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Assoc. Medica Disturbi di Relazione

"associazione a carattere socio-sanitario  destinata  alla cura e alla prevenzione dei Disturbi del Comportamento alimentare (anoressia, bulimia, obesità), inquadrabili nei Disturbi di Relazione, attraverso un'azione diretta sul territorio nazionale con allargamento nel Sud del Mondo attraverso missioni di interscambio "

 

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"Cambiamento"
di Rita Pierantozzi
Sopravvivenza. Materiale. Creativa.
Sono questo le mie mani per me.
Sono le mie ali.
Sono le ali per arrivare dove voglio.
Con le mani io disegno.
Con le mani io ritaglio dalla materia le
forme che voglio.
Con le mani io scrivo
Con le mani io mi nutro.
Con le mani io amo.
Volevo essere la più brava.
Non lo ero.
Volevo essere amata.
Non lo ero.
Volevo andarmene.
Non potevo.
Ho imparato ad usare le mani
Con le mani ho lavorato fino a cadere
addormentata su un disegno non finito.
Sono diventata la più brava.
Me ne sono andata.
Ho imparato ad amare.
Le mie amiche mani.
Non mi hanno mai tradito.
Ed ora. ..perchè?
Mi lasciano.
Mi tradiscono.
Mi feriscono.

 

 
 
Ora le odio.
Perchè?
Io non vi ho mai trattato male.
Io non vi ho mai ferito, tradito,
lasciato....
Ora mi date dolore
Non riesco più a vivere
Non riesco più a disegnare.
NON RIESCO PIU' AD AMARE!!!!!
Vi odio.
Vi maltratto.
Vi ignoro.
Ed ignoro me stessa.
Mi dico che non è così...
Che non c'entra nulla.
Che è un'allergia.
Che ho toccato qualcosa di sbaglito...
No, non ndi sbagliato.
Di inatteso.
Ho toccato me.
E mi sono bruciata.
La paura mi ha bruciato le mani.
E loro. amiche come sempre...
Si sono lasciate bruciare.
Urlavano dal dolore.
Non volevo ascoltarle.

 

 
A proposito di....
Giovanna Arrico
In questi giorni ho provato tante volte a scrivere qualche cosa ma mi sono sentita sempre paralizzata, o forse ha sempre prevalso in me la paura di scoprirmi troppo, tanto e a tal punto da essere facilmente e in qualsiasi momento attaccata, dare spazio all'immagine fisica e mentale di perfezione, piuttosto che ribellarsi, dire ciò che si pensa e che sicuramente si è sempre pensato.
Questa è l' ANORESSIA.
Ho sempre pensato che potessi uscirne quando e come volevo, ma ho capito troppo tardi che così non poteva essere, avevo bisogno di aiuto ma chi? come? e soprattutto dove ?... Ho confidato tanto nelle mie vecchie amicizie, ma non mi servivano se non a perderle, un' amica anoressica non può entrare nel gruppo, una collega anoressica è più facilmente attaccabile e non sarà mai capace di lavorare egregiamente, una figlia anoressica è più facilmente gestibile.
Parole grosse, ma è stata la mia realtà... una realtà difficile da condurre, con tanti problemi e con tante paure, ma soprattutto con tanti pregiudizi.
La paura di sbagliare, di non essere all'altezza di qualche cosa, ma alla fine di che cosa? Nascondersi dietro questo paravento per non affrontare la quotidianità. E' vero la paura è stato un grosso scoglio da superare, forse ancora adesso è quella che prevale in me, ma almeno riesco ad affrontarla, a guardarla, a sfidarla e forse anche a vincerla... poi mi fermo un attimo e penso che forse sia il caso di farmela Amica.
E' vero non ho più voglia di sfide, di dimostrazioni, ho voglia di essere accettata per quella che sono e per quello che penso.
Non voglio fingere per poi rientrare a casa e a casa e guardarmi allo specchio e farmi schifo.
Per anni ho trattato male il mio fisico non mangiando e la mia mente non pensando, ero completamente in balia della perfezione che la società voleva, imponeva e che io debolmente stavo accettando, era più facile per me negare il cibo che negare una cosa ai miei genitori o perfino al mio fidanzato. Il mio dovere era quello di essere una brava ragazza, anzi la brava bambina che veniva casual-
mente " parcheggiata " in cortile e che passava da sola il suo tempo per non disturbare una madre troppo presa dalle faccende do-
mestiche e un padre la cui vita era dedita solo al lavoro. Non ho mai disturbato nessuno, entravo nella vita degli altri in punta di piedi per non creare problemi... avevo amiche perchè andavano bene ai miei genitori, anche il mio ragazzo era il classico " cocco di mamma " e io... poco importava, l'importante era seguire lo schema. E poi ci si chiede perchè le anoressiche affamate di Amore rie-scono a rifiutare il cibo con tanta costanza e abilità? Dietro a questi gesti io ho sempre voluto far capire che avevo bisogno di ESISTERE..... volevo concentrare l'attenzione su di me, per avere Amore e non Imposizioni. Rifiuto il cibo perchè ho sempre avuto lo
ordine di NON VIVERE.
Ho appena finito di leggere un articolo su una rivista femminile dal titolo agghiacciante e che mi ha bloccato: "... la ragazza che non mangiava..." , incuriosita ho provato ad elaborarlo e mi sono resa conto di quante cose stupide si dicono, si raccontano, si scrivono.
Solo poche cose: le ragazze non mangiano perchè chiedono a loro modo aiuto, la preoccupazione dei genitori e poi l'improvvisa gua-
rigione, ecco l' articolo era quasi terminato, concludeva con l' elenco di ospedali e centri pronti ad accogliere la malattia... ma parlia-
moci chiaro quello che avviene è questo: le ragazze anoressiche vengono guardate, osservate, studiate ed etichettate come "povere
pazze".
La mia prima dottoressa una volta mi disse: " ma che cosa c' è di più bello che mangiare un piatto di spaghetti dopo una giornata di lavoro o di studio?... io sbigottita la guardai e decisi che non sarei più tornata da lei, non poteva o non era in grado di capirmi...come fai a giudicare un mio comportamento senza sapere la dinamica della mia vita, le mie sensazioni, il mio stato d' animo. Perchè non si parla di questo durante le interviste a noi ragazze anoressiche? Perchè nessuno mai chiede quale può essere la nostra vera sofferen-za? Fa più colpo l'immagine di una persona denutrita su un letto di ospedale con una flebo attaccata al braccio, piuttosto che capire il perchè del suo gesto, che cosa sta cercando di dimostrare. Siamo diventate una sorte di fenomeno da baraccone, per caso?
Per questo motivo, a volte, non riesco a parlare liberamente, ancora troppi pregiudizi avvolgono questo sintomo.
Questa è la parola che la mia dottoressa usa per definire un disequilibrio comportamentale di tipo alimentare... strana parola ho pensato per definire l'anoressia...ora la condivido anch'io.
Ora so che non ho nulla da invidiare ad altre ragazze e questo perchè lei, che a volte mi ha fatto quasi da madre, è stata l'unica che ha creduto in me, che mi ha fatto capire quanto bella è la vita e quanto sono importante come essere umano, come donna, come amica, e che posso essere come qualsiasi altra persona.
Ho capito dopo le amare delusioni di questi ultimi anni che rifiutare il cibo - rifiutare la vita non porta a nulla se non ad ulteriori amarezze.
Il percorso sarà alla fine? Non lo so... ma ci arriverò anch'io...
 
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