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dov'è finito il rispetto per il nostro Paese ?
Licio Gelli conduce su Odeon Tv "Venerabile Italia" Venerdí 31.10.2008 10:30
È ricordato principalmente per essere stato "Maestro Venerabile" della loggia massonica segreta P2 . Per cui il titolo della sua trasmissione non può che essere «Venerabile Italia». Sottotitolo: «La vera storia di Licio Gelli». Licio Gelli debutta in tv. Avrà un programma tutto suo da lunedì, alle 22:20, su Odeon tv. Un approdo singolare se si pensa che uno degli obiettivi principali della P2, almeno in base a quanto è stato accertato dalla magistratura, era il controllo o una presenza significativa nel mondo dei media. Così, se personalmente Licio Gelli, non è riuscito, se non in una fase breve della sua storia, in cui la P2 indirettamente controllava l'azionariato del Corriere , ora la tv prova a farla in prima persona.
Sarà proprio il maestro della P2 la «voce narrante», assieme a Lucia Leonessi, di una «ricostruzione inedita della storia dell'ultimo secolo , «dalla Guerra di Spagna agli anni '80, dai salotti di Roma alle rive del lago di Como, dall'epoca fascista al crac del Banco Ambrosiano». Il programma, presentato venerdì ufficialmente a Firenze, vedrà anche la partecipazione di personaggi politici e storici come Giulio Andreotti, Marcello Veneziani e Marcello Dell'Utri. Nella prima puntuta perlerà di fascismo.
La vita di Licio Gelli  - È ricordato principalmente per essere stato «Maestro Venerabile» della loggia massonica segreta P2. È stato camicia nera, ha aderito alla Repubblicà di Salò, qualcuno ipotizza che Gelli era molto vicino alla Cia. È stato accusato di aver un ruolo in «Gladio», amico stretto del leader argentino Peròn. Dopo la scoperta della P2, fuggi in Svizzera dove fu arrestato mentre cercava di ritirare decine di migliaia di dollari a Ginevra, ma riuscì ad evadere dalla prigione. Fuggì quindi in Sudamerica, prima di costituirsi nel 1987. Licio Gelli è stato condannato con sentenza definitiva per i seguenti reati: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna e Bancarotta fraudolenta (per il fallimento del Banco Ambrosiano è stato condannato a 12 anni).
 
Licio Gelli

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Licio Gelli ai tempi dell'esplosione del caso P2
 
Licio Gelli (Pistoia,  21 aprile 1919) è un imprenditore italiano .
È ricordato principalmente per essere stato "Maestro Venerabile" della loggia massonica segreta P2 . Dopo essere stato detenuto in Svizzera e Francia, vive attualmente ad Arezzo . Gelli è stato anche membro dei Cavalieri di Malta ed è stato creato conte sul cognome da re Umberto II d'Italia, in esilio a Cascais (provvedimento del 10 luglio 1980 )

 

 

Il periodo fascista

Gelli partì volontario con la spedizione delle camicie nere , mandate in Spagna da Benito Mussolini in aiuto di Francisco Franco . Proprio in Spagna perse in battaglia il fratello maggiore Raffaello. Nel 1939 tornò in Italia e collaborò con la federazione fascista di Pistoia, scrivendo nel settimanale locale della federazione, il Ferruccio , la sua esperienza di guerra. Diventò anche impiegato del GUF, sebbene non ottenne successi a livello universitario.
Dopo l' 8 settembre 1943 aderì alla Repubblica di Salò e conseguentemente divenne un ufficiale di collegamento fra il governo fascista e il Terzo Reich . Quando tuttavia la vittoria della guerra cominciò a rivelarsi impossibile per i nazi-fascisti, Gelli saltò sul carro dei partigiani. I contatti e le conoscenze acquisite mentre militava tra i fascisti gli consentirono di effettuare il doppio gioco: cominciò quindi a trafugare e distribuire di nascosto ai partigiani i lasciapassare rossi della Kommandatur , e fornire ai suoi superiori informazioni fuorvianti per i rastrellamenti che erano in corso sugli Appennini. Insieme al partigiano pistoiese Silvano Fedi , che in seguito venne ucciso in circostanze poco chiare. Partecipò inoltre alla liberazione di prigionieri politici dal carcere delle Ville Sbertoli , organizzata dal Fedi e dalla sua brigata, della quale facevano parte Enzo Capecchi e Artese Benesperi che furono gli artefici dell'azione

