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Si dimettono 14 Consiglieri comunali e 3 Assessori
Dimissioni presentate al protocollo in data 14 febbraio
In data odierna, 14 febbraio 2009, 14 Consiglieri comunali e 3 Assessori della Giunta comunale hanno presentato al protocollo generale dell'Ente le dimissioni dalla carica.
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Guarda il filmatoZola Predosa:
Giancarlo Borsari si ricandida
 
NADiRinforma: Sfiduciato dal suo partito, il PD, e poi costretto alle dimissioni, Giancarlo Borsari, ex sindaco di Zola Predosa, si ricandida sostenuto da una coalizione composta da Verdi, Rifondazione comunista, Sinistra democratica e due liste civiche, di cui una cattolica e l'altra, l'Enigma Borsari, nata a sostegno del sindaco dopo i continui attacchi venuti dal suo stesso partito.
>>> segue Lista civica Borsari
 
COMUNICATO STAMPA
ASSEMBLEA PUBBLICA DEL 25 febbraio 2009
Il 24 febbraio 2009 alle ore 20:30 si è tenuta in una sala dell’Arengo del Municipio comunale, pullulante di cittadini, l’assemblea pubblica di presentazione della Coalizione che sosterrà la candidatura di Giancarlo BORSARI a sindaco di Zola Predosa.
Erano presenti e sono intervenuti:
Angela Querzè e Bruno Stefani - Lista civica Borsari Sindaco
Marco Fiorentini – Lista civica Cattolico Democratica
Gian Carlo Picotti – Verdi per la pace
Laura Veronesi e Andrea Scagliarini – Rifondazione Comunista
Salvatore Monachino – Sinistra Democratica
Gino Tarozzi – Partito Socialista
Patrizia Bellei - ex assessore Comune di Zola Predosa
I quali hanno confermato il sostegno alla candidatura di Giancarlo Borsari.

 

Enigma Borsari ? La soluzione
Giancarlo Borsari, Sindaco uscente del Comune di Zola Predosa (Bo), intervenendo all'Assemblea pubblica espressione di cittadinanza attiva tenutasi il 24 febbraio '09 c/o la Sala Arengo del Municipio, amareggiato per ciò che sta vivendo negli ultimi mesi sopratutto se posto in relazione con la sua stessa ideologia socio-politica adesa al messaggio originale del PD di cui lui stesso fu parte dell'organismo fondatore, vuole chiarire ai cittadini, come sua consuetudine, le posizioni.
Non usa mezzi termini, è diretto nel linguaggio e nella proposizione perseverando nell'atteggiamento che ha caratterizzato il suo mandato amministrativo: un Sindaco di centro-sinistra che opera cercando di rispondere alla Comunità tutta, perché il ruolo del Sindaco prevede azioni ed ideazioni che tante volte vanno al di là del partitismo, amministrare un territorio è ascoltare le esigenze della gente TUTTA “il problema fognario non è né di destra, né di sinistra... è un problema e come tale va risolto”.
Filosofia di un Sindaco fuori dal mondo o Democrazia applicata ?
La sua stessa ideologia partitica lo spinge per definizione a chiarire il concetto stesso di democrazia, quale “governo del popolo” , concetto che di per sé porta e comporta la ricerca di una modalità capace di dare al popolo la potestà effettiva di governo, concetto che di fondo non può trascendere dal porsi nell'umile quanto elevata posizione del ASCOLTO attivo. Queste le concezioni che lo portarono a partecipare attivamente alla costituzione di un partito, quale pare essere il PD, animato da siffatte modalità e queste stesse concezioni oggi lo allontano dal gruppo dirigente del PD di Zola Predosa.
Un Sindaco scomodo ? Un Sindaco che insiste nell'applicare i principi portanti della Democrazia e per questo si trova a sbattere contro atteggiamenti di partito tanto anacronistici, quanto devastanti l'espressione dello stesso PD ?
La gente chiede partecipazione, il Sindaco risponde ascoltando e ponendo in discussione le argomentazioni che giorno dopo giorno confluiscono al suo cospetto: un cittadino tra i cittadini che tenta
di osservare e salvaguardare il territorio di cui, per volere del popolo, si è fatto carico.
Nessuna distanza dai partiti, anzi il suo è stato e rimane un tentativo, a tutt'oggi operazione indispensabile nel nostro Paese, di riavvicinare i partiti alla gente rendendola consapevole, partecipe e libera di scegliere.
Seguono allegati:
il mandato di Borsari
la cronaca dell'enigma Borsari
Borsari e il futuro di Zola Predosa
Il mandato di Borsari

In quasi 5 anni di lavoro la Giunta che Borsari ha presieduto e alla quale ha presenziato con fermezza e volontà di chiara partecipazione ha portato attraverso:

In fase di realizzazione:
L’eredità ricevuta dalla precedente amministrazione si è rivelata per molti versi una sorpresa in quanto dei 3,5 milioni di oneri di urbanizzazione ne sono entrati solo 1,6 milioni in quanto:
si puntava sulla partenza del C4 dove il 50% degli alloggi erano già stati licenziati e che invece sono partiti solo nel novembre 2006
la vendita dei loculi del cimitero – posto però sotto sequestro messi a bilancio per circa 2 milioni di €.
i mancati accantonamenti per gli aumenti salariali dei lavoratori pari a oltre 800.000 €.
Ci si è domandati quali criteri avessero agito nel contesto dei precedenti mandati e/o se effettivamente la mutata situazione del Paese potesse avere inficiato un programma esecutivo che, in onore di un esame di realtà applicato ai nostri tempi, aveva assunto la caratteristica della irrealizzabilità.
Tra le tante rimostranze emerse dalla cittadinanza non si può bypassare la preoccupazione espressa in relazione a quella che oggi appare eccessiva cementificazione di un territorio che probabilmente nel 1997 (anno nel quale venne approvato il piano regolatore ancora in auge) era sostenuta da differenti necessità territoriali. Non va dimenticato che la politica non può cristallizzarsi, essendo espressione del sociale e, come tale, deve obbligatoriamente seguire e proseguire un cammino in divenire, oltre che in sintonia con le esigenze emergenti. L'atteggiamento dinamico degli amministratori prevede ed obbliga all'assunzione di responsabilità di decisioni che a volte possono risultare distoniche con le precedenti, nel caso specifico si sottolineano:
la nascita di alcune costruzioni già licenziate e discutibili, come quelle sulla via Salgari, sulla via Montevecchio, quella in costruzione al Monticino ecc…
Come di consueto le decisioni innovative possono, e di fatto così è stato, destare malcontenti che non trovando spazio nelle sedi appropriate si incanalano in modalità definibili “chiacchiericcio da bar” risultando, così, sterili, invasive e poco edificanti rispetto ai cittadini e a chi li amministra. É proprio in questi casi che l'Istituzione deve compiere dappieno il suo lavoro in onore degli stessi dettami costituzionali e democratici allontanando tali modalità e proseguendo un percorso costruttivo e collettivo.
Il Sindaco uscente G. Borsari come di consueto si pone in discussione dinanzi alla cittadinanza e confessa quello che oggi reputa essere un suo grave errore in ambito relazionale: “aver tenuto al mio fianco, per rispetto umano, persone che mai hanno osato dire nulla, ma che facevano riferimento ad altri per le loro lamentazioni e utilizzavano il loro potere di assessori solo nella logica del consenso”; non si risparmia, poi, nel riconoscimento dei meriti di chi, pur avendolo apertamente contrastato e/o sostenuto sempre in sintonia con il concetto di democrazia partecipata, oggi, come ieri, in virtù del consenso popolare espresso in sede elettorale, si è adoperato e persegue in tal senso affinché la volontà della gente possa essere sempre e comunque tenuta in considerazione. In virtù di tali considerazioni ringrazia: Gian Carlo Picotti, il vice sindaco, Laura Veronesi, Patrizia Bellei, Francesco Giacomini.

