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Guarda il filmatoMafia, politica e appalti:
ne parliamo con Ivan Cicconi
 
NADiRinforma incontra l'Ing. Ivan Cicconi, esperto di infrastrutture e lavori pubblici. Già direttore di ITACA, presidente del Comitato di sorveglianza della "Stazione Unica Appaltante" della Regione Calabria. Dirigente d'azienda per 25 anni; l'ultimo incarico ricoperto è stato quello di direttore generale di “Nuova Quasco”, società a maggioranza pubblica con sede a Bologna.
Le nuove frontiere della questione (im)morale italiana. Dal ponte sullo Stretto, alla "truffa" dell'Alta Velocità. Dal cosiddetto "project financing", alla privatizzazione dell'acqua. In questa intervista Cicconi spiega come è cambiato (in peggio) il rapporto tra politica ed economia dai tempi di Tangentopoli. Con la “Seconda Repubblica” le vecchie tangenti hanno lasciato il posto al sistema delle nomine: la spartizione di posti (e di ricchi "gettoni") nei consigli di amministrazione di gruppi e società, spesso quotate in Borsa. Chi ci rimette, pagando tariffe alte per servizi scadenti, sono i cittadini, spesso inconsapevoli.
Cicconi, che dal 2009 collabora con la Rete Ecologista Bolognese, ricostruisce anche il caso Cosentino/Hera SpA
Intervista a cura di Riccardo Lenzi

 

  MAFIA, POLITICA E APPALTI… ANCHE A BOLOGNA: INTERVISTA A IVAN CICCONI
a cura di Stefano Spillare
Una sensazionale e interessantissima intervista, a cura di arcoiris.tv , a Ivan Cicconi , ingegnere e direttore di Itaca, istituto per la trasparenza negli appalti e la compatibilità ambientale, mette a nudo alcuni nodi fondamentali dei rapporti tra mafia e politica presenti anche al nord, anche in Emilia Romagna .
In particolare, dal suo osservatorio privilegiato, Ivan Cicconi, parla approfonditamente, e con cognizione, di quella che lui stesso – riferendosi ad una definizione di Umberto Santino, del centro di documentazione intitolato a Peppino Impastato – chiama la “ borghesia mafiosa ”, cioè quella mafia in colletto bianco che, almeno dagli anni '70, in stretti rapporti con l'imprenditoria e amministratori, ricicla i proventi illeciti delle attività criminali nelle attività edilizie e negli appalti, anche pubblici, del nord.
Cicconi descrive minuziosamente i rapporti d'interesse tra frange della ‘ndrangheta e della camorra presenti al nord e l'imprenditoria legale che, attraverso la connivenza e l'interesse economico, permette di creare quell' humus sul quale le cosche proliferano. Una connivenza ed una continuità che dovrebbe essere l'oggetto precipuo del reato di associazione esterna o concorso esterno in associazione mafiosa, reato che ha origine giurisprudenziale ma non è ratificato nel codice penale, e introdotto proprio per togliere alimento alle cosche, anche se recentemente attaccato e vituperato fin dalle più alte cariche dello Stato.
Non è esente da questo contesto l'Emilia-Romagna , dove, ad esempio a Parma – racconta sempre Cicconi – sono stati eseguiti importanti arresti che dimostrano la presenza massiccia e radicata del clan dei casalesi, per altro già denunciato da Saviano nel suo Gomorra.
Cicconi denuncia quindi la supponenza con la quale gli amministratori trattano l'argomento, restii a parlare di mafia nella propria Regione, quasi per non sporcare quel manto di rispettabilità che viene dal fatto di non avere una presenza militarizzata e territoriale del fenomeno mafioso, in quanto esso si nasconde negli affari, tra i colletti bianchi e l'amministrazione burocratica.
L'intervento di Cicconi spazia dal Ponte sullo stretto di Messina alla società emiliana Hera , seguendo un filo rosso che risale tutta la penisola. Il ponte, infatti, sarà costruito da soggetti privati attraverso prestiti garantiti dallo Stato, i quali, senza alcuna garanzia di rientro dei capitali investiti andranno ad ingigantire il debito pubblico, con costi che si riverseranno sulle generazioni future. Procedure che allegramente si mettono in pieni dietro l'altisonante istituto del project financing , che interessa, ad esempio anche la nuova sede del comune di Bologna , con la quale si sono “fatti belli” gli amministratori, perché costata zero. In realtà, l'opera – costo d'appalto di circa 70 milioni di euro, completamente sostenuto da privati – è vincolata al pagamento di un canone annuale di circa 9,5 milioni per 28 anni: costo finale oltre 250 milioni a carico dei cittadini bolognesi.
Ma se questa situazione si può ricondurre ad una dubbia gestione amministrativa, la questione Hera , affiliata a società riconducibili alla famiglia Cosentino , il sottosegretario Pdl recentemente accusato di associazione camorristica, è un po' più complicata. Quello che sconvolge Cicconi, come dovrebbero sconvolgere chiunque, è che una società così importante per Bologna possa avere rapporti economici con territori e imprese così fortemente controllati dalla camorra, imprese che addirittura hanno rifiutato il certificato antimafia o delle quali non si conoscono l'origine dei capitali, scandalosamente coperti dal segreto fiduciario .
Secondo Cicconi, nonostante l'immobilismo degli amministratori e della politica in merito a queste vicende, a breve si avranno degli sviluppi, soprattutto per merito di comitati spontanei di cittadini che stanno indagando e approfondendo per conto loro.
L'intenso e interessantissimo intervento di Cicconi si conclude fondamentalmente con una considerazione se volgiamo amara, ma la cui consapevolezza permette di intravvedere la direzione verso cui muoversi. Cicconi, infatti, parla di una partitocrazia che a ha, oramai, occupato le istituzioni, svincolata completamente dalla società reale che non rappresenta più e della quale non ha più bisogno, perché completamente autoreferenziale, anche economicamente. Una politica slegata dai cittadini dai quali si fa pagare (si allude esplicitamente alla “casta”) e, tutt'al più, aperta alla “cupola” degli imprenditori e delle società partecipate, queste ultime divenute una sorta di “ufficio collocamento” per politici momentaneamente disoccupati.