Dopo la seconda guerra mondiale

Dopo la seconda guerra mondiale , si ipotizza che Gelli si sia arruolato nella CIA , su raccomandazione dei servizi segreti italiani (ma tale ipotesi non è stata verificata). In ogni caso, fu messo in stretta relazione da Edward Herman con Michael Ledeen, che è da molti ritenuto uno stretto collaboratore o un agente della CIA. Fu un collaboratore delle agenzie di intelligence britanniche e americane.
Dal 1948 al 1958, Gelli fu portaborse del deputato democristiano Romolo Diecidue, eletto nel collegio di Firenze - Pistoia.
Gelli è stato accusato di aver avuto un ruolo preminente nell' Operazione Gladio, una struttura clandestina di tipo " stay-behind ", promossa dalla NATO e finanziata in parte dalla CIA allo scopo di contrastare l'influenza comunista in Italia, così come negli altri paesi europei. L' affaire Gladio è stato affrontato (anche giudizialmente) senza collegamenti diretti alla questione P2. Nel 1970 avrebbe dovuto arrestare il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, nell'ambito del fallito Golpe Borghese ; Gelli, ovviamente, smentisce questa ipotesi.
Gelli ha ripetutamente dichiarato in pubblico di essere stato uno stretto amico del leader argentino Juan Domingo Perón e spesso ha affermato, che tale amicizia è stata veramente importante per l'Italia, senza però aver mai spiegato perché. Numerosi appartenenti alla giunta militare, sono poi risultati membri della massoneria argentina, come Raúl Alberto Lastiri , presidente ad interim dell'Argentina dal 13 luglio 1973 fino al 12 ottobre 1973, Emilio Massera , membro delle giunte militari di Jorge Rafael Videla e Jorge Videla dal 1976 al 1978 , o José López Rega , il malfamato fondatore dell' Alleanza Anticomunista Argentina
La lista P2 (per approfondire, vedi la voce P2)
Il 17 marzo 1981 , una perquisizione della Polizia nella sua villa a Castiglion Fibocchi (Arezzo), portò alla scoperta di una lunga lista di alti ufficiali delle forze armate e di funzionari pubblici aderenti alla P2 . La lista, la cui esistenza era presto divenuta celebre grazie ai media, includeva anche industriali, giornalisti e personaggi facoltosi come il più volte Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (a quel tempo non ancora in politica), Vittorio Emanuele di Savoia e Maurizio Costanzo . Vi sono molti elementi, a partire dalla numerazione, che lasciano tuttavia ritenere che la lista rinvenuta fosse incompleta.
In fuga, Licio Gelli scappò in Svizzera , dove fu arrestato mentre cercava di ritirare decine di migliaia di dollari a Ginevra, ma riuscì ad evadere dalla prigione. Fuggì quindi in Sudamerica, prima di costituirsi nel 1987 .
Lo scandalo nazionale conseguente alla scoperta delle liste fu quasi drammatico, dato che molte delle più delicate cariche della Repubblica Italiana erano occupate da affiliati all'organizzazione di Gelli.
La corte centrale del Grande Oriente d'Italia , con una sentenza del 31 ottobre 1981, decretò l'espulsione del Gelli dall'Ordine massonico.
Il Parlamento italiano approvò in tempi rapidi una legge per mettere al bando le associazioni segrete in Italia e contemporaneamente (dicembre 1981), venne creata una commissione parlamentare d'inchiesta, presieduta dalla On. Tina Anselmi (della Democrazia Cristiana), che riferirà al parlamento dopo 2 anni e mezzo di lavori.
Nelle conclusioni della relazione di maggioranza di questa commissione sulla P2 e su Gelli si legge:
«  L'esame degli avvenimenti ed i collegamenti che tra essi è possibile instaurare sulla scorta delle conoscenze in nostro possesso portano infatti a due conclusioni che la Commissione ritiene di poter sottoporre all'esame del Parlamento.
