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Marco Travaglio partecipa a "Che tempo che fa" 10 maggio 2008
il video

 

 

Sì al diritto di replica no alla crocifissione
 
di Redazione
“Noi abbiamo sempre sostenuto il diritto di qualsiasi cittadino, a maggior ragione del presidente del Senato, di  rivolgersi ad ogni sede appropriata ogni qual volta si sente diffamato. E riteniamo pertanto giusto e doveroso che qualsiasi cittadino, e ancora a maggior ragione il presidente del Senato possa chiedere e ottenere i il diritto di replica.” Così Giuseppe Giulietti , portavoce di Articolo21 interviene sul dibattito successivo alla puntata di ieri di “Che Tempo che fa” nella quale il giornalista Marco Travaglio ha criticato il presidente del Senato. “Il diritto di replica – afferma Giulietti - vale per Renato Schifani come per molti altri cittadini e movimenti spesso diffamati senza poter replicare. Bene ha fatto Fabio Fazio a dichiarare immediatamente la sua disponibilità ad ascoltare le repliche, quello che non possiamo condividere è il passaggio dalla critica pur feroce alla richiesta di espellere le opinioni diverse. E non c'è dubbio che Travaglio rappresenti opinioni diverse che sono però condivise da molti cittadini. Trovo francamente singolare che a partire dalla trasmissione alcuni esponenti della destra si siano scagliati addirittura contro Fazio Fazio, Paolo Ruffini e il direttore generale Claudio Cappon . Un attacco che non ci convince affatto e che era stato peraltro annunciato già in precedenza. Ci si scaglia contro le solite trasmissioni e le solite reti (in particolare Raitre) crocifiggendo i soliti giornalisti mentre si legittimano i peggiori prodotti della tv spazzatura”.
11/05/2008
Caro Cicchitto, perchè crociata contro Travaglio
e nessuna parola sui fucili padani o l'elogio di Mangano?
 
di Giuseppe Giulietti
 
A me fa piacere che il neo capogruppo di Forza Italia Cicchitto invochi una clima di pace e serenità anche nel settore dell'informazione. Non avevo colto questa sua vocazione perchè non avevo mai sentito la sua voce nè quella di alcuni dirigenti Rai (e non tutti di destra) all'epoca dell'editto bulgaro e neppure alcune settimane fa quando a reti semiunificate è stato consentito l'elogio di Mangano, senza contraddittorio alcuno o quando vi è stata un'esaltazione dei fucili padani, subito derubricata a goliardata da compiacenti reggimicrofono. In quel caso ci fu un signorile silenzio tombale. Nulla mi è più esteaneo delle risse da saloon tantomeno dei complotti da loggia ma non vi è dubbio che sul delicato terreno della libertà da ogni censura in questo caso mi sento più vicino alle ruvide sberle e ai forti interventi di Antonio di Pietro che non agli antichi piani di Licio Gelli. La ricerca di un pacato confronto che condivido interamente non si può fare nè cancellando la memoria nè randellando le poche diversità ancora sopravvissute. In ogni caso nonostante i toni da crociata noi chiediamo che sia dato al presidente Schifani il diritto di replica così come abbiamo sempre sostenuto in casi analoghi".
Le Repliche, le polemiche TG1
Fabio Fabio si scusa pubblicamente circa le dichiarazioni rilasciate da Marco Travaglio durante l'intervista rilasciata nel corso della sua trasmissione
Solidarietà bipartisan al Presidente del Senato dopo le accuse di Travaglio
Schifani al Tg1: " C'è chi sabota il dialogo"