 

Cicconi: “Il Ponte sullo Stretto? Keynes alla rovescia”
28 ottobre 2009
di Antonello Mangano
Terre Libere

 

Ivan Cicconi, massimo esperto italiano di lavori pubblici, svela la vera essenza del modello Ponte: “E' keynesismo al contrario, si usa la ricchezza sociale per trasferirla a pochi soggetti privati”. Mucche da mungere per portare profitti ai grandi contractor, dunque, secondo lo schema già sperimentato con il TAV. Il famoso ‘project financing', inventato da Cirino Pomicino, ha già prodotto cantieri eterni e danni erariali. Ora viene riproposto, senza pudore, per il Ponte…
Pubblicato su repubblica.it – carta.org – il manifesto
“Sono politiche keynesiane alla rovescia. In precedenza si prendeva la ricchezza prodotta per redistribuirla, oggi si danno soldi a chi è già ricco. Sono costi che pagheremo per diversi decenni”. Lo dice a terrelibere.org Ivan Cicconi, uno dei maggiori esperti di infrastrutture e lavori pubblici, commentando l'annuncio governativo sulla prima pietra del Ponte sullo Stretto. “La varianti come quella di Cannitello sono ad hoc per il Ponte, si tratta di opere funzionali al progetto”. Cicconi, ha denunciato già molti anni fa le storture dell'Alta velocità. Profitti privati, costi per tutta la collettività, cantieri lumaca. Oggi ravvisa nel Ponte lo stesso modello. Il keynesimo alla rovescia, Robin Hood al contrario: la ricchezza sociale che finisce nella tasche dei soliti noti: i grandi contractors, con Impregilo sempre in testa.
Esattamente quanto sostenuto nel libro “Ponte sullo Stretto e mucche da mungere”: è “l'economia basata sulle partnership tra pubblico e privato che mungono attività senza rischio. Al primo soggetto spettano i costi, al secondo i benefici. E' l'economia delle infrastrutture inutili, addirittura non volute ed imposte al territorio. E' l'economia dei disastri e delle guerre”.
Diventa dunque sterile disquisire di particolari tecnici, problemi ingegneristici, balle mediatiche o bluff elettorali. La “mucca da mungere” è un modello che esiste di per se` , è il cuore del problema. Il Ponte non è realizzabile? Un'ottima occasione per nuovi studi e revisioni di progetto. Le opere collaterali vanno fatte prima? Intanto si muove la solita economia para-mafiosa fatta di movimento terra, sub-appalti, cantieri eterni, lavoratori ricattati ed umiliati. L'esperienza dell'A3 ci racconta di continue revisioni dei conti, infiltrati mafiosi in pianta stabile, operai coinvolti loro malgrado in scene da Far West oppure morti in incidenti sul lavoro che non meritano neppure poche righe in cronaca.
Già nel maggio 2003, terrelibere.org scriveva: “Attenzione. Quando leggete Ponte, non pensate al manufatto da modellino, agli esempi virtuali dei computer. Meno che mai alla fattibilità , all`utilità effettiva dell'Opera. […] Quando si dice Ponte si pensa a: cantieri, studi di fattibilità, commesse, ingegneri, parcelle, movimento terra, tangenti sugli appalti, pizzo sul movimento terra, ricorsi, avvocati, parcelle, interventi ulteriori, subappalti”. A distanza di pochi anni, la facile profezia si avvera in un paese senza memoria. Lo schema proposto per il Ponte, infatti, è identico a quello del Tav. Si tratta di un “metodo” datato 1991, durante l'ultimo nefasto governo Andreotti.