La prima è in ordine all'ampiezza ed alla gravità del fenomeno che coinvolge, ad ogni livello di responsabilità, gli aspetti più qualificati della vita nazionale. Abbiamo infatti riscontrato che la Loggia P2 entra come elemento di peso decisivo in vicende finanziarie, quella Sindona e quella Calvi, che hanno interessato il mondo economico italiano in modo determinante. [...] La seconda conclusione alla quale siamo pervenuti è che in questa vasta e complessa operazione può essere riconosciuto un disegno generale di innegabile valore politico; un disegno cioè che non solo ha in se stesso intrinsecamente valore politico - ed altrimenti non potrebbe essere, per il livello al quale si pone - ma risponde, nella sua genesi come nelle sue finalità ultime, a criteri obiettivamente politici.
Le due conclusioni alle quali siamo pervenuti ci pongono pertanto di fronte ad un ultimo concludente interrogativo: è ragionevole chiedersi se non esista sproporzione tra l'operazione complessiva ed il personaggio che di essa appare interprete principale. È questa una sorta di quadratura del cerchio tra l'uomo in sé considerato ed il frutto della sua attività, che ci mostra come la vera sproporzione stia non nel comparare il fenomeno della Loggia P2 a Licio Gelli, storicamente considerato, ma nel riportarlo ad un solo individuo, nell'interpretare il disegno che ad esso è sotteso, e la sua completa e dettagliata attuazione, ad una sola mente. Abbiamo visto come Licio Gelli si sia valso di una tecnica di approccio strumentale rispetto a tutto ciò che ha avvicinato nel corso della sua carriera. Strumentale è il suo rapporto con la massoneria, strumentale è il suo rapporto con gli ambienti militari, strumentale il suo rapporto con gli ambienti eversivi, strumentale insomma è il contatto che egli stabilisce con uomini ed istituzioni con i quali entra in contatto, perché strumentale al massimo è la filosofia di fondo che si cela al fondo della concezione politica del controllo, che tutto usa ed a nessuno risponde se non a se stesso, contrapposto al governo che esercita il potere, ma è al contempo al servizio di chi vi è sottoposto. Ma allora, se tutto ciò deve avere un rinvenibile significato, questo altro non può essere che quello di riconoscere che chi tutto strumentalizza, in realtà è egli stesso strumento.
Questa infatti è nella logica della sua concezione teorica e della sua pratica costruzione la Loggia Propaganda 2: uno strumento neutro di intervento per operazioni di controllo e di condizionamento. »
Coinvolgimenti con Gladio (per approfondire, vedi la voce Organizzazione Gladio)
Con Stefano Delle Chiaie e Francesco Pazienza , è stato coinvolto nel processo per la Strage di Bologna , avvenuta il 2 agosto 1980 , nella quale furono uccise 85 persone e 200 rimasero ferite. Questo attentato terroristico era parte della strategia della tensione . Con la sentenza definitiva di Cassazione sulla strage di Bologna, il 23 novembre 1995, Gelli viene condannato per depistaggio .
In ogni caso, Licio Gelli fu condannato nel 1994 a 12 anni di carcere, dopo essere stato riconosciuto colpevole della frode riguardante la bancarotta del Banco Ambrosiano nel 1982 (vi era stato trovato un "buco" di 1,3 miliardi di dollari) che era collegato alla banca del Vaticano, l' Istituto per le Opere di Religione (IOR). Affrontò inoltre una sentenza di tre anni relativa alla loggia P2 . Scomparve mentre era in libertà sulla parola, per essere infine arrestato sulla Riviera francese a Cannes . La polizia rinvenne nella sua villa oltre 2 milioni di dollari in lingotti d'oro.
È indiscutibile che la loggia P2 abbia avuto un certo potere in Italia, dato il "peso" pubblico dei suoi affiliati, e molti osservatori ritengono che ancora oggi esso sia forte. Numerosi personaggi ancora oggi famosi in Italia erano iscritti alla P2: tra questi, Silvio Berlusconi , Maurizio Costanzo , Vittorio Emanuele di Savoia , l'editore Angelo Rizzoli , il segretario del PSDI Pietro Longo ed altri esponenti della politica, della magistratura e della finanza.
Il giorno 28 settembre 2003 il sito Repubblica.it pubblica un'intervista a Licio Gelli durante la quale egli afferma che « Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa. Tutto nel piano di Rinascita, che preveggenza, è finita proprio come dicevo io ».