la cronaca dell'enigma Borsari
Al fine di potere godere di una panoramica adeguata alla comprensione dei fatti si riporta una sorta di cronaca degli ultimi mesi definiti da gran parte dei cittadini zolesi “Enigma Borsari”:
maggio 2007 al termine della verifica di metà mandato”, un sondaggio realizzato dal MEDEC, su un campione di 700 cittadini, riportava un consenso del sindaco attorno al 74,8% (tale risultato favorevole venne da alcuni, i soliti noti, contrastato sulla base di un'affermazione poco adesa alle indagini statistiche considerando quale variabile invalidante l'evidente risultato sull'onda della scarsa conoscenza del Sindaco da parte della cittadinanza, ossia del conclamato disinteressa-incapacità degli elettori di esprimere una valutazione adeguata del loro amministratore)
settembre 2007 si dimise il segretario dei DS Carlo Emiliani. Le dimissioni di Emiliani poggiavano sul “sentito dire” (sempre seguendo la metodica del libero giudizio in ambiente non considerabile idoneo a valutazioni tanto importanti per tutti) citando l’esempio di un sindaco che giunto alla vicina scadenza del mandato venne esautorato davanti alla folla dal suo predecessore. Si suppone e presuppone che un Segretario di partito sappia e voglia allinearsi ad una sana e costruttiva metodica relazionale di stampo istituzionale, quindi non ci si spiega il perché “il sentito dire” e la conseguente decisione di Emiliani sia stata oscurata da un comportamento piuttosto discutibile, ponendo sempre in relazione con ciò che è Istituzione, quindi Democrazia.
gennaio 2008 in occasione delle primarie del Partito Democratico, nonostante la positiva elezione di tre giovani segretari, il segretario PD Oriano Betti e Giacomo Venturi, sicuramente in buona fede, ma altrettanto sicuramente con scarse competenze in merito affermano che il sindaco è candidato di diritto all’assemblea provinciale, mentre si sarebbe dovuto candidare. Il risultato è che il sindaco PD di Zola Predosa è uno dei pochi sindaci assenti dall’assemblea provinciale del PD.
marzo 2008 alcuni consiglieri comunali PD contestano l’aumento della fidejussione destinata alla Polisportiva Zola la quale, con il sostegno del Sindaco, aveva ottenuto dal comune il diritto di superficie, l’aumento della convenzione per la gestione degli impianti e una prima fidejussione basata sul preventivo di 800.000 €., grazie alle quali si era avviata la riqualificazione dell’impianto sportivo Filippetti di Riale, con un mutuo a loro carico e scegliendo in autonomia le imprese. Consuntivo la spesa diventa 1,3 milioni di €uro. I documenti e i progetti richiesti dal collaudatore che deve giustamente certificare la qualità delle opere nell’interesse del Comune, vengono forniti in ritardo e quindi il Consiglio comunale non può deliberare l’aumento della fidejussione. Al fatto, purtroppo, fa seguito una delle tante “dicerie” da retrobottega: “il Sindaco vuole fare fallire la Polisportiva” e al controllo in sede appropriata della documentazione riferentesi all'operazione due consiglieri del PD Turrini e Balducci non partecipano alla votazione che sancisce l’aumento della Fidejussione. Non può altro che seguirne uno squalifica dell'impegno dell'Amministrazione in ruolo e tale operazione la si deve considerare a carico del PD, quando, al contrario, riscuoteva il plauso di gran parte della cittadinanza zolese.
  1. Il 13 maggio 2008 si convoca un’assemblea pubblica con i comitati e le associazioni ambientaliste contrarie alla variante Belvedere, e si decide, sempre tenendo in considerazione le necessità emergenti dalla base cittadina, di mantenere le costruzioni nel luogo previsto seppur ridotte del 15% rispetto alla soluzione iniziale.
  2. Il 17 maggio 2008 il Sindaco viene convocato da Oriano Betti, segretario comunale del PD, presenti anche Franco Luongo, capogruppo in consiglio comunale e dai tre assessori del PD, Ivo Gianstefani, Marilena Melchiorri, Liviana Neri, i quali a fronte della mia disponibilità a ricandidarmi per un secondo mandato, mi rispondono che non ci sono le condizioni perché: “… tra la gente c’è una situazione bruttissima e moltissimi cittadini chiedono al Partito di mandarti via….non lo dicono a te perché ti arrabbi …..lo dicono a noi…”
    Il 26 giugno 2008 viene organizzato un nuovo incontro, presente anche Venturi, le direttive vertono sempre più verso la non ricandidatura del Sindaco Borsari. Le motivazioni:
    1.la gente non lo vuole
    2.ha rischiato di far fallire la Polisportiva
    3.ho fatto partire troppi cantieri nelle strade e nelle scuole che disturbano la gente
    4.non ho realizzato il centro culturale e giovanile
    5.ha contribuito alla nascita di molti comitati di cittadini
    6.si prospetta l'ipotesi della candidatura di due liste civiche alle imminenti elezioni amministrative
  3. il 17 giugno 2008 il Sindaco pretende di proporre al di fuori delle “stanze di partito” la discussione circa la sua ricandidatura ed organizza un'Assemblea Comunale (come garante presenzia il coordinatore provinciale del PD. Raffaele Donini. In quel contesto il Sindaco ribadisce la sua volontà di ricandidarsi, sulla base di quanto previsto dallo statuto nazionale, ma, al contempo, si mostra disponibile a cedere tale diritto nel caso in cui emergesse un candidato legato al territorio e di indiscutibile valore.
    Le motivazioni che supportano la ferrea decisione del PD di non riproporre Borsari si basano, per voce degli Assessori Gianstefani, Neri e Melchiorri, nonché di diversi Consiglieri:
    1.il brutto carattere di Giancarlo Borsari
    2.la mancata volontà espressa di coinvolgere e di seguire i passaggi concordati col Partito
    3.la mancata capacità e/o volontà di fare squadra
    In tale sede si decide di procedere ad una consultazione tra gli organismi dirigenti, al di là del fatto che lo Statuto del PD preveda elezioni primarie, sempre in conformità con lo spirito del partito stesso.
  4. Settembre 2008: si svolgono le consultazioni e, sempre in virtù di verosimile mala interpretazione degli obiettivi prioritari del PD, si decide di non coinvolgere alcune persone e alcune associazioni del territorio determinando di fatto l'esclusione a priori di parte della popolazione coinvolta nell'essenza stessa della consultazione. Si deve sottolineare che l'esclusione di alcune associazioni, per lo più di matrice cattolica, pone le sue radici non sulla rappresentatività di tali enti sul territorio, fermo restando che ogni singola espressione dei cittadini è di per se rappresentativa, ma in quanto cattoliche e quindi, secondo la filosofia partitica del Segretario Betti, per definizione elettori del centro-destra. Tale convinto atteggiamento, lontanissimo dal principio democratico di cui il partito si fa portavoce, assume anche la connotazione, a sostegno della scarso spirito partecipativo, del favoritismo nei confronti del Sindaco il quale di questi favoritismi non vuole usufruire in virtù degli ideali che lo sostengono.
    Le consultazioni, già di per se denaturate, portano ad una risposta statistica che vede un 26,4% favorevole alla ricandidatura del Sindaco Borsari ed un 15% di astensioni. Tale risultato porta il Segretario della Federazione di Bologna a rendere ufficiale e definitiva la decisione di non avventurarsi in elezioni primarie, onde evitare spaccature nel partito
  5. il 14 ottobre 2008 il Sindaco comunica a mezzo di documento scritto al segretario del Pd di Bologna Andrea De Maria la decisione di farsi da parte. Comunica, poi, al gruppo consigliare del PD che, poiché è stato sfiduciato, non parteciperà più alle discussioni ma che come sindaco resterà a disposizione di tutti ed in particolare delle forze politiche della coalizione che lo hanno eletto.
    Si decide che entro il termine del mandato si debba procedere ad approvare il Bilancio 2009, la variante urbanistica del comparto C4 e quella del centro servizi per le imprese. Il giorno successivo una mail del capogruppo Franco Luongo che intima al Sindaco di rientrare nel gruppo entro 24 ore, in altro modo, provvederà lui a chiederne l'espulsione
    il fatto emergente è che non ci sono candidature ufficiali né programmi alternativi, ne errori gravi che possano venire imputati alla gestione Borsari, mentre circola insistentemente la voce che sarà Raffaele Donini il candidato sindaco del PD.
  6. Novembre 2008: esce e viene distribuito un volantino del Partito Democratico nel quale si esclude la possibilità di svolgere elezioni primarie e si motivano le ragioni dell'allontanamento di Borsari (non è stato costruito il centro culturale; è stata gestita in maniera approssimativa Villa Edvige Garagnani; rapporti difficili con imprese e associazioni; mala gestione politica della variante Belvedere)
  7. 12 novembre 2008: presentazione della documentazione al Consiglio Comunale riferentesi alla variante urbanistica Belvedere. Tale spinosa questione si spiega attraverso alcuni passi di cronaca:
    1.il precedente Sindaco si era impegnato a realizzare il Giardino Campagna e acquisire la proprietà dei 52.000 metri rimasti. La gestione era in carico per competenza all’assessore Gianstefani.
    2.Il Sindaco affronta più volte discussioni a riguardo nell'ambito del Partito referente, nonché PD, prospettando la possibilità di fermare il progetto, ottiene sempre quale risposta assoluta il suggerimento di proseguire
    3.Si ufficializza la volontà di sospendere la variante Belvedere a seguire le espresse richieste di numerosi cittadini ed associazioni ambientaliste, oltre che alle interpellanze di numerose forze politiche in consiglio Regionale, di alcuni esponenti del PD che pubblicamente nell’assemblea del 10 novembre e anche nel corso delle consultazioni si erano espressi contro la ricandidatura di Borsari proprio in virtù del fatto che si era proseguito verso la realizzazione del progetto in esame.
    4.Nel corso del Consiglio Comunale vien presentato il nuovo assessore Patrizia Bellei in sostituzione di Loreno Rossi, il gruppo PD vota un ODG contro la scelta del sindaco
    Nel frattempo alcuni cittadini zolesi danno corpo ad un comitato che porta il nome di “Enigma Borsari”, provvedono alla divulgazione di un volantino ed avviano una raccolta di firme che in pochi giorni raggiunge le 200 adesioni e dopo 20 giorni arriva a circa 500. Chiedono al PD di motivare le ragioni e di indicare un futuro. Organizzano un’assemblea pubblica per il 4 dicembre a Ponte Ronca alla quale partecipano oltre 250 persone. Il segretario del PD, Oriano Betti, quella sera dice che si faranno le primarie per individuare il candidato sindaco del PD. Non si pronuncia sulla richiesta dalle forze politiche di centro sinistra di primarie aperte a tutti i cittadini e non solo agli iscritti al PD.
  8. Il 13 Dicembre Borsari riceve il documento con il quale si lascia la possibilità al sindaco uscente di esprimere per iscritto, entro il 15 dicembre, la propria volontà di partecipare alle primarie.
    Il 15 dicembre come richiesto, il Sindaco scrive una lettera nella quale motiva le ragioni per le quali, tenuto conto dell’enorme confusione creata dal PD, si dichiaro disponibile a partecipare solo a primarie aperte a tutti i cittadini e non solo agli iscritti. Tale decisione potrebbero rasserenare il clima politico, unificare di nuovo la coalizione di centro sinistra attorno alle cose positive realizzate in questi anni.
  9. Il 16 dicembre il Sindaco riceve risposta dal Segretario Betti: ”prendiamo atto che tu non vuoi partecipare alle primarie…che si faranno come a Bologna solo per coloro che sono iscritti e aderenti al PD”. Nel frattempo si va dicendo che il Sindaco si rifiuta di partecipare alle primarie.
    A fine dicembre, in prossimità del Natale, si prospettano 7 candidature a sindaco del PD: le assessore Melchiorri Marilena e Neri Liviana, i consiglieri comunali Alessandro Ansaloni e Franco Luongo, e poi ancora Paolo Grazia, Davide Dall’Omo e Luigi Zurlo.
  10. Il 7 gennaio 2009, ultima data per la presentazione dei candidati, esce la candidatura di Fiorini Stefano che raccoglie più firme di tutti e gli altri si dimettono; il risultato è che il PD non farà le primarie a Zola Predosa perché ha già scelto il candidato.
  11. Il 14 Gennaio 2009 viene approvato il Bilancio previsionale 2009, con il voto favorevole dei consiglieri del PD, che si dicono non soddisfatti dei tagli alla cultura e ai gemellaggi internazionali ed in generale per la costruzione del Bilancio. Si consideri che le le entrate nelle casse comunali hanno subito un taglio di 700.000 €. e che, viste alcune priorità sociali, secondo l'Amministrazione incaricata, si optava per tali priorità anziché destinare denari pubblici a viaggi all'estero. Non può essere sottostimato l'accordo sulla formazione del Bilancio 2009, da tutte le organizzazioni sindacali confederali , da quelle di categoria ed economiche con le quali il comune di Zola si è impegnato per i prossimi tre anni al sostegno dei servizi sociali e sanitari e complessivamente della qualità della vita sul territorio con un aumento di 7.000 €uro a sostegno delle famiglie in difficoltà.
  12. Il 21 Gennaio 2009 “Enigma Borsari” organizza una assemblea che si rivela molto affollata (si contano circa 280 persone) durante la quale molti cittadini chiedono la ricandidatura a Borsari, nel corso dell'incontro e a seguire tali solleciti il Sindaco uscente ufficializza la sua disponibilità in tal senso.
  13. Il 28 gennaio 2009 il Resto del Carlino pubblica un'intervista rilasciata da Raffaele Donini, coordinatore provinciale del PD di Bologna. In tale pubblicazione Donini “scomunica ed espelle” “dal Partito Democratico Giancarlo Borsari, in quanto considerato un uomo solo al comando, uno uomo che non ascolta le decisioni del partito e che non fa squadra.
  14. Il 5 febbraio '09 a Zola Predosa, nel corso della presentazione del candidato sindaco supportato dal PD, Andrea De Maria pare abbia detto, rivolgendo tali accuse al Sindaco Borsari, che non si può candidare un sindaco se si fa pagare l’aereo da un imprenditore. Tale dichiarazione, assume il carattere della delazione in quanto prima pubblicata su di un quotidiano territoriale, poi ritirata dallo stesso De Maria nel corso di una telefonata privata al Sindaco uscente seguendo una modalità poco convincente ed estremamente offensiva e per la carica istituzionale e per l'uomo Borsari: “…mi riferivo al sindaco di Pescara”
    Nel corso della presentazione del 5 febbraio il candidato sindaco Fiorini si è impegnato con i cittadini circa la possibilità di offrire loro una navetta per il trasporto dei lavoratori nella zona industriale, tale offerta è già attiva dal 16 febbraio '09
  15. il 13 febbraio 2009 alle ore 12 si è tenuta, nonostante lo sciopero generale del pubblico impiego, una conferenza stampa del PD di Zola Predosa nella prestigiosa sede istituzionale della sala Rossa della Provincia di Bologna, durante la quale sono state presentate alla stampa le dimissioni in massa e il COMMISSARIAMENTO del Comune di Zola Predosa
Borsari e il futuro di Zola Predosa
Il Sindaco uscente Borsari ha parlato al passato, doveva farlo per chiarire alcuni punti oscuri e passibili di mala interpretazione, ma si ripropone d'ora in poi di rivolgersi solo al futuro del territorio nel quale ha lavorato alacremente e con convinzione.
Vuole affrontare i problemi reali e le preoccupazioni che affliggono gli abitanti di Zola Predosa.
Vuole discutere circa i metodi che dovranno essere adottati a superamento delle difficoltà che inesorabilmente faranno capolino.
Sicuramente nella metodologia e nella politica paventata da Borsari mancherà ciò che per lui, come per tanti cittadini, è solo sterile propaganda distruttiva: il pettegolezzo populista, così caro a tanti esponenti partitici più politicanti che politici.
Borsari apre una sfida al candidato sindaco del PD, Stefano Fiorini.
Sfida che comprende il presenzialismo bilaterale nell'adeguato contesto del dibattito politico a confronto circa le reali necessità proiettate nell'imminente futuro di Zola Predosa.
Borsari insiste circa la volontà di rivolgersi a tutti i cittadini e di non fare accordi con la destra partitica, mantenendo fermo il principio che lo caratterizza: la scelta di vera democrazia e conseguente partecipazione attiva dei cittadini
Borsari sceglie la tutela degli interessi di Zola Predosa e dei suoi cittadini.
Borsari sceglie di candidarsi a Sindaco alla testa di una lista civica e di una coalizione di centro-sinistra e di essere sostenuto dai partiti della coalizione che ha amministrato Zola in questi ultimi 5 anni, escluso il PD che questa esperienza ha interrotto anzitempo, tradendo gli elettori.
Borsari sceglie di continuare l’azione amministrativa che ha caratterizzato il suo mandato di Sindaco con gli alleati leali ed operosi che fino ad oggi lo hanno affiancato.

