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Assoc. Medica Disturbi di Relazione

"associazione a carattere socio-sanitario  destinata  alla cura e alla prevenzione dei Disturbi del Comportamento alimentare (anoressia, bulimia, obesità), inquadrabili nei Disturbi di Relazione, attraverso un'azione diretta sul territorio nazionale con allargamento nel Sud del Mondo attraverso missioni di interscambio "

 

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N.A.Di.R. sotto accusa ??

a cura di Dott. Luisa Barbieri

L'Associazione Medica N.A.Di.R. è un'organizzazione di volontariato sostenuta dall'operato di medici, psicologi, operatori formati all'interno del contenitore associativo. È un'organizzazione assolutamente apartitica, da sempre ha rifiutato ogni tipologia di schieramento in quanto distonico all'obiettivo primario che si pone: l'integrazione-reintegrazione di soggetti esprimenti disagio relazionale . Progetto clinico e sociale sostenuto da operatori sanitari che, in virtù dell'espressione della loro professionalità, non possono sicuramente sostenere una unica ideologia e/o allontanare quei soggetti che si pongono nella posizione di chiedere aiuto al di là del loro stato di appartenenza socio-culturale.

Gli operatori hanno il dovere assoluto di interagire con ogni tipologia di individuo al di là del credo partitico, religioso, al di là del supporto culturale di cui si fanno promotori e a tutti loro viene proposta accoglienza, ascolto, partecipazione e coinvolgimento.

La finalità prima dell'organizzazione tende ad affrontare la diversità quale potente strumento di crescita individuale e collettiva, quindi è da considerarsi in sintonia con lo scopo prioritario il ventaglio di proposte atte a creare e/o rinforzare gli stimoli che agiscono da potente strumento di riaccensione del pensiero critico destinato ad aprire, attraverso la conoscenza, il canale della responsabilità individuale e collettiva orientata alla conquista della libertà.

La libertà è il mezzo per migliorare la qualità di vita sia in termini di proposizione assertiva, sia in termini di interscambio evolutivo del sistema di appartenenza, è un mezzo utilissimo per comprendere il valore della conquista supportata dalla responsabilizzazione percependosi attori protagonisti delle proprie azioni, dei propri pensieri, del proprio vissuto.

Le recenti critiche mosse da chi verisimilmente non gode di una corretta ed adeguata conoscenza dell'operato di N.A.Di.R. sono orientate a demonizzare un'opera faticosissima ed impegnativissima di assembramento ed esecuzione di un programma medico scientifico in virtù del quale i professionisti responsabili hanno compiuto scelte di vita sostanziali atte a rendere concreto un processo di integrazione supportato da competenze scientifiche specifiche ed articolate, oltre che sperimentate nel corso degli ultimi 18 anni.

È ovvio che la percezione di critiche inadeguate, come quelle che sono giunte in maniera serpeggiante sovrapponibile al pettegolezzo di bassa lega, relative ad una sorta di collusione di N.A.Di.R. con il mondo islamico e con il mondo dei partiti politici, possono fare sorridere in quanto denunciano solamente una scarsa capacità di comprensione scientifica e clinica, oltre ad una scarsa capacità ideativa supportata verisimilmente da disagi ben più gravi di quelli che ogni giorno ci vengono proposti accompagnati dal desiderio di essere superati, però sollevano diverse questioni da non sottostimare.

Innanzitutto creano e/o rinforzano la paura deviante del diverso, caratteristica dominante del sistema mediatico manipolativo e patogeno che, invece, il programma medico rieducativo deve assolutamente contrastare in virtù degli obiettivi che si pone.

La paura, anche se non supportata, soprattutto perché non supportata da corretta valutazione, tende ad allontanare i possibili usufruitori del servizio.

La tendenziosità delle critiche rischia di contrastare la volontà originaria di N.A.Di.R. di non optare per nessun tipo di schieramento partitico o religioso mostrando, invece, una faziosità inesistente. La faziosità mostrata in maniera scorretta e strumentalizzata, ovviamente, crea disagio anche nei possibili privati animati da spirito solidaristico orientati ad aiutare economicamente la struttura.

D'altro canto, essendo N.A.Di.R. esente da ogni faziosità, allontana gli schieramenti netti (partitici e non), schieramenti che, anzi, tendono per loro natura ad entrare in contrasto con l'ideologia libera dell'associazione. L'allontanamento, ahimè, tende a coinvolgere anche le Istituzioni verso le quali, invece, N.A.Di.R. ha da sempre espresso, con umiltà e “spirito di servizio”, la ferrea volontà di rispettare nell'ambito di un valore incontestabile conquistato con sangue e fatica: la Democrazia!

