì. Decine di migliaia, ci teniamo a precisarlo non tanto per ossessione dei numeri, quanto per render chiaro che è l'università in quanto tale che si sta mobilitando e che minimizzare questo elemento significa avere poco a cuore la democrazia.
Proprio venerdì Lei ha deciso di prender parola sulla questione della scuola e, più in particolare, sulle mobilitazioni. Ci ha segnalato che non si può soltanto respingere il cambiamento e che, piuttosto, una riforma è necessaria. A seguire la ministra Maria Stella Gelmini, in un'intervista pubblicata domenica sul Corriere della sera , si è detta ancora più convinta del suo lavoro e ha parlato di una imminente riforma dell'università, agitando lo spettro, per gli atenei italiani, di una nuova Alitalia. Dunque l'università, colpita a morte dalla legge 133, dovrà subire un nuovo processo riformistico di cui si capiscono poco le linee guida, se non il desiderio governativo di ridurre il numero degli atenei, la dislocazione, le risorse, all'insegna del consueto leit motiv degli sprechi e del dogma dell'efficienza. Sembra ormai normale, in questo paese, che parlare di formazione faccia rima con dimagrimento finanziario, taglio delle risorse. Neanche una parola sulla qualità della didattica, dei saperi, dei servizi: scuola e università sono un fardello costoso e insopportabile, mai un'occasione di crescita e di sviluppo; una spesa, mai un investimento. Questo in un paese in cui le risorse pubbliche destinate all'università e alla ricerca sono tra le più basse d'Europa, in un paese dove i privati non brillano di certo per i finanziamenti all'innovazione, in una paese in cui chi fa ricerca fa una vita da fame, chi studia non trova lavoro, perché non esiste un mercato delle competenze.
Si potrebbe continuare a lungo con le lamentele, non fosse altro perché il lavoro congiunto della legge 133 e del decreto Gelmini sulla scuola impongono un'ipoteca senza precedenti sul nostro futuro: blocco delle assunzioni nelle scuole e blocco del turn-over nelle università (aggiunto al taglio del Fondo di finanziamento ordinario) per noi significa precarietà, mancanza di lavoro, disoccupazione, povertà. Dopo l'illusione, attraverso l'introduzione del 3+2, di un'università sempre più collegata al mercato del lavoro, ci troviamo ora in una situazione in cui studiare o fare ricerca nell'università italiana sarà sempre più un privilegio e sempre meno un diritto, la fuga all'estero, l'unica ipotesi di sopravvivenza. Tutto questo mentre si regalano soldi dei contribuenti, in barba all'aumento della spesa pubblica, alle banche e alle imprese, per far si che la crisi finanziaria, determinata dagli eccessi speculativi e dal mal costume manageriale, sia curata con il sacrificio di tutti. Ci sembra assurdo, dopo trent'anni di apologia del Laissez faire , vedere lo Stato correre in riparo dei privati, secondo la logica ingiusta in cui i profitti riguardano sempre pochi, mentre le perdite si socializzano. Soldi alle banche, dicevamo, tagli alle università, precarietà per chi nell'università studia o lavora.
Ma le lamentele non sono il nostro unico modo di esprimerci. In questi giorni di mobilitazioni stanno emergendo con forza idee sull'università che vorremmo: un'università pubblica, ricca di finanziamenti e nello stesso tempo di democrazia, un luogo dove studiare e apprendere criticamente, un luogo dove fare ricerca, senza l'ansia di arrivare a fine mese, piuttosto nella convinzione che ricerca e innovazione sono un investimento per il paese tutto. Chiaramente il governo non ha molto interesse a capire cosa sta accadendo nelle scuole e nelle università italiane, la stigmatizzazione e la provocazione prevalgono sulla democrazia: “sono una minoranza”, “non hanno capito nulla”, “non hanno proposte”. Per questo riteniamo di voler rispondere alle Sue parole della scorsa settimana, parole che con estrema facilità il governo ha utilizzato, a legittimazione del continuo ricorso al voto di fiducia che di fatto esautora il parlamento e comprime il dissenso democratico nel paese.
