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La stagione delle diete
di Luisa Barbieri

 

 

Inizia la “stagione delle diete”, non c'è rivista, non c'è mezzo di comunicazione che in questo periodo dell'anno non proponga il “prospetto dietetico” ideale per affrontare il caldo estivo e soprattutto la cosiddetta “prova costume”.
Si parla, si straparla di sovrappeso, di alimenti, di metodi “efficacissimi” e “facilissimi” per raggiungere il peso ideale in breve tempo, visto che l'inverno regala sempre qualche chiletto in più.
Si parla, si straparla di apparenza, di stile, di moda, di ... “benessere”... che rappresenti un'ossessione del sociale ? Che rappresenti un imponente business economico ? Che rappresenti una modalità per “sentirsi” attraverso l'identificazione con il vuoto imperante ?
Al di là delle follie dietetiche proposte da mistificatori e non, i consumatori si trovano adescati dall'illusione delle “pillole miracolose”, delle creme cosmetiche proposte quali prodotti farmaceutici “efficacissimi” nel combattere la fantomatica cellulite, proposta come un inestetismo piuttosto che come malattia vascolare, quale invece è.
In tempi dominati dal progresso tecnologico, dal consumo sfrenato, dal falso bisogno, inevitabilmente l'essere umano tende a porre in atto meccanismi di difesa e spesso cade preda dell'illusione, va alla ricerca di un'oasi di
misticismo “salvifico”. L'alternativa alla bistrattata (a volte a ragione) medicina occidentale scientificamente riconosciuta spesso si tuffa nell'esoterismo più sfrenato ... il non comprensibile, il non verificabile, il non ripetibile diventa un'ancora di salvezza per chi, a torto o a ragione, ha ripudiato la medicina ufficiale in quanto considerata “inefficace” e proposta “con autorità e rigidità”.
In questa zona d'ombra trovano spazio gli astuti profeti dell'alimentazione: “astuti” in quanto si nutrono dell'ingenuità, dell'ignoranza e dei bisogni emergenti di chi ha perso fiducia persino nelle sue stesse capacità di affrontare quel cambiamento inevitabile al perseguimento del peso corporeo ideale; “profeti” in quanto sull'onda della loro stessa ignoranza in ambito scientifico, pur con tutti i limiti che la scienza offre, prevedono o pretendono di rivelare il futuro sull'onda di un'ispirazione più che di una conoscenza specifica. Nascono e vengono divulgate le metodiche nutrizionali più svariate e fantasiose nella loro stessa definizione: diete punti, vegetarianismo intransigente ed autopunitivo ...
Il bersaglio può essere limitato alla promozione di una sola “meraviglia salutista”: dalla pappa reale alle alghe marine, dal ginseng alla lecitina di soia, dal frutto esotico e alle sue improbabili correlazioni con l'invecchiamento della cute. (1)
Non parliamo, poi, delle troppe diete formulate e proposte a macchia d'olio da personaggi famosi del mondo dello spettacolo ... giornalisti, ballerine, presentatori televisivi, opinionisti ... intrattengono il loro pubblico arrivando a scrivere libri “deliranti” a ricco contenuto di sproloqui tecnici ignorando le più elementari nozioni della fisiologia umana, avvalendosi così della loro popolarità e della loro apparenza adeguata al sociale per trasformare chiacchiere da salotto in “trattati del benessere” in barba alle conseguenze che certe affermazioni possono indurre.
Ogni estate è caratterizzata da una qualche “dieta speciale”, un nuovo approccio che garantisce un successo senza dubbi ... progetti salutistici denominati in termini fantasiosi, se non fantastici ed allettanti, capaci di trasportare l'immaginario dell'usufruitore in un pianeta tanto sconosciuto quanto attraente. E via con la dieta del fantino, quella di Hollywood, quella del minestrone o della zucca o del melone ... quante altre nefandezze potremmo ricordare ? Io posso solo dire che tante proposte apparentemente orientate a riequilibrare lo stato di salute psicofisica, in realtà nulla hanno a che spartire con un reale progetto teso alla salvaguardia di chi il problema ce l'ha o crede di averlo. Più che tentativi più o meno efficaci volti ad arricchire il patrimonio di conoscenze creano aspettative, illusioni e, cosa ben più grave, patologia.
Tra gli innumerevoli tentativi rivolti alla popolazione dei malnutriti vorrei fare risaltare il metodo Weight Watchers, ai tempi, parliamo degli anni '60-'70, estremamente innovativo, quasi rivoluzionario. Tale approccio si avvicinava, azzarderei a dire, fu il promotore del più moderno approccio rieducativo, in quanto teneva in alta considerazione l'individuo, le sue abitudini, l'ambiente nel quale viveva e la forza del gruppo di discussione.
La dieta Weight Watchers (2) nacque da un'idea dell'americana Jean Nidetch che, percependo il bisogno di riequilibrare il suo peso corporeo, decise di correggere il suo comportamento alimentare senza sottoporsi alla “tortura” della dieta ipocalorica imposta. Voleva sì dimagrire, ma senza rinunciare ai piaceri della tavola e soprattutto senza rinunciare alla possibilità di scegliere in prima persona. Tentò l'approccio insieme ad un gruppo di amiche che condividevano con lei il problema per scambiarsi supporto tecnico e psicologico, opinioni e rimedi per combattere insieme la quotidiana lotta contro le calorie in eccesso.
A seguire questo primo tentativo artigianale saggiamente la Nidetch decise di appoggiarsi ad un gruppo di medici americani che elaborarono secondo basi scientifiche la dieta, tenendo ovviamente in alta considerazione la sperimentazione del gruppo di auto mutuo aiuto che era nato spontaneamente e che pareva funzionare. In effetti una delle caratteristiche che garantisce il successo della dieta è il senso di solidarietà ed emulazione del gruppo che vi partecipa, proprio quello che accade nei gruppi di auto aiuto finalizzati alla sconfitta delle dipendenze. Nel corso dei gruppi W.W., sempre supervisionati da specialisti medici e psicologi, ogni partecipante si espone ed utilizza il gruppo come fosse uno specchio e al contempo una cordata. Si propongono le proprie difficoltà, i successi, le strategie sperimentate, il soggetto non subisce passivamente le direttive ma ne diviene l'attore.