Si parla con vigore ed insistenza dell'urgente necessità di riequilibrare il contesto sociale sull'onda dei cambiamenti cui è sottoposto, e nello stesso tempo si tende a contrastare chi questa operazione la fa con decisione ed in maniera concreta, magari senza “riempirsene la bocca”, ma semplicemente agendo in virtù di un forte credo evoluzionista dichiaratamente e chiaramente di stampo scientifico, ossia ripetibile e verificabile nel tempo.

Credo che a questo punto non possano altro che fare capolino alcune domande: “perché ? a chi o a cosa serve questa strumentalizzazione ? N.A.Di.R. rischia di creare disagio o fastidio ? “ e ancora: “forse tra gli operatori, chi ha la responsabilità di comunicare con l'esterno non ha avuto la capacità di spiegare entrando nello specifico ? ha usato parole e affermazioni, o addirittura posture atte a destare dubbi e/o equivoci ?”.

Si crede, in tutta onestà, che la nostra stessa professione medica debba assumersi la responsabilità dell'evoluzione, del cambiamento basandosi sulle necessità emergenti declinabili verso l'emersione di problematiche patogene quali quelle che negli ultimi decenni stanno affliggendo gran parte della popolazione. Il disagio psichico di cui ci si fa carico diviene il più delle volte disagio fisico (non che l'una variante possa considerarsi più gravosa da tollerare dell'altra) in quanto i soggetti che noi trattiamo esprimono il loro malessere cadendo preda di vorticose dipendenze (cibo, alcool, droghe, lesioni autoinflitte, isolamento ……..) che gioco forza creano problematiche organiche di notevole consistenza, tanto da arrivare a procurare la morte dell'individuo, con tutte le variabili cliniche a supporto.

Si crede, in tutta onestà, che la nostra stessa professione medica debba accollarsi il “peso” della responsabilità orientata ad educare gli individui: educare, non manipolare! Per compiere questa opera, va da sé, noi operatori non possiamo esimerci dal metterci costantemente in discussione quali tecnici e quali individui facenti parte di un sociale gravemente disagiato e sconfortante.

Educare di per sé sembra un concetto semplice sia da comprendere che da applicare, ma occorre tenere presente il contenuto estremamente ricco di spunti integrabili e sovrapponibili al nostro programma: aiutare attraverso l'accoglienza e l'ascolto utilizzando un'opportuna disciplina, quindi ricorrendo alla definizione di regole di gruppo, a mettere in atto le migliori inclinazioni dell'animo umano e le potenzialità della mente. L'ascolto e l'accoglienza non possono avere confini di razza, sesso, religione, cultura o partito politico, in quanto decadrebbe il concetto stesso dell'accogliere.

Le regole gruppali, d'altro canto, non possono esimersi dall'approccio cognitivo, in quanto alla base della definizione di ogni regola responsabilmente concordata e conseguentemente attuata o rifiutata è indispensabile porvi lo strumento del passaggio di conoscenze di ampio respiro.

La cognizione, l'istruzione si basano sulla costruzione integrata con l'interlocutore, sul passaggio di insegnamenti derivanti dall'esperienza e dalla sperimentazione. È un connettere, congiungere dati e notizie che attraverso la loro sovrapposizione-contrapposizione possano elevare i singoli al livello critico adeguato per scegliere liberamente, responsabilmente in sintonia con ciò che si ritiene di essere; e soprattutto dare l'opportunità su basi reali di percepirsi come individui protagonisti della propria storia.

Questa è politica ? sì, lo è se la si considera quale espressione dell'uomo nell'ambito dell'interazione sociale in virtù della sua avvedutezza, del suo spirito di iniziativa, del suo pensiero critico, della sua percezione di essere ed esserci in relazione alle esigenze di sé, di ciò che gli appartiene e del contesto cui lui stesso appartiene.

Ma NON è partitismo, concetto, invece, legato (come dice la parola stessa) ad una parte, ad una espressione della divisione tra gruppi in relazione alle idee, agli intenti, ai gusti comuni della parte cui si ritiene di appartenere. Il partito assume il senso di risoluzione, deliberazione, condizione, patto, e questo, mi sia concesso, nulla ha a che spartire con la proposizione che il nostro programma medico promuove: nessuna restrizione atta a condizionare, risolvere o deliberare all'insegna di un patto unico ed inossidabile. Al contrario apertura ad ogni situazione capace di mettere in discussione e quindi di aprire nuove possibilità di interazione.