Siamo in un momento molto delicato per il mondo della formazione tutto, l'offensiva governativa è tutt'altro che marginale: si tratta di un'offensiva chiara, in una completa assenza di modelli alternativi, tanto per la scuola, quanto per l'università. In questo momento delicato è necessario prender posizione, affinché il carattere pubblico della formazione non venga definitivamente dismesso. Di fronte a questa dismissione le nostre lotte continueranno ad essere determinate ed intelligenti, ci auguriamo che anche Lei decida da che parte stare e non abbandoni a se stessi scuola, università, ricerca pubblica.
Studenti, dottorandi, ricercatori della Sapienza in mobilitazione
Studenti e docenti andrebbero picchiati a sangue.
Parola di Francesco Cossiga
di Stefano Corradino

I virus pericolosi andrebbero stroncati sul nascere per non correre il rischio che si diffondano e diventino endemici. Non sappiamo se qualche insidioso parassita abbia colpito Francesco Cossiga  inducendolo a rilasciare un'intervista delirante sul quotidiano QN. Ciò che ci preoccupa è che il Cossiga pensiero possa fare proseliti. Citiamo dal Quotidiano Nazionale: ''Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornera' ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle universita' . Quanto alla possibilita' di usare la forza pubblica espressa dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, Cossiga ha detto:  ''Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero ministro dell'Interno'' , ha continuato. ''In primo luogo lasciare perdere gli studenti dei licei, perche' pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito...''. ''Lasciar fare gli universitari - ha continuato - Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle universita', infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le citta''' . ''Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovra' sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri'' , ha affermato Cossiga. ''Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pieta' e mandarli tutti in ospedale - ha continuato - Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in liberta', ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano'' . ''Soprattutto i docenti - ha sottolineato - Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si' .
E se qualche esaltato dovesse prendere sul serio quelle che a qualcuno potrebbero suonare come solite e ininfluenti provocazioni? Se qualcuno decidesse di picchiare a sangue uno studente forte di questo avallo preventivo dell'ex capo dello Stato? 
Il picconatore non è nuovo a tali esternazioni. E non si tratta solo di "picconate" verbali. Quando era a capo del dicastero degli interni, l'11 marzo del 77 nella zona universitaria di Bologna nel corso di durissimi scontri tra studenti e forze dell'ordine morì il militante di Lotta continua Pierfrancesco Lorusso; pochi mesi dopo, a maggio, in una delle giornate di protesta più infuocate degli studenti, Cossiga rispose mandando veicoli trasporto truppa blindati (M113 ) nella zona universitaria. Morì Giorgiana Masi, studentessa di 19 anni del liceo Pasteur di Monte Mario. A quasi 30 anni di distanza, nel 2005 Cossiga scrisse che Giorgiana Masi probabilmente fu uccisa da "fuoco amico", "da un proiettile sparato dagli stessi manifestanti"... Allora ci furono reazioni indignate, in primis Marco Pannella.  
Ci auguriamo che avvenga lo stesso anche oggi. A meno che Cossiga non smentisca tali dichiarazioni (con la tecnica del premier Berlusconi che esterna per ottenere un effetto per poi negare ciò che chiaramente ha detto) ma probabilmente non lo farà, ci auguriamo che qualcuno abbia la decenza di rispondergli. Magari qualcuno con qualche competenza di legge che ci confermi se le sue affermazioni rasentano "l'istigazione a delinquere", o "l'eversione dell'ordine democratico", o "l'attentato alla Costituzione" (reato di cui, non a caso fu chiesto a suo tempo l'impeachment per lo stesso Cossiga).
corradino@articolo21.info
Piazza Navona: uno scontro voluto
di Giuliano Santelli*

tratto da Articolo 21
La mattina era già carica di tensione per l'annunciato voto finale da parte del Senato al decreto Gelmini, piazza Navona era piena di studenti medi e universitari, c'era già stata in mattinata una aggressione a giovani liceali, poi, come d'incanto dall'ingresso di piazza Navona  direzione piazza Farnese sono entrati, quasi scortati un gruppo organizzato da Blocco Studentesco, gruppo di estrema destra, con tanto di camion pieno di bastoni bordati dal tricolore, caschi e intenzioni assolutamente provocatorie. La Polizia si è fermata, il gruppo fascista ha attraversato la piazza fino all'uscita in direzione del museo romano schierandosi in gruppo con bastoni, caschi ed altri corpi contundenti. La provocazione “Cossighiana” a quel punto era perfetta, slogan, urla e insulti verso gli studenti universitari e medi che si portavano di fronte al gruppo di provocatori. Si è capito subito che sarebbe avvenuto uno scontro, ciò che sconcerta è che la Polizia era lì a due passi sullo sbocco di piazza Navona verso il museo romano. Bastava mettere 20 agenti in interposizione, si sarebbe evitato ogni contatto io e il deputato Marco Fumagalli, il Senatore dell'IDV Putrella, abbiamo più volte chiesto l'intervento, ma si è voluto, scientificamente cercato, lo scontro il contatto.