Spiega ancora Cicconi, questa volta in una intervista del 2002: “Il sistema fu inventato dal fantasioso ministro Paolo Cirino Pomicino. Si crea una società dalla costola delle ferrovie , il Tav, che assegna i lavori alle solite grandi imprese. Il secondo passo e' il project-financing, che consente di attivare finanziamenti privati. Che sono i prestiti per Tav Spa, garantiti dallo Stato”. Sostituendo al TAV la “Stretto di Messina” il risultato non cambia… A proposito del Tav, d'altronde, c'è una storia illuminante. Negli anni '96-'97, il conflitto tra i piccoli imprenditori e i grandi che lavorano per i cantieri dell'Alta velocità era al culmine. L'associazione delle imprese medio-piccole produsse un “documento bomba” dove si diceva che, rifacendo quei contratti, e pur pagando le penali, lo Stato avrebbe comunque risparmiato circa 5 mila miliardi di vecchie lire.
Dopo lunghissima riflessione, arriviamo al 2000: il ministro Bersani annulla i contratti. Il governo successivo li ha ripristinati. Tali e quali. Qual è il movente di questo modo di operare? Intanto reperire fondi che non ci sono e poter avviare i cantieri promessi. Secondo: spostare su una società privata un rilevante deficit pubblico che all'Unione Europea non risulterà e ci consentirà di non sforare sugli impegni comunitari. Per quanto riguarda la data di consegna dei lavori, il ministro Matteoli ha indicato che nel tempo record di 6 anni Sicilia e Calabria saranno collegate. Perché non ci crede nessuno? “Il general contractor tende a far durare i lavori più a lungo possibile e a farli costare di più”, dice ancora Cicconi. “Perché questo è il suo interesse d'impresa e senza rischio di gestione viene meno la volontà di ridurre tempi e costi”.
* Ha collaborato Claudio Metallo
 
Ivan Cicconi
Le grandi opere del Cavaliere
Prefazione di Marco Travaglio

 

Silvio Berlusconi, in una nota trasmissione televisiva, di un noto conduttore, disegnava su apposite cartine le grandi opere che si impegnava a realizzare. Nella stessa trasmissione, il Cavaliere presentava agli italiani il garante di questo impegno: l'ingegnere Pietro Lunardi. Nel suo breve intervento, per rendere credibile la promessa, il futuro Ministro coniò la locuzione magica per garantire risorse finanziarie e certezza della realizzazione: "Adotteremo - disse - ‘il modello TAV'". Molti pensarono che la promessa del Cavaliere fosse solo propaganda. L'impegno assunto, invece, grazie all'adozione del modello TAV, è stato mantenuto. Il libro racconta la storia di questo modello, chi lo ha inventato veramente, che cosa effettivamente
sia, come funziona e quali saranno gli effetti della sua adozione nella realizzazione di quelle opere disegnate in quella lavagna, in quella famosa trasmissione, di quel noto conduttore.
 
Ivan Cicconi si è laureato in ingegneria a Bologna dove vive e lavora. è autore di saggi e ricerche sul settore delle costruzioni e sul tema degli appalti. Ha lavorato in diverse società di ricerca ed è stato professore a contratto nelle facoltà di Architettura delle Università La Sapienza di Roma e de Il Politecnico di Torino. è stato capo della Segreteria Tecnica del Ministro dei Lavori Pubblici Nerio Nesi nella XIII legislatura. Attualmente è direttore generale di
Nuova Quasco, una delle più importanti società di ricerca per la "Qualità degli appalti e la sostenibilità del costruire".

 

 

 
 
 
 
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