Scandalo del Banco Ambrosiano

Uno degli affiliati della P2 era Michele Sindona , un banchiere con chiare collusioni con la Mafia.
Nel 1972 Sindona aveva acquistato il controllo della Franklin National Bank di Long Island. Due anni dopo, la banca fallì. Condannato nel 1980 negli Stati Uniti, "Michele il misterioso" fu estradato in Italia. Due anni dopo, fu avvelenato nella sua cella mentre scontava una sentenza a vita.
Qualche anno dopo lo scandalo, molti sospetti si sono concentrati su Gelli in relazione al suo eventuale coinvolgimento nell'omicidio del banchiere milanese Roberto Calvi (anch'egli affiliato alla P2), che era stato in carcere per il fallimento del Banco Ambrosiano . Il 19 luglio 2005 , Gelli è stato formalmente indiziato dai magistrati romani per la morte di Calvi. Gelli, nel suo discorso di fronte ai giudici, incolpò personaggi connessi con i finanziamenti di Roberto Calvi al movimento polacco Solidarnosc, presumibilmente per conto del Vaticano.
Condanne
Licio Gelli è stato condannato con sentenza definitiva per i seguenti reati:

L'archivio di Gelli

L' 11 febbraio 2006 Licio Gelli ha donato al Comune di Pistoia il proprio "archivio non segreto", nell'ambito di una discussa cerimonia ufficiale, svolta sotto il patrocinio dello stesso Comune, ma alla quale gli amministratori comunali pistoiesi hanno preferito non prendere parte.
Restano tuttora segreti, e nella sola disponibilità del "Venerabile", i numerosi archivi distribuiti tra Montevideo, la Svizzera, villa Wanda , Castiglion Fibocchi, l'Argentina e Montecarlo. Della cosiddetta "rubrica dei 500" (426 fascicoli da Gelli intestati a uomini d'affari, politici, società, banche, ecclesiastici ecc.) Guardia di Finanza ed inquirenti non sono mai riusciti a reperire il contenuto.

Vecchiaia

Oggi Licio Gelli ha 89 anni ed è agli arresti domiciliari nella sua villa Wanda di Arezzo dove sconta la pena di 12 anni per la bancarotta dell'Ambrosiano: " Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa ".
Critiche
Gelli è uno dei personaggi più controversi del panorama politico-giudiziario italiano. Il dibattito intorno alla sua figura si è fatto ancor più arroventato in occasione di alcuni suoi articoli particolarmente pungenti: uno sull'informazione in Italia, l'altro sulla democrazia italiana, un altro ancora sulla magistratura.
Influenza sui media
http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_31/gelli_tv_venerabile_6d6aeeec-a725-11dd-90c5-00144f02aabc.shtml
Opere letterarie
Nel corso degli anni Licio Gelli ha scritto numerose opere, in prosa e, soprattutto, in versi:
Il crescente successo delle sue raccolte poetiche gli ha fruttato una discussa e controversa candidatura al Premio Nobel per la letteratura nel 1996 .
 
Scoppia lo Scandalo P2
IL 20 MAGGIO 1981 SONO PUBBLICATI GLI ELENCHI
DELLA LOGGIA MASSONICA DI LICIO GELLI.
L'ITALIA SCOPRE L'ESISTENZA DI UN INQUIETANTE
POTERE PARALLELO AREZZO

Il 17 marzo 1981, i giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell'ambito di una inchiesta sul presunto rapimento di Michele Sindona, ordinano la perquisizione di Villa Wanda, la residenza di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi, presso Arezzo. Gli agenti della Guardia di Finanza, guidati dal colonnello Bianchi, scoprono una lista di 953 iscritti alla loggia massonica P2 (leggi l'elenco). Tra gli affiliati c'è il comandante generale dello stesso Corpo Orazio Giannini (tessera n. 832). Cinque giorni dopo la magistratura spicca un ordine di cattura a carico di Licio Gelli per violazione dell'art. 257 del codice penale (Spionaggio politico e militare). Il Gran Maestro scappa in Uruguay.
 