Il piano di chi da settimane sta cercando di dimostrare che questo è un movimento violento si è realizzato, si parlerà di scontri, non di manifestazione pacifica, civile, gioiosa, come sono state tutte quelle di queste intense settimane. Che i provocatori fossero fascisti è abbastanza chiaro, e forse se ci diranno chi sono quelli che sono stati fermati o arrestati ne avremo conferma. Domani c'è lo sciopero generale della scuola, non vorrei che quella di oggi fosse la prova di una provocazione più grande. Del resto il senatore Cossiga ha ben spiegato la strategia, se l'avesse fatto un altro, magari di sinistra si sarebbe rispolverato tutto un vocabolario, terroristi, fiancheggiatori, cattivi maestri, irresponsabili. Ma si sa il senatore benemerito, quello degli incidenti che portarono alla morte di Giorgiana Masi ha sempre avuto le idee chiare sul come gestire “l'ordine pubblico”.
Passa il decreto. Estrema destra all'attacco
di Bruna Iacopino

tratto da Articolo 21
Il decreto Gelmini è legge. Nonostante gli emendamenti portati dall'opposizione, nonostante le proteste che hanno scosso la penisola in questi giorni, il presidio davanti Palazzo Madama, i 133 no urlati a squarciagola, la riforma della scuola è e rimane quella imposta dalla maggioranza di Governo. 162 a favore, 134 contrari e tre astenuti, con queste cifre, passa la legge che non è stata modificata di una virgola.
Insorge tutta l'opposizione, i parlamentari scendono in strada a parlare con gli studenti, quelli dell'IDV espongono uno striscione con su scritto “Passa la Gelmini, referendum!” e agli studenti “Siamo con voi”. Entro una settimana, ha dichiarato il ministro Gelmini, il piano per l'università.
Intanto anche all'interno della contestazione studentesca emergono i dissidi interni fra quelle anime tanto diverse. Se il fronte unito contro il decreto Gelmini aveva permesso a studenti di destra e di sinistra di manifestare quasi in maniera congiunta, il recente tentativo, da parte del Blocco studentesco di strumentalizzare e guidare la protesta ha infastidito non poco gli studenti di sinistra che rivendicano l'anti-fasciamo come un valore fondante. E forse non a torto. Difatti, proprio stamattina, a Piazza Navona si sono registrati scontri fra i due gruppi. Stando a quanto riferiscono alcuni studenti, e a quanto denuncia l'Unione degli studenti, un gruppo di una cinquantina di ragazzi facenti parte del Blocco studentesco si sarebbero staccati per cercare di conquistare le prime file del presidio, nel farlo avrebbero aggredito altri ragazzi presenti usando caschi, cinture e bottiglie, il tutto senza che ci fosse alcun intervento da parte delle forze dell'ordine.
A confermarlo anche il Senatore Vincenzo Vita, vicepresidente della commissione Istruzione di Palazzo Madama, raggiunto telefonicamente: “ Studenti di estrema destra facenti parte del Blocco studentesco e di Forza Nuova hanno cercato di infiltrarsi per creare subbuglio. Erano muniti di spranghe, caschi… a testimonairlo anche alcuni arresti”. “A quanto sostengono  ragazzi la polizia sarebbe intervenuta anche piuttosto tardi e in seguito ad una loro specifica richiesta, il che dimostra la maturità del movimento”. Continua Vita. “Ho già posto il problema in aula e ho chiesto, insieme ad altri, al Governo che venga a riferire oggi pomeriggio in aula. C'è un serio rischio di infiltrazione.”
