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presentazione libri
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concerto poetico e drammatizzazione teatrale dal libro "SAAI MASO" (Fratello Cervo) di Fernando Eros Caro, amerindiano di ascendenza yaqui rinchiuso da più di 25 anni nel braccio della morte di San Quentin, California. Con la partecipazione dei bambini del centro diurno "Arcobaleno verso casa" di Cave (RM).

 

 

 

 

SAAI MASO
(fratello cervo)
di Fernando Eros Caro
racconti yaqui e poesie
a cura di Marco Cinque
illustrazioni Fernando Eros caro
traduzioni Patrizia Ribellli e Carola Ciotta
edito da Wicasa Onlus
i diritti d'autore del volume sono interamente destinati alla causa di Fernando Eros Caro

 

 
 
 
 
 
 
Fernando e Marco

 

 

 

Nascere nel 1949 in una povera famiglia contandina di Brawley, nell'assolato sud californiano, con un mucchio di fratelli e sorelle ma con ben poco da mettere sotto i denti, non gli ha per niente reso faciel la vita. Tanto più che Fernando Eros caro era il maggiore dei figli maschi, perciò a lui spettavano le incombenze, le durezze e le restrizioni maggiori.
Aztec da paret di padre e Yaqui da paret di madre, ha ereditato un aspetto maledettamente nativo, che lo ha reso un bersaglio perfetto per l'umana stupidità.
Prima gli anni della scuola e dell'università, poi quelli passati in una divisa militare, quella dei marines, sono stati una vera e propria via crucis: razzismo e discriminazione per lui non erano soltanto semplici parole o scene viste in qualche film, ma diventavano la stessa aria velenosa che era costretto a respirare giorno dopo giorno. E di veleno Fernando ne ha respirato tanto, persino quello dei pesticidi, durante il suo lavoro di "bandierista" nelle coltivazioni agricole, dove segnalava agli aerei le zone da irrorare, assorbendo per lungo tempo una pioggia di tossine.
Perciò, oltre alle ferite inferte alla sua dignità di persona, anche il suo corpo e la sua mente venivano aggrediti da dosi massicce di sostanze chimiche. Un matrimonio finito in frantumi è stato l'epilogo di un vortice di eventi che lo ha precipitato nel baratro senza scampo del braccio della morte di San Quentin, dov'è ancora rinchiuso.
"Se Gesù Cristo fosse nato indiano, come minimo, sarebbe stato condannato per pedofilia soltanto per aver detto -lasciate che i bambini vengano a me-", scriveva il Sioux-Lakota James Weddel, ed è proprio il fatto di essere un -indiano- che ha reso Fernando, e tanti altri come lui, colpevole ancor prima di nascere.
La condanna che ha subito, perciò, era di quelle già scritte da tempo e il processo non è stato altro che una sceneggiata dove giudice, giuria, pubblico ministero e avvocato, erano gli attori recitanti diun circo abituato a reclamare soltanto pubblica vendetta.
Più di 26 anni passati in un loculo di un metro e mezzo per due metri e settanta, con tre date di esecuzione segnate sul calendario e tutto ciò che di vergognosamente degradante appartiene ai mattatoi legalizzati per umani dalle vite a perdere, dovrebbero abbruttire, sgretolare, spezzare qualsiasi volontà, qualsiasi persona.
Come può un individuo, trasfromato in una tomba di carne, con un numero di matricola invece del nome, una data di scadenza che preclude qualsiasi orizzonte, ritroare lo spirito e la forza per risalire le pareti scivolose della speranza ? Si può soltanto lontanamente immaginare di veder fiorire bellezza e talento in un luogo di così infinita desolazione ?
Eppure, in questo abisso di odio e disperazione, Fernando è riuscito non solo a sopravvivere, ma anche a ritrovare quel bandolo invisibile che gli permette di stare in equilibrio persino sull'instabile filo della non-vita di condannato a morte. Le sue radici ancestrali, assieme alla fede smisurata di uno spirito indomito, gli hanno riportato il coraggio del sorriso, mentre un pezzo di matita gli mostrava la strada della sua sensibilità artistica. I volti degli antenati, gli animali, la grandiosità della natura, si sono materializzati su tele riempite di colori sgargianti e sguardi malinconici, nati alla luce fioca del suo squallido tee-pee di cemento.
Il suo lavoro è stato apprezzato anche dalla direzione carceraria, che gli ha permesso di affrescare alcune delle tetre sale della prigione, soprattutto quelle dove i detenuti ricevono le visite di amici e congiunti. Così, come una sorta di Michelangelo autodidatta, ha iniziato a riempire con immagini piene di vita i gironi infernali di San Quentin. I suoi dipinti sono stati esposti anche in mostre tenute sia negli Stati Uniti sia in Europa e molti di questi ora si trovano in giro per il mondo, a testimoniare contro la barbarie della pena capitale.
Ad un futuro violentemente precluso, Fernando ha risposto aprendo le porte del passato, dove ha ritrovato i miti, le storie e le leggendo del suo popolo. Le bibliografie a cui egli si è ispirato sono quelle orali di nonni e bisnonni, vere biblioteche viventi della sua cultura Yaqui. E' paradossale che un uomo condannato a morire, faccia di tutto per tener vive almeno le sue radici, i suoi retaggi. E forse i racconti, le poesie e i dipinti servono anche a questo: a credere che qualcosa si può uccidere, estirpare, cancellare.
Affermava Iyengar: "il loro cresce nelle acque fangose, ma questo fiore non ne porta alcun segno": è il senso profondo del vivere, che l'autore di questo volume tenta di trasmetterci con garbo, ricordandoci che, noi del mondo libero, viviamo in acque ben più limpide delle sue e che dovremmo essere più cauti nel giudicare chi è costretto, non per sua scelta, a vivere nel fango.
Da molti anni Fernando è in corrispondenza espistolare con pen friends di ogni età, persino con intere classi di alunni e studenti. Quando si interagisce con lui, che non possiede nulla eppure ci regala molto, ci si sente quasi coem dei privilegiati che non riescono più né a vedere e né, tantomeno, a saper godere dei prorpi privilegi. Invece di autocommiserarsi, aspettando la fine del proprio tempo, si preoccupa di trasmettere agli altri ciò che per lui ha senso: rispetto profondo, amicizia e passione: "Il Tempo - scriveva il poeta persiano Omar Khayyam - ha due dimensioni: una definita, l'altra indefinita: la lunghezza dettata dal ritmo del sole e lo spessore dettato dalla passione". Gli scritti che qui ci vengono proposti, non sono destinati ad un'età specifica, ma hanno il dono di parlare ad ogni persona, piccola o grande che sia. Ciascuno perciò potrà leggere, magari a voce alta e condividendo con altri, in un gruppo famigliare o di amici oppure in una classe scolastica, sentendosi parte dello stesso grande e multicolore cerchio di umnaità. Un cerchio che, nonostante tutto, ancora ci accomuna. Tutti.
 
