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DIRITTI UMANI - presentazione
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To:  Lawyers of Fernando E. Caro
Petition for Fernando Eros Caro

We, Italian citizens, support with deep convincement this petition on Fernando Eros Caro's behalf.

Mr. Caro was condemned to death and since January 1982 he has been on San Quentin death row, in California.

Mr. Caro already got three execution dates, and he has been imprisoned for an extremely long time. We realize that to stand a death sentence for over 25 years is painful and degrading for any human being.

We wish you take into account not only the decision already expressed by the Supreme Court, that reversed Mr. Caro's capital punishment, but also the Eighth Amendment of the U.S. Constitution, that forbids the use of cruel and unusual punishment.

We don't want to arrogate us the right of judging the judiciary case, but we simply want to state that Mr. Caro, during all these years, has shown undeniable human qualities and an unordinary sensitivity, through his writings, his paintings and the correspondence he exchanges with many persons in the free world.

We therefore heartily beg you not to inflict Mr. Caro another death sentence.

Best regards
Sincerely,
The Undersigned
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http://www.petitiononline.com/Nando1/petition.html

Traduzione e motivazioni della petizione

La petizione verrà utilizzata dagli avvocati di Fernando Eros Caro (nativo americano di ascendenza yaqui) nel processo che si terrà a Fresno, in California, nella primavera del prossimo anno. Nella cittadina di Fresno risiede il quartier generale del Ku Klux Klan californiano ed è lì che Fernando Caro è stato condannato alla pena capitale. Qualche anno addietro la Corte Suprema gli ha sospeso la pena di morte per irregolarità processuali. In seguito, lo stato della California ha fatto ricorso ed ha perduto. Adesso, anche la cittadina di Fresno vuole aprire questo nuovo processo dove si cercherà di condannare di nuovo a morte Fernando. Durante il quarto di secolo trascorso nel braccio della morte di San Quentin, Fernando ha dimostrato ai suoi corrispondenti e a tutte le persone che hanno avuto modo di conoscerlo, un grande senso di umanità. Nel processo di Fresno cercheranno invece di dimostrare che egli è “un mostro indegno di vivere” e che è giusto sentenziarlo di nuovo con una condanna a morte. Questa petizione, assieme ad altro materiale (libri, corrispondenze, video, mostre dei suoi dipinti e altro), avrà la funzione di sostenerlo in questa sua strenua lotta per non essere ucciso.

Petizione per Fernando Eros Caro

Noi cittadine e cittadini italiani sosteniamo con convinzione questa petizione in favore di Fernando Eros Caro.
Il signor Caro è stato condannato alla pena capitale ed è rinchiuso dal 5 gennaio 1982 nel carcere di San Quentin, in California.
Il signor Caro ha già subito tre date di esecuzione ed è ormai imprigionato da un tempo lunghissimo. Siamo coscienti che sopportare una sentenza di morte per oltre 25 anni è una cosa dolorosa e degradante per qualsiasi essere umano.
Vorremmo che si tenesse conto del giudizio già espresso dalla Corte Suprema, che ha sospeso la pena capitale al signor Caro; ma anche dell'ottavo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti che esclude il ricorso a punizioni crudeli e inusuali.
Non ci arroghiamo il diritto di entrare nel merito del caso giudiziario, ma vogliamo semplicemente affermare che il signor Caro, in tutti questi anni, attraverso i suoi scritti, i suoi dipinti e le relazioni epistolari che intrattiene con tante persone del mondo esterno, ha dimostrato delle iinnegabili qualità umane ed una sensibilità fuori dal comune.
Chiediamo pertanto che al signor Caro non venga nuovamente inflitta una sentenza capitale.

Con rispetto
(Dal braccio della morte di San Quentin)
Fernando Eros Caro, storia di un indiano Yaqui