La piazza è stata presidiata, dalla polizia che ha bloccato gli ingressi ed è intervenuta sparando i primi lacrimogeni. La tensione è infatti aumentata con l'arrivo del corteo degli universitari.
Il bilancio, al momento è di tre ragazzi feriti, uno colpito alla testa e ricoverato in ospedale, e un agente. 18 i fermi, tutti facenti parte del Blocco studentesco. UDU e UDS fanno sapere con un comunicato che loro si dissociano dalle violenze in piazza, ma continueranno a protestare contro la legge appena approvata.
Erano giorni che gli studenti di estrema destra cercavano di porsi alla guida della protesta, tanto da suscitare la reazione indignata dei gruppi di sinistra. Sul sito dell'Unione degli Studenti compare un comunicato datato 28 ottobre in cui si legge: “Chiediamo ai giornali di dare una corretta informazione,in questo momento infatti assistiamo a un tentativo esplicito da parte della destra e di alcuni media di strumentalizzare la nostra presenza nelle piazze e il movimento degli studenti… Ribadiamo di fronte a ogni tentativo di strumentalizzazione e appiattimento della nostra protesta e della nostra criticità ,che non abbiamo nulla a che spartire con formazioni di destra,che usano la violenza,come accaduto ieri al liceo Giulio Cesare.”
Momenti di tensione fra studenti e forze dell'ordine si sono registrati stamane anche a Milano durante un corteo spontaneo.

 

PIAZZA NAVONA: UNO SCONTRO VOLUTO- di Giuliano Santelli IL RACCONTO IN AUDIO / IL COMUNICATO DELL'UDU  / GLI INTERVENTI IN AULA QUESTA MATTINA  / I COLLETTIVI UNIVERSITARI LANCIANO APPELLO PER IL 14 NOVEMBRE  / STUDENTI E GENITORI LANCIANO LA PETIZIONE ON LINE: O CAMBIATE LA LEGGE GELMINI O SPEGNIAMO MEDIASET  / DAGLI ATENEI: INDIPENDENZA DI PARI PASSO CON ANTIFASCIAMO

 

Riforma Gelmini: testo completo e suo impatto nella Finanziaria
Pubblicato il Novembre 2, 2008 di areazione
Dopo le centinaia di migliaia di persone che sono scese in tutte le piazze d'Italia per protestare contro la nuova riforma del sistema Scolastico obbligatorio ed Universitario da parte del Governo Berlusconi e del suo ministro in capo, Mariastella Gelmini , cerchiamo di capire meglio di che cosa parla questo testo.
 
Partiamo da un fatto curioso: nel momento in cui bisognava varare la Finanziaria, vi è stato a quanto pare un alterco tra la suddetta ministra ed il ministro Giulio Tremonti. Secondo la fonte , quanto è accaduto ha del tragicomico
Si arriva così ai primi di settembre quando in un incontro-scontro con Tremonti lei prova a spiegare al ministro che mandando a casa quasi centomila persone in tre anni non si diventa certo popolari. Tremonti, durante la discussione a Montecitorio, le ribatte: «Cara Gelmini, sei diventata ministro per volontà di Berlusconi e non grazie a voti presi tra la gente». Come a dire che del consenso non se ne deve occupare. Al titolare di via XX settembre non passa nemmeno per l'anticamera del cervello di rinunciare ai tagli sul personale alla scuola. Perché? Semplice: con i tagli agli inseganti precari e al personale Ata copre quasi 2/3 della manovra, 8 mld circa.
La Gelmini si fa insistente . Cerca di mediare e chiede almeno di diluire la cacciata dei precari in cinque anni e non in tre, come viceversa previsto dalla manovra. E' a quel punto che Giulio sbotta: « Gelmini, mi hai rrrrotto … (come nella parodia tv di Corrado Guzzanti, ndr) i coglioni. La questione è politica. Se proprio insisti - minaccia - allora andiamo da Berlusconi e gli diciamo ‘o io o te'.. .». Lasciando ammutolita la povera Gelmini, che non reagisce e non replica. E soprattutto, cede. Per poi scoppiare in un pianto davanti al ministro dell'Economia, che però non mostra alcun ripensamento, né si intenerisce.