BERLUSCONI, SILVIO Tessera numero 1816. L'ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi è uno degli affiliati alla P2 più noti. A cosa può essergli servita l'iscrizione alla P2? La commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi fece a suo tempo un esempio molto dettagliato. Per le sue prime attività in campo edile, Berlusconi ottiene credito dalla Banca nazionale del lavoro (nei cui vertici ci sono 8 affiliati alla P2) e dal Monte dei Paschi di Siena (il direttore generale Giovanni Cresti è anch'egli piduista). Ferruccio De Lorenzo (affiliato alla P2) acquista per conto dell'Enpam (l'Ente nazionale previdenza e assistenza dei medici italiani, di cui è presidente) due hotel a Segrate e decine di appartamenti di Milano 2. L'Enpam affida poi a Berlusconi anche la gestione del teatro Manzoni di Milano. Gli affiliati alle loggia sono tenuti al sostegno  reciproco, a privilegiare l'interesse dei confratelli a qualunque altro principio. Questo avviene in tutte le logge massoniche. Ma la P2 ha un progetto ben più ampio. Molti degli affiliati sono stati protagonisti delle trame più misteriose della stagione dell'eversione e delle stragi. È il caso di Vito Miceli, Gian Adelio Maletti, Antonio Labruna, Giuseppe Santovito, solo per fare qualche nome. In un'intervista all'Indipendente del 1996 Gelli afferma che Berlusconi “ha preso il nostro Piano di rinascita e lo ha copiato quasi tutto”.


CRISI POLITICA
Il 20 maggio 1981 il presidente del Consiglio Arnaldo Forlani rende pubblici gli elenchi della P2. Li ha ricevuti quasi due mesi prima, il 25 marzo, dai magistrati Turone e Colombo. Inizialmente sostiene che spetti ai giudici togliere il segreto dagli elenchi. Ma della P2 si parla ormai da tempo e la tensione sul caso sale. Quando rende pubblica la lista, Forlani scatena un terremoto politico. Tra gli affiliati ci sono 2 ministri, 44 parlamentari (di tutti i partiti a parte quello comunista), alti ufficiali dei Carabinieri, dei  servizi segreti, il comandante della Guardia di finanza, oltre a moltissimi magistrati, banchieri, imprenditori e giornalisti di primo piano. Forlani si dimette. Al suo posto Sandro Pertini chiama il repubblicano Giovanni Spadolini, primo presidente del Consiglio non democristiano nella storia della Repubblica. Viene varata una commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2 presieduta  da Tina Anselmi. Il sospetto – più che fondato – è che la loggia di Gelli abbia tramato contro le istituzioni democratiche fino a realizzare un vero e proprio potere parallelo. Il 25 gennaio 1982 una nuova legge scioglie la P2 e vieta le associazioni segrete.


DEMOCRATICA, PIANO DI RINASCITA È il manifesto programmatico ritrovato tra le carte di Gelli. Punta a una serie di interventi nella politica e nella società per “rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori”. L'informazione ha un ruolo centrale. Va abolito il monopolio della Rai. La tv via cavo deve essere “impiantata a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese”. Devono essere pagati sotto banco giornalisti dei maggiori quotidiani nazionali, in modo da non avere mai contro nessuna voce autorevole. La magistratura deve essere messa sotto il controllo del potere politico. Il ruolo del presidente del Consiglio deve essere rafforzato a spese delle prerogative del Parlamento. I sindacati devono essere resi innocui. Una sorta di golpe bianco, da attuare nel rispetto formale della legalità ma con assoluta intransigenza nei confronti degli oppositori. Attraverso l'indebolimento dei sindacati, il controllo dei giornali e dei politici dei partiti di governo, del Movimento sociale italiano e la distruzione del monopolio Rai, si puntava a un mutamento della repubblica in senso presidenziale, al fine di indebolire l'opposizione di sinistra e impedirne l'ingresso nel governo. È quanto afferma Licio Gelli in un'intervista rilasciata il 5 ottobre del 1980 a Maurizio Costanzo (tessera 1816) sul Corriere della Sera. Leggi il documento integrale del Piano di Rinascita democratica.