Informazione oscurata
 
E' proprio vero: la lingua batte dove il dente duole!
Gli attacchi che sta subendo il giornalista Marco Travaglio solo per aver raccontato la cronaca di fatti veri ed accaduti e che riguardano nientemeno la seconda carica dello Stato, il Presidente del Senato Schifani , dimostrano che, come al solito, quando si tratta di difendere la Casta , i vari esponenti di partito di destra e di sinistra fanno quadrato e diventano un tutt'uno (come accadde ai tempi dell'indulto).
Allora mi domando e domando: ma un giornalista che rivela circostanze sconosciute alla maggioranza dei cittadini adempie al proprio dovere di cronaca e di critica o no? Se Schifani risulta essere stato socio di persone di malaffare, allora il presidente del Senato, proprio per l'alta carica che ricopre ne spieghi le ragioni o contesti i fatti. E' un suo dovere morale .
Ed ancora mi domando e domando, questa volta ai tanti benpensanti del Partito Democratico: ma sapete chi sono i condannati per mafia Nino Mandalà e Benny D'Agostino ? E sapete cosa vuol dire essere stati soci con costoro ai tempi d'oro della mafia, come lo fu Schifani? Ed allora, che male c'e' se un giornalista indipendente pone delle domande trasparenti ed altrettanto trasparentemente informa l'opinione pubblica?
Che senso ha attaccare Travaglio per aver solo detto ciò che è vero? Invece di prendersela con lui non sarebbe meglio prendere spunto da questo fatto per impostare una campagna di informazione capillare e veritiera su chi sta al Parlamento, al Governo o nelle altra istituzioni controllate dalla politica? Oppure il silenzio è dovuto al fatto che anche tra le file del centrosinistra ci sono alcune posizioni imbarazzanti per cui è meglio far finta di niente e schierarsi con l'avversario nella speranza che un giorno il favore possa tornare?
Postato da Antonio Di Pietro in Informazione
Unità 11 maggio 2008
Schifani, il Pdl attacca Travaglio Iniziata la marcia sulla Rai
Fabio Fazio si scusa in diretta tv
La destra cerca il linciaggio di Marco Travaglio, reo di aver osato ricordare che Renato Schifani, attuale presidente del Senato, ebbe contatti con esponenti mafiosi. Per tutto il giorno esponenti di destra si sono alternati a attaccare il giornalista, ospite alla trasmissione "Che tempo che fa" di Fabio Fazio su Raitre. «Ho solo citato un fatto scritto già nel mio libro e in quello di Lirio Abbate, giornalista dell'Ansa minacciato dalla mafia - ha detto Travaglio - e cioè che Schifani aveva avuto rapporti con persone poi condannate per mafia. È agli atti societari della Sicula Brokers fondata da lui, Enrico La Loggia, Mino Mandalà, condannato come boss mafioso, e Benny D'Agostino, condannato per concorso esterno. O si chiede conto a Schifani di questo o non si celebra Abbate come giornalista antimafia». «E poi, - ha continuato - a Fazio ho spiegato che se dopo De Nicola, Pertini e Fanfani, ci ritroviamo con Schifani sono terrorizzato dal dopo: le uniche forme residue di vita sono il lombrico e la muffa. Anzi , la muffa no perché è molto utile».

Anche il direttore generale della Rai, Claudio Cappon, si è dissociato definendolo un episodio deprecabile e un comportamento a suo avviso ingiustificabile, tanto da aver preso contatti con le strutture aziendali per le iniziative del caso. Cappon si riconosce nelle parole del direttore di Raitre Paolo Ruffini, secondo il quale l'esercizio della libertà d'opinione non può mai sconfinare nell'offesa personale, tanto più grave se ciò avviene senza contraddittorio. Nella puntata di questa sera Fabio Fazio in avvio di trasmissione leggerà una nota ufficiale della direzione generale di viale Mazzini. «Non posso che scusarmi» ha commentato il conduttore.

Solidarietà a Travaglio da Articolo 21. «Non ho sentito la voce degli esponenti della destra né quella di alcuni dirigenti Rai (e non tutti di destra) all'epoca dell'editto bulgaro - dichiara Giuseppe Giulietti, parlamentare dell'Idv e portavoce dell'associazione Articolo21 -e neppure alcune settimane fa quando a reti semi-unificate è stato consentito l'elogio di Mangano (lo stalliere di Berlusconi condannato per mafia, ndr), senza contraddittorio alcuno o quando vi è stata un'esaltazione dei fucili padani, subito derubricata a goliardata da compiacenti "reggimicrofono". In quel caso, ci fu un signorile silenzio tombale».