di: Marco Cinque

La storia

Fernando Eros Caro è un Nativo Yaqui/Aztec nato nel 1949 in una famiglia contadina di Brawley, nel sud della California.
Dal 1981 è rinchiuso nel braccio della morte di San Quentin per un duplice omicidio di cui si è sempre dichiarato innocente. Il suo avvocato d'ufficio fu incapace di offrire una difesa degna di questo nome, ma fu anche intimidito dalla situazione ambientale: il processo, infatti, si svolse nella contea di Fresno, dove risiede il quartier generale del Klu Klux Klan californiano. Il pubblico ministero nascose alcuni fatti alla giuria, composta solo da bianchi, e chiese di ignorare importanti prove a discarico; inoltre, sbarazzò la giuria dei giurati ispanici e amerindiani, in barba a una legge federale, e mentì dicendo che ci sarebbero state opzioni di pena.
Il giudice del processo ordinò di ammanettare Fernando per tutte le fasi processuali; omise di mettere agli atti alcuni fatti; permise l'ascolto di testimonianze di persone sotto l'effetto dell'ipnosi e, in seguito, venne anch'egli indagato in merito alla sua incompetenza professionale. Durante il processo Fernando venne fisicamente e psicologicamente vessato dal personale della prigione e minacciato di morte dagli altri detenuti. Venne tenuto sotto stretta sorveglianza per la preoccupazione di un suo possibile suicidio e gli vennero somministrati dei farmaci che gli causarono perdita di memoria, letargia esacerbante, depressione e psicosi. Lo psichiatra chiamato dalla corte non trovò niente di meglio che consigliare all'imputato di suicidarsi.
Dopo 15 anni passati nel braccio della morte gli fu rifiutato (per motivi “tecnici...”) un importante appello, già molte volte rimandato, che poteva permettergli di far rivedere le decisioni del suo processo. Questo rifiuto è stato più preoccupante che in passato; infatti, in seguito alla nuova legislazione, ci sono minori (quasi inesistenti), opportunità per i condannati a morte di ricorrere e le esecuzioni vengono fatte con più facilità. Alla notizia del rifiuto della Corte Federale, Fernando, in una sua lettera, commentò: “Nella mia richiesta di appello c'erano molte cose che avrebbero messo in discussione il giudizio che ho subito. Sono state raccolte molte prove che avrebbero dimostrato la mia innocenza e c'erano anche degli esperti disponibili a pronunciarsi in mio favore con dei test che mi avrebbero scagionato. Tutto questo era in lista di attesa, prima che si decidessero a concedermi un'udienza. Poi, Clinton ha firmato quella legge, e adesso, adesso tutto quello che avevo pronto per affrontare l'appello non lo posso usare, per loro non vale più! Sento di vivere nella frustrazione. Ed io devo sopportare. Devo sopportare l'insofferenza che mi cresce dentro. Quando il mio avvocato mi ha detto che la richiesta di appello era stata respinta, è stato come ricevere uno schiaffo in piena faccia. Adesso sono qui, con la testa stretta tra le mani, a cercare di convincermi che tutto questo non sia vero...”. Ma il giorno giovedì 10 agosto ‘2000, un giudice della Corte Suprema gli ha annullato la pena di morte. In seguito, lo Stato della California ha presentato un ricorso contro la sentenza, ma lo ha perduto. Ora, la stessa cittadina di Fresno, è fermamente intenzionata a riaprire il processo per infliggere a Fernando Caro una nuova sentenza di morte.

L'artista
 
Nella sua cella di un metro e mezzo per tre, Fernando è diventato un pittore
autodidatta. Ha sempre cercato di fare qualcos'altro che non fissare le quattro pareti che ne imprigionano il corpo. Ed è stato un pezzo di matita a mostrargli la strada.
Dipingere lo aiuta a non prostrarsi, a reagire allo squallore che lo circonda, ma nelle sue opere la condizione del suo drammatico presente diventa un'assenza voluta, cercata: “...è già sufficientemente brutto vivere in un incubo - scrive - e non mi aiuta doverlo rivedere anche appeso alle pareti della mia cella”. Egli esprime la sua arte ispirandosi al mitico “Maso”, il sacro Cervo Yaqui; questo gli fornisce una fede, una fonte di forza interiore e un profondo legame con le sue origini ancestrali.
Per sostenerlo, moralmente ed economicamente, vengono organizzate delle esposizioni dei suoi dipinti ed è stato pubblicato un libro (Prigionieri dell'uomo bianco, KAOS Ed.) che raccoglie le sue lettere e quelle di un altro Nativo americano condannato a morte, Ray Allen.
In questi scritti sembra di sentire il canto di un popolo che si rinnova attraverso la sofferenza dei suoi figli migliori, un canto con la forza dell'incubo che sa farsi sogno. Scrive Fernando: “Se un giorno riuscirò ad uscire, libero da questa casa di ferro, passerò il resto della mia vita a lottare contro la pena di morte ... Perché si può vivere, si può morire, ma nessuno dovrebbe vivere aspettando di morire...”.
 
Ray Allen
Fernando Eros Caro
PRIGIONIERI DELL'UOMO BIANCO

Lettere di due pellerossa detenuti nel braccio della morte del carcere di San Quentin.
A cura di Marco Cinque
Prefazione di Nando Minnella

Pagg. 111 – € 8,78 – ISBN 88-7953-048-8
«San Quentin, 24 novembre 1994. Non possiamo vedere la luna e le stelle da qui dentro, perché le finestre sono così alte che non possiamo guardare fuori. Sono passati già sedici inverni da quando ho visto Nonna Luna e le nostre cugine le Stelle, e sono passati già sedici inverni da quando ho potuto camminare scalzo sulla pelle della Madre Terra. Ho potuto camminare solo su cemento in tutti questi anni. Perciò... qualche volta leva i tuoi mocassini e cammina a piedi nudi sulla Madre Terra, fallo per me, per questo vecchio orso, ok? E qualche notte guarda Nonna Luna e le nostre cugine le Stelle... E trova un bell'albero e abbraccialo per me. Mi mancano tutte queste cose...».
 
 

 

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