E' piuttosto evidente il clima che si respira tra gli scranni del Governo riguardo alle due ministre Gelmini e Carfagna, ree di essersi procurate quelle posizioni per meriti extra-politici. Le motivazioni rientrano evidentemente nel più puro e sano gossip di corridoio e perciò valgono per quello che sono. Rimane il fatto che due ministre, le cui mansioni sono fondamentali per il futuro sociale e culturale di questo paese ( Pari Opportunità ed Istruzione ), sono oggetto oltre che di una protesta politica anche minate nella reputazione personale. Tutto ciò non giova certamente alle loro attività.
Bene, procediamo verso argomenti più seri. Abbiamo detto che centinaia di migliaia di persone, tra cui non solo studenti e professori, i quali sono e sarebbero i diretti interessati alla riforma, ma anche comuni cittadini, hanno deciso di far sentire con forza la loro voce di dissenso. Ciò che è molto indicativo di questa enorme e diffusa mobilitazione è la sua trasversalità politica: queste proteste sono sempre state bollate dall'opinione pubblica, veicolata ad arte e dovere dai media collusi con il potere politico e finanziario, come monodirette dai partiti del centro-sinistra. In Italia si effettua spesso l'equazione protesta di massa=sinistra. Ebbene, per quanto possa essere vera o non vera questa presa di posizione, nel caso delle proteste di fine Ottobre, culminate con la manifestazione del 30 , si può tranquillamente affermare, senza tema di smentita che l'assunto non regge più. Hanno partecipato certamente persone tendenzialmente di sinistra, con l'aggiunta però di un forte nucleo proveniente da altre esperienze politiche: centro, destra, estrema destra. Questa aggregazione eterodiretta è stata la fonte della totale incapacità del Governo Berlusconi di porvi rimedio democratico: non potendo più puntare l'accento sull'equazione di cui sopra, il pretesto è scemato ed allora hanno dovuto correre ai ripari secondo la sana tradizione dell'incompetenza storica della compagine di Arcore e dintorni.
Dopo i fatti di Piazza Navona il Governo ha avuto almeno una scusante inizialmente, quella di puntare il dito contro i soliti facinorosi degli autonomi, centri sociali etc. etc.. Il paradigma sembrava funzionare alla perfezione. Nel momento in cui sono cominciate ad affluire maggiori informazioni (e per questo vi rimando a questa cronistoria commentata con articoli e video ed a questa analisi dei fatti più incriminati), si è immediatamente capito che i santarelli del Blocco Studentesco non erano così santarelli come alcuni servizi giornalistici li avevano presentati ( Tg4 su tutto , il suo reportage è a dir poco scandaloso e da censura).
Ebbene, ma allora perchè diamine stanno protestando tutte queste persone? Apparentemente, secondo quanto riferisce il governo, la riforma Gelmini vorrebbe sradicare il baronato dalla ricerca, vera causa e cagione dei mali dell'Università Italiana, da tempo restia alla meritocrazia. Se fosse vero sarebbe una riforma da controfirmare al volo, eppure centinaia di migliaia di persone non la pensano allo stesso modo. Saranno tutti baroni che vogliono preservare le proprie mansioni e privilegi? Ovviamente è un assunto assurdo che solo qualche pivello di politico potrebbe anche solo immaginare di ipotizzare come accusa.
Per comprendere dunque cosa stia succedendo sarebbe come sempre buona norma darsi per prima cosa una lettura al testo della riforma, specie perchè non è una lettura lunga. La versione ufficiale afferma
Decreto-legge 1 settembre 2008, n. 137
“Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università”
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 204 del 1° settembre 2008
Art. 1.
Cittadinanza e Costituzione
1. A decorrere dall'inizio dell'anno scolastico 2008/2009, oltre ad una sperimentazione nazionale, ai sensi dell'articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, sono attivate azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate all'acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione delle conoscenze e delle competenze relative a «Cittadinanza e Costituzione», nell'ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse. Iniziative analoghe sono avviate nella scuola dell'infanzia.
2. All'attuazione del presente articolo si provvede entro i limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
Art. 2.