Questi i 5 punti sui quali si è costituita la coalizione e attorno ai quali si vorrà realizzare il programma elettorale:
  1. ripensare la modalità relativa all'edificazione
    La variante Belvedere deve essere totalmente rielaborata, così come le modalità sin qui adottate in relazione all'edificazione in Zola Predosa. Alla base della rielaborazione occorre rispettare l'ambiente, utilizzare la bioedilizia, puntare sul risparmio energetico, la messa in sicurezza e la riqualificazione del territorio e non da ultimo l'abbattimento delle barriere architettoniche
  2. priorità assoluta risulta essere il sostegno alle famiglie e alle persone che ne abbisognino; non possiamo fingere di non vedere quanto e come stia aumentando la densità di popolazione e come, in sintonia con la recessione invalidante tutto il Paese, la crisi economica accentui tali bisogni
    Occorre rinforzare i servizi socio-sanitari, scolastici, gli asili nido, gli interventi a sostegno di anziani e/o fasce sociali deboli fornendo aiuti reali e concreti alle persone in difficoltà (lavoratori e pensionati in primis), perché solo in questo modo la Comunità tutta potrà giovare di una migliore qualità di vita da tutti i punti di vista.
  3. Il Comune deve impegnarsi nel sostegno del mondo del lavoro perseguendo sulla strada intrapresa negli ultimi anni attraverso la collaborazione con le imprese a sostegno dei servizi per aziende e lavoratori, a sostegno dell'innovazione, della concertazione, della qualificazione delle aree produttive. L'impegno comunale non può esimersi dal promuovere un centro di formazione professionale, come la qualità dei prodotti del territorio e il turismo culturale.
  4. Valorizzazione e sostegno alla cultura puntando su ciò che già esiste sul territorio, operando al fine di realizzare un polo culturale che, viste le complicate situazioni economiche in atto, potrà trovare un'ottima collocazione nell'appropriata ed esistente, oltre che funzionante,sede di Villa Edvige Garagnani attraverso la riqualificazione dell'attuale biblioteca
  5. Promozione della partecipazione quale requisito indispensabile alla costruzione di una Comunità competente a sostegno della concretizzazione di quella democrazia che avvolge e coinvolge tutti:
    offrendo occasioni di impegno destinate a cittadini ed associazioni nel rispetto dell'impegno stesso e della progettualità, quale espressione di promozione meritocratica a scalfire la desueta e distruttiva concentrazione di “potere decisionale” nelle mani di quei pochi che in virtù di tale privilegio tendono a considerare con diffidenza il rinnovamento, parte imprescindibile dalla cultura, quale viene intesa
    offrendo un ruolo privilegiato alle consulte comunali, alle assemblee di frazione e ad ogni ulteriore forma di aggregazione volta a dare voce alla partecipatività dei singoli quale strumento indispensabile nelle scelte dell'Amministrazione
    a sostegno del principio di trasparenza e partecipatività ci impegniamo a rendere pubblici i costi della politica, a documentare i dibattiti, le presenze effettive degli eletti garantendo giorno dopo giorno la massima trasparenza della cosa pubblica quale requisito indispensabile alla conduzione di una comunità democratica

