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NOI DICIAMO NO AL RAZZISMO
 
Quei richiedenti asilo scomparsi dalle statistiche
di Bruna Iacopino tratto da Articolo 21


“Su questi barconi di migranti non vi sono richiedenti asilo...” con queste parole il premier ha voluto liquidare la questione sollevata dall'alleato, nonché presidente della Camera Gianfranco Fini, che in questa fase non ha smesso di alzare la voce, contro le scelte effettuate in termini di politiche migratorie dal Ministro leghista e sostenute a spada tratta dal Governo. L'affermazione del premier si presta, tuttavia a una duplice smentita...
: in primo luogo nessuno si è preoccupato di verificare ne la nazionalità ne l'identità delle persone che si trovavano su quei barconi giacchè il respingimento (parole che poco piace a Berlusconi ma che descrive esattamente quanto sta avvenendo) è avvenuto nell'immediato, in secondo luogo i dati statistici a cui fa riferimento non sembrano collimare con quelli ufficiali. Stando infatti ai dati resi pubblici a marzo di quest'anno dal Centro Astalli ( forniti dalla Commissione Nazionale per il Diritto d'Asilo) e relativi all'anno precedente, le richieste di asilo nel nostro paese avrebbero subito una flessione del 100%.
Nel 2008 le istanze pervenute ammontano a  31.097, di queste  1.695 hanno visto riconosciuto il diritto di asilo, mentre a 7.054 è stata riconosciuta la protezione sussidiaria ( status, al pari di quello di rifugiato, che viene riconosciuto dalla Commissione territoriale competente in seguito alla presentazione di domanda di protezione internazionale e rilascia un permesso di soggiorno di tre anni contro i 5 di un rifugiato), 10.232 le domande ancora in attesa di esame, a cui si aggiungono le richieste rimaste in sospeso per l'anno 2007, 544, a fronte delle 1.408 approvate.
In occasione della giornata mondiale del rifugiato, che si celebra il 20 giugno, l'UNHCR, lo scorso anno aveva reso noto che attualemnte gli sfollati nel mondo ammontano a 40 milioni di individui in fuga da guerre, dittature e conflitti, di questi 26 milioni sarebbero sfollati interni mentre altri 11 milioni sono a tutti gli effetti “senza terra”, in cerca di quella protezione umanitaria che sempre più difficilemnte viene concessa. Secondo quanto denuncia la Caritas italiana, 4 migranti su 10 si vedono negare lo status di rifugiato, il motivo risiederebbe anche nella procedura impiegata: “ Il diniego- spiega Le Qyen Ngo Dilh, responsabile della Caritas nella capitale- può avvenire per vari motivi e la stessa casistica, anche a livello europeo, è davvero eterogenea. Tuttavia è comune a tutti il forte stress dei candidati al momento dell'audizione; le persone sono molto emozionate e rischiano di far confusione, il colloquio dura spesso meno di 20 minuti, un tempo in cui i migranti devono rivivere gravi traumi, farlo in modo autentico senza però avere prove che documentino i drammi vissuti.”
Lo scorso anno in Italia a richiedere asilo politico sono stati cittadini provenienti dalla Nigeria (5.333), Somalia (4.473), Eritrea (2.739), Afghanistan (2.005) e Costa d'Avorio (1.844), facendo dell'Italia il quarto paese al mondo per le richieste pervenute.
Il motivo, secondo Laura Boldrini , starebbe nella nostra vicinanza, soprattutto geografica, alle zone di guerra e conflitto nel mondo.
Ma non sono solo i confitti e le guerre a spingere alla fuga: bisogna infatti considerare il sempre più ampio fenomeno dei mutamenti climatici, la desertificazione ( per esempio) che crea nuove ondate migratorie e causa carenza naturale di cibo ( in luoghi in cui l'agricoltura e la pastorizia sono ancora le attività primarie) e dunque impossibilità di sostentamento, nonché le catastrofi naturali che in questi ultmi anni hanno drammaticamente segnato le aree più povere del pianeta mietendo morte e distruzione.
Il riferimento, poi, alle cifre ingenti pagate dai migranti per raggiungere le nostre coste lungi dall'essere letto come frutto di un'organizzazione criminale di cui gli stessi migranti sarebbero “complici” ( rimettendoci di tasca propria, poi) rappresenta invece una delle tante piaghe contemporanee, quella “tratta umana” duramente condannata nel documento Durban II e non sottoscritta dal nostro paese.

