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Chi dorme bene vive meglio
27-05-2010
di Luisa Barbieri
L'ambiente nel quale viviamo ci sottopone a cambiamenti repentini, ci offre condizioni sempre meno adeguate alle reali necessità del nostro organismo, per cui non possiamo, al fine di difenderci, che sviluppare reazioni che a volte si inquadrano nella patologia.
I disturbi del sonno sono oramai comuni nella società moderna, anche in relazione al costante calo del numero di ore che vi dedichiamo, quasi non si potesse “perdere tempo”, senza considerare il ruolo vitale del sonno stesso.
Gli scienziati cercano, anche in questo caso, di renderci almeno consapevoli di ciò che siamo e di ciò che facciamo. Attraverso l'applicazione di metodi epidemiologici di indagine è dimostrato che la privazione del sonno pare essere associata ad una varietà di patologie croniche, nonché all'insorgenza di un elevatissima quota di problematiche sanitarie nel corso intero della nostra vita. La medicina del sonno rappresenta, non a caso, un settore clinico in fase di sviluppo e va ad interessare un numero impressionante di specialisti (pneumologi, neurologi, cardiologi, endocrinologi, psichiatri), senza poi dimenticare le implicazioni in materia di epidemiologia, sanità pubblica e medicina preventiva.

 

Tra il 2000 e il 2004 il gruppo della Carnegie Mellon University (Archives of Internal Medicine) sottopose 153 individui di entrambi i sessi, con un'età media di 37 anni, ad uno studio orientato a cercare un'eventuale relazione tra il sonno ed il funzionamento del sistema immunitario, valutando l'insorgenza del semplice raffreddore in persone sane sottoposte a riposo notturno scarso e/o insoddisfacente.
Gli studiosi osservarono che il rischio di contrarre il raffreddore (tutti gli individui vennero sottoposti all'agente infettivo) triplicava in coloro che dormivano in maniera insufficiente e comunque un numero di ore inferiore alle 8. Si ipotizzò che la mancanza di sonno potesse alterare il sistema immunitario e quindi la capacità dell'organismo di contrastare il virus responsabile dell'infezione.
Il prof. Ron Eccles, Direttore del Common Cold Centre di Cardiff, a sottolineare il valore che la ricerca rivestiva, dichiarò: “il sonno svolge una funzione riparatoria per il sistema immunitario, la sua carenza disturba la capacità dell'organismo di difendersi e non solo nel caso del raffreddore”.
In uno studio italo-britannico recentemente pubblicato sulla rivista medica “Sleep” emerge l'importanza del numero di ore di sonno consumate abitualmente: parrebbe che sia il dormire meno di 6-8 ore per notte, che il dormirne regolarmente di più, possa incidere sulla morbilità e sulla lunghezza della vita.
Poche ore di riposo continuativo aumenterebbero il rischio di morte precoce (prima dei 65 anni di età) del 12%, mentre il dormire più di 9 ore al giorno predisporrebbe ad un aumento della frequenza (30%) di contrarre malattie.
Da tempo è assodata la correlazione tra disturbi del sonno ed alcune patologie, in particolare le cardiopatie, l'ipertensione, l'obesità, il diabete tipo 2 e l'ipercolesterolemia; come è assodato il legame tra un numero insufficiente di ore di sonno e la possibilità di un rapido decadimento delle funzioni cerebrali in termini di performance cognitive e di utilizzo della memoria.
Per quanto riguarda il legame tra la depressione e il troppo dormire non è ben chiaro se piuttosto che la causa, l'ipersonnia non rappresenti una sorta di campanello d'allarme, in ogni modo la relazione sonno-stato dell'umore esiste e va tenuta in considerazione.
 
Sleep, Health and Society
From Aetiology to Public Health
Edited by Francesco P. Cappuccio, Michelle A. Miller and Steven W. Lockley

 

Il gruppo di ricerca condotto dall'italiano Francesco Cappuccio , direttore del Programma “ Sonno, Salute e Società” dell' Università di Warwick, insieme a ricercatori dell'Università Federico II di Napoli, ha analizzato 16 studi svoltisi in 27 diversi Paesi negli ultimi 25 anni su una popolazione di 1.382.999 individui, ed è giunto alla conclusione che, come afferma lo stesso prof. Cappuccio nel corso di un'intervista rilasciata al quotidiano inglese “The Telegraph”:
“il deterioramento del nostro stato di salute è spesso accompagnato da un'estensione dei periodi di sonno. Dormire costantemente da 6 a 8 ore per notte sarebbe il dosaggio ottimale per la salute. Quello che vogliamo dire con questa ricerca è che il sonno è un fattore estremamente importante per la salute, un fattore che solitamente non viene adeguatamente considerato”.
“La durata del sonno dovrebbe essere considerato come un ulteriore fattore di rischio comportamentale, o rischio marcatore, influenzato da fattori ambientali ed eventualmente suscettibili di cambiamento attraverso l'istruzione e la consulenza, nonché attraverso misure di sanità pubblica volti a modifiche favorevole degli ambienti fisici e di lavoro”.
Note bibliografiche:
 
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