    Facciamo vincere le idee e i fatti
    Facciamolo insieme, facciamolo per Zola

 

Guarda il filmatoIl caso del Sindaco G. Borsari, il futuro di Zola Predosa:
la Conferenza stampa del PD
NADiRinforma: prosegue l'osservazione di quello che la maggior parte dei cittadini zolesi definisce “L'Enigma Borsari” relativo alla bocciatura del Sindaco da parte del PD (lo stesso partito che lo supportò nel 2004) in carica alle prossime elezioni amministrative a Zola P.
Venerdì 12 febbraio '09 presso la Sala Rossa della Provincia di Bologna il gruppo del PD del Comune di Zola Predosa ha indetto una conferenza stampa dalla quale si legge testualmente:
alla luce della recente dichiarazione pubblica da parte del sindaco Giancarlo Borsari di candidarsi alle prossime elezioni amministrative con una lista alternativa al PD, i consiglieri e gli assessori del PD di Zola Predosa convocano una conferenza stampa ....L'incontro con la stampa sarà l'occasione per annunciare la iniziative che il gruppo PD del Comune di Zola Predosa intende mettere in campo.
All'incontro con la stampa saranno presenti Raffaele Donini, coordinatore dell'Esecutivo del PD di Bologna, Luca Rizzo Nervo, responsabile Enti Locali del PD di Bologna e tutti i consiglieri e gli assessori del PD del Comune di Zola Predosa

Il Sindaco in carica e la rappresentante dei cittadini rilasciano alcune dichiarazione a fine conferenza.
Consigliamo la visione, ad integrazione e comprensione, del filmato già pubblicato nel nostro archivio “Cittadinanza attiva: L'ENIGMA BORSARI (1° e 2 °parete)
 

 

Guarda il filmatoIl caso Borsari
 
NADiRinforma propone le dichiarazioni rilasciate nel dicembre 2008 dal Segretario del PD di Zola Predosa, Oriano Betti, e del Capogruppo di F.I., Lucio Vignoli, circa le ragioni che paiono sottendere la sfiducia al Sindaco in carica Giancarlo Borsari

 

Primavera Urbana
Vale la pena di lottare solo per le cose senza le quali non vale la pena di vivere
Un'esperienza di urbanistica partecipata - Zola Predosa
Resoconto:
Il 6 Febbraio a Zola Predosa è iniziato il seminario di urbanistica partecipata organizzato dal comitato “Enigma Borsari”.
E' un'esperienza che val la pena di seguire; è un tentativo di elaborare un programma elettorale (e non solo) con la partecipazione diretta dei cittadini.
Il comitato è nato per impedire la cementificazione di un'area protetta (il Belvedere) [...]
Leggi tutto..>>