 
Marco Cinque

 

 

Appello dal braccio della morte
Post n°25 pubblicato il 29 Aprile 2008 da cinquemarco Tag: Fernando Eros Caro
Appello dal braccio della morte di San Quentin, California
Amici, sono stato condannato a morte in California nel 1982 per due omicidi e due tentati omicidi. Per anni ho detto ad ogni avvocato che ho avuto che sono state usate contro di me prove false e testimoni spergiuri, ma nessuno mi ha creduto. Dopo quasi due decenni di appelli, nel 2000 la Corte federale d'Appello del Nono Circuito ha annullato la fase di punishment del mio processo, la fase in cui fu emessa la condanna a morte.
Dopo un anno di appelli dell'accusa contro l'annullamento, tutti respinti, sono stato riportato davanti alla Corte della Contea di Fresno per essere sottoposto ad un nuovo processo per l'inflizione della pena: sentenza di morte o ergastolo senza possibilità di liberazione sulla parola. I due avvocati d'ufficio che avevo hanno continuato a lavorare per tre anni; poi uno di loro ha abbandonato il caso e l'altro è andato in pensione. Mi è stato assegnato un nuovo avvocato d'ufficio, il sig. Ronald E. Perring, ed egli ha bisogno di tempo per prepararsi.
In tutto questo lungo periodo uno dei due individui nei confronti dei quali ero stato accusato di tentato omicidio è morto. Prima di morire egli ha confessato alla sua compagna di aver mentito nel mio caso. La sua confessione è stata riportata all'Ufficio della pubblica accusa di Fresno e di lì al mio avvocato. Ne sono stato informato il 12 dicembre 2007. L'iter di questa confessione è durato oltre due anni.  La confessione ha confermato quello che io ho sempre detto. Le vittime del tentato omicidio sono state usate contro di me per accusarmi di omicidio. I due casi invece avrebbero dovuto essere separati.
La confessione ha profondamente cambiato la mia situazione giudiziaria. Il mio difensore sta ora assumendo un avvocato esperto di habeas corpus per ottenere un processo completamente nuovo, in luogo della sola fase di punishment del processo. Il mio attuale avvocato d'ufficio non ha esperienza per fare ciò.
C'è per me una possibilità di essere assolto o addirittura di essere liberato senza neanche essere processato di nuovo. Il problema è che il mio avvocato non ha la possibilità di occuparsi di questo. L'avvocato d'ufficio che ho avuto negli anni 1980-81 è ora il capo dell'ufficio dei Pubblici difensori di Fresno. L'accusatore di allora è diventato magistrato federale. La contea di Fresno è assai conservatrice e razzista, ed io devo fronteggiare una corte ostile. Mi appello a voi per avere un aiuto o almeno un consiglio. Ho bisogno di qualcuno che venga dal di fuori della contea di Fresno che vigili sui procedimenti giudiziari che mi riguardano e che assicuri che sia fatto tutto ciò che si deve fare.
Il mio caso può essere usato come un esempio in ogni battaglia contro la pena di morte. Grazie per avermi dedicato il vostro tempo e la vostra considerazione. Sentitevi liberi di scrivermi come volete.
Vi saluto rispettosamente.
Fernando
__________________________
Fernando Eros Caro C-40800 
San Quentin State Prison
San Quentin, California 94974 USA
_____________

