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11 novembre 2006 L'inviato Ue: «Basta poco per far scoppiare un incendio» Congo, scontri e morti dopo le elezioni Kabila si avvia a essere riconfermato presidente. Lo sfidante Bemba lo accusa di brogli. E a Kinshasa si spara

GOMA (Congo Orientale) – Violenti scontri a Kinshasa tra i soldati governativi fedeli al presidente uscente Joseph Kabila e i sostenitori dello sfidante Jean Pierre Bemba: si parla di almeno tre morti mentre le televisioni di Bemba hanno annunciato che i morti sono 11. «Sei poliziotti e cinque soldati», ha detto al Corriere il caporedattore di una delle emittenti.

Bemba, secondo gli ultimi risultati parziali. avrebbe ormai quasi con certezza perso le elezioni : su 96,1 per cento dei seggi scrutinati, Kabila ha avuto 9,252,267 voti, pari al 59 per cento, mentre lui 6.419.373, cioè il 41 per cento dei suffragi. Gli uomini dello sfidante hanno già protestato sostenendo di avere prova delle frodi. Bemba ha preso una grande maggioranza sia nella capitale, sia nella provincia settentrionale di Equatoria. I risultati finali ufficiali dovrebbero essere presentati il 19 novembre.

Ieri mattina, intorno alle 9, davanti alla residenza di Bemba , sul grande boulevard che attraversa Kinshasa, si è radunata un'enorme folla di manifestanti che sotto le bandiere dell'Unione per la Nazione protestavano invitando il loro leader a non essere morbido ma a combattere e a non accettare un risultato ritenuto fraudolento. I manifestanti ammonivano Kabila: «Anche se vincerai non riuscirai a governare la capitale che ti si rivolterà contro», urlavano.

Una sassaiola contro le auto di passaggio ha provocato l'intervento della polizia e – secondo la versione dei bembisti - 4 agenti venivano sequestrati. «Non sono congolesi – ha spiegato al Corriere uno dei manifestanti – ma mercenari angolani che proteggono Kabila». «Li abbiamo filmati – ha aggiunto uno dei giornalisti di Bemba - e abbiamo le loro confessioni». Confessioni che però in serata non sono andate in onda nei telegiornali.

Nel tentativo di liberarli gli agenti hanno sparato in aria e dall'altra parte i miliziani fedeli a Balba si sono difesi a colpi di mitra. A metà mattinata sono partiti i primi colpi di armi pesanti, mortai e lancia granate. Nel primo pomeriggio si sentivano ancora sporadici colpi d'arma da fuoco. In serata tutto è tornato tranquillo. Ma cecchini fedeli a Bemba hanno preso posizione sui tetti degli alti palazzi che circondano la sua residenza.

In Congo sono presenti oltre 17 mila caschi blu – inquadrati nella Missione Monuc (Missione dell'Onu in Congo) - che hanno l'ordine di vigilare sul processo di pace e sugli accordi che hanno portato alle elezioni il cui secondo turno si è tenuto il 29 ottobre. A loro, per l'occasione, si è aggiunto un contingente europeo (Eufor) che potrebbe intervenire di forza se la situazione dovesse degenerare.

Ieri sera la Monuc ha rafforzato le sue posizioni all'interno della città e un gruppo di ufficiali stava cercando di convincere le gli uomini di Bemba a lasciare le posizioni sui tetti dei palazzi. Lo stesso capo della missione, William Swing, si è recato a casa dello sfidante, mentre ha parlato al telefono con Kabila.

Il presidente ha riunito i suoi consiglieri nel suo ufficio e ha seguito lo svilupparsi della situazione. Il ministro degli interni, Denis Kalume Numbi, è stato durissimo e ha avvisato che «se i disordini proseguiranno sono pronto a far intervenire l'esercito». Se l'esercito, che a Kinshasa è tutt'altro che popolare, dovesse intervenire, potrebbe veramente scoppiare la guerra civile.

L'inviato dell'Unione Europea, l'italiano Aldo Ajello , domani (domenica) mattina incontrerà Jean Pierre Bemba cercando di gettare acqua sul fuoco. «Sono fiducioso – ha sostenuto ieri a tarda sera con il Corriere – anche se la tensione è altissima e basta un fiammifero acceso per far partire un incendio. In realtà anche gli scontri di oggi sono scoppiati per un nulla. I manifestanti hanno scagliato pietre e la polizia ha sparato in aria. In aria hanno sparato anche i miliziani di Bemba. Così sono andati avanti per parecchio tempo. C'è stato anche un colpo di cannone. Se avessero veramente voluto fare la guerra il numero delle vittime sarebbe stato molto più alto».
Massimo A. Alberizzi

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