 

 
Guarda il filmato Cittadinanza attiva:
“L'ENIGMA BORSARI” (1° parte)
 
NADiRinforma propone l'assemblea cittadina indetta dai cittadini di Zola Predosa (Bo) c/o il Centro Socio-Culturale G. Falcone di Riale (Bo) il 21 gennaio 2009.
I cittadini dinanzi alla delegittimazione del loro Sindaco, Giancarlo Borsari, da parte del suo stesso partito, nonché PD, si pongono alcuni quesiti in onore alla consapevolezza della loro capacità di partecipare al fine di decidere a chi affidare l'amministrazione del loro Comune nel prossimo futuro e al contempo di capire il perché di quella che oggi viene vissuta una sorta di “distorsione democratica” indotta dallo stesso partito che 4 anni fa promosse a pieni voti la candidatura di Borsari. Un'assemblea cittadina proposta e condotta secondo i principi basilari della democrazia nel corso della quale il Sindaco in carica viene sottoposto ad una serie di domande onde chiarire, comprendere ed infine decidere come muoversi nell'ambito di una Comunità, come quella zolese, che da anni viene portata ad esempio in tutta la Provincia di Bologna, quale espressione di calda ed accogliente democrazia partecipativa applicata.
Il Sindaco Giancarlo Borsari persevererà nell'ascolto dei suoi cittadini e, malgrado la bocciatura del suo partito, si candiderà ancora ? >>>> segue
Per informazioni: enigmaborsari@gmail.com
Guarda il filmatoCittadinanza attiva:
“L'ENIGMA BORSARI” (2° parte)
 
NADiRinforma - (2° parte) - dell'Assemblea Cittadina di Zola Predosa che, tra le altre si pone le seguenti domande:
A che punto è il mistero della sconfessione del sindaco Giancarlo Borsari ad opera della dirigenza del suo partito ?
E' stata raddrizzata la distorsione democratica con cui il partito di maggioranza ha aperto una campagna di delegittimazione del sindaco al di fuori della casa “Comune” ?
Il “mulino gazzino”del PD: “Primarie sì.. Primarie no”, a cui Borsari non avrebbe in ogni caso partecipato, si è concluso sul NO ! E' superfluo chiedergli perché non avrebbe partecipato ?
Perché “l'ENIGMABORSARI” vede come unico candidato credibile colui che non si sa ancora se si candiderà ?
Che faranno gli altri partiti della attuale coalizione ?
Giancarlo Borsari intende mantenere la sua discontinuità sul decisionismo e sulla cementificazione ereditati dalla precedente amministrazione ?
E su Struttura urbana, Infrastrutture, Viabilità, Manutenzione del territorio, Riciclaggio, Servizi sociali, Scuola, Cultura, Sport, Immigrazione, Commercio a quale futuro pensa ?
Parteciperà ai laboratori organizzati da “EnigmaBorsari” su “Democrazia partecipata  e Urbanistica sostenibile”?
Rane di Zola Predosa
Inserito da Zappik il 2 febbraio, 2009 - 10:46
Commento di lunedì 1 febbraio: Un Sindaco Coraggioso
C'è chi prende il concetto di rinnovamento in modo serio nel 2004 Ds di allora proposero Giancarlo Borsari come sindaco di Zola Predosa. Un volto nuovo per rinnovare la politica. Il neo eletto alla cittadina predemontana prese sul serio il suo lavoro e si buttò con passione all'amministrazione della cosa pubblica, a cominciare dalla dura polemica sostenuta con i vertici della Fini Compressori per la difesa di posti di lavoro messi a rischio in zona. Un'altra grossa grana da sbrogliare fu di carattere ambientale: la cementificazione del territorio apparecchiata dalla giunta precedente che aveva incontrato l'opposizione delle maggiori organizzazioni ambientaliste della zona. Borsari, invece di navigare in acque tranquille e voltarsi dall'altra parte, volle vederci chiaro. Prese i tempi necessari per studiare il problema ed alla fine mise uno stop alla speculazione che accomunava giri buono della politica ed economici della città. Racconta il Carlino: " Villette, la resa dei conti Zola, costruzioni in collina: scontro tra il sindaco e il suo partito . "...Una variante urbanistica su cui si erano concentrate le critiche dell'associazione Zeula, un comitato di cittadini che ha raccolto più di 1500 firme contro l 'edificazione di case che dal numero iniziale di 60 era stato sceso a 48 appartamenti . Su questa posizione poi si erano affiancati anche il Wwf e Legambiente rappresentata da Claudio Corticelli che a inizio settiman a ha ribadito la contrarietà alla `variante Belvedere' nella veste di nuovo referente dell 'Italia dei valori di Zola. «La mia maggioranza mi ha lasciato solo a portare avanti un'operazione urbanistica che alla luce della nuova situazione non è più sostenibile», ha spiegato Borsari che ha reso pubblici una serie di documenti che fanno risalire al suo predecessore, Giacomo Venturi, la paternità dell 'operazione. "
Coraggio pagato a caro prezzo con le elezioni successive dove il Pd decide di non ricandidare Borsari per riprendere a tessere vecchie trame lasciate a metà. Borsari si appella alla democrazia e chiede la controprova delle primarie. La risposta del partito è secca: niente consultazioni popolari, decidiamo noi. Evidentemente il sindaco uscente gode di troppi consensi nell'elettorato di centosinistra per rischiare una consultazione che potrebbe mettere a rischio la speculazione edilizia. Questo mentre a livello nazionale il loft veltroniano replicava sdegnato alle accuse sulla questione morale.
Borsari non molla e si organizza in una lista civica assolutamente concorrenziale alle imminenti elezioni amministrative.
Allora il Pd ci ripensa e vara le primarie (ma senza Borsari) e trova una miriade di candidati di faciata per un unico nome su cui veramente puntare.
Poi comincia l'opera di demolizione del nuovo nemico da battere e criminalizzare. Donini, coordinatore dell'esecutivo provinciale dice al Resto del Carlino: " Borsari non sa fare squadra e adesso è fuori dal Pd (leggi non sta stare agli ordini)" Sulle non primarie effettuate spiega ancora Donini: " ...preferiamo lavare i panni sporchi in famiglia. Perciò già in maggio i dirigenti locali gli hanno manifestato i problemi e lo hanno invitato a prendere atto della situazione. Lui (Borsari ndr) ha chiesto una consultazione più ampia , che peraltro ha confermato la sfiducia della base degli elettori che al cinquanta per cento a Zola votano Pd” . Dunque i panni sporchi si sono lavati tra dirigenti locali, con non meglio definiti militanti ed altrettanto indefinite associazioni, più " quelli che lavorano alle Feste dell'Unità ( finalmente si avvera l'utopia leninana della cuoca al comando della locomotiva...)".
Sembra di stare nella Bulgaria del 1957, siamo invece nella provincia di Bologna del 2009.
Non sappiamo come finiranno le elezioni in primavera a Zola Predosa. Conosciamo già però il percorso di autodistruzione del Pd che annichilendo le novità di buona politica allontana sempre più da sé la speranza di un cambiamento possibile e,cosa ben più grave, toglie alla politica il senso e l'interesse delle lavoratrici e dei lavoratori.
Tutto il resto é silenzio e barriere elettorali.

Zola Predosa: Comune commissariato
 
Il commissariamento deciso dopo l'uscita dalla giunta del Pd in polemica col sindaco  Borsari che protesta: «Non siamo mica mafiosi. Così si blocca la costruzione di 2 asili nido ». Il Pd: «Mente sapendo di mentire». (17.02.2009)
 
Zola Predosa: scioglimento anticipato?
 