È verissimo che i seminari e le iniziative divulgative promosse da N.A.Di.R., avendo quale obiettivo l'informazione ad ampio raggio, hanno compreso e comprenderanno ancora il dialogo ecumenico interreligioso. È vero che si trattano tematiche di attualità riguardanti il sociale, i diritti dell'uomo, come peraltro è vero che si trattano problematiche mediche a livello divulgativo. Il tutto proiettato verso la creazione di una coscienza civica orientata all'educazione sociale, ma ….. questo come può essere inquadrabile in una parte ? quale connotazione faziosa denuncia l'informazione orientata alla discussione ? mi piacerebbe sapere a quale partito N.A.Di.R. appartiene ! Che sia da parte nostra abuso di libertà ?! Questo è un crimine ? è fazioso ? non è clinicamente corretto cercare di indurre coloro che del disagio relazionale sono portatori ad ampliare la loro sfera cognitiva per migliorare la loro qualità di vita ?

La possibilità di percepirsi detentori di conoscenze, la possibilità di acquisire una buona capacità di espressione verbale, la possibilità di sentirsi capaci di interagire, la possibilità di elevare la propria autostima mi pare venga ampiamente contemplata quale passaggio obbligato nell'ambito del percorso terapeutico rieducativo-riequilibratore, non è una nostra invenzione e non è ha nessuna connotazione di parte, altro che quella dei Pazienti!

Risulta già tanto difficile da parte degli operatori riuscire a coinvolgere individui che della deresponsabilizzazione e del vuoto psichico si sono fatti scudo dinanzi a ciò che, proposto dalla quotidianità, credono di non essere in grado di affrontare che, da parte nostra, anche dover difenderci da chi giudica senza avere cognizione alcuna, mi pare, onestamente svilente, frustrante e, mi sia concesso, risulta risolversi in una perdita di quel tempo preziosissimo che per chi, come noi, dedica tutto il suo tempo e le sue energie, oltre che la sua professionalità, non all'acquisizione di potere economico o di altra natura, ma all'associazione e ai Pazienti.

Il conflitto noi cerchiamo di affrontarlo e farlo affrontare ai nostri Pazienti in relazione all'adeguata modulazione degli insulti, inevitabili, che la vita propone inesorabilmente, cerchiamo di usare la potente arma della cognizione a supporto della modulazione che in altra maniera non riuscirebbe ad emergere e a sedare la conflittualità …. è questa espressione di pacifismo? ben venga!! Ma non mi pare che l'atteggiamento rivolto alla ricerca di una sana e costruttiva soluzione dei conflitti possa assumere connotazioni partitiche!

Basta sfogliare un qualsiasi testo di psicologia per comprendere facilmente come alla base di ogni trattamento terapeutico vi si ponga il riconoscimento, l'accettazione del conflitto e la sua pacifica risoluzione …. Forse tutti gli psicologi, gli psicoterapeuti appartengono ad una certa ed inequivocabile fascia partitica ? la stessa somministrazione di farmaci tende a risolvere un “conflitto”, in altro modo si dovrebbe agire utilizzando la soppressione del Paziente.

La salvaguardia dei diritti umani ? anche questo aspetto è tendenzioso e fazioso ? nel momento stesso nel quale ci si iscrive alla facoltà di medicina e chirurgia l'obiettivo primario deve essere rivolto alla salvaguardia dell'individuo comprendendo nel concetto anche lo stesso diritto di rispettare e di essere rispettato, curato, ascoltato, accudito ….. al di là di ogni connotazione di appartenenza culturale o altro……. A che partito facciamo riferimento ? Io faccio riferimento ad Ippocrate…. non so poi di quale partito politico fosse!!

Da tutto questo traspare anche un'enorme stanchezza nel dovere spiegare concetti ovvii e banali quali quelli suesposti, ma a quanto pare in questo nostro contesto sociale anche l'ovvio diventa eccezione!

La trasparenza diventa un pericolo, quindi occorre ostacolarla.

La chiarezza diventa incomprensibile, va contrastata e mascherata manipolando l'interlocutore ignaro con finalità precise ed incontestabili.

La semplicità viene scambiata per pochezza, mentre per natura è la massima espressione della saggezza umana.

La solidarietà diviene strumento di offesa e di inspiegabile competitività!

È un mondo capovolto, come dice il buon Padre Ottavio, ma non per questo siamo obbligati a viaggiare a testa in giù, io credo che ci si possa permettere ancora di guardare verso il cielo e continuare a sognare!!

Io sogno un mondo dove le mani ricomincino a stringersi affettuosamente, dove gli sguardi non abbiano paura di incrociarsi, dove la parola rappresenti motivo di incontro e di arricchimento.

Dove la gente ci provi a comprendersi e magari a volersi un po' di bene!

Di che partito stiamo parlando ?

Dott. Luisa Barbieri

Responsabile attività scientifiche N.A.Di.R.

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