«Esprimo solidarietà a Marco Travaglio perché ha fatto semplicemente il suo dovere raccontando quel che sono i fatti - scrive Antonio Di Pietro nel suo blog -. Episodi che non possono essere cambiati o taciuti solo perché, da un giorno all'altro, una persona diventa presidente del Senato oppure, e solo per questo, cancellare con un colpo di spugna la sua storia e il suo passato». Per Di Pietro, «un giornalista che racconta, citando episodi specifici, non ha bisogno di alcun contraddittorio. Questo, semmai, deve essere fatto dai politici quando si confrontano tra di loro. Il cronista racconta come sono andati i fatti e paradossalmente vorrebbe dire che ogni qualvolta egli scrive o riporta la cronaca di una rapina, si dovrebbe ascoltare anche la versione del rapinatore».

Isabella Filippi
Unità 12 maggio 2008
Schifani, Alemanno e la destra allergica alle critiche
«Echi deformati», «manipolazioni che non hanno dignità di generare sospetti». La destra al governo fatica a reggere le critiche, né tantomeno digerisce bene la pura e semplice verità. Nel weekend in cui si è scatenata la vicenda Travaglio-Schifani tutta incentrata sui racconti del giornalista che documentano i rapporti del presidente del Senato con alcuni esponenti mafiosi, anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno se la prende con la stampa, colpevole di descriverlo ancora in camicia nera. >>>> segue
 
il profilo di Schifani tratto da "Se li conosci li eviti".
Schifani Renato Giuseppe (FI)
Anagrafe Nato a Palermo l’11 maggio 1950.
Curriculum Laurea in Giurisprudenza; avvocato; dal 2001 capogruppo di FI al senato; 3 legislature (1996, 2001, 2006). Soprannome Fronte del Riporto.
Segni particolari Porta il suo nome, e quello del senatore dell’Ulivo Antonio Maccanico, la legge approvata nel giugno del 2003 per bloccare i processi in corso contro Silvio Berlusconi: il lodo Maccanico-Schifani con la scusa di rendere immuni le «cinque alte cariche dello Stato» (anche se le altre quattro non avevano processi in corso). La norma è stata però dichiarata incostituzionale dalla consulta il 13 gennaio 2004. L’ex ministro della Giustizia, il palermitano Filippo Mancuso, ha definito Schifani «il principe del Foro del recupero crediti», anche se Schifani risulta più che altro essere stato in passato un avvocato esperto di questioni urbanistiche. Negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di brookeraggio assicurativo Siculabrokers assieme al futuro boss di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell’imprenditore Benny D’Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonino Mandalà con La Loggia.
L’operazione avrebbe previsto l’assegnazione dell’incarico ad un loro progettista di fiducia, l’ingegner Guzzardo, e
l’incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il Guzzardo tutte le richieste che lo stesso Mandalà avesse voluto inserire in materia di urbanistica. In cambio, La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà [il figlio di Antonino che per un paio d’anni ha curato gli spostamenti e la latitanza di Bernardo Provenzano, nda], in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate. Schifani, che effettivamente è stato consulente urbanistico del comune di Villabate, e La Loggia hanno annunciato una querela contro Campanella.
Assenze 321 su 1447 (22,2%) missioni 20 su 1447 (1,4%).
Frase celebre «Li abbiamo fregati!» (dopo l’approvazione della legge sul legittimo sospetto, che doveva servire per spostare i processi contro Berlusconi e Previti da Milano a Brescia, 1° agosto 2002).
«In vacanza alle isole Eolie, Renato Schifani, in compagnia di alcuni amici, ha dovuto aspettare per un’ora di fila che si liberasse un tavolo in un ristorante del centro di Lipari. Il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama ha pazientemente atteso il proprio turno, senza sollevare alcuna obiezione e senza pretendere un trattamento di favore» (comunicato ufficiale dell’ufficio stampa del sen. Schifani, 15 agosto 2006 ).
«Rita Borsellino sfrutta il nome del fratello per fini politici» (12 settembre 2003).
«Sono un sessantottino, ho partecipato anch’io alle occupazioni. Sto dedicando la mia vita a lui, io credo molto in Silvio Berlusconi (...) Mi sono innamorato di Berlusconi perché ho visto in lui quella naturalezza e genuinità della politica che non avevo visto in passato. È un grande stratega e un grande leader» («Libero», 29 luglio 2007 ). «Oggi Cuffaro ha ripreso saldamente in mano il timone di una Sicilia che già è cresciuta così come i dati sul Pil e sulla disoccupazione ai minimi storici ci indicano.
Dobbiamo anche riconoscere al governatore siciliano che è stato e continua ad essere l’unico garante della unitè della coalizione, risultato questo che, in un sistema maggioritario, è garanzia di stabilità e quindi di quella risorsa fondamentale per lo sviluppo che è la governabilità di un territorio. Forza Italia sarà al suo fianco in questa nuova fase di governo della Regione per sostenere quella linea riformistica che è alla base del proprio credo politico» (dopo la condanna di Cuffaro a 5 anni per favoreggiamento, Agi, 19 gennaio 2008 ).
I COMMENTI SUL CASO TRAVAGLIO. INTERVISTA A FURIO COLOMBO
 