14 consiglieri e 3 assessori del Pd danno le dimissioni : «Il sindaco ci tiene fuori dalle scelte di urbanistica». Giancarlo Borsari : «Con questa decisione non potremo bloccare la variante che tutela la collina ». (13.02.2009)
 
“Enigmaborsari”: a Zola nasce una lista civica alternativa al PD
 
Oltre 500 cittadini “non rassegnati” si autorganizzano per sostenere il loro sindaco Giancarlo Borsari scaricato dal PD . Solo un fatto locale o il segnale della disgregazione del PD anche sul suolo emiliano? (31.01.2009)
 

 

Giancarlo Borsari

Sindaco di Zola Predosa
Giancarlo Borsari è nato a Bologna nel 1962, ed è sposato dal 1999.

Diplomato in elettronica, svolge l'attività di agente di commercio nel settore dell'automazione industriale. Nel gennaio 1991 è chiamato a far parte dell'Unione Comunale del PDS di Zola Predosa, incaricato del periodico locale "Portoni Rossi". Nel marzo 1995 viene eletto coordinatore comunale del partito, incarico che mantiene fino a dicembre 1996. In questo periodo si impegna nel Comitato Prodi, fa nascere il Comitato dell'Ulivo e coordina la campagna elettorale dell'aprile 1996. Nel 1999 viene eletto Consigliere comunale.
In questa veste, fa parte della Commissione Bilancio, per poi diventare nel settembre 2002 Presidente della Commissione Servizi alla Persona. E' tra i promotori del Comitato "Zola Solidale". Ama molto leggere e va volentieri in bicicletta.
Il Sindaco viene scelto direttamente dagli elettori nel corso delle elezioni amministrative e dura in carica 5 anni. E' responsabile dell'Amministrazione comunale e ha la rappresentanza dell'intera comunità locale. Il Sindaco nomina gli Assessori, ne promuove e ne coordina l'attività nell'unità di indirizzo politico ed amministrativo. Ha, inoltre, competenze di coordinamento e di sovrintendenza di tutti i Servizi comunali, in collaborazione e con l'ausilio del Segretario Generale.
In ragione della sua titolarità di Capo dell'Amministrazione comunale, il Sindaco cura, coordina e persegue gli interessi della Comunità locale, tenuto conto delle esigenze avvertite e delle necessità manifestate dai cittadini.
All'inizio del suo mandato presenta al Consiglio Comunale gli indirizzi programmatici  che intende perseguire.
Inoltre al SINDACO, GIANCARLO BORSARI competono le attribuzioni meglio specificate nella Legge e nel Capo III° del Titolo III° dello Statuto, e ha mantenuto in capo a sè le seguenti deleghe:
Contatti
Il Sindaco riceve, su appuntamento, il giovedì pomeriggio e il sabato mattina.
E' possibile comunicare direttamente col Sindaco scrivendo all'indirizzo E-Mail
sindaco@comune.zolapredosa.bo.it
Per appuntamento o ulteriori informazioni:
Segreteria del Sindaco
Tel 051.61.61.606 fax 051.75.99.22
e-mail segreteriasindaco@comune.zolapredosa.bo.it

 

Dispotismo
All'alba della democrazia moderna, subito dopo la guerra, qualche buona intenzione in America poteva anche esserci. Lo dimostrerebbe questo filmato, che tenta di stabilire dei parametri reali, e non solo formali, per misurare lo stato di effettiva eguaglianza fra le persone nel paese. Che cosa si possa poi aver perso per strada ce lo suggerisce, profeticamente, il filmato stesso.
Massimo Mazzucco
Visita il sito www.luogocomune.net

 

Democrazia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

«La vita di un popolo non consiste nel diritto di eleggere i propri rappresentanti, ma nell'invigilarli, nel dirigerli sulla via, nel trasmettere loro la propria ispirazione. Nelle piccole repubbliche antiche, il popolo era chiamato a decidere intorno le leggi proposte. Nei grandi Stati moderni, l'associazione deve supplire all'esercizio impossibile di quel diritto. L'opinione del Paese dovrebbe legalmente, normalmente rivelarsi al governo intorno a ogni cosa che tocca i più.» Aurelio Saffi
«Spesso abbiamo stampato la parola Democrazia. Eppure non mi stancherò di ripetere che è una parola il cui senso reale è ancora dormiente, non è ancora stato risvegliato, nonostante la risonanza delle molte furiose tempeste da cui sono provenute le sue sillabe, da penne o lingue. È una grande parola, la cui storia, suppongo, non è ancora stata scritta, perché quella storia deve ancora essere messa in atto.» Walt Whitman , Prospettive democratiche
Il termine democrazia deriva dal greco d?µ?? (démos) : popolo e ???t?? (cràtos) : potere, ed etimologicamente significa governo del popolo .
Il concetto di democrazia non è cristallizzato in una sola versione o in un'unica concreta traduzione, ma può trovare ed ha trovato la sua espressione storica in diverse espressioni ed applicazioni, tutte caratterizzate peraltro dalla ricerca di una modalità capace di dare al popolo la potestà effettiva di governare.
 
Democrazia diretta e democrazia rappresentativa
Una prima classificazione della democrazia può essere tra democrazia diretta e democrazia indiretta.
La Svizzera è una delle poche repubbliche al mondo che funzionano con il meccanismo della democrazia diretta.
Strumenti di questa democrazia diretta sono il referendum abrogativo e il referendum propositivo, che possono essere indetti da Parlamento e Governo o direttamente dai cittadini, tramite le petizioni di firme. La Costituzione disciplina le materie che devono obbligatoriamente essere sottoposte al voto popolare. Fra queste: qualsiasi modifica alla Costituzione e l'introduzione di codici di leggi come quello civile e penale.
Evoluzione storica del concetto di Democrazia (per approfondire, vedi la voce Storia della democrazia)
 
La democrazia è una forma di stato che, nella moderna sua accezione, si è affermata in modo particolarmente significativo nella storia contemporanea.
Tuttavia, nell'arco di più di due millenni, il concetto di democrazia ha vissuto una continua evoluzione, subendo importanti modificazioni nel corso della storia.
Le prime definizioni di democrazia risalgono all'antica Grecia .
Un esempio è il principio aristotelico che distingue fra tre forme pure e tre forme corrotte di governo: monarchia (governo del singolo), aristocrazia (governo dei migliori) e politía (governo di molti), esse secondo il filosofo rischiavano di degenerare rispettivamente in dispotismo, oligarchia (governo di un'élite), e democrazia (potere gestito dalla massa e succube della demagogia).
Sul moderno concetto di democrazia hanno avuto grossa influenza le idee illuministe , le rivoluzioni del XIX secolo , in particolare la Rivoluzione francese con il suo motto di libertà , uguaglianza e fratellanza . Sia la carta costituzionale americana del 1787 che quella francese del 1791 vertevano sul principio della separazione dei poteri ( legislativo , esecutivo , giudiziario ). Il suffragio universale , il primato della costituzione e la separazione dei poteri sono le basi della democrazia rappresentativa.
Un'altra importante caratteristica delle democrazie moderne è la separazione tra Stato e Chiesa , cioè l'indipendenza da tutte le religioni . Questo principio è strettamente connesso con quello della laicità dello stato.
In seguito si è diffuso il concetto che una democrazia moderna debba avere anche una stampa libera, evidenziando così un quarto potere .
Per molti oggi ai poteri esistenti bisogna aggiungere delle authority , come quella che garantisce la concorrenza e quella che si occupa della privacy (riservatezza) dei cittadini e dei loro dati personali.
Ma non bisogna dimenticare Sen , indiano il quale chiarisce che la democrazia non è un'invenzione dell'Occidente: "Quella che va corretta è la tesi, frutto solo d'ignoranza, dell'eccezionalismo occidentale in materia di tolleranza ". A questo proposito Sen cita l'editto di Erragudi, emanato nel III secolo AC in India , un manifesto alla tolleranza.
In definitiva oggi il concetto di democrazia è visto in modo dinamico, come una necessità per la forma di governo di adattarsi agli sviluppi economici e sociali in modo da garantire al popolo i diritti fondamentali .
 