 

Una ricetta italiana per Maroni

Il caso esemplare di Riace,
mentre la destra si schiera senza pudore contro una società multietnica
di Gian Luca Ursini
11/05/2009
Proiettili sui portoni dei bar. Proiettili contro i circoli giovanili; infine, l'avvelenamento dei tre cani del sindaco, gli amici più fedeli. Così si fa politica in Calabria. Nella Locride, provincia di Reggio, territorio di faide tra clan Strangio, Pelle e Vottari.
Un altro mondo possibile. Che dà fastidio Così si vuole eliminare un personaggio scomodo, che in una terra di profitti astronomici per l'economia illegale, (34 miliardi di euro il giro d'affari annuo delle ‘ndrine dice il procuratore antimafia di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone) cerca di risollevare un paesino di 1.700 anime facendo fruttare la presenza di rifugiati e immigrati curdi. Il sindaco è Domenico Lucano, Mimmo per tutti, fin dai tempi in cui si dannava per trovare tetto e lavoro alle decine di curdi arrivati sulle coste joniche negli anni '90; ‘Mimmo dei Curdi' prima ancora di vincere le elezioni con una lista civica ("di sinistra, semplicemente" precisa lui) "Un'altra Riace è possibile". Prima di Mimmo Lucano il paesino jonico era conosciuto solo per il ritrovamento dei Bronzi nel 1982.
Adesso le elezioni si avvicinano: in vista del 7 giugno si intensificano le intimidazioni; una settimana fa polpette avvelenate uccidono due dei tre trovatelli di Mimmo; quella prima ancora i banditi indirizzano i proiettili calibro 6,5 contro la porta della trattoria ‘Donna Rosa' dove si riuniscono gli amici della lista civica, pochi giorni dopo aver sparato nella notte contro il portone del circolo ‘Città Futura'. Un gruppo di amici che deve dare molto fastidio a certi riacesi.
Come danno fastidio i progetti di Mimmo, che danno lavoro come istruttori a oltre 30 ragazzi del posto e una speranza a un numero variabile tra 50 e 100 migranti extracomunitari, "creando un circolo economico virtuoso che ha portato a Riace anche parecchi turisti nordeuropei e ha permesso a bar e ristoranti di assumere altri giovani - sintetizza il sindaco - La nostra scelta di accogliere e integrare i migranti non dà solo lavoro ai nostri calabresi che si sono riadattati come docenti ai corsi d'inserimento professionale (dalla vetreria ai corsi di ricamo e cucito per le ragazze somale) ma attira anche un indotto che ha fatto rinascere un borgo che a inizio anni'70 contava il doppio di abitanti e che si era svuotato nel corso dell'ultima grande migrazione verso Genova Milano Torino".
Se l'integrazione costa meno dei CPT "Grazie ai migranti Riace è passata dalla rassegnazione per una morte civile, al riscatto economico", secondo Lucano.
Forse un caso simbolo come quello delle 1700 anime di Riace che accolgono un centinaio di profughi etiopi somali, curdi afgani e iracheni può dar molto fastidio a chi persegue il modello dei Centri di identificazione, un tempo Cpt. "Dal secondo governo Berlusconi abbiamo aderito al bando del ministero dell'Interno per la presa in carico dei migranti in attesa dello status di rifugiato e per i migranti in via di identificazione, che a noi costano 20 euro al giorno a testa." Il costo per migrante in un centro d'identificazione come Lampedusa? "In media vanno dai 60 ai 70 euro a testa giornalieri, credo che Lampedusa sia intorno ai 66 euro". Un bel risparmio, non c'è che dire. E in giro per Riace non vedrete un poliziotto. "Mi stupisco delle reazioni di certi sindaci che vedono la presenza di migranti come un problema di ordine pubblico - chiude Lucano - dopo l'emergenza dei mesi passati, quando a Lampedusa continuavano a sbarcare ragazze e ragazzi giovani ma anche molti cadaveri, sono rimasto colpito negativamente dalla risposta della signora Letizia Moratti, che ha offerto da Milano ospitalità per 20 migranti. Forse anche in risposta a questo atteggiamento il consiglio comunale ha deciso di offrire ospitalità per duecento di loro". L'esempio di Lucano è contagioso: dopo Riace negli ultimi anni anche i comuni limitrofi di Stigliano e Caulonia si sono inseriti nella rete dei corsi di riqualificazione professionale e integrazione per migranti. Delle mosche bianche nel territorio della Locride; o anche se volete, una evoluzione del Dna di una cittadina da sempre differente rispetto a una regione storicamente in mano alla Dc; pochi chilometri più in giù sulla costa Jonica si trova Caulonia, che era stata per meno di una settimana dichiarata ‘Repubblica indipendente comunista' dai suoi braccianti nel 1945.
Felicemente figli di migranti "Il caso di Riace e di Mimmo Lucano è una di quelle rare occasioni in cui mi sento, non dico orgoglioso, ma direi felice, di essere calabrese", dice Giuseppe Pugliese. Questo ragazzo di Rosarno dal 2002 cerca di dare assistenza agli oltre 1000 migranti che ogni inverno si riversano nella Piana di Gioja Tauro a lavorare nei campi, fino a fondare l'Osservatorio Migranti' della Piana. "Non sono spesso felice di essere calabrese, ma nemmeno italiano, se penso che 38 milioni di noi sono andati a cercare fortuna in altri continenti dal 1860, mentre noi non siamo in grado di dare accoglienza decente a 4 milioni di migranti in Italia. Nella Piana di Gioia, a Rosarno, in inverno sono anche in 1200 stipati in due vecchie fabbriche dismesse, senza riscaldamento o docce". Dopo anni di lavoro dell'Osservatorio Migranti e del ‘Collettivo Onda Rossa' di Cinquefrondi nelle fabbriche dimesse, i comuni si sono dati una mossa, spendendo i 50mila euro di un fondo regionale da tempo attivato, in bagni e servizi igienici; "adesso garantiremo anche dei piccoli container - aggiunge Pugliese - non per tutti perché si spostano per la stagione dei pomodori in Puglia, ma se venite a vedere in che condizioni vivono questi lavoratori, non sembra di stare nella ricca e opulenta Italia".
"All'inizio c'era un po' di diffidenza per la prima ondata di migranti che aiutammo: erano un centinaio di curdi turchi sfuggiti all'esercito di Ankara o iracheni scappati dai gas di Saddam. In pochi mesi trovai loro un rifugio. L'idea non è originale: in centro c'erano decine di case abbandonate, lasciate da chi era emigrato non "in AltItalia'', ma in un altro continente. Mi attaccai al telefono e i nostri concittadini emigrati in Venezuela, Argentina, Canada, Australia, non se la sentirono di negare un tetto a chi cercava la fortuna altrove, come avevano fatto loro decenni prima. Così è cominciato tutto."