''E' in ballo la libertà di espressione. Grave la posizione della Finocchiaro capogruppo PD al Senato''
di Redazione - Articolo 21
Colombo stiamo assistendo ad un ennesimo “caso Travaglio” o in ballo c'è il mantenimento della libertà di espressione in RAI e nel resto del paese?
“C'è un  caso Rai evidentemente. La RAI  nel suo insieme e nelle sue articolazioni è diventata allergica alla pura e semplice idea di libertà di informazione. Ciò che viene presentata come intervista, in realtà è intesa invece come una banale conversazione. Chi va alla Rai deve sapere che ci si aspetta di attenersi ad un galateo di pudici silenzi, ovvero di parlar d'altro. O al massimo di promuovere se stessi: un libro, un film, una canzone...
Se si rompe quel galateo, esprimendo o una libera opinione o un'informazione provata, di cui si è in grado di rispondere, se necessario anche sul terreno giuridico, in questo caso scatta un sistema , prima ancora che di allarme, di costernazione: “ma come ti offriamo il microfono per fare quattro chiacchiere e metterti in mostra e tu non stai al gioco e dici un opinione che contrasta con la cultura dominante (leggi governo), oppure di permetti proporre dei fatti di cui non si deve parlare?”. Lo scandalo monta prontamente!
Vorrei far notare l'identità di situazioni fra ciò che è accaduto a me, sempre nella stessa trasmissione il 5 aprile del 2005, e ciò che è accaduto a Travaglio l'altro giorno. Era un'intervista sull'aver lasciato il posto di direzione dell'Unità. Io risposi che il mio desiderio più grande era di vivere in un mondo senza più essere governati da Berlusconi, che nella stampa internazionale è considerato “una barzelletta che cammina”. Improvvisamente, è entrata come in una situazione fantozziana la voce del direttore generale in studio, che  invece di affrontare l'argomento ha chiesto a Fazio di chiamare subito Mike Buongiorno l'altro ospite, perché voleva fare un'offerta a Buongiorno per farlo ritornare alla RAI  e testimoniasse quello spirito di pacificazione di cui avrebbe avuto tanto bisogno l'Italia. In ogni modo, l'intervento di Meocci  pose fine alla mia intervista, nel caso avessi avuto bisogno di dire altre cose. Immagino il risultato onirico di questo intervento della voce fuori campo “tonante” del direttore  generale di allora!  
La cosa ha avuto esattamente lo stesso seguito. A Fazio fu imposto subito di chiedere scusa agli spettatori per gli insulti a Silvio Berlusconi e per il “livore dimostrato da Colombo”, parola inventata da Bondi e Cicchitto per definire qualsiasi critica a Berlusconi.
Si intende che questo non toglie nulla alla qualità di Fazio, che è bravo ed è stato obbligato dalla direzione generale a chiedere scusa. La scena si è ripetuta esattamente dopo che Travaglio ha citato fatti che appaiono in almeno due libri, uno dei quali pubblicato da tempo e mai oggetto di contestazione o di querela. In questo caso, l'imbarazzo di Fazio era evidente, l'intervento pesante e diretto della direzione generale si era già espressa con un comunicato, come se essa avesse il diritto di recensire le interviste.
Ma c'è un aggravante senza precedenti. Invece di stare dalla parte per la libertà di espressione, che se la usi male viene il giudice, l'opposizione, e specificamente la senatrice Finocchiaro del PD, è corsa in aiuto del presidente del Senato.
Di conseguenza, nell'Italia di oggi un solo giornalista che ha citato fatti pubblicati e finora non contestati si è trovato contro tutta la RAI, la presidenza del Senato con tutto il suo peso, e il capo dell'opposizione al Senato, presumibilmente in rappresentanza dei sentori di tutta l'opposizione.
Ora, si può star tranquilli che nessuno ci riproverà, perché è stata confermata con forza l'idea che in RAI si va solo per fare quattro  chiacchiere, grati dell'invito e attenti ad evitare quell'imperdonabile maleducazione che è avere un'opinione o proporre una citazione”.
Siamo di nuovo in momento critico per la libertà di espressione. Ma è giusto “morire per Travaglio” e lasciare che la Rai vada alla deriva?
“Si tratta di libertà di espressione dell'esercizio della professione giornalistica nel suo e nel mio caso. Quando si tocca la libertà di espressione giornalistica sul servizio pubblico, si imbocca un percorso immensamente pericoloso. E' un vero segnale di allarme.”
Non c'è il rischio che per salvare un giornalismo di “rottura”, aspro, anticonformista, si fornisca l'alibi a chi oggi governa di modificare nel profondo la RAI, di ridurre gli spazi di agibilità di quanti non sono a livello dei vari Travaglio o Santoro, di dar vita insomma ad una “normalizzazione”, come fu con l'editto bulgaro tra il 2002 e il 2006?
Ogni volta che si nota una minaccia, e in questo caso si tratta di ciò, ogni volta che si attacca un solo giornalista, occorre reagire, come si può e negli spazi ancora liberi. E lo sto dicendo ad Articolo 21 e non al Corriere della Sera, che certo non vuol sentire la mia opinione, nè da Fazio, perché lui non avrà più l'occasione di invitare né me né Travaglio. Certo, incapperà in qualcun altro che non starà al gioco e la direzione generale riprenderà a far fuoco. Nel frattempo, spero che l'opposizione avrà capito che bisogna difendere  la libertà di espressione e non dare la caccia al giornalista, cosa questa che ritengo molto più grave come comportamento, di quella che è invece aspettabile da parte di chi ci governa.
Mi scandalizzano le parole usate da Luciano Violante che chiama “pettegolezzo” ciò che ha scritto un giornalista che è scortato per minacce di mafia, ovvero Lirio Abbate, il cui frammento di libro è stato citato da Travaglio. Chiamare pettegolezzo una testimonianza di mafia, mi pare inconcepibile e sta allargando in modo allarmante il “livello Bondi”, che sta diventando il parametro a cui una parte di dell'opposizione aspira ad omologarsi”.
12/05/2008
''E' come se fossi tornata a sei anni fa...''
 