Valutazione del comportamento degli studenti
1. Fermo restando quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, e successive modificazioni, in materia di diritti, doveri e sistema disciplinare degli studenti nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, in sede di scrutinio intermedio e finale viene valutato il comportamento di ogni studente durante tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica, anch e in relazione alla partecipazione alle attività ed agli interventi educativi realizzati dalle istituzioni scolastiche anche fuori della propria sede.
2. A decorrere dall'anno scolastico 2008/2009, la valutazione del comportamento e' espressa in decimi.
3 . La votazione sul comportamento degli studenti, attribuita collegialmente dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello studente e determina, se inferiore a sei decimi, la non ammissione al successivo anno di corso o all'esame conclusivo del ciclo. Ferma l'applicazione della presente disposizione dall'inizio dell'anno scolastico di cui al comma 2, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca sono specificati i criteri per correlare la particolare e oggettiva gravità del comportamento al voto insufficiente, nonche' eventuali modalità applicative del presente articolo.
Art. 3.
Valutazione del rendimento scolastico degli studenti
1. Dall'anno scolastico 2008/2009, nella scuola primaria la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite e' espressa in decimi ed illustrata con giudizio analitico sul livello globale di maturazione raggiunto dall'alunno.
2. Dall'anno scolastico 2008/2009, nella scuola secondaria di primo grado la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite e' espressa in decimi.
3. Sono ammessi alla classe successiva, ovvero all'esame di Stato a conclusione del ciclo, gli studenti che hanno ottenuto un voto non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline.
4. L'articolo 13, comma 3, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e' abrogato e all'articolo 177 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) i commi 2, 5, 6 e 7, sono abrogati;
b) al comma 3, dopo le parole: «Per la valutazione» sono inserite le seguenti: «, espressa in decimi,»;
c) al comma 4, le parole: «giudizi analitici e la valutazione sul» sono sostituite dalle seguenti: «voti conseguiti e il»;
d) l'applicazione dei commi 1 e 8 dello stesso articolo 177 resta sospesa fino alla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 5;
e) e' altresì abrogata ogni altra disposizione incompatibile con<> la valutazione del rendimento scolastico mediante l'attribuzione di voto numerico espresso in decimi.
5. Con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, si provvede al coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli studenti e sono stabilite eventuali ulteriori modalità applicative del presente articolo.
Art. 4.
Insegnante unico nella scuola primaria
1. Nell'ambito degli obiettivi di contenimento di cui all'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei regolamenti di cui al relativo comma 4 e' ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola.
2. Con apposita sequenza contrattuale e a valere sulle risorse di cui all'articolo 64, comma 9, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e' definito il trattamento economico dovuto per le ore di insegnamento aggiuntive rispetto all'orario d'obbligo di insegnamento stabilito dalle vigenti disposizioni contrattuali.
Art. 5.
Adozione dei libri di testo
1. Fermo restando quanto disposto dall'articolo 15 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, i competenti organi scolastici adottano libri di testo in relazione ai quali l'editore si sia impegnato a mantenere invariato il contenuto nel quinquennio , salvo le appendici di aggiornamento eventualmente necessarie da rendere separatamente disponibili. Salva la ricorrenza di specifiche e motivate esigenze, l'adozione dei libri di testo avviene con cadenza quinquennale, a valere per il successivo quinquennio. Il dirigente scolastico vigila affinche' le delibere del collegio dei docenti concernenti l'adozione dei libri di testo siano assunte nel rispetto delle disposizioni vigenti.
Art. 6.
Valore abilitante della laurea in scienze della formazione primaria
1. L'esame di laurea sostenuto a conclusione dei corsi in scienze della formazione primaria istituiti a norma dell'articolo 3, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341, comprensivo della valutazione delle attività di tirocinio previste dal relativo percorso formativo, ha valore di esame di Stato e abilita all'insegnamento, rispettivamente, nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche a coloro che hanno sostenuto l'esame di laurea conclusivo dei corsi in scienze della formazione primaria nel periodo compreso tra la data di entrata in vigore della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e la data di entrata in vigore del presente decreto.
Art. 7.
Sostituzione dell'articolo 2, comma 433, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
1. Il comma 433 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e' sostituito dal seguente:
«433. Al concorso per l'accesso alle scuole di specializzazione mediche, di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e successive modificazioni, possono partecipare tutti i laureati in medicina e chirurgia. I laureati di cui al primo periodo, che superino il concorso ivi previsto, sono ammessi alle scuole di specializzazione a condizione che conseguano l'abilitazione per l'esercizio dell'attività professionale, ove non ancora posseduta, entro la data di inizio delle attività didattiche di dette scuole immediatamente successiva al concorso espletato.».