 

Ricordate le 227 persone "soccorse"
nel canale di Sicilia e riaccompagnate a Tripoli?
di Saverio Tommasi tratto da Lettere ad Arcoiris
10/05/2009
Maroni ha esultato: "Evviva!"

Maroni ha detto: "Un successo!"

Maroni ha dichiarato: "Risultato storico!"

I militari delle motovedette italiane che hanno riportato in Libia i migranti hanno dichiarato:

"È l'ordine più infame che abbia mai eseguito. Non ci ho dormito, al solo pensiero di quei disgraziati".

"Dopo aver capito di essere stati riportati in Libia ci urlavano: Fratelli italiani aiutateci, non ci abbandonate".

"Molti stavano male, alcuni avevano delle gravi ustioni, le donne incinte erano quelle che ci preoccupavano di più, ma non potevamo fare nulla, gli ordini erano quelli e li abbiamo eseguiti".

"Quando li abbiamo presi a bordo dai tre barconi ci hanno ringraziato per averli salvati. In quel momento, sapendo che dovevamo respingerli, il cuore mi è diventato piccolo piccolo. Non potevo dirgli che li stavamo portando di nuovo nell'inferno dal quale erano scappatati a rischio della vita".

"Nessuno di loro lo aveva capito, ci chiedevano come mai impiegavamo tanto tempo per arrivare a Lampedusa, rispondevamo dicendo bugie, rassicurandoli".

"Erano stanchi, avevano navigato con i barconi per cinque giorni, senza cibo e senza acqua. Non hanno avuto la forza di ribellarsi, piangevano, le donne si stringevano i loro figli al petto e dai loro occhi uscivano lacrime di disperazione".

SE FOSTE
Se foste un rom, quella di Salvini non vi apparirebbe
come la sortita delirante di un imbecille da ridicolizzare.
Se foste un musulmano, o un africano, o comunque un uomo dalla pelle scura,
il pacchetto sicurezza non lo prendereste solo come l'ennesima sortita
di un governo populista e conservatore, eccessiva ma tutto sommato veniale.
Se foste un lavoratore che guadagna il pane per sé e per i suoi figli su un'impalcatura, l'annacquamento delle leggi sulla sicurezza nei luoghi
di lavoro non lo dimentichereste il giorno dopo per occuparvi di altro.
Se foste migrante, il rinvio verso la condanna a morte, la fame o la schiavitu,
non provocherebbe solo il sussulto di un'indignazione passeggera.
Se foste ebreo sul serio, un politico xenofobo, razzista e malvagio fino alla ferocia non vi sembrerebbe qualcuno da lusingare solo perché si dichiara amico di Israele.
Se foste un politico che ritiene il proprio impegno un servizio ai cittadini, fareste un'opposizione senza quartiere ad un governo autoritario, xenofobo, razzista, vigliacco e malvagio.
Se foste un uomo di sinistra, di qualsiasi sinistra, non vi balocchereste
con questioni di lana caprina od orgogli identitari di natura narcisistica
e vi dedichereste anima e corpo a combattere le ingiustizie.
Se foste veri cristiani, rifiutereste di vedere rappresentati i valori della famiglia
da notori puttanieri pluridivorziati ingozzati e corrotti dalla peggior ipocrisia.
Se foste italiani decenti, rifiutereste di vedere il vostro bel paese avvitarsi intorno al priapismo mentale impotente di un omino ridicolo gasato da un ego ipertrofico.
Se foste padri, madri, nonne e nonni che hanno cura per la vita dei loro figli e nipoti, non vendereste il loro futuro in cambio dei trenta denari di promesse virtuali.
Se foste esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo.
Moni Ovadia
 
 
 
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