di Bice Biagi

Improvvvisamente sono tornata a sei anni fa con la paura che si ripetesse cio' che e' successo allora con l'editto bulgaro. Mi sembra che il tempo non sia passato e non e' un'impressione piacevole. In ogni caso occorre uscire da polemiche e ragionamenti che si basano solo sulle scuse da fare e il ragionamento dovrebbe essere piu' alto e profondo: Travaglio e' un giornalista, le cose a cui ha accennato erano state scritte e rese pubbliche da lui Gomez e Abbate in un libro. E non e' che una cosa scritta e' piu' o meno vera di una cosa detta in tv. Come mai oggi tutto questo polverone quando il pubblico leggendo il libro aveva gia' avuto modo di conoscere quelle tesi? Lui non ha espresso un'opinione. Ha raccontato un fatto. Se non e' vero cio' che ha scritto ne rispondera' in Tribunale. Chi si e' sentito offeso e' la seconda carica dello Stato ma i cittadini hanno il diritto di sapere tutto di una carica istituzionale. Non e' un pettegolezzo. Schifani dovrebbe presentarsi ai cittadini italiani e raccontare come le cose sono andate. Mia figlia e miei nipoti mi hanno ricordato a questo proposito una frase di Corrado Alvaro che mio padre Enzo ripeteva sempre: "noi dei politici non vogliamo sapere solo cosa hanno in testa ma anche quello che hanno in tasca..."
12/05/2008

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