Art. 8.
Norme finali
1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
Questo testo, che di per sè sembrerebbe innocuo se non per tre punti: maestro unico, libri di testo e non aggravo della finanza pubblica, deve essere letto in parallelo con quest'altro che altro non è se non la Finanziaria di quest'anno.
Consiglio dei Ministri: 03/10/2008
Proponenti: Presidenza
Status: Pubblicato in G.U. n. 235 del 07/10/2008
Art. 3.
Definizione dei piani di dimensionamento delle istituzioni scolastiche rientranti nelle competenze delle regioni e degli enti locali
1. All'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, dopo il comma 6 e' inserito il seguente: «6-bis. I piani di ridimensionamento delle istituzioni scolastiche, rientranti nelle competenze delle regioni e degli enti locali, devono essere in ogni caso ultimati in tempo utile per assicurare il conseguimento degli obiettivi di razionalizzazione della retescolastica previsti dal presente comma, gia' a decorrere dall'anno scolastico 2009/2010 e comunque non oltre il 30 novembre di ogni anno.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, con la procedura di cui all'articolo 8, comma 1, della legge 5 giugno 2003, n. 131, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, sentito il Ministro per i rapporti con le regioni, diffida le regioni e gli enti locali inadempienti ad adottare, entro quindici giorni,tutti gli atti amministrativi, organizzativi e gestionali idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi di ridimensionamento della rete scolastica. Ove le regioni e gli enti locali competenti non adempiano alla predetta diffida, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, sentito il Ministro per i rapporti con le regioni, nomina un commissario ad acta. Gli eventuali oneri derivanti da tale nomina sono a carico delle regioni e degli enti locali.».
Potete leggere tutto il testo della Finanziaria in formato .pdf a questo indirizzo
Dalla legge 133 si estrae a pagina 64-65 che
«Devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l'anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l'anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l'anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall'anno 2012».
Il Sole24Ore mette online i dettagli dei tagli alla Scuola dell'Obbligo e all'Università
Università: ecco tutti gli importi dei tagli ai fondi degli atenei
di Nicoletta Cottone
Il testo della Finanziaria che fa cenno all'organizzazione scolastica
Capo II
Contenimento della spesa per il pubblico impiego
Art. 64.
Disposizioni in materia di organizzazione scolastica
1. Ai fini di una migliore qualificazione dei servizi scolastici e di una piena valorizzazione professionale del personale docente, a decorrere dall'anno scolastico 2009/2010, sono adottati interventi e misure volti ad incrementare, gradualmente, di un punto il rapporto alunni/docente, a realizzare comunque entro l'anno scolastico 2011/2012, per un accostamento di tale rapporto ai relativi standard europei tenendo anche conto delle necessità relative agli alunni diversamente abili.
2. Si procede, altresì, alla revisione dei criteri e dei parametri previsti per la definizione delle dotazioni organiche del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA), in modo da conseguire, nel triennio 2009-2011 una riduzione complessiva del 17 per cento della consistenza numerica della dotazione organica determinata per l'anno scolastico 2007/2008. Per ciascuno degli anni considerati, detto decremento non deve essere inferiore ad un terzo della riduzione complessiva da conseguire, fermo restando quanto disposto dall'articolo 2, commi 411 e 412, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
3. Per la realizzazione delle finalità previste dal presente articolo, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza Unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e previo parere delle Commissioni Parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario, predispone, entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, un piano programmatico di interventi volti ad una maggiore razionalizzazione dell'utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili, che conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza al sistema scolastico.