EVERSIONE Golpe o non golpe? Nel 1974 i gruppi che in precedenza avevano pensato a una svolta autoritaria in chiave anticomunista (Leggi Golpe Borghese), optano per una svolta più morbida. Bisogna occupare i gangli della società fino a creare un doppio Stato. La P2 è parte centrale di questo progetto.


FORLANI, ARNALDO Democristiano delle corrente “Dorotea”, Forlani si dimette da Presidente del Consiglio quando scoppia lo scandalo P2. Gli avversari lo accusano di reticenza per non aver rivelato subito l'esistenza degli elenchi. Dopo un periodo di appannamento, Forlani verrà eletto nel 1989 segretario Dc, carica che aveva già ricoperto dal 1969 al 1973. Negli ultimi anni della Prima Repubblica, formerà con Andreotti e Craxi un'alleanza politica chiamata Caf, dalle iniziali dei tre. Il progetto che lo voleva Presidente della Repubblica sfuma per pochi voti nel 1992. L'anno successivo Forlani sarà travolto da Tangentopoli e abbandonerà la politica.

GELLI, LICIO Chi è il venerabile maestro della potentissima loggia? Nato a Pistoia nel 1919, fascista repubblichino nella Seconda Guerra Mondiale, Gelli diventa poi collaboratore dei servizi segreti inglesi e americani e agente segreto della Repubblica italiana. Nel 1965 entra nella massoneria. Cinque anni dopo, Lino Salvini, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia (la loggia italiana più potente) gli affida la gestione della Loggia P2. Gelli diventa un personaggio potentissimo. La P2 ha affiliati in Uruguay, Brasile e soprattutto Argentina, dove Gelli arruola nella loggia l'ammiraglio Emilio Massera, capo di Stato maggiore della Marina, Josè Lopez Rega, ministro del Benessere sociale di Juan Domingo Peron, Alberto Vignes, ministro degli Esteri, l'ammiraglio Carlos Alberto Corti e altri militari. Il ruolo della P2 nel golpe argentino del 1976 è determinante. Durante tutti gli anni Settanta Gelli costruisce un impero nemmeno tanto occulto. Dirà: “C'era la fila per venire a parlare con me”. Quando lo scandalo P2 esplode, fugge in Sud America. La magistratura lo accusa di esseri coinvolto in vario modo in reati gravissimi, tutti legati alla P2: omicidio del giornalista Pecorelli, concorso in bancarotta per il crack del Banco Ambrosiano, omicidio del banchiere Roberto Calvi, costituzione di capitali all'estero, cospirazione politica, spionaggio, interesse privato in atti d'ufficio, rivelazione di segreti di Stato, finanziamento di gruppi armati a scopo eversivi, associazione sovversiva con finalità di strage, depistaggio di indagini, calunnia, millantato credito, associazione a delinquere e truffa aggravata. In totale, tra il 1992 e il 1994, sarà condannato a scontare 35 anni di detenzione. Nel 1987, rientrato in Italia, Gelli è prosciolto da ogni accusa penale e civile. Nel maggio 1998 scappa di nuovo dopo la sentenza passata in giudicato che lo condanna a dodici anni di carcere per il fallimento del Banco Ambrosiano: catturato in Spagna cinque mesi dopo, viene estradato in Italia. Oggi vive in libertà in Italia.

IOR Istituto per le Opere di Religione, la banca centrale della chiesa cattolica romana situata nella Città del Vaticano. Lo Ior è coinvolta nel 1982 nel crack del Banco Ambrosiano, del quale era il suo maggiore azionista. Il capo dello Ior Paul Marcinkus (il “banchiere di Dio”) viene incriminato nel 1982 in Italia come responsabile del fallimento. Va ricordato che il Banco Ambrosiano fu accusato di riciclaggio di denaro della mafia in connessione con la P2. Marcinkus non sarà mai processato in Italia poiché risultava impiegato del Vaticano e quindi immune ai procedimenti penali. La Banca Vaticana non ha mai ammesso le responsabilità per il fallimento del Banco Ambrosiano, ma ha riconosciuto la responsabilità morale e ha pagato 241 milioni di dollari ai creditori. Marcinkus è morto negli Usa nel 2006.