Differenza tra la democrazia degli antichi e democrazia liberale
Già Benjamin Constant nel Settecento aveva mostrato le differenze tra la concezione della democrazia degli antichi e quella dei moderni. Il teorico della liberaldemocrazia Robert Alan Dahl parla di tre percorsi storici:
  1. democrazia delle città-stato ;
  2. democrazia degli Stati-nazione ;
  3. democrazia cosmopolita .
In tale approccio la differenza tra la democrazia antica e moderna sta nel fatto che nella prima prevale il concetto di eguaglianza, nella seconda prevale l'idea di libertà. Per tale motivo, mentre la democrazia antica funzionava col sistema della partecipazione dei cittadini (esclusi gli schiavi, gli stranieri e le donne) tramite i meccanismi del sorteggio e della rotazione, le democrazie liberali si fondano sulla competizione tra candidati e sul meccanismo della delega tramite elezioni.
La democrazia partecipativa classica era possibile in epoca antica grazie a determinate condizioni: la sovranità limitata ad una sola città, la cui popolazione raramente superava i 100.000 abitanti; i diritti politici riconosciuti a una ristretta fetta di popolazione, poiché erano esclusi quasi i tre quarti degli abitanti (donne e schiavi). La Grecia delle poleis, la Roma repubblicana e in parte i Comuni italiani tra XII e XIV secolo sono i luoghi e i periodi storici in cui questo tipo di democrazia poté realizzarsi.
Alcuni pensano che le moderne tecnologie elettroniche e di telecomunicazioni potrebbero oggi consentire forme di democrazia diretta in qualche modo analoghe (ad esempio tramite la partecipazione di politici e cittadini al dibattito sul web, all'utilizzo della firma digitale per la raccolta delle 50000 firme per depositare un disegno di legge o le 500000 per indire un referendum abrogativo).
In età moderna Rousseau tentò di far rifiorire il concetto di democrazia degli antichi. I giacobini e poi i socialisti si fecero interpreti di questa idea. Il presupposto della democrazia liberale moderna, cioè il principio della rappresentanza, fu proposto tra i primi da John Stuart Mill ed è oggi alla base dei regimi democratici.
 
L'affermazione delle democrazie europee moderne
Gli studi sulla modernizzazione , in particolare quelli di Barrington Moore , si sono focalizzati sulle precondizioni che hanno consentito l'affermarsi in Europa della democrazia moderna. Secondo questi studi, fondamentale fu l'equilibrio di poteri che si creò tra la monarchia assoluta , tesa a limitare il crescente potere della nobiltà, e la nobiltà stessa che fu sempre abbastanza forte da contrastare il potere tendenzialmente assoluto della corona. Questo equilibrio facilitò l'instaurazione del parlamentarismo (in primo luogo in Inghilterra ). Inoltre la borghesia urbana, col suo naturale interesse per la garanzia dei diritti civili e politici - innanzitutto la proprietà privata - e l'evoluzione mercantile dell' aristocrazia terriera, favorì la democrazia, portando ad un'alleanza tra aristocrazia possidente e borghesia, insieme ad una tenue liberazione dei contadini dai vincoli feudali. L'assenza di una coalizione aristocratico-borghese contro contadini e operai fu una precondizione necessaria, tuttavia, per evitare lo stritolamento della democratizzazione negli strati più bassi della popolazione. Infine, le rivoluzioni - inglese , americana , francese - portarono alla definitiva affermazione della democrazia, estirpando l'elite agraria, distruggendo i vincoli feudali e portando operai e contadini nei processi di governo.
 
I diritti di cittadinanza
Per diritti di cittadinanza s'intende l'insieme dei diritti civili, diritti politici e diritti sociali che sono alla base della democrazia moderna. Essi giungono alla loro piena affermazione nel XX secolo . La loro estensione alle classi basse della popolazione dipende infatti dall'evoluzione del concetto di Stato a quello di nazione e da quello di sudditi a quello di cittadini.
 
La cultura democratica
Un fattore chiave in una democrazia è la presenza, all'interno di una nazione, di una cultura democratica (una "democrazia politica" senza cultura democratica diffusa nei cittadini non sarebbe una democrazia). Fra i pensatori politici e i filosofi che hanno sollevato dibattiti su questa questione c'è John Dewey , nella sua rilettura [1] di Ralph Waldo Emerson , da lui considerato "il filosofo della democrazia", essenziale per una cultura democratica. Altri pensatori dedicatisi alla questione sono Hannah Arendt e George Kateb .
 
Le contraddizioni della democrazia
Studi recenti di economisti e matematici mostrano come la democrazia non sia qualcosa di compiuto e ben definito, come si tende a credere nel senso comune. In effetti un approccio filosofico tende a considerare la democrazia un concetto intrinsecamente imperfetto. [2]
La prima critica che si fa alla democrazia è il paradosso insito in se stessa, ovvero se la maggioranza delle persone desiderasse un governo antidemocratico, la democrazia cesserebbe di esistere. Tuttavia se si opponesse cesserebbe di essere democrazia in quanto andrebbe contro alla volontà della maggioranza. Quindi in pratica la democrazia non può esistere, è solo una teoria utopica. Un esempio di questo tipo è quello di un Paese a maggioranza islamica nel quale un partito porta i leader religiosi al potere, disconosce la laicità dello Stato, e desidera instaurare una teocrazia; oppure di un orientamento politico che rifiuta la Costituzione e di indire nuove elezioni democratiche.
In secondo luogo si puntualizza un fattore semantico troppo spesso volutamente frainteso: le parole "democrazia" e " libertà " non sono sinonimi. Ogni sistema politico può essere democratico o non democratico. In ogni sistema politico può esserci libertà oppure non esserci. Ma queste due parole non necessariamente vanno di pari passo. In un sistema può esserci democrazia senza libertà, e può esserci libertà senza democrazia.
Di seguito alcuni risultati.
 
Libertà d'opinione e diritti
Il nobel Amartya Sen ha dimostrato [3] che se valgono sia il principio di libertà di opinione che quello di unanimità allora un individuo può avere al più dei diritti. Ossia:
  1. la libertà di opinione è meramente fine a se stessa;
  2. la società può essere vincolata a tenere conto al massimo delle preferenze di un solo individuo e ad andare contro quelle degli altri.
Voto
Kenneth Arrow ha dimostrato [4] che se valgono il principio di unanimità, di dipendenza dal voto e libertà di opinione allora esiste un dittatore. In altri termini, in una democrazia come correntemente intesa in occidente, le decisioni sociali riflettono sempre le preferenze di un solo individuo (e per estensione di una sola classe sociale: quella dominante).
Rappresentanza
Michel Balinsky e Peyton Young hanno dimostrato [5] che non esiste alcun sistema di distribuzione dei seggi in grado di soddisfare i principi di proporzionalità e monotonicità. In altre parole è possibile che un partito, pur aumentando i consensi rispetto ad un altro, perda dei seggi.
Elitismo e fascismo
Nel ventesimo secolo la maggior critica alla democrazia arrivò dai teorici dell' Elitismo : Gaetano Mosca e Vilfredo Pareto , poi Robert Michels e altri.
La teoria dell'elite fu ripresa dal fascismo . Difatti il suo capo Benito Mussolini riteneva che la moderna democrazia di origine illuminista non fosse altro che una subdola dittatura massonica [6] . Come soluzione il fascismo attuò la dittatura, ma quando anche questa rivelò tutte le sue falle, cercò all'ultimo di presentare un'alternativa democratica, la democrazia organica , mai effettivamente attuata.
Note
  1. ^ J. Dewey, Emerson - The Philosopher of Democracy , in "International Journal of Ethics", 13, 405-13, July 1903.
  2. ^ Gallie W.B. 1956, Essentially contested concepts, in Proceedings of the Aristotelian Society
  3. ^ Amartya Sen, Collective choice and social welfare , Holden-Day, 1970.
  4. ^ Kenneth Arrow, Social choice and individual values , Yale University Press, 1951
  5. ^ Michel Balinsky e Peyton Young, Fair representation , Yale University Press, 1982.
  6. ^ Richard Collier, "Duce! Duce! Ascesa e caduta di Benito Mussolini", Mursia, 1971, pag. 129
Le promesse mancate della democrazia secondo Norberto Bobbio
 