per firmare una petizione in favore di Fernando e per leggere la sua storia, cliccate qui: http://www.petitiononline.com/Nando1/petition.html
 

 

 

Vi racconto la leggenda della musica Yaqui
Post n°3 pubblicato il 24 Maggio 2008 da fernando_eros_caro
di Fernando Eros Caro
Moltissimi inverni fa, ancor prima che gli indiani Yaquis (o Yoeme , cioè "Popolo delle Persone") incontrassero l'uomo bianco, la mia gente non conosceva quello che voi chiamate Dio. Per noi esisteva solamente S eataka , cioè la forza espressa attraverso ogni forma, animata e non, che popolava l'universo. Seataka , per gli Yaquis, è considerato il dono che le persone possiedono quando nascono e può significare molte cose: il potere del tempo, la saggezza degli animali, delle piante, della vita, la possibilità di ogni persona di poter fare cose che nessun'altra può fare; ma le parole non sono sufficienti a descrivere l'intero significato di Seataka .
Un giorno alcuni Yaquis, mentre attraversavano un bosco fitto di vegetazione, notarono in una radura un albero molto strano. Non c'era un solo alito di vento, eppure sembrava che le foglie di quell'albero danzassero sussurrando un canto magico. La luce miracolosa del tramonto allungava le ombre, penetrando sin dentro l'anima dei colori. Quei raggi, così intensi e caldi, disegnarono un'espressione di stupore sui volti degli Yaquis, che rimasero lì, immobili, incerti tra il timore e la curiosità. Ma dopo un pò, la voglia di conoscere fu più grande della paura. Così l'intero gruppo si avvicinò a quell'albero straordinario. Si resero subito conto di trovarsi al cospetti di una creatura davvero speciale: essa non emetteva rumori, ma cantava con parole strane, incomprensibili. Un linguaggio suadente e melodico.
Gli Yaquis si convinsero che quello era un segno premonitore per il destino del loro popolo. Ci voleva qualcuno con occhi che sanno guardare e orecchie che sanno ascoltare per decifrare quel messaggio misterioso. Allora tutti pensarono all' Anziana del Sapere , una vecchia sciamana che con i suoi poteri riusciva a comprendere linguaggi di ogni genere. Lei parlava col suono cristallino dell'acqua, con l'armonico soffio del vento, coi fiori bisbiglianti e coi piccoli e grandi animali che vivono in natura.
Gli Yaquis, dopo due giorni di cammino, trovarono l'Anziana e le raccontarono ciò che avevano visto e udito. La Vecchia Sapiente li guardò fissamente, uno ad uno, e vedendo che gli occhi di quegli uomini non mentivano, decise di seguirli, affinchè la condussero nel luogo dove anch'essa potesse vedere ed ascoltare il magico albero.
Quando la donna arrivò sul posto, l'albero inizio subito a parlarle con note magiche ed ancestrali. E cantò parole che le travissero il cuore, trasformando in tristezza il suo stupore. Alcune lacrime scorsero tra i solchi rugosi che le scarabocchiavano il viso. Solo poche lacrime, tra cui un accenno di sorriso.
Di colpo l'albero tacque e la Sapiente cantilenò per sua voce.
Bene, molti Yaquis accettarono la premonizione dell'albero che cantava, ma molti altri la rifiutarono, rifugiandosi nel corpo accogliente della Madre Terra, dove ancora oggi continuano la loro vita primordiale: loro sono le formiche! E' proprio in questi luoghi segreti che esiste il mondo primordiale del Popolo delle Persone, le loro radici, le loro tradizioni. Un luogo che si chiama Surem Yoania , dove si è liberi di vivere tra sogno e realtà.

 

 

 

 

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