LONGO, PIETRO È divenuto, suo malgrado, l'immagine del politico piduista. Segretario del Partito Socialdemocratico Italiano (Psdi). Travolto dallo scandalo P2, cederò la segreteria a Franco Nicolazzi. Longo sarà arrestato nel 1993 in piena bufera Tangentopoli.

MASSONERIA Nasce in Inghilterra nel XVIII secolo come associazione filosofica e filantropica. I suoi fondatori si richiamano alle associazioni dei muratori inglese (Masons Guilds) del XIV secolo. Queste organizzazioni, impegnate nella costruzione di chiese e palazzi nobiliari, avevano un regolamento che vincolava i membri sulle tecniche edili e sui procedimenti lavorativi. Col tempo, queste associazioni diventano organizzazioni morali. La trasformazione definitiva avviene a Londra nel 1717, quando quattro si riuniscono nella “società dei liberi muratori”. Vengono allora codificati i tre gradi di appartenenza: apprendista, compagno e maestro. La massoneria diffonde in Europa e in America le idee illuministiche di tolleranza, cosmopolitismo e fratellanza universale. In Italia arriva nel 1733 nonostante la ferma opposizione della Chiesa cattolica. Nel 1908 si divide nella loggia di Palazzo Giustiniani e la Grande loggia nazionale italiana. Nel 1925 il fascismo mette al bando la massoneria, che torna già dl 1944. Nella seconda metà del Novecento la massoneria riguarda sempre meno la ricerca di solidarietà e sempre più i giochi di potere politico ed economico. Per la legge italiana la massoneria non è illegale; sono invece illegali le logge massoniche segrete (o coperte) come appunto la P2.

PONTE DEI FRATI NERI Il 18 giugno 1982 a Londra, sotto il Blackfriars bridge, viene trovato impiccato il banchiere italiano Roberto Calvi, iscritto alla P2. Nel 1975 Roberto Calvi era divenuto presidente del Banco Ambrosiano attraverso la creazione di una rete di “scatole vuote”: filiali off shore alle Bahamas, holding in Lussemburgo, società fantasma in America Latina, conti segreti in Svizzera. D'intesa con lo Ior di Marcinkus, crea un impero finanziario che si occupa di riciclaggio di denaro sporco, traffico d'armi e finanziamenti illeciti ai partiti. Nel 1977 la primi crisi. A novembre Michele Sindona (vedi sotto) riempie Milano di manifesti che denunciano presunte irregolarità del Banco Ambrosiano. Sindona si vendica così Calvi, che si era rifiutato di tappare i buchi delle sue banche. Il giudice Emilio Alessandrini (in seguito ucciso dai terroristi rossi di Prima linea) coordina ispezioni che in effetti portano alla luce gravi e diffuse irregolarità del Banco Ambrosiano. Ma scatta la controffensiva: il governatore della Banca d'Italia Paolo Baffi e il capo della vigilanza Mario Sarcinelli, che avevano ordinato le ispezioni all'Ambrosiano, sono accusati dal magistrato Antonio Alibrandi di alcune irregolarità e posti agli arresti (domiciliari per Baffi). Saranno assolti nel 1983. La crisi definitiva dell'Ambrosiano arriva nel 1981 con l'esplosione dello scandalo P2. Svanita la protezione, Calvi  viene arrestato per reati valutari e in seguito condannato. Una volta in libertà provvisoria (e dopo un tentativo di suicidio in carcere), Calvi entra in contatto col finanziere Flavio Carboni, legato alla Banda della Magliana. Calvi fugge a Londra dove qualche giorno dopo viene trovato cadavere. La magistratura inglese inizialmente archivia la morte di Calvi come suicidio, ma sei mesi dopo l'Alta Corte annulla la sentenza per vizi formali e sostanziali. Nel 1988 inizia in Italia una causa civile che stabilisce che Roberto Calvi è stato ucciso. È ancora in corso un processo penale con Flavio Carboni e il boss di Cosa Nostra Pippo Calò accusati di omicidio. Un mistero (si fa per dire) irrisolto