Nel campo dell'etica pubblica e del funzionamento della democrazia, lo sguardo è attratto attualmente, più che dall'inne­gabile successo delle liberaldemocrazie nei confronti dei totali­tarismi succedutisi nel XX secolo, dalle pulsioni di insofferen­za, di disagio, di protesta che affiorano. Si tratta di condizio­ni che il cittadino avverte quasi con naturalezza, poiché le incontra quotidianamente nella esistenza sociale. Altre sono forse più remote dalla percezione immediata, ma non per questo meno rile­vanti, potendo anzi minare più in profondità le basi della vita comune. Nell'insieme esse disegnano una diffusa "e­clissi del politico": Dopo la sua straordinaria enfasi promossa dalle grandi ideologie intramondane del XX secolo, di cui il "tutto è politica " del '68 e dintorni era una formula perfetta, il pendolo si è portato dalla parte opposta. Alla politica si chiedono senza entusiasmo poche e limitate cose: uno Stato legge­ro, un'amministrazione onesta ed efficiente, una fiscalità mode­rata, ecc. Aspirazioni non irragionevoli, che nel contempo testi­moniano di un notevole declino dell'elemento proiettivo e dinami­co della vita civile.
Esiste una serie di critiche e di insoddisfazioni elevate verso la democrazia liberale in nome dello stesso ideale liberal-democratico , dal quale le società reali si sono allontanate più o meno seriamente, per cui esse non risultano in pari con le loro promesse. Viene avvertito uno scarto tra ideale e vita sociopo­litica reale, ed esistono promesse non mantenute della liberalde­mocrazia . Il fatto capitale è che le liberaldemocrazie erano partite baldanzosamente, formulando pro­messe che, risultate più o meno disattese, formano oggi un nutrito cahier de doléance .
Secondo Norberto Bobbio è possibile raccogliere in sei punti le loro promesse non mantenute. Facendo riferimento alla classificazione di questo autore, è opportuno premettere, come si vedrà meglio poi, che non tutti i singoli punti risultano di uguale persuasività. Ma ecco la sua elaborazione:
1) Le democrazie, nate da una concezione individualistica che nelle sue varianti radicali immaginava società e Stato senza corpi intermedi, vedono oggi l'esteso intervento di grandi gruppi e associazioni;
2) si manifesta una rivincita degli interessi con conseguente passaggio dalla rappresentanza politica, priva di mandato impera­tivo, alla rappresentanza degli interessi, in cui il rappresen­tante opera come delegato o procuratore del delegante, e perciò con un mandato sostanzialmente imperativo. I deputati dei Parla­menti attuali in teoria rappresentano l'intero popolo e sono privi di vincoli di mandato; in pratica spesso rappresentano singoli gruppi, associazioni, lobbies e i loro interessi; e sono vincolati alla disciplina di partito e non di rado alle direttive personali del segretario politico;
3) la persistenza di poteri oligarchici con la scarsa presenza di élites realmente alternative e in concorrenza per ottenere il voto popolare;
4) i limitati spazi sociali in cui vige la regola del voto: ne sono infatti esenti l'impresa economica e il potere burocratico-amministrativo ;
5) la persistenza dei poteri invisibili, degli arcana imperii , contro l'ideale democratico della trasparenza del potere;
6) la mancata educazione alla cittadinanza dei cittadini, per cui sono cresciuti i fenomeni di apatia politica e il numero di coloro che vota non in base ad un'opinione politica, ma a corposi interessi particolari.
Nella classificazione di Bobbio, che coglie adeguatamente i dilemmi della rappresentanza, delle oligarchie, ecc., vi sono alcuni punti che meritano ulteriore discussione, perché sembrano tributari di una concezione marcatamente individualistica della democrazia. Fa infatti parte dell'idea di una democrazia persona­listico-comunitaria che i suoi protagonisti non si riducano solo all'individuo da un lato, e allo Stato e/o al mercato dall'altro, ma che le formazioni sociali intermedie - tra cui in primo luogo la famiglia - giochino un ruolo essenziale. Una democrazia fonda­ta sul primato ontologico e assiologico dell'individuo ha radici razionalistiche e giacobine (si pensi alla legge Le Chapelier del 1794, che abolì in Francia ogni gruppo sociale intermedio), ed è tra le altre cose all'origine di un deficit sistematico delle liberaldemocrazie nell'assegnare adeguato riconoscimento alla famiglia, quale cellula fondamentale della società e grande forma della socialità e comunicazione umane. Indebolire la famiglia è indebolire l'intera società. Errore analogo è ritenere che la famiglia debba sostenersi e difendersi da sola, e non abbia bisogno dell'appoggio delle leggi. Le famiglie non possono ricevere dai poteri pubblici come favore ciò che loro spetta come diritto.
In ogni caso l'elenco elaborato da Bobbio, riferendosi soprat­tutto a sfide di ordine politico istituzionale, va integrato per includervi quelle di ordine morale, antropologico ed economico: le istituzioni di una società libera e giusta devono essere nutrite da solide basi intellettuali e morali, e la ricerca per stabilire i fondamenti intellettuali della liberaldemocrazia come società aperta è parte essenziale per giungere alla "buona socie­tà". Forse la strada migliore per procedere sta nel formare un elenco delle maggiori sfide attuali, che a mio avviso risultano:
a) la questione della vita, in specie dell'ingresso e dell'uscita da essa con gli interrogativi sull'aborto e l'eutanasia. Essa rappresenta forse la nuova frontiera e il massimo problema delle liberaldemocrazie;
b) connesso a questo argomento è il nodo del relativismo etico, ossia l'assunto avanzato da correnti illuministiche e "laiche" che una decente liberaldemocrazia , assegnando il più vasto spazio alla libertà, debba fondarsi su una molteplicità di codici mora­li, su un pluri-verso invece che un uni-verso etico;
c) richiede poi attenzione lo spostamento abbastanza esteso verso forme di democrazia procedurale, dove le regole del gioco vengono ad assumere importanza preponderante nei confronti dei contenuti. Abbastanza appariscente è l'idea che quanto conta non sia il risultato ma il metodo seguito per raggiungerlo;
d) infine la tendenza ad una crescente separazione tra pubblico e privato: un pubblico dove lo Stato cerca di garantire la rule of law e un privato molto esteso, entro cui si collocano tanti momenti del mercato, e dove si verifica la coniugazione di stili di massa con la decisa scelta dell'individuo per la propria singola autopromozione . A questo livello si colloca una delle sfide più impegnative, ossia la crescita dell' anomia delle persone e la dissoluzione dei legami sociali.
Vittorio Possenti
Ordinario di Filosofia Morale all'Università di Venezia
e membro del Comitato Nazionale di Bioetica
 

 

 

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