Il mio rifiuto, quale medico, di imporre prospetti iper o ipo calorici a riequilibrio del peso corporeo nasce dall'osservazione, in più di venti anni di clinica, della loro inutilità, soprattutto se, come si dovrebbe, si fa riferimento al lungo termine: “le più recenti ricerche in questo ambito hanno chiaramente dimostrato che anche quando con un dieta ipocalorica si ottengono buoni risultati sul peso, diventa poi molto difficile, quando non impossibile, mantenerli a lungo se la prescrizione dietetica non si associa alla presa di coscienza degli eventuali errori di comportamento e soprattutto all'apprendimento delle strategie più opportune per correggerli”. (3)

All'inutilità del metodo imposto aggiungerei la potenziale pericolosità, in quanto, essendo appunto imposto, non coinvolge il Paziente nel suo processo di cambiamento soffermandosi solo su quelli che rappresentano i parametri organici del problema. Bypassa completamente l'individuo, il suo ambiente, i suoi obiettivi, la sua capacità ideativa, le sue difficoltà sia fisiche che psichiche. Il Paziente viene rinchiuso in una sorta di gabbia perfettamente adeguata dal punto di vista teorico, ma, come è risaputo, la teoria non è la pratica! Pur essendo una bella gabbia costruita “su misura” che succederà nel momento in cui il tecnico aprirà la porta ? Cosa si potrà scatenare ? Come si muoverà poi quell'individuo senza avvalersi più dell'aiuto del tecnico ? Sempre che abbia acquisito nuove abitudini alimentari, come potrà mantenerle nel tempo ? Le avrà fatte sue senza avere spostato in maniera attiva e responsabile tutto ciò che manteneva le vecchie abitudini?

Chi e come si potranno fare i conti con la componente trasgressiva che nel momento della “libertà acquisita” farà capolino tra una caloria e l'altra ?
Quell'individuo avrà dimenticato l'antico “piacere” ricavato dai vecchi gusti ai quali qualcuno l'ha costretto a rinunciare ? Li cercherà nuovamente affermando così la sua soggettività ? Si ribellerà ai saporini dietetici che per mesi ha “tollerato” ?
Che cosa avrà imparato di se e dei suoi vecchi e nuovi comportamenti ?
Come farà a quantificare gli alimenti senza quella “stramaledetta” bilancina pesa-alimenti? E chi gli farà il conteggio delle calorie ?
Farà vita sociale ? E in che modo ?
Il disequilibrio del peso corporeo coinvolge strettamente la sfera psicologica dell'individuo e come tale va trattato, conseguentemente senza volere porre al bando nessun approccio più strettamente organicista, non possiamo dimenticare quanto, oltre ai valori antropometrici e alle valutazioni laboratoristiche con particolare riguardo ai metabolismi, sia la persona nella sua interezza l'oggetto di attenzione. Un individuo combinato col suo ambiente, il suo passato, i suoi obiettivi, le sue abitudini ... questo è il Paziente, questi siamo noi!
La persona che percepisce il disagio e lo esprime attraverso il comportamento alimentare deve necessariamente essere posta in una situazione di attività nell'ambito del rapporto terapeutico in quanto l'obiettivo primario è rappresentato dal suo coinvolgimento nella cognizione e nell'azione di cambiamento che, se affrontato in maniera adeguata, può condurre al superamento del disagio.
“Dimmi ... e io dimentico.
Insegnami ... e io ricordo.
Coinvolgimi ... e io imparo”
B. Franklin

(1)“Le scelte alimentari”; Eugenio Del Toma; Il Pensiero Scientifico Ed. - Roma – 1992
(2)http://www.cibo360.it/alimentazione/dietologia/diete/dieta_weight_watchers.htm
(3)“Sovrappeso: quali soluzioni”; Franco Tomasi; Teconproject, Ed. Multimediale; Ferrara, 2000
(4) (immagine: http://georgiahealthinfo.gov/cms/files/global/images/image_popup/sn7_cellulitethigh.jpg)


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