ROBERTO ROSONE Roberto Rosone, direttore generale del Banco Ambrosiano, nel 1981 esprime dubbi su alcuni finanziamenti concessi dal Banco al faccendiere Flavio Carboni senza le dovute garanzie. Il 27 aprile 1982 Rosone scampa miracolosamente a un attentato a Milano. Un uomo lo ferisce alla gambe, ma la sua guardia del corpo interviene e uccide il killer. Si tratta di Danilo Abbruciati, uno dei capi della Banda della Magliana. L'episodio svela i legami tra la malavita romana, la P2 e il mondo della finanza.

 


SEQUESTRO MORO Il comitato di crisi del ministero dell'Interno che gestisce l'emergenza del sequestro di Aldo Moro da parte delle Br (16 marzo – 9 maggio 1978), è interamente formato da membri della P2. Non è un mistero che Gelli e i suoi non gradiscano le aperture Moro ai comunisti. La segretaria di Gelli sostiene che la mattina del 16 marzo il venerabile avrebbe commentato il rapimento di Moro con una frase inquietante: “Il più è fatto”. Il giornalista Mino Pecorelli (tessera P2 n. 235) dala sua rivista Osservatorio politico (Op) lancia accuse precise sotto forma di messaggi in codice. In un clamoroso articolo intitolato “Vergogna, buffoni!”, sostiene che il generale Dalla Chiesa (lui lo chiama “Amen”) era andato da Andreotti dicendogli che aveva individuato la prigione di Moro e chiedeva l'autorizzazione per il blitz. Ma il presidente temporeggiò – secondo Pecorelli – perché doveva chiedere il permesso alla “loggia di Cristo in paradiso”, chiara allusione alla P2. Pecorelli allude poi a una “amnistia che tutto verrà a cancellare in cambio del silenzio” e promette nuove clamorose rivelazioni. Ma il 20 marzo 1979 Pecorelli viene ucciso a colpi d'arma da fuoco. Nel 1992 il pentito di mafia Tommaso Buscetta sosterrà che il delitto venne eseguito dalla mafia per “fare un favore ad Andreotti”, preoccupato per certe carte su Moro in possesso di Pecorelli. Il processo a carico di Andreotti si è concluso nell'ottobre 2003 con il giudizio della Cassazione che sancisce l'estraneità del senatore a vita al delitto.

SINDONA, MICHELE (1920 – 86) “Il salvatore della lira”. Così lo definisce Giulio Andreotti da presidente del Consiglio nell'aprile 1973. Sindona è uno dei personaggi più inquietanti della storia italiana del Novecento. È indagando su di lui che i magistrati arrivano a Gelli. Iscritto alla P2 e sospettato di collusioni mafiose, nel 1980 è condannato negli Stati Uniti per la bancarotta della Franklin National Bank. Mette in scena un finto sequestro per tornare clandestinamente in Italia. È lui il mandante dell'omicidio di Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, ucciso a Milano l'11 luglio 1979 da un killer americano. Arrestato, nel 1986 Sindona viene condannato all'ergastolo. Pochi mesi dopo muore avvelenato da un caffè al cianuro nel supercarcere di Voghera. Sindona se ne va coi suoi segreti.


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La Commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi dichiara che le liste della P2 sono  incomplete. Il sospetto è che i fratelli non identificati abbiano continuato a tramare nell'ombra. Nel 1983 una sentenza del tribunale di Roma proscioglie gli imputati appartenenti alla loggia, che non viene ritenuta un'associazione a delinquere. Nel 1994 la Corte d'Assise di Roma assolve la loggia P2 dall'accusa di cospirazione politica ai danni dello stato. Molti dei 953 noti non sono affatto spariti dalla circolazione. Alcuni sono parlamentari (Gustavo Selva), altri sono stati ministri (Publio Fiori e Antonio Martino), altri ancora sono personaggi pubblici più o meno influenti (Roberto Pervaso e Maurizio Costanzo). Ma, al di là della sorte dei singoli, il Piano di rinascita democratica di Gelli sembra essersi effettivamente realizzato in diversi punti.

Antonello Sacchetti
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