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DIRITTI UMANI - presentazione
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Quelle censure che sanno di autoritarismo
di Franco Grillini*


Tre anni fa il film a tematica gay Brokeback Mountain vinse trionfalmente il Festival del Cinema di Venezia (dove esiste ufficialmente anche il premio gay Queer Lion) diventando rapidamente il decimo film più premiati della storia del cinema con ben 125 riconoscimenti e 3 Oscar.

Ero presente in sala grande a Venezia alla prima proiezione mondiale e l'emozione fu enorme.  Il pubblico, con le lacrime agli occhi, tributò venti minuti di applausi in piedi per quello che fu considerato un capolavoro. 20 minuti di trionfo per ringraziare Ang Lee, il regista, Jake Gyllenhaal e lo scomparso Heath Ledger (ironia della sorte, proprio nel giorno della censura vinceva
l'oscar austrailiano alla memoria) e gli altri bravissimi interpreti che ci aveva regalo una straordinaria storia d'amore tra due uomini nell'America del pregiudizio e dei tabù degli anni '60.  L'allora Ministro per i Beni Culturali Rocco Buttiglione era in sala per nulla contento del film e sgattaiolò via subito.

Alla conferenza stampa del film parlai col regista, gli chiesi la sua opinione sul rapporto tra cinema e omosessualità e mi rispose che l'amore è universale e tutti si possono riconoscere in un film d'amore gay o etero che sia. Il censore della Rai evidentemente non ha idea di cosa siano i veri sentimenti e le grandi emozioni.

Il film, infatti, è tratto da un racconto di Annie Proulx e narra l'amore contrastato da tabù, pregiudizi e omofobia dell'America degli anni '60, tra due cowboys.

Ciò che emoziona in quel film sono proprio le scene di affetto che RAI2, nella messa in onda di lunedì 8 novembre ha brutalmente tagliato (solo quelle omo naturalemnte, quelle etero, ben più spinte, sono rimste intatte), stravolgendo il senso del film (la versione doppiata in italiano era già stata censurata nei dialoghi).

Che la televisione di Stato, cioè il servizio pubblico, censuri un film vincitore di un Festival di Stato, rappresenta già di per sé un'assurdità.

Che poi si voglia trasformare un film che parla di un grande amore omosessuale in una semplice amicizia tra uomini, perché questo è il risultato dei tagli, la dice lunga sull'attuale clima culturale.

Quando l'arte, la cultura, il cinema, la letteratura vengono brutalmente censurate, vuol dire che l'autoritarismo è alle porte.

Sono state numerosissime le proteste che sono arrivate alle agenzie stampa e sui tavoli di tutti i  giornali, quelli on line compresi tanto da indurre il direttore di rete a promettere la messa in onda in versione integrale, sperabilmente sempre in prima serata. Possiamo quindi prendere per buone le affermazioni di Marano sul fatto che il film gli era stato dato da Rai Cinema e che, quindi, i tagli e la censura non sono responsabilità della rete stessa. Marano ha anche aggiunto che in vita sua non ha mai censurato un film, che ha voluto Luxuria all'Isola dei famosi ed anche il sottoscritto ad Artù.

Sta di fatto che un film che ha vinto il Leone d'oro alla mostra del cinema di Venezia è andato in onda tagliato delle scene fondamentali per capire il film stesso e l'emozione che vuole trasmettere, merita di essere rimandato in programmazione ed è proprio questo l'impegno del direttore Marano che prendiamo in parola.



*Presidente di Gaynet, Associazione omosessuale d'informazione

fragrillini@gmail.com

 
 
 
 

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