4. Per l'attuazione del piano di cui al comma 3, con uno o più regolamenti da adottare entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto ed in modo da assicurare comunque la puntuale attuazione del piano di cui al comma 3, in relazione agli interventi annuali ivi previsti, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza unificata di cui al citato decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, anche modificando le disposizioni legislative vigenti, si provvede ad una revisione dell'attuale assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico, attenendosi ai seguenti criteri:
a) razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell'impiego dei docenti;
b) ridefinizione dei curricoli vigenti nei diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orari, con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali;
c) revisione dei criteri vigenti in materia di formazione delle classi;
d) rimodulazione dell'attuale organizzazione didattica della scuola primaria ivi compresa la formazione professionale per il personale docente interessato ai processi di innovazione ordinamentale senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica;
e) revisione dei criteri e dei parametri vigenti per la determinazione della consistenza complessiva degli organici del personale docente ed ATA, finalizzata ad una razionalizzazione degli stessi;
f) ridefinizione dell'assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, previsto dalla vigente normativa;
f-bis) definizione di criteri, tempi e modalità per la determinazione e l'articolazione dell'azione di ridimensionamento della rete scolastica prevedendo, nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, l'attivazione di servizi qualificati per la migliore fruizione dell'offerta formativa;
f-ter) nel caso di chiusura o accorpamento degli istituti scolastici aventi sede nei piccoli comuni, lo Stato, le regioni e gli enti locali possono prevedere specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti.
4-bis) Ai fini di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di razionalizzazione dell'attuale assetto ordinamentale di cui al comma 4, nell'ambito del secondo ciclo di istruzione e formazione i cui al decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, anche con l'obiettivo di ottimizzare le risorse disponibili, all'articolo 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, le parole da: «Nel rispetto degli obiettivi di apprendimento generali e specifici» sino a: «Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano» sono sostituite dalle seguenti: «L'obbligo di istruzione si assolve anche nei percorsi di istruzione e formazione professionale di cui al Capo III del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e, sino alla completa messa a regime delle disposizioni ivi contenute, anche nei percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale di cui al comma 624 del presente articolo».
4-ter) Le procedure per l'accesso alle Scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario attivate presso le università sono sospese per l'anno accademico 2008-2009 e fino al completamento degli adempimenti di cui alle lettere a) ed e) del comma 4.
5. I dirigenti del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, compresi i dirigenti scolastici, coinvolti nel processo di razionalizzazione di cui al presente articolo, ne assicurano la compiuta e puntuale realizzazione. Il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati, verificato e valutato sulla base delle vigenti disposizioni anche contrattuali, comporta l'applicazione delle misure connesse alla responsabilità dirigenziale previste dalla predetta normativa.
6 . Fermo restando il disposto di cui all'articolo 2, commi 411 e 412, della legge 24 dicembre 2007,
n. 244, dall'attuazione dei commi 1, 2, 3, e 4 del presente articolo, devono derivare per il bilancio
dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l'anno 2009, a 1.650
milioni di euro per l'anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l'anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall'anno 2012.
7. Ferme restando le competenze istituzionali di controllo e verifica in capo al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e al Ministero dell'economia e delle finanze, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e' costituito, contestualmente all'avvio dell'azione programmatica e senza maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, un comitato di verifica tecnico-finanziaria composto da rappresentanti del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e del Ministero dell'economia e delle finanze, con lo scopo di monitorare il processo attuativo delle disposizioni di cui al presente articolo, al fine di assicurare la compiuta realizzazione degli obiettivi finanziari ivi previsti, segnalando eventuali scostamenti per le occorrenti misure correttive. Ai componenti del Comitato non spetta alcun compenso ne' rimborso spese a qualsiasi titolo dovuto.
8. Al fine di garantire l'effettivo conseguimento degli obiettivi di risparmio di cui al comma 6, si applica la procedura prevista dall'articolo 1, comma 621, lettera b) , della legge 27 dicembre 2006, n. 296.
9. Una quota parte delle economie di spesa di cui al comma 6 e' destinata, nella misura del 30 per cento, ad incrementare le risorse contrattuali stanziate per le iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della Scuola a decorrere dall'anno 2010, con riferimento ai risparmi conseguiti per ciascun anno scolastico. Gli importi corrispondenti alle indicate economie di spesa vengono iscritti in bilancio in un apposito Fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione dell'università e della ricerca, a decorrere dall'anno successivo a quello dell'effettiva realizzazione dell'economia di spesa, e saranno resi disponibili in gestione con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca subordinatamente alla verifica dell'effettivo ed integrale conseguimento delle stesse rispetto ai risparmi previsti.
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